Strisce di luce, spiegate

Una location perfetta, un’inquadratura interessante e un po’ di pazienza.

Quante volte, davanti a questi scatti, la nostra mascella è caduta e abbiamo emesso un “Oh!”, sospeso tra l’ammirato e l’invidioso?!

Un sacco.

Bene, è tempo di imparare a produrre questi tipi di scatti – e vedremo che tutto sommato non serve poi nemmeno tanta conoscenza tecnica.

Bisogna, piuttosto, impare  a guardare come guarda la nostra reflex.

Cosa ci serve

Una buona location è fondamentale. Facciamo un bel sopralluogo, magari la sera prima, e cerchiamo un luogo trafficato, ma con un’architettura interessante. Pensiamo a come comporre l’inquadratura, a come si svilupperano in strisce colorate quelle che ora sono auto in colonna, pensiamo alla velocità con cui le auto si spostano, al loro numero… tutto andrà ad influire sul risultato finale.

Ci serve un buon cavalletto! Senza cavalletto… stiamocene tranquillamente sul divano davanti alla tivù.
Uno scatto flessibile, anche se in realtà posssiamo sostituirlo con la modalità autoscatto.

Un po’ di pazienza.

Fuori ora!

Come si fa

Rechiamoci sul posto con una buona mezz’ora di anticipo.
L’ora giusta è verso la fine della cosiddetta bue hour  serale – 30 minutu circa dopo tramonto, con il cielo che da azzurro scuro va a nero.
Più il cielo è nero e più abbiamo contrasto con le luci del traffico, ma personalmento preferisco avere un cielo più chiaro, che permette di leggere chiaramente alcuni elementi dell’architettura circostante. 
Ci servono gli edifici illuminati e i lampioni devono essere gia accesi. Meglio avere qualche area della foto distinguibile.

Piazziamo la macchina sul cavalletto e aspettiamo.

Misuriamo la luce su tutta l’inquadratura. Possiamo tranquillamente scegliere di scattare in manuale o in priorità di tempo o di diaframma.
Dobbiamo scegliere un tempo di scatto lento – dipende dalla quantità di luce ambiente disponibile e dalla velocità con cui si muove il traffico.
Solitamente i tempi che forniscono i risultati migliori vanno dai 10″ ai 30″ – dipende appunto da quanto veloci sono le automobili.

La scelta del diaframma è molto soggettiva.
Gli obiettivi rispondono meglio se impiegati attorno ad f8 – il cosiddetto sweet spot, cioè dove la resa è migliore.
Per cui, se non ci sono particolari problemi, scegliamo f8 o f11 o f16.

Impostiamo gli ISO più bassi a disposizione, questo ci garantirà il minor rumore. Se la nostra macchina lo prevede, attiviamo anche il filtro per la riduzione del rumore sulle pose lunghe – qui dobbiamo controllare sul manuale in dotazione, quella cosa che nessuno di noi legge mai!

E poi… click! si scatta.

Scattiamo quattro o cinque scatti della stessa inquadratura, impiegando tempi diversi.

Risultato garantito.

Perché succede?

Il tempo di posa lungo costringe l’otturatore a rimanere aperto, il sensore registra tutto quello che entra nell’inquadratura per tutto il tempo che l’otturatore rimane aperto.
Chiaramente solo gli oggetti che sono immobili – o relativamente immobili – vengono registrati chiaramente, tutti gli altri, i soggetti in movimento, lasciano una sorta di immagine fantasma,  tanto più impalpabile quanto poco è il tempo che hanno impiegato ad entrare nella scena. In più il sensore viene impressionato dalle luci, per cui i soggetti meno luminosi lasciano una traccia più leggera. 
Ed ecco che le macchine spariscono, ma non i loro fari, che lasciano una chiara traccia del loro passaggio e del percorso che hanno fatto durante il tempo in cui il sensore è esposto e registra l’immagine.

QUAL’E’ LA COSA PIU’ DIFFICILE? Imparare a vedere come la macchina fotografica – ma è proprio quando possiamo dire di essere diventati fotografi.

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