Cos’è il range dinamico?

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Il range dinamico è un concetto fondamentale per la fotografia digitale ed indica quanti stop la nostra macchina è in grado di registrare tra i il nero pieno e il bianco bruciato, cioè la gamma massima di esposizione.

È bene conoscere i limiti della nostra macchina, soprattutto quando ci troviamo a scattare in situazione estreme di luce e siamo chiamati a prendere delle decisioni radicali. Il range dinamico ci dice quanti stop la nostra macchina è in grado di registrare.

Perché è importante conoscere questo dato?
In realtà non è un dato così fondamentale, ma ci può aiutare a capire se una scena, dove magari l’illuminazione è critica, il sensore è in grado di registrare l’intera gamma o taglierà ad un certo valore.

Di solito macchine fotografiche digitali di buon livello hanno un range dinamico che si attesta attorno ai 10/12 stop, distribuiti attorno al valore medio (la lettura di un grigio al 18%).
Macchine di minor valore offrono range più limitati, 6/7 stop al massimo,

Per cui, quando inquadriamo una scena cerchia di capire subito quale sia il valore più alto di luce e il valore più basso e proviamo anche a stabile la differenza in stop tra l’uno e l’altro, capiremo così per cosa esporre, in modo da non ritrovarci poi con fotografie irrimediabilmente bruciate o nere.
Questa operazione si chiama anche calcolo del contrasto .

Non è una cosa da sottovalutare, soprattutto perché i sensori digitali hanno meno latitudine d’esposizione delle vecchie pellicole e tendono quindi a bruciare o ad andare a nero più rapidamente.

Dobbiamo imparare a leggere il contrasto di una scena, farla diventare un’azione automatica, attraverso uno sguardo capire qual’e il valore medio, quali gli estremi (bianchi e neri), ragionare in termini di stop e capire dove la nostra macchina taglierà. È importante per decidere dove leggere la luce e anticipare il risultato finale.
Come si fa? Con la pratica.

Range tonale

 

In questa scena, ci dobbiamo preoccupare se il valore minimo e il valore massimo non siano troppo distanti tra di loro in termini di stop – ad esempio se tra il valore mnimo e quello medio ci fossero solo 3/4 stop di differenza avremmo la quasi certezza che il nostro sensore sarebbe in grado di registrare entrambi i valori tonali, se così non fosse, qualcosa andrebbe perso nelle ombre.
Il medesimo ragionamento si applica tra valore medio e valore massimo.

Inizialmente potrebbe sembare un argomento complicato ed ostico, ma con la pratica, cercando di imparare a ragionare come la nostra macchina tutto ci sembrerà davvero ovvio.

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4 thoughts on “Cos’è il range dinamico?

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  1. Innanzitutto i miei complimenti per i tuoi articoli; semplici ma estremamente utili per i neofiti e non.
    Supponendo di trovarmi di fronte alla scena di corredo a questo articolo, per non voler perdere tempo a fare le tre misurazioni spot che necessiterebbero per capire se la nostra reflex etc. etc.; ti chiedo (per uno scatto veloce): dove effettuare la misurazione (l’unica!) dell’esposizione (con magari almeno due parametri, apertura e ISO ad esempio, preventivamente fissati e finalizzati ai nostri scopi), ipotizzando sempre una lettura spot e sperando di avere un buon risultato? Io azzarderei: o sull’erba o sulla parte del cielo sgombro da nubi.
    Essendo io un utente Nikon, che garanzie offrirebbe, sempre sulla stessa scena una lettura Matrix?
    Ciao e grazie,
    Rino

    1. Ciao e grazie,
      Ovviamente avrai ormai chiaro che per me non esiste l’esposizione corretta, ma più semplicemente l’esposizione che meglio serve a creare l’immagine che abbiamo in testa.
      Il range dinamico pone però il limite entro il quale ti devi muovere, per non avere aree completamente bruciate o completamente nere.
      Erba, pietre e cielo chiaro costringono la macchina a chiudere più del necessario, ma questo non è un problema, solo che la tua foto verrà più intensa, sottoesposta.
      Il metodo a matrice è una buona soluzione, ma tieni presente che è influenzato dalla percentuale di aree presenti, ma di solito se la cava bene anche in situazioni estreme – dipende naturalmente dal modello di Nikon che possiedi.
      Una sola chance!? Modalità A, diaframma impostato e lettura sull’erba, per ottenere un effetto drammatico.

      Walte

      1. Grazie della risposta Walter.
        Ti dico subito: io scatto con una D300s sulla quale monto, a seconda, un Tamron 17-50mm f/2.8 XR Di II LD o un AF Nikkor 80-200mm f/2.8 D.
        Un saluto cordiale,
        Rino
        p.s.: quando parli di lettura sull’erba intendi in modalità spot, giusto?

  2. Ciao, ho avuto a lungo una D300 (che! nonostante non FX, reputo personalmente un’ottima macchina).
    Sì certo, lettura a spot. In questi casi, se sai quello che stai facendo e hai un po’ di esperienza, è la modalità che ti garantisce maggior flessibilità.
    La modalità Matrix della D300 comunque è piuttosto efficace.

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