Un cavalletto e siamo… a cavallo

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Non ho resistito, un infantile gioco di parole come titolo, ma non lasciamoci travisare, il cavalletto tutt’altro che argomento da prendere sotto gamba – e qui il gioco di parole non era intenzionale.

Decidiamo di dare spazio alla nostra passione e cominciamo a prenderci gusto, ci siamo appena comprati una reflex, abbiamo scelto un obiettivo, magari, due e qualcuno di noi si è comprato una borsa e qualcun altro, addirittura, si è regalato un piccolo flash a slitta.
Scommetto però che quasi nessuno ha pensato ad un cavalletto.

Il cavalletto, questo ameno oggetto la cui praticità ci sfugge, soprattutto se fotografiamo da poco. Scomodo, pesante, ingombrante… questi sono i primi e probabilmente soli aggettivi che ci vengono in mente pensando ad un cavalletto. Come darvi torto!

Bè’, forse il solo modo per farlo è convincervi della grande utilità di un cavalletto.

Intanto un cavalletto invita a non avere fretta, chiaro che non ci serve se decidiamo di darci alla street photography o al reportage, ma, per il resto, il cavalletto è uno strumento che aiuta a comporre meglio, imponendo un ritmo decisamente più lento.
Prima di affrancare la nostra reflex ad un cavalletto dobbiamo avere le idee chiare sul soggetto che intendiamo scattare e anche l’inquadratura e la composizione, di conseguenza, diventano più curate, più ponderate, meno casuali.

A cosa serve un cavalletto?
In primo, a tenere la macchina fotografica immobile durante lo scatto e quindi va da sé associare il cavalletto ai tempi lunghi, dove, anche la mano più ferma non garantirebbe foto prive di mosso.
Pensiamo dunque alle foto notturne, o tutti quegli scatti dove vogliamo sfruttare tempi superiori a 1/15″ – magari per far strisciare un soggetto in movimento, o per creare quel poetico effetto di acqua di seta in presenza di un torrente o di una cascata.

Inoltre il cavalletto aiuta a comporre con disciplina e a controllare con calma i dettagli dell’inquadratura. Non sono cose da poco, a mio modo di vedere.

Una vasta possibilità di scelta.
Ci sono cavalletti di tutte le misure, di tutti i pesi e per tutte le tasche.
Il mio consiglio è quello di recarsi in un negozio ben fornito – di solito sono i negozi con una clientela più professionale – e scegliere con calma.
Decidiamo quanto investire e facciamoci mostrare i modelli che appartengono a quella fascia.

Come si sceglie?
Deciso il budget, vediamo quali caratteristiche fanno la differenza.

  • Altezza massima
  • Altezza minima (da chiuso)
  • Peso
  • Peso massimo sopportato
  • Attacco
  • Robustezza
  • Stabilità
  • Queste sono le caratteristiche da controllare prima di scegliere.
    L’altezza massima ci dice se riusciremo a fotografare ad altezza occhi o addirittura sopra la nostra testa o se al massimo potremo arrivare poco più su della cintola – caratteristica importante, ma non così fondamentale.
    L’altezza minima è invece la misura di quanto il nostro cavalletto risulterà compatto una volta chiuso. Dettaglio da non sottovalutare. Tutti i cavalletti sfruttano il movimento telescopico delle gambe, dato dalla capacità delle sezioni di chiudersi e aprirsi una sull’altra – immaginiamo ogni gamba del nostro cavalletto come una canna da pesca, che si allunga e si ritrae. Più sezioni compongono le gambe e più il cavalletto, quando chiuso, risulta compatto. Il mercato offre comunemente due soluzioni: tre sezioni o quattro sezioni. Tre sezioni: meno compatto, ma più solido. Quattro sezioni: più compatto, ma meno solido.
    Ricordiamoci che potrebbe capitare di girare tutto il giorno con un cavalletto chiuso appeso alla borsa o in mano, la compattezza da chiuso non va sottovalutata.
    Peso… credo che non servano grandi giri di parole, meglio portarsi in giro cinque chili o due? Ma attenzione, cavalletti troppo leggeri sono anche poco stabili,
    Il peso massimo sopportato è una caratteristica spesso sottovaluta, ma ci indica fino a quanto possiamo caricare sulla testa del cavalletto. Esistono modelli pensati per le piccole e leggere compatte che non consiglierei mai ad un fotografo munito di reflex e con magari un bel tele. Così come non consiglio di acquistare cavalletti da studio capaci di sostenere macchine di grande formato per poi girare tutto il giorno con un una leggera reflex di prima fascia!
    Attenzione all’attacco! I modelli più economici offrono un attacco a vite diretto, altri, di fascia superiore, propongo piastre a sgancio rapido, dove una parte si fissa la macchina e un’altra alla testa. Controlliamo sempre il sistema di aggancio e sgancio, la sua solidità e la sua praticità.
    I cavalletti di fascia professionale vengono venduti senza testa – che va acquistata separatamente – qui andrebbe aperto un capito solo sulle teste, se scegliamo un modello con testa separata, per il momento affidiamoci all’esperienza del venditore – e alla sua onestà.
    Robustezza e stabilità sono due caratteristiche fondamentali e non credo serva spiegare perché, ci agganciamo la nostra amata reflex e una volta lì deve stare al sicuro e ben salda. Controlliamo la stabilità offerta alla massima estensione delle sezioni delle gambe e con la colonna centrale elevata al massimo. Quello è il punto più critico, la macchina deve oscillare il meno possibile.
    Controlliamo il materiale con cui il cavalletto è costruito. È solido? È resistente agli urti e alle flessioni?

    Manfrotto e Gitzo sono le marche migliori del segmento professionale, ma ormai anche colossi del loro calibro commercializzano modelli entry level di grande pregio e con un buon rapporto qualità/prezzo.
    Cullmann, Velbon offrono alternative più economiche, ma valide.
    Reporter e Walimex sono invece specializzate in cavalletti economici, ma ideali per chi inizia.

    Nel prossimo post proverò a raccogliere qualche consiglio pratico sull’impiego del cavalletto, dando per scontato che molti di voi, leggendo questo post, saranno corsi a comprarne uno – non è che mi sopravvaluto!? scherzo, ma mettete nella lista della spesa anche un cavalletto, fatelo!

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