Capire la luce. Luce dura.

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La luce di mezzogiorno. Le terrazze dei campi di riso diventano un grafismo

 

Ed eccoci al primo post vero e proprio di questa mini raccolta dedicata alle diverse tipologie di luce.

LUCE DURA
La luce dura è considerata da molti fotografi un vero e proprio incubo –  li capisco, tanto che se cerchiamo un po’ in rete, troveremo più consigli su come evitarla che su come usarla. Ma non dobbiamo disperare, anzi, proprio perché considerata difficile, se non impossibile, partiamo da qui, dalla luce dura.

La luce dura crea ombre intense e molto definite, che si contrappongono alle aree illuminate.
Questa è la sua caratteristica principale ed anche la più difficile da controllare, soprattutto per chi alle prima armi. Vietato scoraggiarsi! Armiamoci di pazienza e affrontiamo la sfida.

Si tratta della  tipica luce dei mezzogiorni assolati d’estate, quando il sole è a picco e il cielo terso: OMBRE NETTE e ALTISSIMI CONTRASTI – con sentiti ringraziamenti da parte del computer della nostra reflex.

Non è la luce ideale per fotografare, soprattutto se pensiamo ad un ritratto.
Ma è pur sempre una tipologia di luce e vale quindi la pena di cercare il modo di sfruttarne le caratteristiche e una volta che ci avremo fatto l’occhio, caveremo di sicuro scatti interessanti (anche più interessanti della perfetta luce del crepuscolo).

Per chi comincia, la luce dura può sembrare davvero un incubo.
In modalità automatica, la macchina è messa a dura prova e  fa fatica a stabilire la giusta esposizione, dal momento che la scena di solito è interessata contemporaneamente  da aree molto scure e da aree particolarmente chiare. Non facciamoci prendere dal panico, abbiamo soluzioni diverse.
Di sicuro ci serve una buona conoscenza del funzionamento della nostra reflex e del suo esposimetro (non è una cosa impossibile, richiede soltanto un po’ di pazienza e qualche scatto di prova).
Sganciamoci dall’automatismo e impostiamo uno delle due modalità semi-automatiche, se non addirittura quella manuale (che preferisco). Con la luce dura non dobbiamo aver paura di intervenire manualmente per correggere l’esposizione suggerita e possiamo farlo compensando (in positivo o in negativo ) se stiamo scattando  in una delle due semi-automatiche o modificando tempo/diaframma se siamo in manuale. (Clicca qui per saperne di più su come compensare l’esposizione – se non bastasse, nella categoria “Esposizione”  trovate una serie di post dedicati all’argomento)

Detto ciò, torniamo alla luce dura e vediamo quali soggetti si prestano meglio per questo tipologia di luce:

  • Grafismi, geometrie, scene urbane
  • Soggetti spigolosi, statue
  • Montagne (alta montagna soprattutto)
  • Bianco e neri

Questi quattro esempi funzionano benissimo con la luce dura perché il contrasto, che è tipico di tale luce, li rende molto interessanti.

Grafismi, geometrie e scene urbane.
Pensiamo ad inquadrature molto grafiche, quasi astratte (ad es. colonne, muri e finestre, ripetizioni, edifici, ecc.) ed usiamo il contrasto e le ombre secche per creare delle forme geometriche. Componiamo con attenzione, pensando alle forme e alle geometrie. Sottoesporre aumenta la drammaticità dello scena e crea scatti interessanti.

Soggetti spigolosi, statue.
Come per sopra, i soggetti spigolosi, investiti dall luce diretta del sole, proiettano ombre decise e rivelano texture singolari.
Cerchiamo di sfruttare al massimo il contrasto tra le aree illuminate e le ombre – le ombre sono nostre amiche! Le statue,  grazie anche al bianco del marmo, funzionano particolarmente bene. Cerchiamo inquadrature che esaltino la plasticità delle forme. Anche in questo caso, sottoesporre aiuta.

Montagne.
Il cielo terso dell’alta montagna viene reso molto bene dalla luce dura, soprattutto se nella scena riusciamo ad includere i tipici nuvoloni bianchi. Muniamoci di un filtro polarizzatore per aumentare il contrasto del cielo e delle nubi. Ancora meglio se ci troviamo in prossimità di nevai o di ghiacciai, il cui bianco darà un ulteriore tocco drammatico alla scena. In questi casi io preferisco inquadrature ampie, che abbracciano larghe porzioni di cielo e di nubi – un buon grandangolo aiuta. L’esposimetro della macchina tenderà a sottoesporre e la cosa non è per nulla controindicata, facciamo però attenzione a non esagerare o tutto si risolverà in una silhouette.

Bianco e neri.
La luce dure e i suoi contrasti esasperati è terreno fertile per la fotografia in bianco e nero.
Sperimentiamo, ma ricordiamoci di scattare comunque a colori, ci preoccuperemo di trasformare successivamente i nostri scatti in bianco e nero  con Photoshop o simili. Scattando a colori siamo in grado di memorizzare più informazioni perché tre canali is megl che one.

 

Vediamo ora cosa evitare – ma anche no…

… bene, abbiamo visto cosa possiamo provare a fotografare con la luce dura, vediamo ora cosa evitare.

Da evitare i ritratti. Con la luce dura è difficilissimo che il nostro soggetto venga bene – magari potrà risultare interessante, ma è un’altra storia, perché spesso la gente preferisce venire bene… La luce dura – di solito a picco – proietta sgradevoli ombre sotto gli occhi, sotto gli zigomi e sotto il naso, il nostro soggetto fatica a mantenere gli occhi ben aperti, li strizza e corruccia la fronte, creando rughe e pieghe non propriamente adatte ad un ritratto canonico.
Naturalmente è tutta un’altra storia se siamo a caccia di volti interessanti – ricordiamoci però che la luce dura è impietosa con i volti. Ed ecco un classico esempio di eccezione alla regola…

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Da evitare i panorami. Scattare belle foto di paesaggi (nel senso canonico e tradizionale del termine) è praticamente impossibile con la luce dura, meglio rimandare a subito dopo il tramonto. Ma a volte la luce dura offre ombre interessanti ed ecco un’altra eccezione alla regola…

Paesaggio "non canonico" - sole a picco e luce dura… ma le ombre lo rendono singolare
Paesaggio “non canonico” – sole a picco e luce dura… ma le ombre lo rendono singolare

Bene! ora spero che la luce dura faccia meno paura.

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