10 consigli per diventare fotografi migliori

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Ed ecco il decalogo…

1. Restiamo oltre il tramonto, avventuriamoci nelle ore serali.

2. Usiamo un cavalletto. Compriamolo e portiamolo con noi più spesso. Impariamo a farlo diventare un accessorio comune

3. Compriamo un flash a slitta. Impariamo ad usarlo – anche di giorno. Impariamo a disassarlo e gettiamoci alle spalle i pregiudizi sulla luce flash (sbagliati!)

4. Impariamo a guardarci attorno. Andiamo oltre l’ovvio, non sediamoci su facili scatti, certi di portare a casa il risultato. Impariamo a convivere con il fallimento.

5. Non scattiamo in JPG, avventuriamoci nel mondo magico del RAW. Impariamo ad usare i software per lo sviluppo dei negativi digitali, ma non cerchiamo di salvare un disastro in post-produzione.

6. La pioggia non ci deve spaventare. Copriamoci, copriamo l’attrezzatura e usciamo a scattare.

7. Dedichiamo maggior tempo e cura alla composizione. Ispezioniamo attentamente la nostra inquadratura.

8. Vinciamo il timore di chiedere, se pensiamo che un ritratto posato possa valere lo scatto, approcciamo il soggetto e chiediamo la cortesia di posare per noi – a patto di essere rapidi e, se nel caso lo chiedesse, di inviare le foto al sogggetto.

9. Evitiamo la luce piatta. SEMPRE! meglio un contrasto azzardato che un bel cartoncino grigio.

10. Impariamo ad asciugare l’inquadratura. Meno (spesso) è molto di più.

E fuori decalogo….
“Prima pensa, poi scatta”
– Cit. Gianni Berengo-Gardin

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4 thoughts on “10 consigli per diventare fotografi migliori

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  1. Non sono d’accordo sul demonizzare il jpeg. Intanto bisognerebbe dire, dipende da che tipo di foto stiamo realizzando. Se scatti fotografie sportive, il jpeg è di fondamentale importanza. Poi, con la tecnologia e il jpeg delle nuove fotocamere, credo sia migliorato e di molto. Non discuto sul raw ma lo uso solamente se devo fare delle gigantografie, altrimenti con la mia d800 e un jpeg fine L di 70×50, non è necessario ricorrere al raw. Non mi piace l’idea di utilizzare il raw per poterci poi sbizzarrire in fase di post. Questo concetto della post, sta sempre di più sostituendosi al concetto di fotografia quella vera, quella pensata e studiata prima di ogni scatto. Puntualmente invece oggi si usa il raw perchè si tende a prescindere a fare uso eccessivo di manipolazioni varie e si pensa sempre meno. Oggi il fotografo guarda ma non osserva più, questo grazie alla tecnologia di supporto che sono tutti questi programmi di fotoritocco. Non dico che bisogna eliminarli, è buona cosa imparare tutto ma credo si faccia ormai poco uso invece della cosa prioritaria che dovrebbe essere la tecnica fotografica, accompagnata da una attenta osservazione e da una nostra spiccata sensibilità.

    1. Caro Roberto,
      Sono perfettamente d’accordo con te per tutto quello che riguarda l’uso smodato della post-produzione, se noti, non posto mai nessun articolo legato ad essa.
      Fotograficamente sono nato con le pellicole e le diapositive, per cui o lo scatto ce lo avevi o non ce lo avevi.
      Sto lontano da riviste che si rivolgono ai fotografi, ma scrivono soltanto di trucchetti di Photoshop.
      Non condivido – e mi fa pure incazzare un po’ – quando sento qualcuno che dice “vabbè, poi la sistemo in photoshop”. No! La fotografia, a mio modo di vedere è altro.

      Purtroppo devo dissentire dalla tua opinione sull’impiego del formato RAW: è quanto meno riduttivo pensarlo utile solo per quando si devono produrre gigantografie. Ovvio che se devo scattare foto da 70px di base, posso anche farle con un iPhone (è una provocazione, naturalmente).
      Personalmente penso che il RAW offra al fotografo opzioni che nessun formato può garantirgli, come ad esempio la possibilità di intervenire su vignettatture e deformazioni del barilotto tipiche di alcuni obiettivi – è davvero una manna quando ti capita di scattare con fonti di illuminazione molto diverse tra loro, ma contemporanee, perché ti permette di bilanciare correttamente bianco e cromie successivamente, più è più volte, cosa che nessuna altro formato ti offre.
      Mi piace pensare che gli interventi che faccio sul mio ‘negativo digitale’ non siano definitivi, ma che se lo volessi o se ne avessi bisogno posso ‘sviluppare’ il file diversamente, proprio come si faceva un tempo in camera oscura, cambiando carta, o tempi di posa, o mascherature.

      Posso capire la tua posizione riguardo alla fotografia sportiva, se per fotografia sportiva intendi scattare al volo e consegnare via GSM senza possibilità di nessun intervento, magari direttamente dal campo o dal palazzetto. Altrimenti io sono convinto che la fotografia di sport sia fotografia a tutti gli effetti e non capisco perché non debba poter beneficiare anch’essa di uno ‘sviluppo digitale’ avanzato e completo.

      Ammetto che negli ultimi anni i JPG non mostrano più i difetti di un tempo, ma restano pur sempre un downgrading di ciò che il sensore è capace di registrare e ancora lo si può notare in certi passaggi tonali delicati (anche se sono sempre meno frequenti).
      Capisco la scocciatura di dover maneggiar file ingombranti, ma se non ho la necessità di dover distribuire gli scatti su web immediatamente, è un sacrificio che personalmente patisco volentieri.

      Rispetto la tua apologia del JPG 😉 e ti ringrazio per avermi letto e commentato.

      walter

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