Ritratti: quale obiettivo scegliere

richard-avedon-warhol
Andy Warhol ritratto da Richard Avedon

Non lo nascondo, la fotografia di ritratto è forse quella nella quali mi ritrovo maggiormente, soprattutto negli ultimi tempi e dunque parlarne mi mette di buon umore.

Affrontiamo oggi un argomento importantissimo per chi vuole cimentarsi con il ritratto fotografico: quale obiettivo scegliere.

Gli esperti vi diranno subito che la focale giusta per il ritratto è quella compresa tra i 70 mm e i 135 mm, e non sbagliano, ma perché?

Un passo indietro.
Molto spesso ci sorprendiamo a dire “ma in questa foto non sembro nemmeno io!”, lasciamo perdere quando l’espressione nella fotografia non è proprio, diciamo, azzeccatissima, e pensiamo invece a quando guardiamo un nostro ritratto e, senza capire molto bene quello che non funziona, capiamo che non ci rende giustizia (e non sto parlando di cattivo fotoritocco),Molto spesso è dovuto dalle proporzioni con le quali il volto viene riportato in fotografi e questo è dovuto all’obiettivo che scegliamo.
Nella maggior parte dei casi siamo abituati a vederci ritratti in uno specchio.
Pensiamo allo specchio del bagno. Quando ci specchiamo, per meglio cogliere la nostra figura dalla testa alle spalle, ci mettiamo circa ad un metro.
Ma la distanza effettiva del nostro riflesso è circa pari al doppio  – per una questione di leggi fisiche legate all’ottica.
Lo specchio si comporta come una sorta di teleobiettivo, appiattendo la prospettiva (fateci caso) e lo fa proprio come farebbe un obiettivo da 100mm montato su un reflex full format – nel caso possiedate un DX, si cade nel caso di un obiettivo da 70mm.
Lo specchio è costruito per ritrarci come ci vedrebbero più o meno i nostri occhi, ma soprattutto è come siamo abituati a vederci.

Diciamo quindi che siamo piuttosto abituati a vederci ritratti da una distanza di due metri scarsi con un ottica da 100mm – è lo specchio che ci ha passato quest’abitudine. Fate una prova, sistemate una macchina con un 100mm (70mm se DX) a circa due metri e scattatevi un’autoscatto.
Io l’ho fatto senza stare a curare nessun tipo di illuminazione, anzi utilizzando la luce peggiore per ritratto, una fila di neon dritta sulla testa… eppur il risultato non ci fa gridare allo scandalo.

_TUC9356_pp

Questo è il risultato. Non un capolavoro, ma di certo le proporzioni del viso e della parte di corpo inquadrata sono naturali
Ora vediamo cosa succede se usiamo un obiettivo più corto.
Per mantenere lo stesso ingrandimento, siamo costretti ad avvicinarci.
Ed ecco il risultato

_TUC9364_pp

Due ritratti completamente diversi, due risultati completamente diversi.
La testa (e nel mio caso è ancora più facile osservarlo) risulta schiacciata, pare la capocchia di uno spillo, il collo risulta allungato e  il naso è molto più largo, per non parlare della spalla in primo piano che risulta molto più grande della spalla in secondo piano, facendo sembrare la posa quasi caricaturale.
In più, per ottenere più o meno proporzioni simili, ho dovuto posizionare la macchina fotografica molto vicina al soggetto, passando da 2 metri circa della prima foto, ai  35 centimetri e credetemi, avere uno che armeggia con una reflex a poco meno di due spanne dal naso non è proprio una cosa che tutti tollerano con tranquillità.

In ogni caso il risultato del secondo scatto è penalizzante. Questo è l’effetto della focale e della ridotta distanza.
Lo specchio – per fortuna – non ci restituisce in questo modo.
Se avessi condotto l’esperimento con un’ottica più lunga, diciamo un 200mm, avrei dovuto allontanarmi di quasi altri due metri, motivo per il quale non l’ho fatto, per mantenere le stesse proporzioni. Un 200mm avrebbe forse anche migliorato le caratteristiche del ritratto, anche se credo che lo schiacciamento della profondita tipica del tele spinto non sia un effetto troppo gradevole e poi, scattare con un 200mm significa allontanarsi di molto dal soggetto, anche svariati metri, 5, 6 o addirittura di più se si cerca un testa/piedi e, per quanto mi riguarda, quelle sono distanze che non favoriscono il contatto fotografo/soggetto.

Ecco svelato dunque il segreto: gli obiettivi che meglio rendono nella ritrattistica sono quelli che ci ritraggono come siamo abituati a vederci nello specchio. Questo naturalmente non vale per la ritrattistica ambientata, per quella esistono varianti legittimate dal fatto che vogliamo mostrare anche l’ambiente del soggetto e dunque non possiamo restringere il campo ad uno scatto testa/spalle.
Ma nel caso di un ritratto semplice, la scelta è quasi obbligata: una focale attorno ai 100, con circa due metri di agio. Per non sbagliare io consiglio un 85mm, che ci permette di ridurre di qualche centimentro la distanza dal soggetto o magari di inquadrare con un piano americano, includendo la persona fino alla cinta, restando a circa due metri

Rispettando questa semplice regola 100mm/2 mt. (che nel caso di una DX di trasforma in 70mm/2 mt.) otterremo quasi sempre ritratti dalle proporzioni naturali… fare dei buoni ritratti e tutta un’altra storia, ma tanto vale partire col piede giusto, non trovate?

Annunci

Rispondi

Up ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: