Un’idea per fotografare: sboccia la primavera

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La primavera è alle porte, nonostante questa coda di inverno, peraltro mite, ci sta mettendo un po’ in difficoltà – soprattutto nel centro e nel sud dell’Italia.
La primavera, soprattutto le prime settimane, offre uno spunto interessante ed unico per uscire di casa e portarsi dietro la macchina fotografica. L’ispirazione mi è venuta sfogliando il libro Tom Ang “Fotografia digitale tutto l’anno” – che consiglio.

Tra qualche giorno, meteo permettendo, piante e fiori cominceranno a mostrare i primi germogli, trasformandosi in speciali set fotografici all’aria aperta: un’occasione da cogliere al volo, soprattutto perché non dura troppo a lungo.
Per cui, un bel calcio in culo alla pigrizia, batterie cariche e fuori a fotografare.

Come fotografare la primavera che sboccia
Muniamoci  di cavalletto e voglia di sporcarci un po’ i pantaloni – ai più schizzinosi consiglio di uscire di casa con una vecchia coperta da usare per stendersi sopra.
I nostri soggetti molto spesso non stanno a più di una decina di centimetri dal suolo e questo significa che più di una volta saremo costretti a sdraiarci, fotografo avvisato…
Il cavalletto è un ottimo alleato per questo tipo di fotografia, che dà i risultati migliori con gli ISO impostati al minimo – ISO bassi significa rumore digitale basso, ricordate?
Per cui impostate gli ISO al minimo (qualche modello di reflex consente di scendere fino a 100, la maggior parte vi consentirà di impostare 200) e affidatevi al cavalletto per ottenere scatti senza mosso.
Il cavalletto ci permette anche di comporre la nostra inquadratura con molta cura e precisione, e, visto che nella maggior parte dei casi il soggetto non si muoverà, non abbiamo scuse per scatti composti maldestramente.

Impostiamo la macchina in priorità di diaframma, in modo da avere il massimo controllo sulla profondità di campo.
Cerchiamo di tenere a mente che più il diaframma è aperto (cioè il numero che lo contraddistingue è piccolo) e più la profondità di campo risulterà ridotta (cioè meno oggetti saranno a fuoco) e facciamone tesoro sul campo.

Lasciamo pure a casa i grandangoli, non ci serviranno molto per questo tipo di fotografia, molto meglio ottiche dal 50mm in su (ricordatevi che se scattate con una macchina DX, dovete moltiplicare la focale dell’obiettivo per 1,5 per ottenere la focale reale).

Impostiamo il diaframma più aperto che il nostro obiettivo, i più fortunati potranno spingersi addirittura a f1.4, molti a f2.8, la maggior parte di noi galleggerà con il diaframma impostato tra f3.5 e f4.5. Non importa – o meglio, sì importa, ma siccome non ci possiamo fare nulla, non pensiamoci troppo e impostiamo il diaframma più aperto che abbiamo a disposizione.

Scegliamo di leggere la luce con la misurazione spot  – che considera soltanto una piccolissima porzione dell’inquadratura, che di solito coincide con il punto attivo dell’autofocus. Attenzione che misurando in questo modalità praticamente diciamo all’esposimetro della nostra macchina che la luce nella scena che inquadriamo equivale a quel piccolo, particolare punto che abbiamo scelto. Per cui, se quel punto è molto chiaro, la macchina tenderà a chiudere, suggerendo un tempo più rapido, mentre se quel punto è scuro, la macchina cercherà di aprire, impostando un tempo più lento. Noi, e soltanto noi, sappiamo davvero come è composta la scena, di certo non la nostra macchina (e non importa quanto ci sia costata), lei esegue soltanto un’equazione e suggerisce la sua coppia tempo/diaframma corretta per quel piccolo, importantissimo, punto dell’inquadratura, ma che potrebbe essere molto sbilanciata per il resto della scena – questo è un particolare che dobbiamo sfruttare creativamente e non che dobbiamo subire, scattando foto irrimediabilmente sovraesposte o completamente buie.
Chiaro il concetto!?
Provo a fare un esempio: se la gemma che abbiamo scelto come soggetto è illuminata da un raggio di sole molto intenso e noi misuriamo la luce proprio lì, la nostra reflex accoppierà il diaframma che abbiamo impostato ad un tempo molto rapido, pensando che tutta la scena abbia quell’intensità di luce, ovviamente non è così e, con buona probabilità, il resto dell’inquadratura risulterà sottoesposto. Se ne siamo consapevoli e sfruttiamo la cosa in modo creativo, otteniamo un buono scatto, ma se speravamo di rendere alcuni dettagli secondari in ombra, potremmo scoprire di averli quasi sicuramente persi – a meno di non intervenire successivamente con Photoshop.

Andiamo al dunque… i soggetti. Come inquadrarli?
Cerchiamo di isolare gemme e germogli, rendiamoli protagonisti assoluti, asciugando il più possibile l’inquadratura e rendendo questi piccoli capolavori della natura i nostri soggetti principali di ogni scatto. Avviciniamoci il più possibile al nostro soggetto. Bando alla timidezza, se l’obiettivo ce lo consente, riempiamo l’inquadratura con il soggetto, privilegiamo anche tagli azzardati, noi vogliamo che la piccola gemma balzi fuori dalla scatto, non siamo certo lì per fare una foto di gruppo di germogli di girasole.

Gemme, germogli, foglioline appena spuntate rendono al meglio se fotografate in controluce  e con luce bassa e radente – leggesi mattino presto e pomeriggio tardo. Paraluce sempre montato e voglia di stendersi al suolo.
Sperimentiamo, cerchiamo, apriamo bene gli occhi, impariamo a vedere oltre la banale realtà, gemme e germogli offrono geometrie molto singolari che spesso danno vita a scatti molto grafici – linee, forme, pattern, ecc.
È questo che renderà i nostri scatti dei buoni scatti. Non siamo fuori per descrivereper registrare. Siamo fuori per creare e facciamolo allora.
Usiamo i contrasti, i controluce, interpretiamo le venature delle giovani foglie, esaltiamo i pattern e le texture. La natura è materia, rendiamola ancora più spettacolare.
Ad esempio, cerchiamo un germoglio, inquadriamolo controluce, misuriamo la luce in modo da esporre correttamente soltanto per la piccola porzione illuminata da dietro, compensiamo in negativo l’esposizione, se necessario, e facciamo in modo che lo sfondo vada quasi a nero… non sarà mai uno scatto.

Se poi scoprite di prenderci gusto…
Se poi scoprite che fotografare gemme, foglie e fiori e la fotografia che più vi dà soddisfazione, il passo successivo sarà acquistare un obiettivo macro, che vi consentirà di ridurre di molto la distanza minima di messa a fuoco – e quindi vi consentirà di avvicinarvi tantissimo ai vostri piccoli soggetti – e addirittura di riprodurli con un rapporto di 1:1, rendendoli davvero piccoli grandi spettacoli. Un obiettivo macro offre inoltre diaframmi molto spinti, anche f1.2, una resa dello sfocato eccellente – il cosiddetto bokeh – ed immagini ben definite e molto contrastate. Ma c’è sempre tempo per questo…

… intanto fuori! Mi raccomando, macchina ben carica e occhi spalancati ed affamati!

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