5 incubi dell’aspirante fotografo

principiante

La rivoluzione digitale ha semplificato e non poco la fotografia – pensate soltanto alla possibilità di controllare immediamente il risultato e decidere se tenerlo o meno lo scatto…
Questa semplificazione ha fatto sì che un gran numero di persone si è convinto ad acquistare una reflex e a buttarsi nella mischia.
Personalmente considero questo fenomeno molto positivo, anche se sono pronto a scommettere che molti fotografi dell’ultima generazione,  nell’era della pellicola, si sarebbero guardati bene dal cimentarsi con una macchina fotografica. Ma non è questo il punto.

Da principianti – chiamiamoli benevolmente aspiranti fotografi – si commettono molti errori, soprattutto di tecnica.
Si tratta di normalissimi incidenti di percorso, che non devono demoralizzare e che non devono farci perdere la voglia di fotografare.
Durante i miei workshop ho avuto modo di notare che ci sono alcune domande che gli aspiranti fotografi mi pongono con maggiore insistenza e allora ho ad elencarne cinque tra le più frequenti.
Ad ognuna di queste cinque domande corrisponde un errore tipico da principiante, oops, chiedo scusa, da aspirante.

Per cui, se controllando lo scatto nel nostro visore ci stiamo domandando…

  1. PERCHÈ È VENUTA TUTTA MOSSA?
    Quasi sempre la risposta è una soltanto: abbiamo scattato con un tempo piuttosto lungo, decisamente troppo lungo per essere certi di non aver mosso la mano che teneva la macchina fotografica durante lo scatto.
    Questo capita in situazioni di scarsa luce, dove siamo costretti a scendere con i tempi di scatto.
    Dobbiamo tenere presente che per quasi chiunque è difficile tenere ben salda una reflex, scattando con tempi più lunghi di 1/15′ .
    Le soluzioni possibili sono:

    • apriamo il diaframma, entrerà più luce e potremmo usare un tempo più rapido.
    • se non possiamo aprire il diaframma ulteriormente, alziamo gli ISO
    • vogliamo mantenere gli ISO bassi e non vogliamo aprire il diaframma? affidiamoci ad un cavalletto.
  2. PERCHÉ È VENUTA COSÌ SCURA?
    Intanto è fondamentale capire come stiamo dicendo alla macchina di leggere la luce presente nella scena che stiamo inquadrando. Quasi tutti i modelli offrono almeno tre modalità di lettura: SU TUTTA LA SCENA, CONCENTRATA NEL CENTRO DEL MIRINO e SPOT.
    Se la lettura è impostata SU TUTTA LA SCENA, la macchina, nell’attribuire la luminosità, prende in considerazione tutto quello che inquadriamo, per cui se la scena contiene ampie aree molto chiare (ad esempio un cielo un po’ slavato), la nostra reflex tenderà a chiudere più del dovuto.
    In questo caso possiamo compensare in positivo con il pulsante di compensazione dell’esposizione, nel caso stessimo scattaondo in modalità di scatto automatiche o semi-automatiche (P, A, S per Nikon e P, AV, TV per Canon), se invece stiamo scattando in manuale, possiamo sceglier impostare un diaframma più a aperto o un tempo più lento.
    Se la lettura è impostata su MEDIA PONDERATA AL CENTRO, dobbiamo fare attenzione a cosa c’è al centro della nostra inquadratura, perché è a quell’area la macchina dà più importanza del resto, per cui, se per esempio al centro c’è un soggetto vestito di bianco, o una finestra aperta, ecco che tutta la lettura verrà influenzata e l’esposizione corretta verso la sottoesposizione.
    Se invece stiamo lavorando con la lettura SPOT, dobbiamo essere ancora più attenti, perché, in questa modalità, la lettura della luce viene effettuata su un’area molto ristretta (dal 2 al 5% di tutta l’inquadratura), creando solitamente qualche problema a chi ha poca esperienza. Il mio consiglio per chi comincia è quello di stare lontano dalla misurazione spot.
  3. PERCHÉ È VENUTA COSÌ CHIARA?
    Se avete letto il punto 2, mi risparmi il discorso sulle modalità e salto dritto al cuore del problema: l’esposimetro della macchina è influenzato da ampie aree molto scure (nel caso di lettura su tutta l’inquadratura), oppure legge in punti dove c’è poca luce (nel caso di media al centro e spot).
    Le soluzioni sono semplici: nel caso di modalità di scatto automatiche o semi-automatiche (P, A, S per Nikon e P, AV, TV per Canon), possiamo compensare negativamente, nel caso scattassimo in manuale, possiamo chiudere il diaframma o scegliere un tempo più rapido.
  4. SCELGO “PRIORITÀ DI TEMPI” O “PRIORITÀ DI DIAFRAMMI”?
    Baaaaaaah! Domanda sbagliata! Domandiamo piuttosto: cosa intendo fare?
    Se c’è di mezzo la profondità di campo, se è importante avere tutto a fuoco o avere a fuoco il meno possibile, la risposta è una sola: PRIORITÀ DI DIAFRAMMI, in questa modalità imposto il diaframma – e quindi la profondità di campo, cioè cosa è o non è a fuoco – e il tempo di scatto me lo suggerisce la macchina.
    Se invece c’è di mezzo il movimento – sia che lo si voglia congelare, sia che lo si voglia suggerire, con un bel mosso in macchina – allora la risposta è questa: PRIORITÀ DI TEMPI, ho il massimo controllo sulla velocità dell’otturatore, la imposto e la macchina mi suggerisce il diaframma corretto.
    Facile, no!?
  5. PERCHÉ LA MACCHINA NON METTE A FUOCO DOVE VOGLIO IO?
    Le moderne macchine fotografiche sono dotate di sofisticati sistemi di messa a fuoco automatica, il problema è che spesso sembra che pensino in modo autonomo – e diverso dal nostro.
    Esistono modalità a matrice, 3D, a fuoco predittivo e chi più ne ha, più ne metta.
    Il modo più facile per non sbagliare è quello di impostare la reflex su AF A PUNTO SINGOLO (SINGLE POINT AF). Questo ci assicura che il fuoco verrà preso su un punto solo. Possiamo concederci il lusso di impostare l’autofocus continuo (AF C), in modo che, tenendo premuto a metà il pulsante di scatto, la macchina continua a mettere a fuoco.
    Quando avremo fatto la giusta pratica sul campo, potremo esplorare le altre modalità di autofocus e godere degli strabilianti passi in avanti che ha fatto la tecnologia, per il momento, con grande umiltà, starei su SINGLE POINT, a buon intenditore, pochi… point.

Non preoccupiamoci di porci queste domande. Immagino che se le siano posti anche i più grandi, quando ancora il loro talento era soltanto una possibilità remota.
Ma soprattutto, non preoccupiamoci di commettere errori. È attraverso l’errore che passa la strada per migliorarsi – l’importante è capire le cause dell’errore e porci rimedio.

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