Less is More

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Punto di ripresa alto, uso di una focale spinta e una composizione attenta e rigorosa hanno reso l’inquadratura di questa scena molto semplice, ma efficace. 

“Less is More”, meno è di più, e vale soprattutto quando facciamo riferimento alla composizione dell’inquadratura.

Non mi stancherò mai di consigliarlo nel corso degli workshop dedicati alla composizione. E’ una sorta di mantra che spero che, ripetendolo con insistenza, venga capito e diventi una sorta di caposaldo per tutti.

Mettiamo in dieta le nostre inquadrature. Limitiamo gli elementi e i nostri scatti, se potessero farlo, ci ringrazierebbero, perché davvero LESS IS MORE!

Le inquadrature asciutte funzionano meglio – a meno che il fatto di riempire il fotogramma sia una scelta consapevole di linguaggio.
Le inquadrature pulite arrivano meglio, si lasciano ricordare più a lungo e non concedono distrazioni a chi guarda – ma anche attenuanti a chi scatta.

Uno degli errori più frequenti di chi si avvicina alla fotografia è proprio quello di lasciare troppi elementi nell’inquadratura.
Spesso capita per pigrizia, altre volte per poca cura.
Il mio personalissimo consiglio è quello di imparare a costruire inquadrature molto asciutte, dove sia immediatamente chiaro qual è il soggetto principale  e quali le dinamiche tra i diversi elementi presenti.

Una scena asciutta è spesso più potente di una complicata, ma una scena asciutta è un’arma a doppio taglio, va studiata e composta con cura, perché non ci sono elementi superflui dietro i quali nascondere la nostra poca padronanza del mezzo fotografico, sia che si tratti di tecnica, sia che si tratti di linguaggio.

Imparare ad asciugare non è un processo semplice, ma farlo diventare pratica quotidiana può aiutarci a migliorare il nostro approccio fotografico

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Questo scatto è il risultato di una combinazione di azioni che hanno contribuito ad asciugare l’inquadratura: mi sono avvicinato, mi sono abbassato, ho gentilmente chiesto agli altri body builder presenti di farsi da parte e ho scattato. Secondo me così funzionava meglio.

Messa così può sembrare il solito concetto teorico e astratto, in realtà asciugare le inquadrature è spesso un’attività fisica.

La realtà difficilmente offre scene già asciugate.
Purtroppo è così e allora dobbiamo farci carico di un po’ di lavoro per pulire l’inquadratura e renderla davvero potente, perché LESS IS MORE e, molto spesso, la differenza tra una buona foto e uno scatto mediocre è nel lavoro di spazzini dell’inquadratura.

Per asciugare dobbiamo:

  • individuare il punto di ripresa migliore, in grado di tagliare fuori ciò che non serve.
  • scegliere la giusta angolazione, per lo stesso motivo di sopra.
  • scegliere la focale opportuna (e non pensate che montando il pesante tele sia la sempre la scorciatoia valida).
  • intervenire sulla scena, sempre che sia possibile, ad esempio spostando elementi o chiedendo a soggetti non graditi di farsi gentilmente da parte.

Spesso saremo costretti a muoverci a lungo sul perimetro della scena, alla ricerca del punto di ripresa migliore. A volte, invece, basterà, spostarsi di qualche decina di centimetri in su o in giù, di qualche passo a destro o a sinistra, per approdare all’inquadratura migliore.
Altre volta, invece, dovremo semplicemente imparare a non essere precipitosi e aspettare qualche attimo, affinché la scena si pulisca da sola – qualche volta questo non accade e la nostra paziente attesa si tramuta in frustrante perdita di tempo, ma la fotografia è fatta sia si attesa, sia di frustrazione, alla lunga verremo ripagati.


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