I maestri della fotografia: Steve McCurry

NYC107541
INDIA. Rajasthan

Ok. Ok, chi mi conosce sa cosa penso del vecchio Steve, una sorta di odio/amore che oscilla da un estremo all’altro con estrema facilità. Mai, come con il fotografo di Philadelphia, ho provato sentimenti così combattuti – invidia, ammirazione, noia, delusione e ammirazione, di nuovo!

Steve McCurry non è un fotografo, Steve McCurry  è uno standard.
Nessuno come lui ha avuto la forza di influenzare i canoni della fotografia di viaggio.

 “Se sai aspettare, le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto”  
Nato a Philadelphia nel 1950, McCurry si è trasferito in India per cercare fortuna come giovane fotoreporter free-lance.
Nonostante il grande pubblico lo conosca soprattutto grazie al ritratto della ragazza afghana, Steve McCurry vanta un passato di fotoreporter di guerra.
Nel 1979, McCurry s’infiltra in Afghanistan e documenta la guerra civile tra i mujaeddhin – letteralmente “ribelli” – e l’esercito afghano, protetto e armato dall’Unione Sovietica, vivendo e condividendo le situazioni pericolose e precarie dei ribelli, conscio che, se fosse stato scoperto dai militari lealisti, sarebbe stato processato per spionaggio e con buone probabilità giustiziato.
L’unico modo per far sapere al mondo quello che accadeva sulle montagne afghane era portare personalmente i rullini oltre confine, in Pakistan e spedirli negli Stati Uniti. Ed ecco che McCurry comincia ad attraversare la frontiera afghano-pakistana, in abiti pashtun, con i rullini cuciti nei vestiti.
Le fotografie afghane gli hanno valso la medaglia d’oro Robert Capa di Time Magazine.

AFGHANISTAN, 1980. Men pay their respects.
AFGHANISTAN, 1980

La guerra e le conseguenze della guerra sulle popolazioni e sull’ambiente sono state a lungo il soggetto principe dei lavori di Steve McCurry.

Entra a far parte della prestigiosa agenzia Magnum e comincia a scattare per il National Geographic, diventando ben presto il modello de facto a cui tutti i fotografi di viaggio si ispirano ormai da un decennio a questa parte.
La lista di premi vinta è impressionante, così come la fama raggiunta dalla sua foto più nota, la ragazza afgana – anche se, personalmente, credo che sarebbe molto più interessante riuscire a vedere esposti i suoi primi lavori, quelli del giovane fotoreporter di guerra.

INDIA. Vrindavan. 1995. Widow returning from her ashram.
INDIA. Vrindavan. 1995

La stampa della ragazza afghana, numerata 1/1 e firmata dall’autore, è stata recentemente battuta all’asta per poco meno di 180 mila dollari (!), ma è stata la decisione di Kodak di affidare a McCurry l’ultimo rullino prodotto che ci dà una dimensione tangibile del ruolo di McCurry nella fotografia degli ultimi decenni.

Lo si può amare, lo si può odiare o snobbare, ma non lo si può ignorare.
I lavori di McCurry, per uso della luce, dei colori e della composizione sono un patrimonio evocativo per chiunque fotografi.

mccurry
Steve McCurry di fianco al suo scatto più famoso, alle sue spalle, la “ragazza afghana” 25 anni dopo.

 

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2 thoughts on “I maestri della fotografia: Steve McCurry

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  1. Girovagavo per la rete un po’ annoiata dai blog in cui incappavo, contenta di essere arrivata qui, quel poco che ho visto mi fa venire voglia di vedere di più. A proposito di McCurry, scrissi qualcosa qui dopo la mostra dello scorso autunno a Forlì. https://traunanno.wordpress.com/2015/10/03/se-e-buono-stai-sul-pezzo/
    Ma a questo aggiungo che davanti alla foto del Taj Mahal (quella con l’indiano chinato nel fiume e il Taj fotografato riflesso) non crederò mai che sia, come spiegava lui, una foto casuale nata in seguito alla perdita delle chiavi di McCurry che l’indiano – nonchè suo barcaiolo – stava cercando nel fiume . Mai. 🙂

    1. Ciao, benvenuta intanto sul mio blog.
      A proposito di quella foto di McCurry… naturalmente non so come siano andate le cose realmente, personalmente la storiella delle chiavi perse nelle Yamuna mi sembra un po’ una boutade – anche se sarebbe davvero bello se le cose fossero davvero andate così.
      Negli ultimi 15 anni ho fotografato spesso il Taj Mahal dallo Yamuna River, da solo o portandoci i gruppi dei miei photo tour, ed è sempre una grande emozione, l’ho fotografato all’alba e al tramonto, col monsone e durante la stagione secca…
      Ho un giovane amico indiano che si è specializzato nel fornire ai fotografi professionisti e non qualsiasi tipo di “comparsa”, che può essere una semplice giovane donna, ad un gruppo di donne che lavano i sari colorati, a dromedari vari, fino addirittura ad un elefante di discrete dimensioni. Naturalmente basta pagare e tutto ha il suo prezzo.
      Perché ti ho detto questo? Perché figurati cosa può muoversi attorno ad una star come McCurry.
      Però magari l’incredibile è poi la verità e scopriamo che McCurry ha davvero perso le chiavi nel fiume e l’uomo sta davvero cercandogliele nell’acqua e quello è quasi uno scatto rubato. Sarebbe molto bello… sì, e io sono Napoleone! Ah ah ah.

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