I maestri della fotografia: Ami Vitale

Ami Vitale - "Showing the reality of the world"
Ami Vitale – “Showing the reality of the world”

Qualche anno fa, bloccati in casa da una nevicata che entrò poi nella storia della meteorologia recente, conversavo di grafica e fotografia con un’amica art director e mentre lei dava un occhio a qualche mio scatto di viaggio, Sabrina mi ha guardato e mi ha confidato che le mie foto le ricordavano quelle di Ami Vitale. Al che io ho candidamente ammesso di non conoscerla e, quando la mia amica art director mi ha mostrato alcuni scatti della Vitale, pur riconoscendo qualche tratto comune, mi sono sentito in totale imbarazzo, per quel paragone assolutamente gratuito, ma anche molto lusingato, perché i lavori della fotografa americana sono tutti dei piccoli, grandi capolavori.

Molto più che belle foto.
Così ha commentato il National Geografic a proposito dei lavori  di Ami Vitale che, soprattutto attraverso i ritratti, sanno penetrare e cogliere la dimensione  più intima del comportamento umano, restituendola ricca di grande poesia visiva.
Ambasciatrice Nikon e fotografa per National Geographic, negli anni la Vitale ha viaggiato in oltre 90 paesi, documentando gli aspetti più sconosciuti e reconditi di culture lontane, i riti ancestrali, la spiritualità, il lavoro dei campi, la vita comune, ma anche le atrocità della  guerra, la povertà e il dolore delle  popolazioni, vittime dei conflitti.
Le storie fotografiche di Ami sono un esempio di tecnica, cuore e consapevolezza. Ami Vitale, classe 1971, è una story teller dal talento unico e inequivocabile, fresco,

I bagni di Budapest
Ami Vitale – I bagni di Budapest

 

A Muslim Kashmiri woman sits inside a shop with her children where traditional Islamic veils are made, March 26, 2002 in Srinagar, the summer capital of Indian held Kashmir. The shadowy group, Lashkar-e-Jabbar, also known as Allah's Army sent a letter to a local newspaper saying that Muslim Kashmiri women must adhere to the dress code or face acid attacks beginning on April 1, 2002. The leader of the group also wrote, "if our members see any boy or girl or any illegal couple doing acts of immortality they will be killed there and then".The same group claimed responisiblity for two acid attacks on women in Srinagar last year. Kashmir has been the center of the ongoing dispute between India and Pakistan since the region was partioned when the British left in 1947.(Ami Vitale/Getty Images)
Ami Vitale – Donna musulmana nel suo negozio di Srinagar

Vivere la storia.
La fotografa del Montana ne ha fatto un credo personale e un approccio professionale unico, che l’ha portata a vivere per lunghi periodi in capanne di sterco e fango, a contrarre la malaria, a vivere in precarie condizione igieniche  e a rischiare la vita più volte, per raccontare la follia atroce delle guerre più o meno dimentica.
Perché oer Ami, fotografare significa vivere ciò che si fotografa. 
“È soltanto vivendo la storia che riesco a raccontarla davvero.” 
– ama ripetere.

Nel 2009, il reportage sulla restituzione alla savana di uno degli ultimi esemplari di rinoceronte bianco l’ha segnata profondamente, tanto che Ami ha cominciato a spostare la sua attenzione professionale sulla natura e sull’ambiente, documentando autorevolmente e con immensa suggestione sia gli aspetti più sognanti, sia le complicate criticità tra uomo e ambiente.

La Vitale è anche molto impegnata sul fronte sociale, soprattuto da quando ha raccolto la sfida di Ripple Effect Images, un’associazione tutta al femminile che riunisce scrittrici, fotografe, registe, produttrici, ma anche scienziate e ricercatrici, unite nello scopo comune fare luce sui disagi delle donne nei paesi in via di sviluppo e nelle aree più povere del mondo. L’impegno di Ripple Effect Images, naturalmente, non si ferma a mostre, pubblicazioni e convegni, ma offre progetti concreti per aiutare le popolazioni femminili in difficoltà in loco.

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Ami Vitale – India rurale

“Inizialmente la fotografia era il mio passaporto per incontrare la gente ed entrare in contatto con nuove culture.” – dice Ami Vitale – “Ora è molto più di un passaporto. È uno strumento per creare consapevolezza e comprensione attraverso le diverse comunità, religioni, nazioni e razze. Uno strumento per avvicinare e condividere le esperienze, per fare del mondo una vera comunità globale.

 

Il digitale, Subita e la bulimia fotografica
Voglio chiudere questo post dedicato ad Ami Vitale, che personalmente considero straordinaria, con un aneddoto che lei stessa cita in più di un’intervista.

“Durante un photo tour, ho passato qualche giorno con Subita e la sua famiglia. Non c’era mai un momento della giornata in cui fossimo da soli. Dall’alba a notte fonda, c’era sempre almeno una mezza dozzina di persone che guardava la piccola Sumita soltanto attraverso l’obiettivo della macchina, senza  nemmeno rendersi conto che ci fossi anch’io.

Le poche volte che mi rivolgevano la parola era per chiedermi qualche sciocchezza tecnica, come ad esempio quanti ISO usare per quella luce scarsa. Un giorno Subita mi ha confidato quanto  fosse umiliante per lei il modo di comportarsi di tutti quei fotografi. La facevano sentire un animale, mi disse, non una persona umana. Nessuno che facesse mai lo sforzo di salutarla. Erano tutti lì soltanto per una cosa; quello che consideravano un buono scatto. Era una caccia e Sumita era la preda, il premio.

Fotografi maleducati e bulimici, figli del digitale. Ai tempi della pellicola nessuno si sarebbe potuto permettere così tanti scatti e i fotografi imparavano ad approcciare le persone con calma, La pellicola ci insegnava molto: a scattare poco, a pensare, a instaurare rapporti,  a costruire le storie con calma, prima ancora del click, che andava centellinato.

Se anche soltanto uno di quei fotografi che assediava Subita si fosse preso la briga di passare qualche ora con lei, cercando di conoscere qualcosa di più della sua vita, avrebbe avuto una storia e non soltanto una fotografia.
Ovviamente il digitale ha portato innumerevoli vantaggi. Ma se chiunque può scattare una foto, soltanto un buon storyteller può essere un buon fotografo.”

 

Ami Vitale
Ami Vitale

Se volete saperne di più su Ami Vitale, cliccate qui.

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2 thoughts on “I maestri della fotografia: Ami Vitale

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  1. Grazie per questo post. Non conoscevo Ami Vitale ed è stata una bella scoperta. Condivido molto quanto dice sulla bulimia digitale e sui tempi diversi dello scatto rispetto anche solo a un decennio fa. Forse è per questo che le foto che porto di più nel cuore sono quelle che scelgo di non fare, forse è sempre per questo che pur accorgendomi che la fotografia è l’arte che prediligo (dovendo scegliere a quali mostre andare, non ho dubbi: quelle fotografiche sono quelle che mi attirano sempre maggiormente), non mi ci sono mai cimentata. Le foto sul mio blog sono fatte con un cellulare pessimo e sono anni che penso di acquistare una macchina fotografica decente per fotografare meglio, ma poi mi dico che di fotografi più o meno improvvisati è già pieno il mondo, che è meglio fare una selezione delle proprie passioni piuttosto che aggiungerne e trattarle in maniera approssimativa. E che ci sono già tanti e tante fotografe ottime ed è già bello poter godere del loro lavoro. In fondo, per quel che voglio fare, mi spiace ammetterlo, ma probabilmente sarebbe sufficiente una fotocamera di un cellulare un pelo meglio di quella che ho. E conta che sono sempre stata della scuola “un oggetto per ogni cosa”: una macchina fotografica per fotografare, un registratore per registrare, un telefono per telefonare, un computer per connettersi… ma a malincuore devo ammettere che avere tutto questo in un unico diabolico aggeggio è davvero utile, per quanto riguarda il mio lavoro e le mie passioni.

    Un saluto!

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