Tutto (o quasi) sulla profondita’ di campo

Sono appena rientrato da un photo tour e le domande del gruppo con il quale ho passato una settimana in Marocco, tra Marrakech, il deserto e la costa atlantica, ogni tanto fanno capolino da dietro i pensieri più legati alla vita quotidiana.

Ho avuto la conferma che, a parità di conoscenze tecniche, i dubbi che terrorizzano i diversi gruppi sono, alla fine, sempre gli stessi e uno di questi è il concetto di profondità di campo.
Dev’essere quel nome roboante – profondità di campo – che mette a disagio, soprattutto chi di noi si è avvicinato alla fotografia da poco. Già, dev’essere proprio quel nome ad incutere un certo terrore, perché trovo che sia il concetto in sé, sia il suo impiego pratico non siano poi così complicati.

Cos’e’ la profondita’ di campo

Questo è quello che riporta Wikipedia, facciamo un bel respiro e leggiamo con calma la definizione.

(…) La profondità di campo rappresenta la zona in cui gli oggetti nell’immagine appaiono ancora nitidi e sufficientemente focalizzati, prima e dopo il punto di fuoco (…)”

Il concetto, per sé, è semplice, soprattutto se il nostro cervello e i nostri occhi non fossero quella meraviglia tecnologica che sono (!), perché vedremmo esattamente come vede la nostra fotocamera e questo metterebbe fine ai grattacapi e ai dubbi.
Sfortunatamente (!), i nostri occhi e il nostro cervello sono macchine perfette e, non solo mettono a fuoco più rapidamente di qualsiasi costoso obiettivo, ma non accettano oggetti sfocati. Ed è per questo che dobbiamo immaginare come vede la realtà una macchina fotografica, attraverso l’obiettivo.

Gli obiettivi normali possono mettere a fuoco soltanto una certa distanza, detta comunemente punto di fuoco, ma, un po’ prima di questa distanza e un po’ dopo, si estende una zona di scena all’interno della quale gli oggetti vengono fotografati con un grado di nitidezza che va a diminuire più gli oggetti si allontanano dal punto di fuoco.
Questa zona – che, come dicevo poco sopra,  non siamo in grado di vedere – è  proprio la profondità di campo.
Se osserviamo una stampa o una fotografia a monitor, la profondità di campo ci balzerà immediatamente all’occhio, mentre, purtroppo, questo nella realtà, quando scattiamo, non succede e per fare in modo che lo scatto finale coincida con le nostre intenzioni, siamo costretti a capire come intervenire sulla profondità di campo.
Gestire la profondità di campo significa DECIDERE COSA RISULTERÀ A FUOCO E COSA NO nello scatto finale, e non si tratta certo di un dettaglio da poco, non credete?

bimba indiana
Bimba indiana ritratta in un bazar di Jaipur con una profondità di campo ridotta per concentrare l’attenzione sugli occhi

Cosa influenza la profondita’ di campo

I parametri che influenzano la profondità di campo sono tre:

  1. Il diaframma
  2. La lunghezza focale dell’obiettivo
  3. La distanza del soggetto

La combinazione di questi tre parametri determina cosa risulterà a fuoco.
Saltiamo a piè pari i tecnicismi e proviamo a fissare il concetto attraverso tre assiomi pratici:

Assioma del diaframma
Più il diaframma è aperto (numero piccolo), più la profondità di campo è ridotta  – pochi oggetti a fuoco.
Al contrario, più il diaframma è chiuso (numero grande) e più la profondità di campo è estesa – più oggetti a fuoco.

Assioma della distanza
Più siamo vicini al soggetto e più la profondità di campo diminuisce.
Più ci allontaniamo dal soggetto e più la profondità di campo aumenta.

Assioma della lunghezza focale
Più la focale del nostro obiettivo è lunga e più la profondità di campo è ridotta.
Più la focale del nostro obiettivo è corta e più la profondità di campo è estesa.

Nessun mal di testa, mi auguro. Ci servirà giusto un po’ di pratica e diventeremo dei maghi della profondità di campo. Ricordiamoci però che i tre parametri influenzano simultaneamente il risultato finale. Ad esempio, a parità di diaframma e di focale, la profondità di campo varia a seconda della distanza tra noi e il soggetto. Così come, se manteniamo diaframma e distanza dal soggetto fisse, un obiettivo con una lunghezza focale lunga diminuirà la porzione di scena dove gli oggetti risulteranno nitidi, mentre utilizzando un obiettivo più piccolo, la profondità di campo sarà maggiore.

Calcolare la profondita’ di campo

Chi ha cominciato come me con pellicole e fotocamere piene di levette e ghiere metalliche, poteva farsi un’idea della profondità di campo che avrebbe ottenuto controllando una serie di tacchette incise sulla ghiera del diaframma.
Nell’era della Fotografia 2.0, possiamo scaricare tutta una serie di app in grado di dirci con precisione quasi fastidiosa quanto estesa sarà la profondità di campo, impostando lunghezza focale, diaframma e distanza del soggetto.

La profondita’ di campo… “sul campo”

Voglio spararla grossa: impariamo a controllare la profondità di campo e diventeremo fotografi migliori, impariamo ad usare la profondità di campo ed otterremo scatti migliori
Se ci ricorderemo i tre assiomi pratici e li combineremo con intelligenza, avremo domato la profondità di campo e, credetemi è più semplice di quanto possa apparire e con un po’ di pratica la profondità di campo diventerà un gioco da ragazzi, oltre che ad un eccezionale espediente per ottenere scatti migliori.
Pensiamo ad un ritratto, uno scatto testa/spalle. Come facciamo per staccare il volto del soggetto dallo sfondo, sfocando magistralmente tutto quello che sta dietro? Semplice: usiamo un diaframma aperto (f.1.4 o f.2.8 o f.3.5), scattiamo da vicino e scegliamo un obiettivo con una focale un po’ spinta (diciamo superiore a 80mm).
Pensiamo ora ad un paesaggio, dove vogliamo avere a fuoco sia un fiore in primo piano, sia i monti sullo sfondo. Come facciamo? Anche in questo caso la risposta è semplice: chiudiamo il diaframma (f.18, f.22, f.36), stiamo lontani (quanto basta) e usiamo un grandangolo (o comunque un obiettivo dai 50mm in giù).

Quando scegliere una profondità di campo ridotta
Quando vogliamo enfatizzare il soggetto, staccandolo dallo sfondo – ci sembra poca roba!?
Perfetto per:

  • ritratti
  • fotografia sportiva
  • fotografia naturalista
  • concerti o esibizioni teatrali
  • still life
Suonatore di flauto - © Walter Meregalli
Suonatore di flauto a Jaswant Thada, Jodhpur. Profondità di campo ridotta

Quando scegliere una profondità di campo estesa
Quando siamo alle prese con;

  • paesaggi
  • architettura
  • ritratti di gruppi
essaouira - Marocco
Kasbah di Essaouira al crepuscolo. Diaframma chiuso e lunghezza focale ridotta contribuiscono a massimizzare gli elementi a fuoco – sia la kasbah, sia gli scogli in primo piano risultano infatti nitidi

E questo è quanto…
Voglio chiudere questo articolo dedicato alla profondità di campo con una provocazione, citando William Smith, un fotografo americano: “a cosa serve una grande profondità di campo, se non c’è un’adeguata profondità di sentimento?”.


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