Apologia del colpo di culo e perche’ Photoshop non e’ sempre la soluzione

Prendo spunto da una tanto piccola, quanto  sterile polemica che ha preso corpo durante gli scorsi giorni sulla mia pagina FB “Fotografia in Viaggio”, in seguito alla pubblicazione di una foto scattata sugli scogli di Essaouira, in Marocco, nel corso dell’ultimo photo tour.

essaouira
La medina di Essaouira al crepuscolo. Un ragazzo si attarda da solo sugli scogli, illuminato dal display del suo cellulare: ecco il vero “coup del cul” di questo scatto, quel dettaglio che rende la foto migliore di tanti altri scatti fatti dallo stesso punto, alla stessa ora, con la stessa luce.

 

Questo il preambolo:
Di ritorno dal photo tour, posto una delle immagini scattate durante la sessione di gruppo che abbiamo tenuto al  crepuscolo sugli scogli di Essaouira.
Mentre sto scegliendo tra gli scatti buoni, vedo un minuscolo puntino bianco sul nero degli scogli, è lì, solo soletto, proprio sotto le mura illuminate della kasbah.
Guardo meglio e mi rendo conto che il puntino bianco, inizialmente un po’ fastidioso, in realtà è una persona: giovane marocchino, illuminato dalla luce del display del suo cellulare che si era appostato sugli scogli.
Altro che minuscolo puntino bianco! Quello era il MIO colpo di culo!

Posto l’immagine e, al di là dei primi commenti ammirati – di sicuro la foto è buona, ben composta, ben esposta e il soggetto interessante – ecco che arriva un commento negativo, che è poi quello da cui è scaturita breve polemica.
Un amico della pagina infatti commentava contro corrente in questo modo: “Semplicemente una foto banale…..Null’altro!”.
Per carità, ognuno ha la sua opinione, soprattutto su Facebook e di questi tempi, dove sembra davvero che ognuno debba avere per forza un’opinione su tutto.
Dapprima accetto il commento negativo, ma poi mi accorgo che l’amico che ha commentato non ha assolutamente colto il significato di quella foto e soprattutto non ha colto il dettaglio che rendeva quello scatto unico, ma soprattutto non banale, come lo aveva etichettato lui.
Glielo faccio notare, dicendogli che tutto  quello scatto stava appunto in quel puntino bianco, intento a leggere sugli scogli, illuminato dal display del suo cellulare,  ma lui mi risponde tranchant che avrei tranquillamente potuto toglierlo dopo con Photoshop.

E no!
Non potevo lasciar correre, non potevo davvero, perché in quel secondo commento, un po’ tronfio, si celava tutta la filosofia e tutto l’approccio (che mi infastidisce) dei fotografi digitali dell’ultima generazione, quelli, per intenderci, che fotografano con Photoshop.

Apologia del colpo di culo

La fotografia è tecnica, passione, ma anche… colpo di culo!
A volte uno scatto semplicemente buono si traduce in qualcosa di memorabile grazie ad un pizzico di fortuna.
Il fotografo questo deve saperlo, come deve sapere che spesso avrà a che fare con il suo contrario: la sfortuna.
Sfortuna e colpo di culo influenzano i nostri scatti quasi quanto tecnica e passione – ho detto quasi.

Quante volte ho buttato ore di attesa, per poi tornarmene a casa con le pive nel sacco, perché magari la luce era cambiata e non lasciava speranze o perché il mio potenziale soggetto non era mai più tornato a portata d’inquadratura.
Quante volte ho sacrificato levatacce prima dell’alba, per presentarmi sul posto, e scoprire che le nuvole coprivano tutto quanto, proprio come la coperta che ancora sognavo ad occhi aperti.
Quante volte…

La fotografia è anche questione di fortuna. Ma non solo questione di fortuna!

La fortuna va costruita, va invocata. Qualche volta si presenta, qualche volta no.
Ecco perché quel ragazzo sugli scogli, il mio puntino bianco, solo, ma soprattutto immobile e a fuoco per tutta la mia esposizione, ha trasformato una buona foto di per sé,  in una foto decisamente migliore, sicuramente più evocativa e con una storia più forte.

Chi non sa apprezzare questo, secondo me, ha la mente poco allenata alla buona fotografia. Ma si può sempre migliorare, anche su questo.

Morale: non lasciate tutto al caso e alla fortuna, ma imparate ad attendere, cercate di riconoscerlo, il colpo di culo, e di immortalare quell’istante, generato dal fattore c, che sposterà in alto la qualità dei vostri scatti.
Non fatevi cogliere impreparati dal colpo di culo, potrebbe non presentarsi più.

essaouira
Lo scatto “incriminato” nella versione originale
essaouira
Lo scatto “ripulito” con Photoshop, come ha suggerito “l’amico critico”. Tolto il ragazzo sugli scogli ed ecco che lo scatto diventa soltanto uno dei tanti.

Photoshop non è la soluzione a tutto

Photoshop è uno strumento potentissimo.  Non fraintendetemi, non si tratta di una crociata contro il software di post-produzione più usato nel mondo, da sempre.
Lo adoro e lo uso da quando il numero di versione penso fosse 1.2 – credo si trattasse del 1990 o giù di lì.
Ma Photoshop non è la fotografia, come purtroppo molti sono portati a credere o, peggio ancora a far credere – e il riferimento a riviste di settore e guru dello scatto è più che esplicito, visto che sono più le pagine che le prime dedicano alla post-produzione che alla tecnica o alla composizione o al linguaggio fotografico, per non parlare dei secondi…

Photoshop è un ottimo strumento per intervenire in post-produzione, ma NON è la fotografia.

Una fotografia, prima di tutto, nasce nella testa del fotografo.
Poi si forma nella macchina.

Per quel che può valere, predico da sempre che la foto dev’essere già buona nel sensore, sulla card e non soltanto dopo ore di post-produzione, ma mi pare di essere una specie di Don Chisciotte 2.0, dal momento che quasi tutti ormai non fanno che spiegare preset di Lightroom, trucchi di Photoshop e altre diavolerie, rubricandole tutte sotto la voce “fotografia”. Perdonatemi, ma la fotografia – quella con la f maiuscola – è ben altro!

Non c’è dunque da stupirsi se poi i fotografi dell’ultima generazione padroneggino  pochissima tecnica e ne conoscano addirittura meno.
Non c’è da stupirsi se sempre più spesso ricorrono al mantra “tanto poi lo sistemo con Photoshop”.
Non c’è da stupirsi, ma in realtà io mi stupisco ancora. Mi domando come sia possibile, sarebbe come per un musicista non conoscere  o non conoscere le regole del gioco per uno scacchista.
La rivoluzione digitale ha innalzato chiunque riesca da impressionare un sensore al grado di fotografo, la cosa non mi disturba, non così tanto, ma un po’ mi intristisce perché, se è vero che ormai tutti sono fotografi, pochi sanno fotografare davvero.

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