I maestri della fotografia: Ernst Haas

Ernst Haas non è forse uno di quei fotografi conosciuti ai più, ma, se avrete cura di dare un occhio ai suoi lavori, sono quasi certo che vi appunterete il suo nome e magari, più avanti, tornerete a guardare le sue fotografie.

Ernst Haas, il fascino del movimento

La prima cosa che balza all’occhio, guardando gli scatti del fotografo austriaco, è l’interesse per il movimento e la ricerca, quasi ossessiva, nel riportarlo all’interno del perimetro del fotogramma.

La seconda, invece, è l’estrema contemporaneità dei suoi lavori, il loro taglio moderno e dinamico, soprattutto se ci prendiamo la briga di spulciare l’anagrafica di Haas, classe 1921 (!).
Pare impossibile che fotografie così moderne, così dinamiche, sia per taglio, sia per scelta cromatica, siano opera di un fotografo nato tra le due guerre.

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© Ernst Haas – Uno scatto per le strade di New York. L’uso del colore conferisce una dinamicità assoluta, così come l’idea di allungare i tempi e lasciare che alcuni elementi risultassero strisciati

Haas, il precursore

Ernst Haas si avvicina alla fotografia poco più che ventenne, sul finire degli Anni 40, in un’era fotografica pressoché priva di tutto quel supporto tecnologico, giunto via via dopo gli Anni 70, che ha permesso ai fotografi di sperimentare con effetti speciali – pensate soltanto che la pellicola per negativi a colori ha origine nel 1941, mentre è necessario aspettare fino al ’47 per arrivare ad un primo sviluppo casalingo.

Gli anni bui del secondo conflitto mondiale e il primissimo dopoguerra gravano come macigni sui primi lavori di Haas, tanto da convincerlo a cercare miglior sorte negli Stati Uniti,  ed è proprio nel Stati Uniti che il suo approccio alla fotografia subisce un cambiamento radicale.

Un reportage per Life lo mette in luce e Robert Capa  lo invita ad entrare nell’agenzia Magnun, Haas vede in questo repentino cambio di scenario un segno. Abbandona il bianco e nero dei primi giorni e affida al colore la sua rinascita artistica.

Il colore è la speranza di un mondo nuovo, dice, commentando il suo nuovo corso.

Contemporaneamente comincia a sperimentare anche i tempi lunghi, per rendere al meglio il movimento in macchina, e li combina con cromatismi accesi, volutamente spinti, a volte addirittura spudorati, se riportiamo i suoi lavori ad una data precisa nel tempo.

Haas: dinamismo e inquadratura

Dinamismo e inquadratura. Ernst Haas non sembra quasi interessato ad altro, anche se i suoi scatti non sono quasi mai semplici esercizi di stile o puro sfoggio di tecnica.
Tecnica e stile vengono piegati al contenuto, servono a raccontare con maggior vigore, con più decisione le storie che il fotografo viennese intercetta e fa sue, perché secondo Haas, la fotografia non si limita a documentare la realtà, bensì ne crea una alternativa.

L’occhio di chi guarda, ancora piuttosto avulso all’uso del mosso, viene calamitato dalle figure sfuggenti degli scatti di Haas, che affida ad un dinamismo onirico il compito di divulgare il suo messaggio.
I tagli, mai banali, la scelta delle inquadrature e una composizione curatissima rendono i suoi lavori momenti di altissima fotografia.

Ernst Haas, ossessionato dal perimetro del fotogramma, che, in qualche modo, sente imbrigliare inflessibilmente il fluire della realtà, prova a superarne la staticità affidandosi al panning , compiendo così un capovolgimento completo dal punto di vista del linguaggio. Attraverso il panning, Haas,  farà in modo  che sia lo sfondo, nella realtà fermo, a farsi carico di trasmettere il senso del movimento del soggetto.

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© Ernst Haas – Forse lo scatto più noto del fotografo viennese. In questa fotografia del 1960 Haas, attraverso colore, composizione e mosso riesce a rendere poetico anche un momento di assoluta crudeltà.

Il colore come linguaggio in continuo divenire

L’uso del colore non deriva da una regola, ma da un sentire, da una visione personale, così risponde Ernst Haas in un’intervista dei primi Anni 60.

“ (…) Alcuni, per esempio, parlano di formule per quanto riguarda il colore, sostenendo che non si dovrebbero abbinare mai certi colori, e così via. Ma dai pittori impariamo che, se tali formule esistono, possiamo anche infrangerle. Si possono trovare modi stupendi di mettere insieme i colori. Se si giunge a una formula, bisogna cercare di contravvenirvi”.

Ad un uso magistrale del colore, Ernst Haas, seppe poi unire gli elementi tipici del linguaggio in bianco e nero, quali l’attenzione per le forme e per i toni, raggiungendo un’armonia stilistica unica, dove vivacità cromatica e ricchezza di forme geometriche non si fagocitano, ma danno origine ad una fotografia vigorosa.

Se foste interessati ai lavori di Ernst Haas, cliccate qui


Se vi è piaciuto il post, ma vi è restata ancora un po’ di voglia di leggere…


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