5 consigli per la fotografia di paesaggio

Quanti di noi prendono la fotografia di paesaggio un po’ sottogamba?
Quanti di noi pensano che basti un gradevole panorama e che sia automatico tornare a casa con un card piena zeppa di buoni paesaggi?
Alzate pure la manina…
Purtroppo non è così, però. Se fosse così, tutto sarebbe fin troppo semplice e addirittura quasi noioso.

La fotografia di paesaggio non inizia e finisce con una bella vista e, se di sicuro un panorama interessante è l’ingrediente di base, da solo non basta, purtroppo.

Una volta di troppo mi è capitato di vedere scorci incantevoli ridotti a scatti insulsi, fatti a pezzi da fotografi senza cura o frettolosi, massacrati a colpi di inquadrature bislacche o di luci ingloriose.

Errare umano est, ma vediamo come fare per non cadere nel diabolico ed evitare di commettere gli stessi errori anche la prossima volta che decideremo di uscire a scattare paesaggi.

 

umbria - alba
© Walter Meregalli – L’Umbria all’alba
Affidiamo alla luce il compito di trasmettere il nostro l’intento.

Consiglio 1 – La luce fa la differenza

Non mi stancherò mai di ripeterlo: fotografare significa scrivere con la luce, la luce, per cui, rappresenta il medium principe attraverso il quale esprimere il nostro talento fotografico.

Un bel panorama scattato con una luce piatta produce SEMPRE uno scatto che è meglio dimenticare.

La luce migliore per scattare paesaggi, nella maggior parte dei casi, è quella del mattino presto (golden hour mattutina) e quella dell’ora che precede il tramonto (golden hour serale). Per cui, se ci apprestiamo a vestire i panni del fotografo di paesaggio, mettiamo in preventivo qualche levataccia all’alba e qualche cena consumata fredda.

Durante queste due finestre di tempo la luce si ammorbidisce ed avvolge meglio la scena. Il sole, basso sull’orizzonte, offre una luce radente che disegna gli elementi della scena con ombre lunghe e aree luminose. Al mattino e alla sera la luce perde l’aggressività tipica delle ore centrali della giornata, con il sole a picco sugli elementi della scena.
Non significa che sia vietato scattare paesaggi tra le 10 del mattino e le 5 del pomeriggio, soltanto che dobbiamo tenere presente che spesso, in questa porzione di giornata, la luce è abbagliante e il cielo perde quasi completamente i dettagli, trasformandosi con buona probabilità in una striscia slavata, che, tra l’altro, ci complica, e non poco, le cose con un corretto calcolo dell’esposizione.

© Walter Meregalli – La “casina” in Tuscia.
Una cascina solitaria e la campagna tusciana. Non servivano altri elementi per questo scatto.

Consiglio 2 – Semplifichiamo le inquadrature

Personalmente sono un accanito fan delle inquadrature asciutte. Credo fermamente che, se lo scatto ha davvero qualcosa da dire, riuscirà a farlo ancora meglio se siamo in grado di  mantenere l’inquadratura semplice e più pulita possibile.

Less is more!

Cerchiamo di cogliere l’essenza di quello che ci sta davanti e lasciamo che un’inquadratura asciutta la supporti al meglio.

Il bello della fotografia di paesaggio è che ci lascia un po’ più tempo per ragionare, per comporre con cura, per fare prove… usiamolo tutto questo vantaggio, dunque.

Mentre inquadriamo, poniamoci le domande corrette. Chiediamoci se ci sono troppi elementi? Chiediamoci se c’è un elemento principale (il punto focale) e se stiamo componendo correttamente perché lo sguardo di guarderà poi il nostro scatto verrà guidato senza distrazioni? Controlliamo il primo piano. Abbiamo modo di usare qualche elemento in primo piano (un albero, un sasso, una figura umana, un animale, ecc.) che aiuti la composizione, che catturi cioè l’attenzione di chi guarda e la conduca attraverso la scena?

montagne - atlante
© Walter Meregalli – Alto Atlante.
Un tele schiaccia i profili delle montagne dell’Atlante, rendendoli elementi grafici.

Consiglio 3 – Non esiste soltanto il grandangolo

Nonostante le focali ridotte siano considerate – e a ragione – le ottiche più indicate per la fotografia di paesaggio, il mio consiglio è quello di provare ad inquadrare la stessa scena con obiettivi dalla lunghezza focale diversa, cercando di sfruttare le diverse caratteristiche strutturali a nostro favore – ad esempio, in presenza di diversi piani all’orizzonte, come potrebbero essere i profili di catene montuose, potremmo pensare di impiegare un tele, anche spinto, e sfruttare lo schiacciamento della profondità, caratteristica tipica di queste focali.

Ricordiamoci che c’è vita oltre ai 24mm e vale la pena esplorare le alternative che le diverse focali ci mettono a disposizione.

 

altopiano tibetano
© Walter Meregalli – Altopiano del Tibet.
Il muro a secco in primo piano guida l’occhio verso le montagne sullo sfondo. Qui tutto deve essere a fuoco.

Consiglio 4 – Un’adeguata profondita’ di campo e la miglior definizione

A meno ci siamo lanciati in qualche progetto estremamente creativo, la fotografia di paesaggio canonica richiede che gli elementi ritratti siano a fuoco e questo vale sia per ciò che sta in primo piano, sia per ciò che invece è sullo sfondo.

Abituiamoci a lavorare con diaframmi chiusi, anche se, per quello che sto per dirvi tra poco, farei meglio a scrivere chiusi, ma non troppo.

Verifichiamo da quale diaframma la macchina ci garantisce il tutto a fuoco e non scendiamo mai al di sotto – ad esempio se con f./11 ottengo la giusta profondità di campo, non scendiamo mai al di sotto, non apriamo cioè a f./8.

È bene però che impariamo un concetto fondamentale: tutti gli obiettivi hanno un diaframma preferito e cioè un’apertura che garantisce la miglior definizione.
Solitamente sta tra f./8 ed f./16 – consiglio qualche prova, ma generalmente f./11 è il valore buono.
Bene, verifichiamo se a f./11 la nostra scena risulta tutta a fuoco e cerchiamo di non allontanarci di molto da questo valore.

Consiglio 5 – Pianifichiamo

Pianificare può fare la differenza. Anzi, PIANIFICARE FA LA DIFFERENZA!

Pianificare significa conoscere più dettagli possibili sulla scena che stiamo fotografando. Significa arrivare sul posto con un congruo anticipo sull’orario per il quale abbiamo previsto di scattare. Presentandoci in anticipo, avremo modo di controllare con calma l’inquadratura, fare qualche scatto di test e decidere se mantenerla o cercarne una di alternativa.

Pianificare significa sapere con esattezza a che ora tramonta il sole, a che ora si alza, la sua posizione relativa alla nostra scena e di conseguenza all’inquadratura scelta – significa saperlo prima di trovarsi sul posto.

Farlo, ormai, è praticamente un gioco da ragazzi. Decine di app ci offrono tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno, da quelle di base, come ad esempio l’ora del tramonto e l’ora dell’alba, a quelle più sofisticate, come posizione precisa nel cielo ad una data ora di un dato giorno, espressa in gradi sull’orizzonte, o proiezione delle ombre, se ci prendiamo la briga di l’altezza approssimativa degli elementi.

Senza diventarne schiavi, un po’ di tecnologia non guasta e le app in questione – sia per iOS, sia per Android – hanno prezzi alla portata di tutte le tasche, ma aiutano moltissimo a farsi un’idea di quello che ci si potrebbe presentare davanti all’obiettivo, anche a diverse settimane o addirittura mesi da quando scatteremo.

Il consiglio fuori quota è sempre il solito: portiamoci dietro un cavalletto, si dimostrerà un ottimo alleato, sia per comporre meglio e con più cura, sia per scattare anche quando la luce è bassa, magari qualche decina di minuti prima dell’alba o qualche mezzora dopo il tramonto.

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