Quando l’autofocus fa cilecca

Non sempre l’autofocus fa il suo dovere, per nostra fortuna siamo in grado di predire con certezza quando questo potrebbe succedere.

AF

Come funziona l’autofocus

Per molti di noi è pressoché impossibile immaginare la fotografia senza la funzione della messa a fuoco automatica, quasi nessuno di noi però sa esattamente come funzione e perché, qualche volta non funziona per nulla.

Il cuore di tutti i sistemi di messa a fuoco automatica, l’autofocus, appunto, si affida ad un processore dedicato che governa un motore in miniatura, al quale è lasciato il compito di muovere avanti o indietro le lenti dell’obiettivo fino a trovare la corretta distanza tra lenti e piano focale, per riprodurre l’immagine del soggetto, un tempo sulla pellicola, ora sul sensore, nel modo più nitido possibile, dal momento che, a seconda della distanza del soggetto dalla fotocamera, corrisponde una distanza corretta tra lente e piano focale (leggete pure “pellicola” o “sensore”).

Esistono sostanzialmente due tipologie di autofocus:

  • autofocus attivo
  • autofocus passivo

Senza entrare dolorosamente nei dettagli tecnici, il primo è il sistema supportato da quasi tutti i modelli economici di fotocamere, mentre il secondo è un sistema più sofisticato che si può trovare nei modelli più costosi. Ultimamente alcune marche, nei modelli di punta, offrono una ancora più sofisticata combinazione dei due sistemi.

Con un brevetto del 1986, Polaroid presentò il primo sistema attivo di messa a fuoco automatica, dove la fotocamera emetteva un’onda sonora sul ritorno della quale era in grado di stabilire la distanza del soggetto dalla macchina fotografica.

Dal 1986 le tecnologie alla base dei sistemi attivi di autofocus si sono susseguiti, sostituendo l’originale onda sonora, molto simile ai sonar dei sommergibili, via via con infrarossi e lampi luminosi.

È soltanto negli ultimi anni che la tecnologia ha avanzato una valida alternativa al sistema attivo grazie all’impiego di microprocessori dedicati che analizzano la scena inquadrata, utilizzando modalità e procedure che si basano su complicate scansioni, letture del contrasto e comparazioni, che credo sia inutile cercare di elencare in questo post.

Croci e delizie dell’autofocus

Che si tratti di attivo o che si tratti di passivo, non dobbiamo dimenticare che l’autofocus, e non importa quanto sofisticato sia l’algoritmo che lo governa, è soltanto un assistente meccanico di quelle che sono le nostre intenzione.

Sebbene i produttori si scervellino per carrozzare i nuovi modelli di DSLR con sistemi di messa a fuoco automatica sempre più avanzati, veloci e in grado di adattarsi pressoché a qualsiasi condizione e situazione, restano sempre e comunque degli assistenti.

Nessun autofocus sarà mai veloce quanto l’occhio umano e nessun algoritmo di messa a fuoco automatica, al netto dei punti di lettura, della copertura e di tutte le altre diavolerie tecnologiche, non sarà mai in grado di leggere nella nostra testa ed anticipare quello che intendiamo mettere a fuoco, né tanto meno distinguere quale soggetto per noi è il soggetto da considerare principale.

Quando l’autofocus fa cilecca

Ci sono condizioni nelle quali pressoché qualsiasi sistema di autofocus non riesce a fare quello per cui è stato pensato.

Alzi la mano chi di noi non ha subito la frustrazione di quei momenti durante i quali non sentiamo altro che il sibilo fastidioso del motore del nostro obiettivo che va avanti e indietro in vano – zzz… zzz… zzz… zzz… – con il risultato che il pulsante di scatto è impossibilitato a scattare? Mi sa che non vedrei molte mani alzate…

In questi casi, la sola cosa da fare è escludere l’autofocus e tornare alla cara vecchia messa a fuoco manuale, attraverso la ghiera del fuoco presente sul barilotto dell’obiettivo.

Fortunatamente le condizioni per le quali l’autofocus va a vuoto sono quasi sempre le stesse.

Vediamo un po’…

  • SCARSO CONTRASTO
    Il contrasto tra il soggetto e lo sfondo è molto ridotto.
    Lo scarso contrasto è la ragione più frequente dietro un autofocus che fa cilecca.
    Sunrise over marshland ponds and trees through thick fog
  • CONTRASTO ESAGERATO
    Come per la mancanza di contrasto tra soggetto e sfondo, anche un soggetto all’interno dell’area di messa a fuoco che presenti un contrasto molto elevato crea molti problemi ai sistemi di messa a fuoco automatica
  • SCENA MOLTO BUIA
    L’autofocus zoppica anche quando la scena inquadrata è buia, a meno che non si tratti di un sistema ad infrarossi.
  • ELEMENTI SU DIVERSI PIANI
    Abbiamo scelto un pattern di lettura della messa a fuoco che abbraccia una certa porzione di inquadratura e in questa porzione sono presenti elementi che hanno distanze diverse dalla nostra fotocamera – ad esempio, le sbarre di una gabbia e l’animale al suo interno.
    Le distanze diverse degli elementi all’interno dell’area di messa a fuoco confondono l’algoritmo della macchina e spesso la fotocamera prende la decisione sbagliata rispetto alle nostre intenzioni.
    WAL_6258
  • PATTERN GEOMETRICI
    La messa a fuoco automatica può risultare problematica quando il soggetto presenta pattern geometrici e, peggio ancora, la ripetizione di questi, ad esempio tapparelle alle finestre, mattoncini, piastrelle.
  • SFONDO DOMINANTE
    Se gli oggetti presenti sullo sfondo risultano dominanti, in termini di proporzioni, rispetto al soggetto da mettere a fuoco, l’autofocus spesso fa cilecca.
  • TROPPI DETTAGLI
    Un soggetto estremamente ricco di dettagli, ad esempio un campo di fiori, può creare qualche problema di messa a fuoco, soprattutto con i sistemi attivi.

Cosa fare?

Semplicissimo. Se il motore comandato dall’autofocus va a vuoto, bloccando così il pulsante di scatto:

  • disinserire la messa a fuoco automatica
    (Nella mia Nikon D850 lo switch che inserisce e disinserisce l’autofocus si trova sul lato del corpo macchina, in corrispondenza dell’attacco dell’obiettivo. Aiutatevi col manuale per trovare la posizione del vostro.)
  • mettere a fuoco attraverso la ghiera presente sull’obiettivo
  • scattare

Dopo, però, ricordiamoci di inserire nuovamente il nostro prezioso assistente.

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