Fotografare l’aurora boreale – 1

Con questo post inauguro una breve serie di articoli dedicati all’aurora boreale, di sicuro uno tra i fenomeni naturali più spettacolari ai quali  assistere.

Noi partiamo a fine gennaio con destinazione Tromsø ed ho ancora due posti liberi. Nel caso qualcuno di voi fosse interessato, non esiti… qui tutte le informazioni su come partecipare al photo tour “L’aurora boreale e il fascino del Grande Nord”.

aurora boreale
L’aurora boreale in Scandinavia

Che cos’e’ l’aurora boreale

Più propriamente, viene chiamata aurora polare e si tratta di un fenomeno luminoso – e talvolta anche sonoro – che si crea nei cieli in prossimità delle due estremità polari terrestri. A seconda che ci si trovi nell’emisfero australe o boreale, l’aurora polare (aurora polaris) prende il nome di aurora australe o aurora boreale. Per non scontentare nessuno, d’ora in poi, mi riferirò sia all’una, sia all’altra semplicemente chiamandole aurora, che vi prego di non confondere con l’aurora in quanto momento del giorno che precede il sorgere del sole (alba).
L’aurora si manifesta con sciami di  luci dal colore diverse, che varia dal più comune verde,  al rosa, al rosso e, qualche volta, al  porpora e al giallo.
Senza procurarci un’emicrania, cerchiamo di capire come e quando si forma l’aurora.
L’aurora si manifesta quando la magnetosfera terrestre è interessata dai venti solari, le cui particelle, cariche di energia, viaggiando all’interno del campo magnetico della terra, entrano in contatto con i gas dell’atmosfera, solitamente nitrogeno ed ossigeno, dando vita a quello che i fisici chiamano eccitazione.
Durante l’eccitazione,  le particelle si ionizzano, guadagnando o perdendo un elettrone, e nel momento in cui tornano al loro stato originale, passando da uno stato eccitato, dove l’energia è superiore, rilasciano dei fotoni, cioè particelle di luce.
Il colore della luce emessa dal rilascio dei fotoni è legato alla tipologia di atomi che viene liberata nel passaggio tra lo stato eccitato e quello normale, ad esempio, atomi di ossigeno emettono una luce verde o rossa, mentre atomi di nitrogeno emettono una luce blu o porpora.
Questo fenomeno ha un’intensità maggiore in corrispondenza dei poli, dove le linee del campo magnetico terrestre sono più concentrate.
Generalmente, l’aurora si presenta come una tenda di luce che si muove nel cielo, ma, a volte, può assumere la forma di un arco o di una spirale.

Aurora: esaltiamo i dettagli

Catturare l’aurora polare, nei suo dettagli intricati, anziché una spalmata luminosa più o meno a fuoco, è il nostro obiettivo principale.

Nessuna paura. Scegliendo i parametri di scatto giusti, avremo la certezza di portare a casa un risultato memorabile, anche se tengo a sottolineare che questo tipo di fotografia è frutto di un processo empirico – per dirla all’inglese, trial & error, e cioè… facciamo delle prove.

Proprio così! Non esiste un bigino a prova di errore e il solo metodo che funziona si basa su una serie di tentativi e una serie di conseguenti correzioni di tiro – la cosa che conta è partire col piede giusto e capire che cosa stiamo facendo.

Quando partire per fotografare l’aurora

Dal momento che l’estate presenta giorni più lunghi rispetto alle notti e, generalmente, notti più chiare, il periodo migliore per catturare l’aurora, sia che si tratti di emisfero boreale, sia che si tratti di emisfero australe, va da metà autunno ad inizio primavera.

Questo, purtroppo, rende la questione un filo più difficoltosa, dal momento che ci aspetteranno lunghe sessioni in esterna, esposti al freddo invernale.

Ricapitolando:

  • emisfero boreale: ottobre/marzo
  • emisfero australe: marzo/ottobre

Come monitorare l’aurora

L’attività solare alla base dell’aurora polare non è un fenomeno costante  e nemmeno facilmente prevedibile e questo purtroppo mina il successo di qualche viaggio.

Cielo coperto da nubi o da nebbia e neve condizionano in maniera moltissimo la possibilità di assistere allo spettacolo dell’aurora, mettiamoci dunque il cuore in pace, potrebbe capitare che la nostra personalissima spedizione nel Grande Nord si trasformi in un pugno di mosche. Non dipende da noi.

La tecnologia, però, come ormai ci ha abituato, gioca la sua parte e ci mette a disposizione tutta una serie di app per tenere sotto controllo l’attività magnetica del sole, senza però doversi laureare in astrofisica.

Il mio consiglio è quello di scaricarne un paio, testarle e mettere a confronto i dati che generano.

Ecco alcune di queste app , sia per IOS, sia per Android, qualcuna è completamente gratuita, qualcun’altra offre una versione base gratuita che è possibile per una manciata di euro aggiornare a release più compete:

  • My Aurora Forecast
  • Aurora Now
  • Aurora Alerts
  • Northern Lights Alerts
  • Aurora Cast
  • Aurora Notifier
  • Aurora Forecast

Ogni app, a seconda dell’accuratezza con cui è stata progettata e dallo scopo che si prefigge, ci ritorna una serie di valori legati al fenomeno.

Quale valore guardare?

Molto semplice! Il valore principale da tenere sott’occhio è l’indice di attività geomagnetica, che viene indicato con Kp e va da un minimo di 0 ad un massimo di 9, dove, più alto è il valore, più alta è la possibilità di assistere all’aurora, naturalmente quando il valore rilevato fa riferimento ad una zona compresa tra i 10° e 20° di latitudine. Se invece ci troviamo in zone geografiche più distanti dai poli, con quindi un latitudine maggiore a 20°, dovremo confidare in valori di Kp decisamente più alti.

Ad esempio un valore di 3 Kp , piuttosto basso, rilevato a Tromsø, nel nord della Norvegia, garantisce uno spettacolo decisamente interessante, a patto di non avere condizioni meteorologiche avverse; mentre lo stesso valore, misurato a Copenhagen non ci dà nessuna garanzia, anzi quasi sempre il fenomeno non è percettibile.

In aggiunta alle diverse app, esistono anche ottimi siti specializzati, che offrono previsioni abbastanza attendibili, quali Space Weather LiveService Aurora, e Space Weather Prediction Center.

Come per la meteorologia in genere, è bene tenere in conto il fatto che le previsioni troppo dilatate nel tempo difficilmente si dimostrano veritiere, molto meglio non andare oltre i tre/sette giorni.

aurora boreale
Lo spettacolo mozzafiato dell’aurora boreale nel circolo polare artico norvegese

Il luogo fa la differenza

Quando siamo alle prese con l’aurora polare, la scelta della location è di fondamentale importanza.

L’aurora è solitamente più visibile nelle aree geografiche comprese tra i 10° e i 20° di latitudine. Soltanto in presenza di un’attività solare molto pesante, il fenomeno può estendersi oltre i 50° di latitudine.

Molti sono portati a pensare che, in prossimità dei due poli, l’aurora sia più visibile. Si tratta di un errore, in quanto il fenomeno diventa più evidente una volta superata una certa distanza dal polo sud e dal polo nord – 10/20 gradi di latitudine, appunto.

Per ciò che riguarda l’emisfero boreale, i luoghi migliori sono Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda, Groenlandia, Alaska, Canada e Siberia.
Mentre per ciò che riguarda l’emisfero australe: Cile e Argentina.

I due requisiti principali per un buon punto d’osservazione dell’aurora sono

  • Condizioni meteorologiche favorevoli – assenza di nubi, nebbia o neve;
  • Cielo buio e inquinamento luminoso nullo o molto basso – anche la luce della luna può spesso impoverire lo spettacolo dell’aurora polare.

Il mio consiglio è quello che, una volta sul posto, si evitiamo il più possibile di accendere torce o cellulari,  in modo che i nostri occhi si abituino più rapidamente al buio e, se proprio non possiamo farne a meno, si impostiamo la luminosità minima o i vari night mode vision.

Restiamo caldi e asciutti

Ci ritroveremo a scattare all’aperto, in sessioni anche prolungate, nel freddo dell’inverno artico. Questo non lo dobbiamo scordare mai e soprattutto non lo dobbiamo sottovalutare.

Vestiamoci di conseguenza. La parola d’ordine è ISOLAMENTO TERMICO MASSIMO, ma anche IMPERMEABILITÀ. Che tradotto significa: caldi e asciutti.

Personalmente prediligo i capi tecnici ad un abbigliamento in lana o cotone, perché sono quasi sempre più leggeri dei cugini tradizionali, nel caso di bagnassero, si asciugano più rapidamente e, spesso, offrono un isolamento termico migliore.

Le scarpe giocano un ruolo fondamentale, devono essere comode, calde e impermeabili, io privilegio scarponcini alla caviglia con tomaia in Goretex e suola isolante.

Così come fondamentale è il capo spalla principale, che si tratti di un piumino classico o di altro. Sceglietelo comodo, ma non ingombrante, leggero, ma caldo e impermeabile. Personalmente preferisco indossare un piumino sul quale vesto un guscio antivento e impermeabile, in modo da coniugare il caldo della piuma e la sua compattezza con la garanzia di non bagnarmi nel caso il meteo mi dicesse male.

I guanti, ma soprattutto i sotto guanti (che molti tendono a scartare) sono altrettanto importanti. Anch’essi devono essere caldi e impermeabili. La scelta di indossare un paio di sotto guanti  – appunto sotto i guanti… – secondo me è molto azzeccata, perché mi permette di non restare a mani nude nel freddo quando sono chiamati a smanettare con la fotocamera – e ormai, per poche decine di euro, se ne trovano anche modelli che ci permettono di usare tranquillamente le funzioni touch dei nostri “giocattolini”.

Sulla pelle, indosso un intimo tecnico (calzamaglia e maglietta a maniche lunghe), che mi garantisce un’ottimo isolamento termico e trattiene l’eventuale sudore; sopra una maglietta e una felpa dal peso adeguato; sotto un paio di pantaloni, che nel caso proteggo con dei pantavento. Naturalmente, scaldacollo e cappellino.

Scegliamo con cura quello che ci porteremo, ricordandoci che non dobbiamo diventare degli omini Michelin, impacciati nei movimenti e soprattutto evitiamo  capi che ci possano indurre a sudare, nel caso dovessimo fare un po’ di movimento. Non c’è nulla di peggio che essere bagnati sotto, quando fuori è parecchio sotto lo zero.

Nei prossimi post vedremo quale attrezzatura fotografica portarci e qualche consiglio pratico per scattare al meglio l’aurora boreale.

aurora boreale a spirale
Una singolare spirale. Questa tipo di aurora è forse tra le meno comuni

Parti con noi! Ancora due posti a disposizione. Dal 30 gennaio al 3 febbraio andiamo a Tromsø a fotografare l’aurora boreale. CLICCA QUI per saperne di più

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