5 consigli prima di fare click

Click. Click. Click.

Quattro lettere che esprimono con una parola un po’ naïf un suono che ci riempie il cuore, la mente e… le orecchie, così tanto, che troppo spesso, ci fa cortocircuitare il cervello.

Il fotografo (e non semplicemente qualcuno che scatta fotografie) però non può spegnere il cervello e affidare i propri scatti soltanto all’istinto. Non importa quanto ci inebri il suono del click, un fotografo deve rispondere sia alla vis creativa sia alle questioni tecniche, perché i suoi scatti sappiano essere interessanti.

Al momento del click il cervello di un fotografo DEVE essere acceso e reattivo: ci sono scelte che è chiamato a fare, non può produrre un encefalogramma piatto soltanto perché un suono lo ubriaca.

Una lista di consigli da ripassare prima di fare click

Gli amanti delle liste stanno leggendo un post che fa per loro e dunque non dovrebbero sorgere complicazioni. A coloro invece che le liste le sopportano a fatica, dò un consiglio: sforzatevi comunque di arrivare in fondo all’articolo – potete storcere il naso, nel caso.

Sia ben chiaro, nel tentativo di riassumere dieci – e soltanto – dieci cose da ripassare prima di scattare, potrei aver lasciato fuori dalla lista qualcosa, poco male, cominciamo da queste prime dieci pietre miliari.

Prima di cominciare, a parte le tavole di Mosè, di biblica memoria, NULLA è davvero scolpito nella roccia, leggendo potrete sentirvi d’accordo con me come invece trovarvi in completo disaccordo. Quello che io reputo fondamentale per il mio modo di fotografare potrebbe essere semplicemente marginale. Non importa.

Leggete i miei consigli, arrivate fino al numero dieci, e come undicesimo aggiungete pure questo, che, ironia della scrittura, vi elenco per primo: IMPARATE A PENSARE PRIMA DI SCATTARE – e non lo dico io soltanto, ma prima di me fotografi ben più quotati hanno sostenuto questa verità prima.

Consiglio numero 1 prima del click: IL TRIANGOLO DELL’ESPOSIZIONE

Sono tre (e soltanto tre) i parametri che determinano l’esposizione:

  • Apertura di diaframma
  • Tempo di posa o esposizione
  • Sensibilità del sensore

Il diaframma controlla la quantità di luce che passa attraverso l’obiettivo.
Il tempo di posa determina il tempo durante il quale il sensore rimane esposto alla luce.
La sensibilità, espressa in ISO, esprime la capacità del sensore di reagire alla luce.

Una volta trovata l’esposizione che ci soddisfa, indipendentemente da quello che ci consiglia l’esposimetro della macchina – del cui funzionamento ne parlo ampiamente qui – ricordiamoci la semplicissima regola che li lega tra loro e che un diagramma che gira in rete da tempo immemore (© Anthony Dejolde) spiega con una semplicità pressoché imbarazzante:

© Anthony Dejolde – La legge dell’esposizione e come muoversi sulle scale di tempo, diaframma e ISO

Se ad esempio la nostra triade magica è f:8 – 1/30″ – ISO 1600, otterrei la medesima esposizione con f:4 – 1/125″ – ISO 400 (nel caso decidessi di smanettare con tutti i tre parametri).
Nel caso invece scegliessi di tenerne fisso uno dei tre, basterà muovere in direzioni opposte, ma delle stesse caselle, gli altri due. Elementare!

Ad esempio, scelgo di tenere fissi gli ISO (cosa che capita), per ottenere la stessa esposizione di prima, se sposto il tempo a 1/15″ (una casella a destra), devo spostare il diaframma a f:5,6 (una casella a sinistra). E ora divertitevi un po’ voi.

rajasthano che fuma
© Walter Meregalli – Una profondità di campo limitata per concentrare l’attenzione sul volto e sul gesto

Consiglio numero 2 prima del click: LA PROFONDITA’ DI CAMPO

Lo so, lo so… solo a nominarla, è causa di emicranie a grappolo per molti.

Credetemi, è più una questione che nasce dalla pomposità della definizione, perché, capire in pratica cosa significa, non è certo fisica nucleare.

La profondità di campo è quella porzione di scena a fuoco, che si estende un po’ davanti e un po’ dietro il punto di messa a fuoco.

La profondità di campo (spesso abbreviata anche con PDC) dipende da:

  • apertura del diaframma
  • lunghezza focale
  • distanza dal soggetto

Assioma del diaframma
Più il diaframma è aperto (numero piccolo), più la profondità di campo è ridotta  – pochi oggetti a fuoco.
Al contrario, più il diaframma è chiuso (numero grande) e più la profondità di campo è estesa – più oggetti a fuoco.

Assioma della distanza
Più siamo vicini al soggetto e più la profondità di campo diminuisce.
Più ci allontaniamo dal soggetto e più la profondità di campo aumenta.

Assioma della lunghezza focale
Più la focale del nostro obiettivo è lunga e più la profondità di campo è ridotta.
Più la focale del nostro obiettivo è corta e più la profondità di campo è estesa

Per cui, ammesso che non vi spostiate, se aprite il diaframma, a parità di focale otterrete meno dettagli a fuoco. Al contrario, sempre senza spostarvi e senza sostituire l’obiettivo, impostando un diaframma chiuso, i dettagli a fuoco saranno maggiori e la zona a fuoco si estenderà maggiormente, sia dietro, sia davanti al punto di messa a fuoco.

Se vi interessa leggere di più sulla profondità di campo, CLICCATE QUI.

pontile e onde
Tempo lungo per ammorbidire le onde

Consiglio numero 3 prima del click: IL TEMPO GIUSTO… PER VOI

L’aggettivo “corretto”, riferito alla fotografia, m’infastidisce come poche altre cose. “Esposizione corretta”… “Tempo corretto”… “Diaframma corretto”… tutti concetti che trovo privi di senso o quasi. Corretti secondo chi!? Secondo cosa!? Normalmente lo sostituisco con “suggerito”, soprattutto nel caso dell’esposizione, altrimenti lo volgo in “giusto”, chi mi pare inchiodi meno, e ci aggiungo “… per voi”. Già, giusto per voigiusto per noi

Prima di scattare, prima del click, chiedetevi se state usando il tempo giusto per voi.

I tempi rapidi, e con rapidi di solito si intende più brevi di 1/125″, congelano gli oggetti in movimento. Più il movimento dell’oggetto è rapido e più dovrete scendere con il tempo di posa, cioè impostare tempi rapidi. Ricordatevi che 1/250″ è più rapido di 1/25″, 1/500″ è più rapido di 1/250″, 1/1000″ è più rapido di 1/500″ e così a salire con il denominatore della frazione.

I tempi lenti, diciamo al di sotto di 1/30″ registrano gli oggetti in movimento con il tipico mosso di macchina, da non confondere, come molti fanno, con lo sfocato.
Il mosso di macchina è caratterizzato dalla tipica strisciata prodotta dall’oggetto in movimento.

Ricordatevi che 1/15″ è più lento di 1/30″, 1/8 di 1/15″, 1/4 di 1/8″ e così via, a scendere con il denominatore della frazione – occhio quando arrivate e superate il fatidico 1″, perché potreste confondere 2″ con 1/2″ o 8″ con 1/8″, ma sono tempi molto diversi tra loro (!).

Più scendete con il tempo di posa e più renderete evidente la strisciata del mosso.

Attenzione però, perché la regola vale, ma entro certi limiti che sono legati alla relazione tra tempo di posa totale e tempo per il quale l’oggetto si muove all’interno della scena, oltre naturalmente alla sua velocità.
Cerco di spiegarmi meglio: se esponete per 2″ e un’auto attraversa la scena per tutto il tempo (100%), la strisciata risulterà piuttosto appariscente. Potreste pensare che allungando il tempo a 10″ l’effetto movimento risulti più marcato, ma non è così.
Sebbene 10″ è un tempo più lungo di 2″, l’auto, nel secondo caso, rimarrebbe sulla scena, e dunque registrata dal sensore, soltanto per il 20% della durata dell’esposizione e la strisciata che ne risulterebbe sarebbe decisamente meno evidente, soprattutto verso l’ingresso dell’oggetto nella scena, perché il nostro sensore ha un vizio, bello o brutto decidetelo voi:  tende a dimenticare ciò che non è permanente.

scie di luce - traffico
© Walter Meregalli -Tempo di posa lungo (molto lungo), per rendere i fari e gli stop delle auto delle linee di luce.
Impensabile senza cavalletto

Consiglio numero 4 prima del click: LA MACCHINA E’ STABILE?

Lo so, non ci si pensa quasi mai, salvo poi riguardare gli scatti e maledirsi perché il mosso è evidente, tanto quanto è evidente che non si tratta di una scelta razionale.

Si tratta di un errore tipico di chi ha cominciato da poco, ma piuttosto comune anche in chi si dice esperto e sapete quando colpisce? QUANDO AVETE FRETTA.

La fretta di scattare molto spesso si traduce in foga e la foga ci fa premere il pulsante senza preoccuparci di mantenere la fotocamera ferma. Click e siamo già alla foto successiva… peccato che l’indice non sia stato per nulla leggero e che il nostro essere maldestri potrebbe avere compromesso un potenziale buono scatto.

Per cui, prima di fare click… un bel respiro e nessuna fretta.

Fate attenzione anche quando il tempo di posa si aggira attorno al 1/15″.
Il mio consiglio è che memorizziate questo valore – 1/15″ – come soglia limite sotto la quale non scendere se scattate a mano libera. Vi consiglio di scoprire però anche qual è il vostro reale limite fisico, personalmente riesco a portarmi a casa qualcosa di accettabile anche con tempi attorno ad 1/4″, naturalmente postura e modo di impugnare la macchina fanno la differenza, ma per fortuna si tratta di due aspetti che si possono allenare.

Come si impugna correttamente una fotocamera:

  • gambe divaricate e leggermente flesse
  • piedi leggermente disallineati (io porto un po’ in avanti il sinistro)
  • mano destra sul corpo macchina
  • indice appoggiato al pulsante di scatto
  • mano sinistra aperta sotto il barilotto dell’obiettivo, a sostegno
  • entrambi i gomiti staccati dal corpo e flessi
Modo corretto di impugnare una macchina
Modo non corretto

 

 

 

 

 

 

 

(forse due scatti datati, ma sempre efficaci)

Al momento dello scatto, trattenete il respiro e abbiate cura di muovere soltanto l’indice, premendo il pulsante di scatto con un gesto deciso, ma non affrettato.

Qualcuno di voi di certo starà ridacchiando, qualcun altro mi starà dando dell’imbecille, etichettando quanto ho appena scritto come “aria fritta”.
Beh, ha rovinato più scatti aver snobbato quest’aria fritta che ignorare la tecnica.

calatrava ponte
© Walter Meregalli – Linee nella notte
Il ponte di Calatrava a Reggio Emilia si trasforma in un disegno rigoroso di linee su uno spazio negativo nero.
Quando la creatività parte dalla composizione

Consiglio numero 5 prima del click: LA COMPOSIZIONE

Tranquilli, non darò fondo alla mia solita omelia a sostegno dell’importanza della composizione nella fotografia. Questa volta mi limiterò ad esortarvi a pensare alla composizione prima di scattare.

Prima di abbassare l’indice e “congelare per sempre il tempo”, ripassatevi mentalmente qualche strumento che vi mette a disposizione la composizione fotografica – ad esempio, la simmetria, la regola dei terzi, lo spazio negativo o le linee guida. Ragionate sulle possibili alternative e sulle differenze creative che vi offrono.

Quello che non inquadrate non esiste, afferma un fotografo mio amico. Come dargli torto!? Pensateci allora, prima di scattare. E pensate anche al fatto che tutto quello che includete nell’inquadratura acquista automaticamente un senso. “Se lo ha incluso, vorrà dire qualcosa”, questo penseranno coloro che guarderanno il vostro scatto. Pensateci! Pensateci prima di lasciar dentro, per fretta, per poca cura, per noia, una busta di plastica, mezza testa di un passante, tre dita della mano di una vecchina o la vostra ombra.

Morale della lista

Qualcuno di sicuro obietterà che, se si mettesse a ripassare mentalmente tutte queste cosine, finirebbe con scattare forse un quarto delle foto.
Bene, vorrà dire che forse avrà eliminato tre quarti di scatti banali.

Potrebbe sembrare troppo tempo rubato allo scatto, in realtà con la pratica ritroverete queste cinque cosine tra gli automatismi del fotografo.

Fotografare ha una componente razionale ed una istintiva, artistica. Non per forza e non sempre le due componenti dovranno essere presenti contemporaneamente nello stesso scatto e con il medesimo peso, ma non lasciate che un approccio affrettato o base tecniche scricchiolanti eclissino la componente razionale. La fotografia non è soltanto istinto.


Quanto ti piace fotografare? Hai risposto un po’!? Peccato. Hai risposto molto!? Bene!
Ora dimmi, quanta fame di mondo hai? Ancora una volta hai risposto molta!? Ah!
CREDO POSSA INTERESSARTI, ALLORA…
12 giorni di fotografia, in Ladakh, ai piedi dell’Himalaya, in un viaggio fotografico che sono pronto a scommettere saprà soddisfare la tua fame di mondo… almeno per un po’.
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