I maestri della fotografia: Letizia Battaglia

Letizia Battaglia non fa sconti. I suoi scatti colpiscono e colpiscono duro, picchiano proprio lì, tra cuore e cervello. Dotata di un talento unico, i suoi scatti sono ruvidi spaccati del mondo che la circonda e la sua fotografia è cruda poesia.

© Letizia Battaglia

Letizia Battaglia, la mafia e un lunario da sbarcare

Letizia Battaglia nasce a Palermo nel 1935 e nel 1969 comincia la sua carriera di fotoreporter, unica donna in un mondo declinato rigorosamente al maschile, nelle file del quotidiano L’Ora, per il quale si occupa principalmente di cronaca nera e mafia.

Dopo un breve periodo milanese, la Battaglia torna nella sua Sicilia, dove fonda l’agenzia “Informazione Fotografica”, tra i cui nomi di rilievo, spiccano quelli di Scianna e Kundela.

Per tutti gli Anni Settanta e Ottanta, Letizia Battaglia si spende per testimoniare senza censura la realtà della criminalità organizzata in Sicilia e l’efferatezza del suo operato, che, si perpetra nella quasi completa omertà. I suoi scatti, crudi, diretti come un pugno, hanno la capacità di scuotere la coscienza assopita dell’opinione pubblica in tutto il Paese.

Testimonia l’egemonia dei Corleonesi, i loro crimini e la connivenza con il potere. La Battaglia è tra i primi ad accorrere sul luogo dell’omicidio di Piersanti Mattarella e i suoi scatti rappresentano un esempio memorabile di fotogiornalismo, così come gli scatti che ritraggono l’allora presidente del consiglio Giulio Andreotti  con alcuni esponenti di spicco del clan dei Corleonesi, in un hotel di Palermo.

La mafia ha rappresentato a lungo il fulcro del lavoro di Letizia Battaglia, tanto da valerle etichette riduttive quali “la fotografa dei morti ammazzati” o “la fotografa della mafia”, ma il talento per il reportage e per la fotografia più in generale della Battaglia vanno ben oltre le etichette e i luoghi comuni.

Lei stessa, in un intervista rilasciata a Libero lo scorso anno, dichiara con una tagliente sagacia: “Non diciamo sciocchezze! Io sono una persona, non una fotografa.”

Letizia Battaglia possiede la disarmante schiettezza tipica dei grandi e questa caratteristica esce in modo tanto naturale quanto diretto quando, a proposito dello straordinario lavoro di denuncia svolto per L’Ora, ammette con orgoglio naïf  che “quelle foto le ha fatte per portarsi a casa uno stipendio”.

© Letizia Battaglia

Una bambina e un pallone la consegnano al mondo

“La fotografia l’ho vissuta come documento, come interpretazione e come tanto altro ancora. L’ho vissuta come acqua dentro la quale mi sono immersa, mi sono lavata e purificata. L’ho vissuta come salvezza e come verità”.

Così aggiunge la Battaglia nella stessa intervista, a proposito della sua relazione con la fotografia.

La fotografa dei morti ammazzati, come superficialmente l’hanno etichettata, diventerà però famosa in tutto il mondo grazie ad uno scatto che non racconta né di mafia né di morti ammazzati, ma che testimonia una realtà, quella siciliana degli scorsi decenni, ancora molto lontana dal resto del Paese, ma così vicina all’autrice.

Sarà infatti “La bimba con il pallone”,  uno scatto del 1980 a far salire alla ribalta internazionale la fotografa palermitana e a farla apprezzare finalmente come fotografa della vita, anche, se come ha ammesso anche lei, si trattava spesso di vita da strada, tra l’analfabetismo e l’indigenza.

Ancora una volta, però, proprio come era accaduto con la cronaca nera, gli scatti di Letizia Battaglia sono veri e propri capolavori di street photography e di narrazione fotografica, capaci di squarciare il velo di indifferenza che nasconde certe realtà scomode ai molti.

© Letizia Battaglia

Gli scatti della Battaglia sono punteruoli che si vanno a ficcare nella coscienza di tutti. Sono storie magnetiche, intime, sono sassate così lontane dalla perfezione tecnica da non poter che essere perfette.

La strada, maestra di vita

Sembra quasi che la fotografia di Letizia Battaglia non conosca – o non possa conoscere – ambientazione diversa dalla strada, forse anche a causa delle sue origini e di un’adolescenza irrequieta, vissuta, appunto, per strada.

“Ero una donna con tanti problemi, ero infelice, inquieta (…)” , ammette con spiazzante candore, “Sono riuscita a riappropriarmi di me quando ho iniziato a fotografare.”

Ed è stata la strada ad insegnarle un mestiere, a darle modo di “camparci con la fotografia”, ma è stato il suo innato talento nel raccontare la realtà di tutti giorni a consacrarla definitivamente tra i grandi della fotografia mondiale.

Ed è ancora la strada a formarla politicamente, a spingerla sempre a prendere le parti dei più deboli, degli esclusi, anche quando un calcolo più pragmatico, più cinico le avrebbe magari consigliato di non farlo.

Per strada, per assicurarsi lo scatto giusto, Letizia Battaglia ha sgomitato come i suoi colleghi uomini, più dei suoi colleghi uomini .

Per strada ha preso i calci e gli schiaffi dei poliziotti che cercavano di tenerla lontana dalle scene dei crimini, più di qualsiasi collega uomo.

La strada significava però una cosa soprattutto, la fotografia, e la fotografia, la riconciliazione con se stessa.

Per conoscere meglio Letizia Battaglia

 

 

 

 

 

 

Letizia Battaglia – ANTHOLOGIA
360 pagine – Edizioni Drago – Brossura, copertina rigida – € 68

 

 

 

 

 

 

 

Letizia Battaglia – Fotografia come scelta di vita
288 pagine – Edizioni Marsiglio – Brossura, copertina rigida – € 42,50

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