Io sto a casa

Non ci hanno chiesto poi così tanto, soprattutto nell’era delle tv on demand e della fibra un po’ ovunque.

Ci hanno chiesto di stare a casa, di uscire il meno possibile e soltanto per ragioni importanti.
Ci hanno chiesto di limitare i contatti fisici. Tutte cose che ci costano soltanto un po’ di fatica.

Se ci pensate, ci stanno suggerendo e autorizzando a fare quello che in altri giorni avremmo sperato un po’ tutti. Solo che quando ci viene imposto, c’è sempre una parte di noi che vuole ribellarsi.

Se non per noi, per gli altri

Quasi sicuramente la maggior parte di noi si sente bene, è in salute e vive queste restrizioni come veri e propri attentati alla proprio libertà. In parte la cosa è comprensibile.

Ma vorrei che tutti ci mettessimo in testa questo concetto: restare a casa, uscire il meno possibile serve più agli altri che a noi, che siamo in salute.

Serve a non dare una chance al virus di propagarsi, serve a circoscrivere i contagi, serve a preservare la salute, e talvolta anche la vita, dei nostri cari più anziani o meno in salute di noi.

Se non lo vogliamo fare per noi, facciamolo per gli altri.

Questo sacrificio, più o meno grande,  è quanto ci viene richiesto nella lotta al propagarsi del contagio. Obbedire alle restrizioni che ci vengono imposte è la possibilità di fare, ognuno di noi, la nostra parte.

Lo so, lo so perfettamente, molti di noi, io tra questi, stanno perdendo tanti soldi, perché restare a casa significa rallentare, se non fermare, il lavoro, ma stare a casa è anche un valido baluardo contro l’allargarsi del contagio e prima cominceremo a farlo tutti e prima sono convinto riusciremo a ripartire tutti.

Se di corona virus muoiono soltanto gli anziani e coloro che, per una ragione o per l’altra, hanno un sistema immunitario compromesso, il conto di  un contagio fuori controllo verrà presentato a tutti, indistintamente da ceto o condizioni fisiche.

Proviamo a pensarci… se il sistema sanitario nazionale collassasse, stritolato dalla morsa dei contagi in aumento, a farne le spese saremo tutti. A fare le spese di ospedali in tilt saranno coloro che malauguratamente verranno colpiti da un’emergenza qualsiasi, che col virus non ha nulla a che vedere, come ad esempio un incidente stradale o un malanno improvviso.

Con gli ospedali e i presidi sanitari in tilt a pagare il conto potrebbe davvero essere chiunque, da coloro che non riuscirebbero a trovare accesso ai pronto soccorsi o che vi accederebbero con gravi ritardi o a coloro che non troverebbero un letto libero o tutte le unità speciali assegnate all’emergenza virus.

Dobbiamo pensare a questo, se abbiamo scelto di non pensare a noi.

Io non esco

Io cercherò di restare a casa, di uscire solo se necessario. Cercherò di evitare i luoghi affollati, di evitare i contatti ravvicinati e cercherò, soprattutto di farmene una ragione.

Non ho le competenze mediche per poter dire a me stesso di aver ben chiara la situazione e nemmeno ho le competenze per giudicare con trasparenza e serenità le misure che sono state messe in atto, semplicemente le seguo perché una cosa mi è chiara: se sto a casa, faccio la mia parte nell’evitare che il contagio dilaghi ulteriormente.

Spero che mi perdoniate questa digressione che con la fotografia non ha nulla a che fare.
Grazie.
Walter Meregalli

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2 thoughts on “Io sto a casa

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