Valutare un concorso fotografico

Quante sono le mail che riceviamo in un mese e che promuovo un concorso fotografico?

Personalmente ne ricevo almeno tre, quasi ogni mese  e tutte mi propongono il concorso che non posso ignorare.

Con la rivoluzione digitale e con la diffusa sensazione che tutti ormai si sentano un po’ fotografi l’offerta è aumentata in modo impressionante.

Promesse, promesse, promesse

Soldi… La tua foto in copertina…. Super Premio in salami e formaggi… Esposizione mediatica garantita”…. I tuoi scatti esposti alla NPG di Londra!”…

Le promesse sono davvero tantissime, quasi tutte allettanti, ma è proprio su questo che dobbiamo imparare a ragionare e costruire un criterio per districarci nella giungla dei concorsi.

A prima vista tutti i concorsi potrebbero sembrare un’occasione da non lasciarsi sfuggire, ma se così facessimo, ci ritroveremmo presto spennati, a  piccoli colpi da 20/50 euro a iscrizione, e con la stessa fama o copertura mediatica che potevamo vantare l’altro ieri.

Dobbiamo imparare a porci alcune domande prima di iscriverci e inviare i nostri scatti.

Il mondo di Facebook

Prima di entrare nel vivo dell’articolo, vorrei spendere qualche parola circa i concorsi fotografici che proliferano su Facebook.

Non sempre, anzi, quasi mai, i concorsi promossi attraverso Facebook sono in realtà veri e propri concorsi.

È necessario distinguere tra chi utilizza il social network per promuovere un concorso esterno, dove spesso viene richiesto di inviare del materiale stampato, e chi invece semplicemente chiede che gli venga inviato uno scatto, dopodiché, a decretare il vincitore, sarà il numero di like che ogni scatto riceve.

Questi ultimi NON SONO CONCORSI FOTOGRAFICI.
Se a decretare il vincitore è il numero di like che un determinato scatto riceve, non siamo in presenza di un concorso fotografico, perdonate la franchezza.

Questo tipo di attività, molto frequenti su Facebook, sono ben altro.

Qualche volta si tratta semplicemente di un modo perché gli appartenenti ad un gruppo o i follower di una certa pagina condividano dei contenuti. Molto più spesso si tratta di un espediente per aumentare il traffico sulla pagina che ospita il concorso, rendendola più popolare e meglio posizionata.

Ogni volta che il vincitore non viene decretato da una giuria, ma bensì da una sorta di suffragio universale 2.0 – a colpi di like, per intenderci – non siamo al cospetto di un concorso.

Perdonatemi, ma la giuria popolare, che per sé rappresenta una bella cosa, purtroppo non garantisce nessuna qualità in termini di fotografia e critica fotografica.

saddhu
© Walter Meregalli – Saddhu. Qualche anno fa ho iscritto questo scatto al concorso della National Portrait Gallery.
Il mio saddhu è andato avanti fin quasi ad accaparrarsi l’inclusione nel catalogo, ma poi ho ricevuto la mail con la triste notizia. Il concorso valeva la pena e i soldi dell’iscrizione

Chi organizza il concorso

Dobbiamo partire da qui, da chi organizza il concorso e dobbiamo capire il prestigio del nome, in termini relativi ed assoluti, e cioè cosa rappresentano gli organizzatori per il mondo della fotografia e chi sono invece in termini più assoluti.

In seconda battuta, chi li sostiene nel progetto. Quali sono gli sponsor e  che importanza possono avere in un’eventuale vittoria.

Vincere un concorso organizzato dalla National Portrait Gallery di Londra non è paragonabile a vincere quello indetto dal Circolo della fotografia di Vimercate, con tutto il rispetto per quest’ultimo, ammesso che esista.

Focalizzare su chi organizza ci aiuta a comprendere l’effettiva portata del concorso e il suo possibile ritorno.

Che cosa ci potrebbe portare

Che cosa ci spetterebbe, qualora vincessimo?

Possiamo individuare tre categorie di premi per i vincitori

  1. ESPOSIZIONE
  2. PREMIO IN SOLDI
  3. ACCESSO AD ATTIVITÀ

L’ esposizione non è sinonimo di fama o di successo, ma di sicuro, rappresenta per chiunque abbia velleità professionali nel campo della fotografia, un ottimo premio per aver vinto un concorso.

Dobbiamo essere pragmatici, però, e comprendere con chiarezza quale sarà l’esposizione garantita minima  che l’organizzazione riserverà ai vincitori.

Non lasciamoci incantare da promesse vaghe. Dev’essere chiaro sin dal momento che ci iscriviamo come l’organizzazione pensa di promuovere i vincitori e con quali mezzi.
Il prestigio dell’organizzazione e degli sponsor che la sostengono saranno il nostro metro per misurare l’effettiva possibilità di mantenere le promesse di esposizione.

Una piccola realtà locale, anche se mossa da buoni propositi, difficilmente potrà garantirci mostre itineranti internazionali o la pubblicazione all’interno di un catalogo di respiro internazionale.

Il diavolo è nei dettagli, motivo per il quale dovremo leggere con cura tutte le clausole legate all’eventuale vittoria e capire quanta reale esposizione viene garantita ai vincitori.

Se il premio sarà l’inclusione dello scatto vincente nella mostra dedicata al concorso, è bene farsi un’idea di dove si terrà la mostra e per quanto tempo, e associare la cosa con le reali o presunte tali potenzialità di chi organizza.

Negli ultimi anni è scoppiato il fenomeno vinci la copertina, per il quale lo scatto che vince viene utilizzato per la copertina della rivista che organizza il concorso o che ne è sponsor.

Personalmente ho idee contrastanti sulla questione. Sebbene possa capire la botta di autostima nel vedersi pubblicati in copertina della versione italiana del National Geographic, non riesco a non pensare che sull’esposizione in ritorno pesi irrimediabilmente la consapevolezza generale che quel traguardo sia frutto di un concorso e che, in seconda battuta, non trovo eticamente corretto che una testata faccia incetta gratuita di fotografie delle quali poter successivamente disporre come meglio preferisce – ma di questo magari ne riparleremo…

Nel caso invece di un premio in soldi, assicuriamoci dell’effettiva cifra che ci metteremmo in tasca, al netto delle tasse e di altri eventuali balzelli. A volte, il premio viene elargito in attrezzatura fotografica per pari valore. Molto meglio controllare, prima di aspettarci del denaro e ritrovarci con roba della quale magari non ce ne facciamo nulla.

Accedere ad attività esclusive può essere molto interessante, pensate ad un workshop con McCurry o con la Leibowitz. In questi casi è bene controllare tutte le clausole, come ad esempio se i soggiorni sono compresi o no, dal momento che i viaggi non lo sono praticamente mai, se esiste una data limite entro la quale usufruire del premio vinto, se fa riferimento ad un’attività specifica o possiamo scegliere.

Il mondo digitale e la sua corsa al traffico per ottenere un posizionamento migliore sta inquinando irrimediabilmente certe dinamiche e neppure nomi di tutto rispetto del mondo della fotografia ne sono immuni.

Sempre più frequentemente i concorsi organizzati da community di fama internazionale mettono in pratica un giochino piuttosto sgradevole.

Ai partecipanti che hanno il merito di superare il primo giro di giudizi viene chiesto loro di promuovere il loro scatto, scelto per accedere al livello superiore, all’interno della cerchia dei propri amici, invitandoli a mettere il loro like – cito testualmente parte della mail che io stesso ho ricevuto “(…) per testare le effettive potenzialità dello scatto scelto sul palcoscenico della rete (…)”.

Naturalmente l’autore dello scatto scelto si prodiga e coinvolge più amici possibili, pregandoli di sostenerlo. È così fiero e felice che non si cura del fatto che in realtà altro non sta facendo che accelerante per il traffico del sito degli organizzatori e che nessuno di quei like lo avvicinerà in nessun modo alla vittoria del concorso.

Questo lo trovo davvero poco elegante, se non addirittura scorretto.

Il panel della giuria

Questa seconda domanda è significativa quanto la prima.

Chi sarà chiamato a giudicare le foto in gara? Che formazione professionale possono vantare? Si tratta di fotografi, photo editor, giornalisti o di altro?

Impariamo a diffidare quando non vengono specificati i nomi dei giudici, a meno che l’organizzazione non sia un nome noto e rispettato nel campo. Ad esempio, se anche la National Portrait Gallery non indicasse i giudici del panel di un suo concorso, visto il lustro dell’organizzazione, parteciperei comunque.

Cerchiamo sempre però di capire chi giudicherà il nostro scatto.

Chi ha diritto ai miei diritti

Personalmente non tralascio mai le clausole di partecipazione ad un concorso relative alla cessione dei diritti del materiale inviato e vi consiglio di fare altrettanto.

Un concorso serio si limiterà ad utilizzare le nostre immagini all’interno dello stesso o con strumenti strettamente legati, ad esempio il catalogo dell’eventuale mostra.

Molti concorsi sono semplicemente acchiappascatti.

Noi carichiamo le nostre immagini, paghiamo per partecipare al concorso, e l’organizzazione acquisisce i diritti idei nostri scatti senza limitazioni d’utilizzo e di tempo, estendendo la cosa anche a scopi commerciali.

Il mio consiglio: evitiamo di iscriverci.

Quanto costa iscriversi

La questione economica è sempre da valutare.

I concorsi seri prevedono più categorie di iscrizione, che vanno solitamente da foto singola ad essay, cioè un piccolo gruppo di scatti legati ad un tema comune.

Se ci viene richiesto di partecipare inviando una stampa, sarà bene mettere in conto che questa non ci verrà più restituita e che, al prezzo di iscrizione, dovremmo sommare il costo per produrre una stampa di buona qualità e le spese postali.

Leggiamo tutte le clausole

Leggiamo con estrema attenzione le regole di partecipazione e di ammissione per gli scatti.

Accertiamoci dei formati accettati, della risoluzione minima e massima, di quali interventi di post-produzione sono ammessi e quali altri no.

Non c’è peggior beffa di iscriversi, pagare e vedere i propri scatti squalificati perché non idonei, in quanto non conformi alle regole di ammissione.

Alcuni concorsi ammettono tutto  e non pensiate che si tratti di concorsi da quattro soldi, Nikon, ad esempio, ne organizza uno a livello mondiale dove qualsiasi intervento in post-produzione è ammesso.

La maggior parte dei concorsi è rigida su quanto possiamo photoshoppare uno scatto, di solito lasciano libertà di intervento sull’esposizione, sul contrasto, sulla gamma tonale, sullo sharpening e stop.

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