Maestri della fotografia: Margaret Bourke-White

Spesso la notorietà non è proporzionale al talento e sicuramente questo è il caso della fotografa americana Margaret Bourke-White, sconosciuta ai più, nonostante alcuni dei suoi scatti siano davvero iconici.

In principio furono le macchine.

Le macchine, la prima grande passione fotografica di Margaret.

Nata a New York, nel neo-annesso Bronx, nel 1904, Margaret Bourke-White quasi sicuramente deve la sua passione per le macchine e il mondo industriale in generale a suo padre, ingegnere meccanico col pallino delle invenzioni, che la giovane Margaret accompagnava pressoché quotidianamente nelle fabbriche per le suo padre progfettava macchine da stampa.

© Margaret Bourke-White

Influenzata dal cubismo e dall’espressionismo, la giovane Margaret Bourke-White ritrae paesaggi urbani con grattacieli e ciminiere fumandi, trasformando il mondo che le stava davanti in un esercizio di volumi e contrasti.

“(…) ogni mattina poco dopo l’alba aspetto che dalla foschia emerga lo skyline con le sue impalcature, gru e ciminiere di fonderie (…)”, questo annota Margaret su uno dei suoi diari nei primi anni trenta.

I suoi primi lavori esprimono tutto l’amore futurista per il movimento, atrraverso il vapore dei treni, il fumo delle ciminiere, il metallo incandescente e liquefatto negli altoforni.

Per la giovane Bourke-White le macchine diventano sculture e le fabbriche cattedrali.

Fortune la nota immediatamente, riconoscendo nella giovane fotografa newyorkese un talento unico e una visione davvero molto personale.

Poi arrivò la Grande Depressione…

Con l’arrivo della Grande Depressione, Margaret Bourke-White sposta il suo interesse dalle macchine industriali al dramma umano, lasciando New York per spostarsi ad ovest e documentare il flagello del Dust Bowl, le devastanti tempeste di sabbia che per otto lunghi anni hanno imperversato e devastato gli stati centrali, riducendo in miseria gli agricoltori americani, già colpiti da anni di depressione economica.

L’obiettivo della Bourke-White non si limita a documentare il fenomeno, ma molto spesso, con un’irriverente occhio cinico, lo accosta alla propaganda filo-governativa del Grande Sogno Americano.

Sono scatti potenti, che fanno dell’ironia, e del sarcasmo molto spesso, la chiave vincente.

© Margaret Bourke-White – Kentucky, USA, 1937

Questa è forse uno dei suoi scatti più celebri del periodo della Grande Depressione.
La foto, realizzata per Life, sintetizza con assoluta padronanza del linguaggio fotografico la realtà statutinense di fine Anni Trenta.

In un solo colpo d’occhiO, Margaret Bourke-White riesce a mostrare realtà e sogno (forse già infranto allora…).

Gli anni dei primati.

A partire dagli Anni Trenta, Margaret Bourke-White colleziona una serie impressionante di riconoscimenti e primati.

© Margaret Bourke-White – Fort Peck Dam – Life Magazine

Con questo potentissimo scatto Margaret Bourke-White si aggiudica la prima copertina della rivista Life.

Qualche anno più tardi, è il primo giornalista e fotografo, oltreché donna, ad ottenere un visto di ingresso per l’Unione Sovietica, dove fotograferà la rivoluzione industriale alle soglie del secondo conflitto mondiale.

Durante la guerra, Margaret Bourke-White è il primo fotoreporter accreditato per fotografare in prima linea ed è anche l’unica reporter straniera a documentaer l’attacco di Mosca da parte dell’esercito nazista.

Lei stessa ha ammesso candidamente che a volte si è semplicemente trovata al posto giusto nel momento giusto, cosa della quale mi permetto di dissentire, almeno parzialmente.

Grazie alla sua teoria del momento e luogo giusti, Margaret Bourke-White ha fotografato Stalin nel momento che riceve la notizia della cancellazione da parte della Germania del patto di non aggressione, o ha documentato il campo di prigionia di Buchenwald immediatamente dopo l’arrivo dell’esercito alleato, così come ha immortalato il Mahatma Gandhi, seduto al suo arcolaio, pochi istanti prima di venire assassinato.

© Margaret Bourke-White – Mahatma Gandhi at the spinning wheel

 

Il fascino del difficile.

Ciò ha da sempre accomunato i lavori di Margaret Bourke-White è un certo fascino per le immortalare le cose difficili, che l’ha portata, nel corso dei decenni, dagli agricoltori colpiti dalla Grande Depressione, all’Europa sotto la dittatura nazista, all’Unione Sovietica di Stalin, al Pakistan immediamento dopo la Partizione del 1946.

I luoghi e i momenti delle fotografie di Margaret Bourke-White sembrano inequivocabilmente legati tra loro da un sottile filo rosso che ha a che fare con un inconfessato fascino per il difficile, che le ha fatto rischiare la vita negli scenari di guerra o nella violenza successiva alla Partizione indo-pakistana.

È proprio in quest’ultima occasione che Margaret Bourke-White, come nessun altro fotografo occidentale, è riuscita a testimoniare le conseguenze di una scellerata scelta politica, documentando le sofferenze di un popolo con una incredibile empatia.

© Margaret Bourke-White – Gurdaspur and Ferozepur in 1947

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