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Archive for the ‘In un minuto…’ Category

Nelle stradine di Jodhpur. Una palette composta di pochi colori aiuta a veicolare il senso di tranquillità che si respirava nel vicolo.

Nelle stradine di Jodhpur.
Una palette composta di pochi colori aiuta a veicolare il senso di tranquillità che si respirava nel vicolo.

La composizione offre strumenti di immenso valore per migliorare i nostri scatti.

In un minuto, ma forse anche meno, affrontiamo una delle tecniche avanzate di composizione – cercando di farne tesoro: impiegare una tavolozza colori ridotta.

Per fare ciò, ci è richiesto un po’ di pratica. Dobbiamo imparare a guardarci attorno in maniera selettiva, dobbiamo provare a ragionare prendendo in considerazione PRIMA il colore e POI il soggetto.
E questo comporta un po’ di esercizio.

Se riusciamo a mantenere una tavolozza ridotta a poche tinte, costruiamo uno scatto dall’impatto armonico.
Nessun trucco, nessuna magia, se non la capacità dei nostri occhi di guardare e scovare nella realtà una porzione di mondo dal numero di colori ridotti.
Ogni volta che riusciremo a farlo, una buona percentuale del successo dello scatto è in cassaforte, naturalmente il resto è dato dal soggetto e da come organizziamo l’inquadratura, ma saremo a buon punto…

Di seguito trovate qualche esempio su cui ragionare.
Le quattro fotografie poggiano tutte su una palette colori molto ridotta. Non trovate una caratteristica comune?

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Il controluce è senza ombra di dubbio una categoria di foto decisamente molto affascinante, ma, soprattutto per chi si avvicina alla fotografia, può nascondere non poche insidie.

Il fatto di scattare contro luce, appunto, fa sì che l’esposimetro della nostra macchina fotografica decida di chiudere, e suggerisca una coppia diaframma/tempo in grado di rendere al meglio lo sfondo, ma che consegna irrimediabilmente al nero il primo piano.
Nessun problema se la nostra intenzione e quella di produrre delle interessanti silhouette contro un cielo arancio al tramonto… meno bene se invece pensavamo di far emergere qualche dettaglio di quello che ci sta davanti.
Del resto la macchina e il suo esposimetro non fanno altro che il loro dovere – che non è interpretare il nostro desiderio, ma bensì leggere la quantità di luce e operare di conseguenza.

E se volessimo scattare contro luce, ma salvare i dettagli dei soggetti in primo piano?
Come possiamo fare?

Abbiamo due soluzioni:

  • aprire un po’
  • usare il flash

Nessuna paura! Si tratta di due soluzioni molto semplici e alla portata di tutti.

Aprire un po’ significa correggere la valutazione fatta dall’esposimetro, significa fare entrare un po’ più di luce di quello che la macchina riterrebbe corretta, o aprendo il diaframmo o allungando il tempo di posa.
Se stiamo scattando in modalità auto o semi-auto, dobbiamo compensare positivamente, utilizzando il pulsante di compensazione e impostando  +1/2 o +1. Questa semplicissima operazione correggerà la lettura suggerita dalla macchina e renderà la scena un po’ più chiara.
Il risultato sarà quello di perdere i dettagli del soggetto in primo piano e renderà il contro luce dello sfondo un po’ più luminoso.
Nel caso stessimo scattando in manuale, potremo scegliere un diaframma un po’ più aperto  o un tempo più lungo.

Oppure possiamo tirare fuori il piccolo flash incorporato e mantenere l’esposizione consigliata.
Usando il flash in TTL o alla minima potenza otterremo un colpo di flash – tecnicamente detto di riempimento – che avrà la capacità di illuminare i dettagli dei soggetti in primo piano, senza influenzare lo sfondo – il flash incorporato, al massimo della sua modesta potenza, arriva al massimo a quattro/cinque metri. Possiamo provare ad usare la compensazione della potenza del flash: sempre in TTL, proviamo a impostarla a +1/3 o a +1/2, fino ad arrivare a +1 – la differenza potrebbe essere decisamente interessante per il risultato finale.

Ecco due segreti di Pulcinella su come scattare in contro luce ed evitare che i soggetti in primo piano si riducano a delle semplici silhouette.

Ora si tratta soltanto di fare qualche prova.

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Le linee ideali delle colonne che si ripetono nel giardino del Taj Mahal creano uno scatto ricco di tensione

Le linee ideali delle colonne che si ripetono nel giardino del Taj Mahal creano uno scatto ricco di tensione

I fotografi dotati di un certo talento riescono a vedere esattamente come la propria macchina fotografica – e non è cosa da poco!
Riescono cioè a schiacciare le tre dimensioni del mondo reale in sole due dimensione, entrando in un mondo popolato da forme geometriche e linee. Linee, appunto… Le linee sono un potentissimo strumento di composizione e dobbiamo imparare a vederle – nella realtà, sono spesso sotto i nostri occhi, ma il nostro sguardo è troppo abituato alla consuetudine per riuscire a scovarle al primo colpo.
E invece, queste linee, spesso solo immaginarie o suggerite, sono dei cardini per una composizione curata ed efficace.

Parola d’ordine: allenarsi a scovare le linee!

La fotografia vive in cattività, ingabbiata nelle quattro linee che delimitano il perimetro dell’inquadratura.
Se cerchiamo e troviamo un’interazione con ulteriori linee ideali – ad es. quelle date dal grafismo ripetuto di un colonnato o di un filare di alberi – costruiamo una fotografia che poggia su basi solide e che è in grado di suscitare interesse ed emozione.

Per cui, scoviamo le linee là fuori – i profili degli edifici, gli alberi, una fila di paracarri, un porticato, il profilo delle colline, ecc. – e sfruttiamole per comporre i nostri scatti.

Le linee orizzontali solitamente producono scatti equilibrati.
Le linee verticali sono più dinamiche, mentre le diagonali portano una forte componente di rottura e di azione, generano spesso scatti molto dinamici. Le curve hanno la capacità di portare a spasso l’occhio di chi guarda in maniera leggera, ma determinata.

Le linee sono potenti elementi di composizione,  mai banali e guidano l’occhio di chi guarda.
Linee che si intersecano, che corrono parallele, curve… sono ovunque, basta allenare l’occhio. L’orizzonte, un filare di cipressi, la prospettiva di un colonnato… basta aprire gli occhi e cercare!
Se impiegate con gusto, le linee possono rendere uno scatto normale, molto interessante.

Possiamo impiegarle da soggetti principali o come suggerimento e aiuto per chi guarda.
Imparare ad usarle, significa avere arricchito il nostro linguaggio fotografico.

Utilizzate con la prospettiva, le linee, come potentissimi strumenti di composizione e possono esaltare l’aspetto narrativo dei nostri scatti.
A volte ce le troviamo davanti agli occhi in forma reale, a volte sono semplici suggerimenti visivi, il segreto sta nel collassare le tre dimensioni della realtà nelle due della fotografia ed ecco che un mondo di linee verticali, orizzontali, curve e diagonali magicamente ci apparirà davanti all’obiettivo, pronto a sorreggere i nostri scatti.

Alleniamo l’occhio!

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La finestra al primo piano di un lodge di Manang, durante il giro dell'Annapurna, è un ottimo punto di vista privilegiato. Tutto sta nel cercarlo, immaginarne le potenzialità e aspettare

La finestra al primo piano di un lodge di Manang, durante il giro dell’Annapurna, è un ottimo punto di vista privilegiato. Tutto sta nel cercarlo, immaginarne le potenzialità e aspettare

Nella strategia militare al punto di vista privilegiato vengono dedicati capitoli di letteratura didattica ed è unanimemente condiviso il fatto di come  possa influenzare pesantemente le sorti di una battaglia – se Napoleone a Waterloo ne avesse potuto vantare uno migliore, forse l’esito dello scontro sarebbe stato diverso…

In fotografia, molto più pacificamente e molto più semplicemente, può determinare la riuscita di uno scatto.

Cosa intendiamo generalmente con punto di vista?
Tecnicamente è la posizione dalla quale la fotografia viene scattata – e fin qui non mi pare sia necessario un cattedratico per fissare il concetto.
Quando il punto di vista si fa interessante?
Quando è in grado di offrire un’inquadratura meno ovvia, meno scontata, più fresca.
Scattare da un punto di vista insolito può trasformare una foto normale in uno scatto memorabile.
Ecco perché vale la pena di vincere la pigrizia e di cercare punti di vista alternativi a quello canonico – di fronte al soggetto, con la macchina ad altezza dei nostri occhi.

Esistono poi situazioni che offrono punti di vista privilegiati, pensiamo ad una porta, o ad una finestra, o ancora ad una scala. Questi punti di ripresa offrono una vista privilegiata sulla scena che stiamo inquadrando e, come per la pratica militare, prenderne possesso con un certo anticipo ci permette di comporre con tranquillità e svolgere i conticini di base, prima che si presenti l’occasione per scattare.

Dove li dobbiamo cercare? Ecco alcuni punti di vista privilegiati:

  • finestra rialzata
  • scala (inizio/fine)
  • portone
  • arco
  • terrazzo, balcone, tetto
  • ponte

Cerchiamoli, immaginiamo l’inquadratura, anticipiamo mentalmente la scena e la tecnica che intenderemo usare (ad es. un tempo lungo per strisciare i movimenti), appostiamoci, componiamo, esponiamo con cura, magari facendo qualche scatto a vuoto, e teniamoci pronti per il momento del click.

Un fotografo appassionato è affamato di punti di vista privilegiati:  li cerca, li testa, attende paziente e poi scatta.
Andare alla ricerca di un punto di vista privilegiato spesso comporta arrampicarsi, accucciarsi, stendersi, salire su un camioncino alla testa di una processione religiosa e altre amenità. Può valerne la pena e del resto la fotografia non è una passione per pigri!
Spesso torneremo a casa con un pugno di mosche, ma qualche volta la fatica verrà ripagata.

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La sovrapposizione dei piani!? Non lasciatevi spaventare dalla pomposità del termine, si tratta di una tecnica tipica della composizione fotografica e – a mio personale avviso – piuttosto efficace e capace di attirare l’attenzione. Consiste nel fondere due elementi che nella realtà sono separati in un piano unico, o meglio, nel creare questa illusione in chi guarda.

Questa tecnica avanzata di composizione è piuttosto semplice da ottenere e funziona particolarmente bene se scegliamo elementi in contrasto tra loro. Più il contrasto tra gli elementi reali è evidente e più la sovrapposizione dei piani funziona.

La sovrapposizione dà al fotografo un potente strumento creativo, capace di veicolare messaggi forti, carichi di tensione, ironia ed interesse… ma bisogna allenare lo sguardo!

I tele (da 105mm in su, per intenderci) sono gli obiettivi che meglio si prestano a questo tipo di tecnica, per le loro caratteristica  di schiacciare la prospettiva.

… e il minuto dovrebbe essere più o meno finito, ci torneremo sopra, non temete.

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RaggioDiLuce

Si sente spesso parlare di qualità della luce, cosa significa in pratica?

Con qualità della luce ci si riferisce a:

  • direzione
  • intensità
  • natura (diffusa/diretta  e dura/morbida)
  • colore

Non importa se siamo alle prese con la luce del sole o con la luce di lampade o di flash, la luce in quanto tale presenta sempre le medesime qualità descritte sopra.

La direzione è di certo la qualità della luce che riusciamo a capire subito, così come la sua intensità.
La natura della luce è forse un concetto da affrontare con maggior approfondimento.
Parliamo di luce dura quando la luce è diretta e viaggia in linea retta. La luce dura crea ombre nette e tutta la scena è molto contrastata.
Al contrario, parliamo di luce morbida quando la fonte di luce è schermata (nuvole nel caso del sole, diffusori vari nel caso di un flash. La luce morbida crea ombre morbide e contrasto moderato.
La luce del sole può essere sia dura, sia morbida, tutto dipende dalle condizioni atmosferiche (nuvole, nuvole basse, nebbia, cielo terso, ecc.).

L’interazione delle qualità della luce determina il modo in cui essa ha effetto sulla scena.

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Ed ecco il decalogo…

1. Restiamo oltre il tramonto, avventuriamoci nelle ore serali.

2. Usiamo un cavalletto. Compriamolo e portiamolo con noi più spesso. Impariamo a farlo diventare un accessorio comune

3. Compriamo un flash a slitta. Impariamo ad usarlo – anche di giorno. Impariamo a disassarlo e gettiamoci alle spalle i pregiudizi sulla luce flash (sbagliati!)

4. Impariamo a guardarci attorno. Andiamo oltre l’ovvio, non sediamoci su facili scatti, certi di portare a casa il risultato. Impariamo a convivere con il fallimento.

5. Non scattiamo in JPG, avventuriamoci nel mondo magico del RAW. Impariamo ad usare i software per lo sviluppo dei negativi digitali, ma non cerchiamo di salvare un disastro in post-produzione.

6. La pioggia non ci deve spaventare. Copriamoci, copriamo l’attrezzatura e usciamo a scattare.

7. Dedichiamo maggior tempo e cura alla composizione. Ispezioniamo attentamente la nostra inquadratura.

8. Vinciamo il timore di chiedere, se pensiamo che un ritratto posato possa valere lo scatto, approcciamo il soggetto e chiediamo la cortesia di posare per noi – a patto di essere rapidi e, se nel caso lo chiedesse, di inviare le foto al sogggetto.

9. Evitiamo la luce piatta. SEMPRE! meglio un contrasto azzardato che un bel cartoncino grigio.

10. Impariamo ad asciugare l’inquadratura. Meno (spesso) è molto di più.

E fuori decalogo….
“Prima pensa, poi scatta”
– Cit. Gianni Berengo-Gardin

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