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Archive for the ‘Obiettivi’ Category

Il porto di Essaouira, in Marocco

Ci siamo, le vacanze sono alle porte e per molti di noi questo significa anche la possibilità di fotografare di più e di fotografare soggetti non sempre a portata di reflex durante il resto dell’anno.

In questo post mi occuperò di porti e pescatori.

I porti di pesca rappresentano un ottimo soggetto fotografico, ideale per i maniaci dei ritratti, perfetto per coloro che invece impazziscono per i dettagli e assolutamente perfetto per chi ama i panorami.
I porti di pesca offrono davvero materiale fotografico per tutti i gusti.

Quando fotografare
Il grosso delle attività, nei porti di pescatori, si concentra al mattino presto, quando i pescherecci fanno rientro e i pescatori scaricano il pescato. Quello è il momento nel quale farci trovare sul posto con la nostra macchina fotografica in mano.

Il mio consiglio è quello di arrivare al porto con un po’ di anticipo, in modo da studiare le possibili inquadrature.
Il non plus ultra sarebbe quello di fare visita al porto una mattina senza macchina e in quell’occasione scambiare due parole con i pescatori e spiegare loro le nostre intenzioni, in modo da renderli partecipi. Il fatto di farli sentire parte di un progetto e non semplici soggetti di qualche scatto può aiutarci ad entrare nelle loro grazie e di sicuro la cosa ci aiuterà quando torneremo con la macchina fotografica.

Quale attrezzatura portarsi
Va da sé che il tipo di attrezzatura che ci si porta appresso riflette il tipo di fotografia che ci caratterizza.
Per cui, prendete i miei consigli come una sorta di indicazioni generiche e generali:

Uno zoom è la soluzione ideale, ci consente di coprire focali piccole, ideali per le inquadrature larghe, e di spingersi un po’ più in su, per scattare ritratti o dettagli.

I porti offrono molte possibilità di ripresa.
Usiamo lo zoom come grandangolo e dedichiamoci ad inquadrature ampie, perfette per vedute d’insieme.
Con una certa pratica, riusciremo ad usare il grandangolo anche per scattare interessanti ritratti ambientati, ma ricordiamoci sempre che con un grandangolo siamo costretti ad avvicinarci molto al soggetto e non sempre questo ci è possibile – o è cosa gradita da parte del soggetto.
Usiamo lo zoom su lunghezze focali più spinte.
Ci servirà sia per i ritratti – e molti volti di pescatori parlano come libri stampati – e ci servirà per i dettagli.
I dettagli sono scatti accessori molto importanti. Attraverso i dettagli riusciamo a completare il nostro racconto fotografico. I dettagli hanno la forza di portare chi guarda dentro la scena – non dimentichiamolo.

Flash e cavalletto non sono indispensabili – anche se per quello che mi riguarda, un flash lo porto sempre con me e spesso mi toglie le castagne dal fuoco, soprattutto di giorno.

Cosa fotografare
I porti di pescatori offrono davvero molti spunti.
Naturalmente barche e pescatori quasi sicuramente saranno i soggetti più alla portata.

Le barche, con i pescatori, saranno quasi sicuramente i nostri soggetti principe, cerchiamo inquadrature insolite, quanto meno

Possiamo spingerci oltre, naturalmente. Le reti e gli ami costituiscono altri soggetti interessanti, così come il pescato.

Non dimentichiamoci di cogliere l’azione.

Le attività al porto sono molte e tutte offrono possibilità per buoni scatti.
I pescatori che scaricano il pesce pescato, quelli che ripongono o riparano le reti, quelli intenti a sciacquare le barche.
In molti porti di pesca si tiene un vero e proprio mercato del pesce fresco ed ecco un’altra occasione per scattare delle buone fotografie.
E naturalmente i volti.
I pescatori spesso offrono lineamenti molto interessanti, che raccontano in modo perfetto la vita in mare aperto.
Ricordiamoci di chiedere sempre il permesso prima di scattare chiunque – ecco perché qualche paragrafo sopra ho menzionato l’importanza di fare amicizia con qualche pescatore prima di scattare.
Il mio consiglio, nel caso di ritratti di pescatore, è quello di cercare una certa drammaticità, preferendo magari una luce dura o una luce radente, capace di esaltare rughe e imperfezioni della pelle – tutto serve per portare a casa il risultato.

Dettagli interessanti sono davvero ovunque, in un porto di pescatori. Dobbiamo soltanto essere bravi a scovarli.


Questo scatto dimostra come un dettaglio possa raccontare una storia molto interessante e portarci immediatamente dentro l’atmosfera del porto. È bastato isolare il gesto del vecchio pescatore, tutti intento a rammendare la sua rete per ottenere una fotografia “di contributo” – come si dice nel gergo professionale – ma di indubbio valore narrativo.

Possiamo però spingerci oltre e dedicarci ad un tipo di fotografia più grafica.
Reti, secchi, chiglie, gli stessi pesci pescati, possono trasformarsi in incredibili pattern grafici. Per questo è necessario astrarsi dagli oggetti reali e concentrarsi sulle loro forme – credetemi, è più semplice di quanto suoni, ma richiede un po’ di pratica in più.

Pesci, d’accordo, ma soprattutto pattern grafici

 

Barche, d’accordo, ma anche pattern grafici

E ora dipende soltanto da no!


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L’incisione magica di un 85mm fisso: l’obiettivo fisso ideale per i ritratti

La prima volta che inciampai nel concetto di obiettivo fisso, la mia reazione fu: ma perché diavolo dovrei spendere più soldi per avere qualcosa di molto limitato, quando con il mio zoom faccio praticamente tutto!?

Ero giovane, inesperto e badavo – un po’ superficialmente – alla sostanza.

Crescendo, come fotografo, ho avuto modo di apprezzare personalmente il bello di scattare con un obiettivo fisso – quello che gli anglofoni chiamano “prime lens”: la qualità dell’immagine in generale, l’incisione, i diaframmi aperti, gli sfocati sontuosi, l’assenza di vignettattura, la qualità delle lenti e molto, molto altro ancora che giustifica il prezzo spesso elevato da pagare.

Scegliere di acquistare una prime lens non è un passo che si può sottovalutare.

Il primo problema con le prime lens è il loro costo, decisamente più elevato rispetto agli zoom di fascia bassa o media.

Il secondo problema – meno pragmatico, se vogliamo, ma non meno ansiogeno – si riassume in una semplice domanda: che obiettivo mi compro?

Ecco un metodo molto pratico per rispondere a questa seconda annosa questione e, una volta superato superato lo shock  economico, scegliere con tranquillità l’obiettivo fisso che fa per noi sarà molto più facile.

Già, perché parte del problema è proprio insito in questa semplice, semplicissima domanda: che focale scelgo?

Ecco come fare, in cinque semplici mosse:

  1. Montiamo uno zoom che possediamo
  2. Fissiamo una lunghezza focale sulla ghiera
  3. Usciamo a scattare e per una settimana non spostiamo MAI la ghiera della focale.
  4. Fotografiamo i soggetti che ci sembrano più congeniali, quelli che fotografiamo più spesso, o quelli che ci danno maggiore soddisfazione, utilizzando  le tecniche che meglio conosciamo e impariamo a spostarci noi, anziché a modificare la lunghezza focale.
  5.  Ripetiamo l’esercizio con altre focali,

Il mio consiglio è di provare con 50mm, 85mm e 28mm. Non limitiamoci ad analizzare gli scatti, a dire questo mi piace di più, questo mi piace meno… concentriamoci sulle sensazioni mentre scattiamo, sulle difficoltà e su come le difficoltà le abbiamo aggirate e risolte.

Ssembrerà un esercizio banale, ma al termine delle tre settimane avremo un’idea molto precisa di qual’è la prime lens che fa per noi e, una volta ridotto il campo delle focali entro quali scegliere, il resto sarà soltanto un problema di tasca – 😦


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Andy Warhol ritratto da Richard Avedon

Non lo nascondo, la fotografia di ritratto è forse quella nella quali mi ritrovo maggiormente, soprattutto negli ultimi tempi e dunque parlarne mi mette di buon umore.

Affrontiamo oggi un argomento importantissimo per chi vuole cimentarsi con il ritratto fotografico: quale obiettivo scegliere.

Gli esperti vi diranno subito che la focale giusta per il ritratto è quella compresa tra i 70 mm e i 135 mm, e non sbagliano, ma perché?

Un passo indietro.
Molto spesso ci sorprendiamo a dire “ma in questa foto non sembro nemmeno io!”, lasciamo perdere quando l’espressione nella fotografia non è proprio, diciamo, azzeccatissima, e pensiamo invece a quando guardiamo un nostro ritratto e, senza capire molto bene quello che non funziona, capiamo che non ci rende giustizia (e non sto parlando di cattivo fotoritocco),Molto spesso è dovuto dalle proporzioni con le quali il volto viene riportato in fotografi e questo è dovuto all’obiettivo che scegliamo.
Nella maggior parte dei casi siamo abituati a vederci ritratti in uno specchio.
Pensiamo allo specchio del bagno. Quando ci specchiamo, per meglio cogliere la nostra figura dalla testa alle spalle, ci mettiamo circa ad un metro.
Ma la distanza effettiva del nostro riflesso è circa pari al doppio  – per una questione di leggi fisiche legate all’ottica.
Lo specchio si comporta come una sorta di teleobiettivo, appiattendo la prospettiva (fateci caso) e lo fa proprio come farebbe un obiettivo da 100mm montato su un reflex full format – nel caso possiedate un DX, si cade nel caso di un obiettivo da 70mm.
Lo specchio è costruito per ritrarci come ci vedrebbero più o meno i nostri occhi, ma soprattutto è come siamo abituati a vederci.

Diciamo quindi che siamo piuttosto abituati a vederci ritratti da una distanza di due metri scarsi con un ottica da 100mm – è lo specchio che ci ha passato quest’abitudine. Fate una prova, sistemate una macchina con un 100mm (70mm se DX) a circa due metri e scattatevi un’autoscatto.
Io l’ho fatto senza stare a curare nessun tipo di illuminazione, anzi utilizzando la luce peggiore per ritratto, una fila di neon dritta sulla testa… eppur il risultato non ci fa gridare allo scandalo.

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Questo è il risultato. Non un capolavoro, ma di certo le proporzioni del viso e della parte di corpo inquadrata sono naturali
Ora vediamo cosa succede se usiamo un obiettivo più corto.
Per mantenere lo stesso ingrandimento, siamo costretti ad avvicinarci.
Ed ecco il risultato

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Due ritratti completamente diversi, due risultati completamente diversi.
La testa (e nel mio caso è ancora più facile osservarlo) risulta schiacciata, pare la capocchia di uno spillo, il collo risulta allungato e  il naso è molto più largo, per non parlare della spalla in primo piano che risulta molto più grande della spalla in secondo piano, facendo sembrare la posa quasi caricaturale.
In più, per ottenere più o meno proporzioni simili, ho dovuto posizionare la macchina fotografica molto vicina al soggetto, passando da 2 metri circa della prima foto, ai  35 centimetri e credetemi, avere uno che armeggia con una reflex a poco meno di due spanne dal naso non è proprio una cosa che tutti tollerano con tranquillità.

In ogni caso il risultato del secondo scatto è penalizzante. Questo è l’effetto della focale e della ridotta distanza.
Lo specchio – per fortuna – non ci restituisce in questo modo.
Se avessi condotto l’esperimento con un’ottica più lunga, diciamo un 200mm, avrei dovuto allontanarmi di quasi altri due metri, motivo per il quale non l’ho fatto, per mantenere le stesse proporzioni. Un 200mm avrebbe forse anche migliorato le caratteristiche del ritratto, anche se credo che lo schiacciamento della profondita tipica del tele spinto non sia un effetto troppo gradevole e poi, scattare con un 200mm significa allontanarsi di molto dal soggetto, anche svariati metri, 5, 6 o addirittura di più se si cerca un testa/piedi e, per quanto mi riguarda, quelle sono distanze che non favoriscono il contatto fotografo/soggetto.

Ecco svelato dunque il segreto: gli obiettivi che meglio rendono nella ritrattistica sono quelli che ci ritraggono come siamo abituati a vederci nello specchio. Questo naturalmente non vale per la ritrattistica ambientata, per quella esistono varianti legittimate dal fatto che vogliamo mostrare anche l’ambiente del soggetto e dunque non possiamo restringere il campo ad uno scatto testa/spalle.
Ma nel caso di un ritratto semplice, la scelta è quasi obbligata: una focale attorno ai 100, con circa due metri di agio. Per non sbagliare io consiglio un 85mm, che ci permette di ridurre di qualche centimentro la distanza dal soggetto o magari di inquadrare con un piano americano, includendo la persona fino alla cinta, restando a circa due metri

Rispettando questa semplice regola 100mm/2 mt. (che nel caso di una DX di trasforma in 70mm/2 mt.) otterremo quasi sempre ritratti dalle proporzioni naturali… fare dei buoni ritratti e tutta un’altra storia, ma tanto vale partire col piede giusto, non trovate?

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Quando si parla di obiettivi, vedo sempre gli occhi di chi comincia a fotografare sgranare e fissare il vuoto!
Numeri astrusi, termini criptici… cosa si nasconde dietro tutto ciò?

Ad esempio che cos’è la lunghezza focale?
Per chi comincia, è la misura dell’obiettivo, come potrebbe essere la taglia di un vestito o la cilindrata di una macchina.
Ma cosa indica con precisione la lunghezza focale? Indica la distanza, espressa in millimetri, tra il centro focale dell’obiettivo e il sensore della macchina fotografica.

Ma come sono legati la taglia del nostro obiettivo, cioè la lunghezza focale, e l’angolo di ripresa che ci è consentito?
Qui sono certo che uno schemino ci può venire incontro:
angoloIl rettangolo sulla destra rappresenta il sensore, mentre la lente nel mezzo il centro focale dell’obiettivo.
Come vedete, al crescere della focale, assistiamo al decrescere dell’angolo di ripresa – cioè di quanta scena riusciamo ad includere nella nostra inquadatura.

Vediamo in linea di massima i diversi angoli di ripresa disponibili con le diverse focali (naturalmente con un sensore full frame).

angoli e focali

GRANDANGOLI SPINTI
Focale: <24mm
Utilizzo tipico: Paesaggi e architettura

GRANDANGOLI
Foale: 24-35
Utizzzo tipico: Paesaggi e architettura

OBIETTIVI STANDARD
Focale: 35-70
Utilizzo: fotografia di strada, ritratti, reportage

TELEOBIETTIVO MODERATO
Focale: 70-105
Utilizzo: ritratti

TELEOBIETTIVO
Focale: 105-200
Utilizzo: ritratti, natura, sport

TELEOBIETTIVO SPINTO
Focale: >200
Utilizzo: sport, natura, caccia fotografica

 

 

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Torno a postare dopo qualche settimana nelle quali ho fatto molto (un workshop e un intervento sul viaggio e la fotografia), ma poco di editoriale…

Spesso sottovalutiamo l’importanza – e il divertimento – di possedere un grandangolo.
Intanto, che cos’è un grandangolo?
Un grandangolo è un obiettivo dalla focale ridotta, che di solito va dagli 8 ai 35mm, è indicato per la fotografia di soggetti molto ampi (leggi panorami)… ma possiamo provare a spingerci più in là-

Il grandangolo offre due caratteristiche principali:

  • ampia profondità di campo
  • ampio angolo di ripresa

Due caratteristche che dobbiamo imparare a valutare con attenzione.
Qualche volta evitiamod di prendere le scorciatoie  – ad es. “il grandangolo serve solo per i panorami” – e pensiamo a come utilizzarlo in modi più creativi.

Ad esempio, il grandangolo ci porta dentro la scena e questo può produrre scatti interessanti, più interessanti di quanto non riuscireste a fare con un 50mm.
Guardate lo scatto che ho usato in apertura:

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In questo caso ho sfruttato profondità di campo e angolo di ripresa per creare un immagine che desse la sensazione di essere anche noi dentro la scena.
Lo spazio non era molto e il soggetto in primo piano a sinistra era a poche decine di centimetri da me, ma con il grandangolo, in questo caso usavo un 35mm, sono riuscito ad inquadrarlo, ad averlo a fuoco, come il resto della scena e ad inquadrare tutto il vagone, per dare il senso dell’ambiente.

Ricordatevi però che una delle caratteristiche dei grandangoli è la distorsione.
Anche qui, ho scritto caratteristiche e non difetti perché anche la distorsione, tipica delle lenti di focale corta, può essere piegata a nostro vantaggio per creare effetti comici o dinamici – ecco, magari non userei un 28mm per un ritratto canonico.

Il consiglio è quello di mettere nella lista dei desideri un grandangolo, magari un piccolo zoom 12/24mm e di impiegarlo con un pizzico di creatività, non aspettatevi di usarlo quotidianamente, ma di certo, quando lo userete, aggiungerete un tocco nuovo ai vostri scatti.

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af

Come promesso torno a parlare di messa a fuoco.

Singola, continua o manuale?
Queste sono le tre modalità che di solito si trovano su quasi tutti i modelli e si riferiscono a come la macchina mette a fuoco.

Di seguito le modalità AF più comuni – (Nikon/Canon)

 

AF-S/ONE-SHOT AF
La macchina metterà a fuoco quando premeremo a metà corsa il pulsante di scatto. Questa oprazione verrà portata a termine una sola volta – per cui se nel frattempo il nostro soggetto si è spostato, risulterà sfocato.
Va da sé che questo modo è ideale per soggetti statici, consente scatti più rapidi e preserva l’utilizzo della batteria.

AF-C/AI SERVO AF
Tenendo premuto il tasto di scatto a metà corsa, la fotocamerà continuerà a mettere a fuoco.
Se il nostro soggetto è in movimento e la macchina impostata su AF, la macchina forzerà l’obiettivo a mettere a fuoco continuamente.
Scatti più lenti, uso delle batterie (per muovere il motore dell’autofocus dell’obiettivo), ma soggetti sempre a fuoco anche se in movimento.

M/M
Il controllo è completamente nelle mani del fotografo, nel bene e nel male.
Fotografo esperto è sinonimo di foto rapide, fotografo alle prime armi è invece sinonimo di… foto sfocate (ahi!).
In realtà la modalità manuale risolve molti problemi, ad esempio quando la luce è scarso o è scarso il contrasto nella scena e l’AF va in tilt.

AI FOCUS AF (solo per Canon)
La macchina decide quando passare da One-shot AF a AI-Servo AF

 

 

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Lo so, la maggior parte di noi pensa che l’obiettivo deputato per gli scatti panoramici sia il grandangolo.
In effetti, grazie al suo largo campo visivo, il grandangolo è la tipologia di lenti che offre forse la massima possibilità quando vogliamo scattare un panorama, ma non dobbiamo assolutamente sottovalutare il teleobiettivo.

Nonostante il suo ristretto angolo di ripresa, il teleobiettivo offre una caratteristica del tutto inesistente nelle lenti grandangolari: la compressione.
Molti di noi diranno, e allora!? e allora è molto semplice, possiamo sfruttare la compressione offerta dai tele per scattare interessanti paesaggi.

Dunque, i teleobietttivi tendono a comprire i piani, per cui possiamo sfuttare questa caratteristica per creare scatti paesaggistici un po’ diversi dal solito.

Per scattare panorami con un tele il punto di ripresa è fondamentale, di solito questa tecnica di ripresa/composizione funziona meglio se il punto di ripresa è dominante rispetto alle scena che stiamo inquadrando.
Naturalmente anche il soggetto è fondamentale. I soggetti che funzionano meglio sono quelli che presenatano una successione di piani guardando verso l’orizzonte – pensiamo a catene montuose, a colline, ad alberi che si ripetono, a siepi, ecc.
L’ora di ripresa è altrettanto fondamentale, anzi oserei dire che l’ora è il vero elemento che farà la differenza tra uno scatto buono e un tentativo.
Questa tipologia di scatti paesaggistici funziona molto bene se si gioca con la foschia tipica del mattino presto e con la luce radente del tramonto e del crepuscolo.
Per cui armiamoci di buona volontà e facciamoci trovare pronti all’ora giusta.
L’orientamento non è fontamentale, ma scattare in verticale offre una drammaticità maggiore, ricordiamocelo.

Cosa dobbiamo fare?

  • un sopralluogo, in modo da aver ben chiaro che tipo di inquadratura andremo a fare
  • portiamoci un cavalletto
  • documentiamoci sull’ora del tramonto o dell’alba e sulla direzione che avrà la luce in quel momento (questo si è fondamentale).
  • esponiamo con calma, proviamo prima a esporre per le luci e poi per le aree più scure (il risultato finale cambierà in modo impressionante)

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