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Archive for the ‘Per chi comincia…’ Category

 

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Lontano dalle vacanze molti di noi hanno la pessima abitudine di riporre la macchina fotografica.
Ecco un post che risveglierà il fotografo assopito che c’è in noi, restando in città – e se invece non vivete in una metropoli, ecco un’occasione per uscire dalle zone a voi più familiari!

  1. CATTURIAMO IL TRAFFICO UMANO
    Le città sono soprattutto movimento. Le forme di movimento possono essere diverse e le troviamo ovunque. Impariamo a renderlo con la nostra macchina fotografica.
    Catturare il movimento significa rendere l’energia della città.
    Usiamo tempi lenti e lasciamo che gli elementi in movimento “striscino” il nostro frame, aiutiamoci con un cavalletto.
    Il nostro occhio – ma soprattutto il nostro cervello – non è abituato al traffico umano, per lo meno quando pensiamo al movimento siamo più inclini a farlo in riferimento ai veicoli, ecco perché scattare foto che catturano il movimento dei pedoni crea maggiore interesse.

    Cavelletto e flash ed ecco che riusciamo a combinare movimento e staticità nello stesso fotogramma.

    Cavalletto ed esposizione abbastanza lunga, pregando che i due soggetti sulla sinistra, restassero immobili per il tempo necessario da creare la dicotomia movimento/staticità

  2. ENFATIZIAMO IL MOVIMENTO
    Benvenuti nel regno del panning. Niente come il panning enfatizzare il movimento e rendercelo quasi tangibile in uno scatto.
    Scegliamo soggetti che transitano perpendicolarmente all’asse di ripresa, impostiamo un tempo sufficientemente lento, cominciamo a seguire il nostro soggetto con la macchina fotografica e, una volta che il soggetto raggiunge il centro dell’inquadratura, scattiamo. Ricordiamoci di continuare a seguire il soggetto con la macchina anche qualche secondo dopo aver scattato.

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    Lo sfondo in un panning è quasi fondamentale quanto il soggetto. Scegliamo uno sfondo che possa creare strisce omogenee e che non fagociti il soggetto

  3. LE MILLE STRISCE DELLA METROPOLI
    Facciamo in modo di restare fuori anche di sera, soprattutto appena dopo la blue hour serale.
    Usiamo un cavalletto e immortaliamo la magia del traffico che striscia la città di sera.
    Cavalletto e lunghe esposizioni faranno delle città una vera e propria tela astratta.
    In questo tipo di scatti, la composizione gioca un ruolo decisamente fondamentale, per cui, dedichiamole molta cura.
    Scegliamo angoli metropolitani che presentano un traffico caratterizzato da una certa continuità, per evitari buchi nelle nostra strisce colorate. Più è veloce il traffico che stiamo riprendendo e meno lunga sarà necessaria l’esposizione.

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    L’inquadratura e la composizione sono determinanti

  4. NUOVE PROSPETTIVA
    La città dal basso è tutto un altro mondo, così come la città dall’alto.
    Spingiamoci oltre il comodo altezza occhi. Proviamo a catturare gli edifici di tutti i giorni dal bordo del marciapiede, puntando al cielo, enfatizziamo il singolare angolo di ripresa impiegando focali brevi, un 14mm ad esempio.
    Una prospettiva diversa può trasformare un’immagine banale in un piccolo capolavoro, giocando con le geometrie degli elementi urbani.

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    Non che l’Arco della Pace a Milano sia un edificio banale, ma ritratto con questa angolazione esasperata genera uno scatto molto drammatico e per nulla canonico

  5. INSEGNE? PERCHE’ NO?
    La città vive anche di insegne, segnali, icone. Catturiamole, ci aiuteranno a descriverla e ad uscire un po’ dagli scatti urbani standard.

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    Insegne come grafismi. La città vive di insegne e le insegne offrono spesso materiale fotografico interessante

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Migliorare significa impegnarsi, non sedersi e non cedere al richiamo di quello che ci viene più semplice. Per migliorare serve grinta.

Migliorare significa impegnarsi, non sedersi e non cedere al richiamo di quello che ci viene più semplice. Per migliorare serve grinta.

Già immagino lo sguardo un po’ schifato degli snob, ma tiro dritto e me ne frego – come faccio di solito!
Già li sento… “Chi è ‘sto qui per dirmi come fare a diventare un fotografo migliore!?”
Beh, forse hanno ragione, però qualche consiglio provo a darlo comunque…

Anche se sono convinto che ognuno debba seguire la sua personalissima curva d’apprendimento, credo anche che ci possano essere piccoli accorgimenti che aiutino questa maledetta curva a diventare un filo più ripida.
Intendiamoci, non è oro colato quello che sto per scrivere e tutto quello che leggerete in questo post è opinabile o, male che va, poco efficace per dare una mano al vostro talento addormentato.
Sono altrettanto convinto però, che se butterete un po’ del vostro tempo a mettere in pratica qualcuno dei consigli che sto per  buttare giù, può darsi che qualche miglioramento lo ravvisiate davvero. Fatemi sapere, poi…

Tutto, naturalmente, è frutto dell’esperienza personale e del fatto che, in molte situazioni per così dire stagnanti, ci sono passato anch’io e spesso le ho superate così. Che dire, se non vi pare troppo, provate…

  1. USCIAMO A FOTOGRAFARE ANCHE COL BRUTTO TEMPO
    Non aspettiamo la bella stagione per spolverare la macchina fotografica. Non rimandiamo solo perché il meteo volge al peggio o perché si è alzato un po’ di vento o è scesa un po’ di nebbia.
    Usciamo! Usciamo lo stesso e abituiamoci a scattare anche quando le condizioni atmosferiche non sono esattamente quelle ottimali o quelle che ci aspettavamo.
    Impareremo ad aggirare l’ostacolo e a vedere nuove opportunità, anziché soltanto ostacoli.
    Bardiamoci e usciamo!
  2. USCIAMO A FOTOGRAFARE NELLE ORE SBAGLIATE
    Ok, l’ho ripetuto fino alla nausea… i panorami migliori si scattano attorno al tramonto e poco dopo (golden e blue hours), facciamo finta di dimenticarcelo e presentiamoci sul posto a mezzogiorno. Proviamo a cavare la proverbiale castagna dal fuoco nelle condizioni di illuminazioni peggiore. Forse saremo costretti a rivedere l’inquadratura, forse dovremo ingegnarci su come lasciar fuori tutto quel cielo slavato e insignificante… che lo si creda o no, ci servirà.
  3. OSCURIAMO IL DISPLAY
    Ritagliamo un pezzo di cartoncino nelle dimensioni del display posteriore della nostra reflex e, con del nastro adesivo, sistemiamolo in modo che non ci sia possibile vedere quello che abbiamo appena scattato.
    Può sembrare una sciocchezza, ma credetemi, molti di noi cominceranno a sentirsi in ansia e molto, molto, molto meno sicuri e bravi di quanto pensavano. Io stesso (per quello che può significare, of course…) l’ho fatto e credetemi, la sensazione è stata spiazzante – eppure ho fotografato quasi trent’anni in una condizione del tutto simile e la cosa mi sembrava assolutamente normale, che diamine!
    Beh, facciamolo! Oscuriamo il display e usciamo a fotografare. Sarà come fare un salto indietro nel tempo e saremo costretti a ragionare molto di più di quanto non siamo abituati a fare adesso, grazie alla rassicurante tecnologia.
    Ci faremo molte più domande e saranno quasi sempre le domande giuste… ho esposto correttamente? ho composto correttamente? c’è abbastanza profondità di campo? il tempo di posa è sufficiente per bloccare il soggetto?
    Una volta a casa, avremo tutte le risposte alle nostre domande e anche qualche risposta in più, credetemi, ma di sicuro, sarà stata un’uscita stimolante – anche se un filo frustrante, forse.
  4. DIAMOCI UN TEMPO LIMITE
    Altra variabile che crea una certa ansia: il tempo.
    E allora usiamola per metterci alla prova e migliorare. Anziché uscire e cazzeggiare, aspettando l’ispirazione o scattando in totale relax, fissiamo un tempo massimo, magari con un timer, e cerchiamo di stare in quel tempo.
    Ci servirà a concentrare le energie e a fare la punta allo sguardo, allenarlo a vedere e non soltanto a guardare, perché il tempo scorre molto più veloce quando scorre contro  di noi.
    Questo non significa che dobbiamo abituarci a scattare con fretta o a cottimo, ma ci aiuta a pretendere il massimo da noi stessi, quanto meno dal punto di vista fotografico, in una finestra di tempo fissa.
  5. DIAMOCI UN NUMERO LIMITE DI SCATTI
    Fingiamo di avere caricato un rullino anziché la card. Fingiamo che il tasto “Cancella” non esista e diamoci un numero massimo di scatti. Partiamo con 50, per esempio. Magari per le prime volte stiamo larghi, ma poi, proviamo ad uscire e darci come limite massimo di scatti, diciamo, 36 – che tanto mi ricorda i giorni della pellicola.
    Impariamo a non sprecare scatti, impariamo a stare nel numero minore di scatti, ci aiuterà ad essere più attenti, più selettivi, più accurati sia nel scegliere i nostri soggetti, sia nel scegliere le inquadrature e la composizione, oltre che a valutare l’esposizione corretta per l’effetto voluto – ogni tentativo di avvicinamento ci costerà uno scatto e avere a che fare con un numero limite di scatti sarà soltanto fieno in cascina, per così dire.

Se non avessi deciso di stilare un elenco di cinque punti, ne aggiungerei un sesto dedicato alla post-produzione, e direi, più o meno, limitiamo gli interventi di post-produzione al minimo e cerchiamo di ottenere lo scatto in macchina, ma ormai avevo deciso per cinque punti e quindi… quindi, bene così.

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Un buon paesaggio è questione di meteo favorevole, composizione curata e ora del giorno corretta

Se c’è un genere di fotografia che induce al paragone con gli scatti di altri fotografi, quella è senza dubbio la fotografia di paesaggio.
Diciamoci la verità, quanto è frustrante per ognuno di noi guardare il lavoro di un altro fotografo, scattato dal nostro medesimo punto e magari con la medesima inquadratura e con la medesima focale ed essere costretti ad ammettere che non c’è proprio paragone e che il nostro paesaggio non regge il confronto con la foto dell’altro.
Ed ecco che diamo fondo al baule delle scuse per cercare di difendere il nostro paesaggio… e tiriamo in ballo sfortuna, cattivo meteo, attrezzatura ancora poco conosciuta, post-produzione sbagliata, e blah, blah, blah, blah.
Ma c’è un trucco per migliorare la nostra fotografia di paesaggio e arriva molto prima di Photoshop e addirittura ancora prima di premere il pulsante di scatto, si chiama pianificazione.

E’ infatti attraverso una chiara pianificazione che gettiamo le basi per paesaggi memorabili.

Questo post è chiaramente dedicato a tutti coloro che si sono avvicinati da poco alla fotografia di paesaggio, ma può essere un  ripasso anche per coloro che si sentono più capaci.

Ecco 5 consigli che ci possono aiutare a fare un buon lavoro, ovviamente poi, una volta sul posto, l’attenta pianificazione dovrà essere sostituita da una certa sensibilità. un discreto talento, la conoscenza della tecnica e l’attrezzatura adatta… ma questo è tutto un altro discorso.

Se impareremo a pianificare con cura i nostri scatti di paesaggio, aumenteremo significativamente le nostre probabilità di successo.

  1. CONTROLLIAMO IL METEO
    La fotografia di paesaggio è sicuramente uno dei generi più difficili da prevedere: NON ABBIAMO NESSUN CONTROLLO SULLE CONDIZIONI METEOROLOGICHE della scena.
    Molto spesso partiamo da casa con un’idea precisa di atmosfera da riprodurre nello scatto e, una volta giunti sul posto, troviamo una condizione meteo completamente diversa.
    Prima di saltare in macchina e guidare per ore, controlliamo le previsioni meteo, se non altro, ci risparmieranno un viaggio a vuoto o tanta fastidiosa frustrazione.
    A volte però le bizze del meteo possono trasformarsi in scatti unici.

    Un'improvvisa tempesta di sabbia ha influito su questo scatto.

    Un’improvvisa tempesta di sabbia ha influito su questo scatto.

  2. SCEGLIAMO L’ORA MIGLIORE DELLA GIORNATA
    Luogo e meteo perfetti non ci salveranno dal disastro se ci presentiamo sul posto all’ora del giorno sbagliata.
    Nelle foto di paesaggio, la luce è  data dal sole (!). Le caratteristiche della luce del sole, e cioè la sua direzione, il calore, l’intensità e la qualità, sono date dalla posizione che il sole stesso occupa nel cielo, nel corso della giornata.
    E, a differenza del meteo, questo è un dettaglio decisamente più facile da prevedere.
    Facciamo in modo di essere sul posto quando il sole è nella posizione ideale per lo scatto che intendiamo portarci a casa.
    Tendenzialmente, a meno che non si tratti di paesaggi molto particolari – ad es. deserti – o di atmosfere molto precise, POSSIAMO TRANQUILLAMENTE EVITARE LE ORE CENTRALI DELLA GIORNATA.
    In queste ore, il cielo di solito risulta slavato e il sole a picco produce ombre corte e secche.
    I due momenti migliori per dedicarsi alla fotografia di paesaggio sono l’alba e il tramonto.
    La letteratura fotografica ama definire questi due momenti con i termini  blue hourgolden hour. La blue hour è quel periodo di tempo, di circa una mezzora, che precede l’alba al mattino e che segue il tramonto alla sera, durante il quale il cielo si presenta con un intenso color blu. La golden hour  – detta anche magic hour – è invece il momento della giornata subito dopo l’alba e che precede il tramonto, dove la dominante della luce è molto calda (rossa e arancio).
    E’ durante questi due momenti della giornata che i paesaggi offrono il massimo dal punto di vista fotografico.
    Esistono svariati modi per conoscere, addirittura con una precisione imbarazzante, il succedersi delle blue hour e delle golden hour. Il più rustico è sicuramente quello di leggere sul giornale ora di alba e tramonto. La blue hour del mattino inizierà circa trenta minuti prima del sorgere del sole e quella della sera inizierà qualche minuto dopo il tramonto e si protrarrà per circa una trentina di minuti. Così come la golden hour del mattino avrà inizio subito dopo l’alba e durerà circa una mezzora, mentre quella della sera comincerà una trentina di minuti prima del tramonto.
    Numerosissime app consentono di conoscere con estrema precisione inizio e fine di questi momenti della giornata, addirittura offrendo la possibilità di scegliere località e giorni diversi – può sembrare una velleità, ma torna molto utile se state pianificando viaggi e scatti nel tempo.
    E visto che dipendiamo dalla posizione che il sole occupa nel cielo della nostra scena, la qualità della luce varierà anche a seconda della stagione.

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    La luce calda dei minuti successivi all’alba e le brume invernali che si alzano dai campi. Ora del giorno e periodo dell’anno.

  3. FAMILIARIZZIAMO CON IL POSTO
    La prima tentazione è quesi sempre quella di presentarsi sul posto e scattare.  Non c’è nulla di male nel farlo, ma personalmente credo che prendersi un po’ di tempo per guardarsi in giro sia un’ottima maniera per portarsi a casa scatti memorabili. Ogni volta che ci si presenta l’occasione, cerchiamo di familiarizzare con la scena che abbiamo deciso di fotografare e quello che le sta attorno. Questo significa investire un po’ di tempo, magari presentarsi sul luogo con un certo anticipo, o magari recandosi sul posto nelle ore centrali del giorno, giusto per fare un piccolo sopralluogo, servendosi di uno smartphone e di un po’ di immaginazione.
    Conoscere la zona ci aiuta sempre. Ci aiuta a valutare le inquadrature migliori, ci aiuta a pensare ad inquadrature alternative. Ci aiuta a valutare possibili ostacoli fisici presenti sulla scena. Insomma, un sopralluogo prima dello scatto ci evita brutte sorprese.
  4. FACCIAMOCI TROVARE PRONTI
    Golden hour e blue hour non durano più di una mezzora e quasi sempre la luce migliore si concentra in appena una decina di minuti. DOBBIAMO ESSERE PRONTI quando questo accade! Ciò significa muoverci per tempo e arrivare sul posto con un certo anticipo, avere la macchina ben piazzata sul cavalletto e in testa l’idea precisa di quello che vogliamo ottenere.
    Controlliamo l’attrezzatura, scattiamo qualche test per verificare l’efficacia della composizione e magari proviamo anche una focale alternativa.
  5. FACCIAMO ATTENZIONE ALLE LOCALITA’ AFFOLLATE.
    Alcune località iconiche, in alcuni particolari momenti dell’anno, possono risultare decisamente affollate, e non sto riferendomi ad eventuali turisti, ma fotografi che, proprio come noi, sono lì per portarsi a casa lo scatto.
    Questo è un dettaglio da tenere in considerazione, perché a volte ci potrà capitare di condividere il luogo prescelto  con una cinquantina di altri fotografi e, in quei casi, piazzare il nostro cavalletto a volte potrebbe non essere una cosa così semplice.
    In questi casi è importante  ARRIVARE CON UN CERTO ANTICIPO, in modo da non dover soccombere all’affollamento di cavalletti e corpi.
    Ricordiamoci poi di MUOVERCI CON CAUTELA, evitiamo di impallare le inquadrature degli altri fotografi, facciamo attenzione a non urtare i cavalletti degli altri.  Può sembrare un consiglio banale, ma, quando il luogo è particolarmente affollato e l’ansia da prestazione sale, spesso ci si dimentica di quello che ci sta attorno e si sottovalutano le esigenze degli altri.

 

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Alzi la mano chi di voi è immune al fascino del bianco e nero.
Ok, giù le mani, tanto non riesco a vederle, anche se mi viene da dire, con una certa tranquillità che non dovevano essere poi così tante – ih ih ih…

Se c’è una cosa che la rivoluzione digitale della fotografia non ha spazzato è proprio il fascino di uno scatto in bianco e nero, a patto che si tratti di un buono scatto, naturalmente. Anzi, mi viene da dire che, proprio l’essersi affrancati dalla pellicola, rende l’avvicinarsi alla fotografia in bianco e nero meno arduo e un filo più alla portata di tutti, anche di chi non ha molta esperienza ancora.

Ecco un quasi decalogo di consigli prêt-à-porter  per avvicinarsi al magico mondo della fotografia in bianco e nero. Metto avanti le mani: non vi trasformeranno nel nuovo Ansel Adams, ma, almeno spero, vi indicheranno una via per cominciare.
Chi mai comincia, mai migliora. Certo, diventare bravi dipenderà da voi e dalla vostra voglia di fare esperienza e di incassare le frustrazioni e di trasformarle in lezioni.

  1. SCATTATE A COLORI
    Sembra un controsenso, non lo è!
    Scattate sempre a colori, anche quando state pensando ad una fotografia in bianco e nero. Scattando a colori, il sensore catturerà la scena al massimo della sua capacità in termini di possibilità cromatiche, impiegando i tre canali RGB… e tre è meglio di uno!
    Penserete successivamente a trasformare i vostri scatti a colori in fotografie in bianco e nero, utilizzando un programma di editing (Photoshop, Photo Elements o altro).
    E se una volta convertito lo scatto, vi accorgerete che, tutto sommato, non era poi quel capolavoro che pensavate fosse, potrete sempre contare sulla versione full colour.13173130_1454231087926886_1962809571931629478_o
  2. CERCATE I CONTRASTI
    Solitamente scene ad alto contrasto funzionano meglio, una volta convertite in bianco e nero, di scene morbide.
    Addirittura la luce del sole a picco, nemico numero uno del Bravo Fotografo, può produrre una buona fotografia in bianco e nero.
    Privilegiate i contrasti. Ombra vs. luce, bianco vs. nero. Almeno per iniziare.20140512-224810.jpg
  3. COMPONETE CON CURA
    Più del solito, la composizione diventa uno dei vostri migliori alleati.
    Una scena che poi godrà di una gamma di colori ridotta – dal bianco al nero, passando per tutte le sfumature di grigio, ma soltanto quelle… – funziona se poggia su una composizione solida.
    Prendetevi tutto il tempo che serve e componete con cura, i vostri scatti vi ringrazieranno!13139106_1454230141260314_9015303993712455407_n
  4. LESS IS MORE… ANZI, È MEGLIO!
    Già, non solo “meno è di più”, ma è anche meglio, molto meglio.
    Mantenete le vostre scene semplici. Soprattutto all’inizio, l’approccio minimalistico paga. Cercate scene con pochi elementi, dove il punto focale non è costretto a competere con altri elementi. Componete l’inquadratura con cura e molta parte del lavoro sarà fatto.
    Semplificate, semplificate, semplificate!cala1
  5. CERCATE PATTERN E GRAFISMI
    Allenate l’occhio a vedere forme interessanti, ripetizioni di pattern, ripetizione di elementi, giochi di linee, giochi di pieno  vuoto.
    La fotografia in bianco e nero si presta moltissimo ad un’approccio più astratto.
    Senza la distrazione del colore, l’occhio di chi guarda saprà apprezzare molto di più i grafismi, per cui, esercitatevi e imparate a scovarli nel mondo reale – sono ovunque!14310572_1573933585956635_33108490169301187_o
  6. SEPARATE IL SOGGETTO DALLO SFONDO
    Fate sempre in modo che il vostro soggetto principale non si confonda con lo sfondo.
    Se pensate che si tratti soltanto di una questione di illuminazione, avete ragione… ma soltanto a metà.
    Certi colori, ad esempio verde e rosso, che nella realtà offrono quasi sempre un buon contrasto, una volta trasformati in toni di grigio, tendono ad assomigliarsi molto e, ad esempio, un fiore rosso su uno sfondo verde, potrebbe produrre una foto in bianco e nero piuttosto piatta.
    Con un po’ di pratica, imparerete a vedere prima se certe combinazioni cromatiche funzioneranno poi anche una volta trasformate in toni di grigio.
    Controllate sempre anche con cura la profondità di campocontrejour4_bn
  7. LA NOIA DEI CIELI TERSI
    Se, in una foto a colori, un cielo sgombro da nuvole potrebbe – e dico potrebbe – ancora funzionare, di certo in bianco e nero risulterebbe terribilmente noioso, eccezion fatta in qualche rara occasione, dove però una composizione sublime o un soggetto potente hanno saputo correre in aiuto e scongiurare la noia fotografica.
    Ad ogni modo, cercate, almeno all’inizio, di stare alla larga dai bei cieli blu.
    Anzi, non appena il cielo si copre di nuvoloni, non appena il meteo minaccia temporali o tempeste, uscite a fare pratica di bianco e nero!
  8. EVVIVA LA LUCE RADENTE
    La luce radente – che cioè illumina di lato la scena o il soggetto principale – è un potentissimo alleato della fotografia in bianco e nero.
    La luce radente esalta la materia, ne enfatizza le texture e si traduce, quasi sempre, in buoni scatti monocromatici.

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Ci siamo! Finalmente si parte! Come cantava qualcuno, “le ferie d’agosto”…  e per molti di noi, le ferie d’agosto, sono l’occasione principe per scattare foto,  per dedicare finalmente un po’ più di tempo alla fotografia.

Cosa mi porto!?
La domanda è quanto mai calzante. Già, cosa mi porto in vacanza per esser certo di divertirmi a far foto – perché, non dimentichiamocelo, a meno che per noi non sia un lavoro, fotografare DEVE essere soprattutto sinonimo di divertimento, di piacere.

Come spesso accade, più le domande sono semplici, e meno le risposte sono facili ed univoche… e questa è una di quelle domande!

Non esiste un kit ideale per tutti e per tutte le situazioni. Questo l’ho imparato quasi subito ed ecco allora che provo ad elencare qualche possibile soluzione.

Fotografo Ultra Light
Il suo obiettivo è la praticità, sempre e comunque, e “viaggiare leggeri” è molto di più di un  approccio, è un diktat, è una filosofia di vita.
Per lui UN CORPO MACCHINA E UN SOLO OBIETTIVO. Il purista si porta un 50mm, ma sa già prima di partire, che qualcosa andrà sacrificato.
Il mio consiglio è semplice: COMPRATEVI ALMENO UNO DI QUEGLI ZOOM CHE COPRONO DAI 24 AI 200 mm. Sacrificherete molto meno e salverete comunque il peso.
Se non è chiedervi troppo, investite almeno in una di quelle custodie dedicate: la sicurezza della vostra attrezzatura è comunque un dettaglio fondamentale, anche per il fotografo peso piuma.

 

 

Fotografo da strada
Fosse per lui, vivrebbe per strada con la sua macchina incollata all’occhio.
Incarna l’anima spartana e verace dei fotografi. Vuole scattare in qualsiasi condizione di luce, volti, dettagli, scena quotidiane.
La sua versione purista gli imporrebbe di dotarsi di un 50mm f.1.4 e di scarpe comode.

Va bene anche qualcosa di più moderno, naturalmente!

Io gli concedo una scelta un filo più ampia, per lo meno per ciò che riguarda le ottiche.
Fisse o zoom, gli consiglio almeno due focali, con le quali alternare gli scatti: un grandangolo e una lente normale oppure una lente normale e un medio tele.
Scegliendo ottiche fisse avrete una qualità superiore e diaframmi più spinti – ideali per scattare in condizioni di luce scarsa, ma a fronte di un investimento economico maggiore.
Scegliendo invece due zoom, potrete usufruire di tutte le alternative intermedie  tra la focale minore e la focale maggiore, risparmiando qualche euro, ma sacrificando un po’ di qualità e di velocità.
La borsa ideale del fotografo da strada è la monospalla (detta anche “slingshot”), che consente di accedere all’attrezzatura semplicemente facendola scivolare sul davanti. Sono borse compatte, leggere, ma piuttosto capienti.
Consiglio inoltre un grip con seconda batteria da montare sul corpo macchina, per evitare di restare a secco sul più bello, ma anche per agevolare gli scatti verticali.

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Le “slingshot bags” sono molto comode, ma l’attrezzatura deve essere sempre in versione “minimal”

Fotografo Quattro Stagioni

È la mia personalissima evoluzione del profilo precedente.
Siete dei Quattro Stagioni se vi piacciono i ritratti, ma amate anche gli scatti panoramici, se cercate le scene da strada, ma i dettagli per voi hanno un sapore particolare…
In questo caso – che poi è un po’ il mio – la questione si complica.
Il Quattro Stagioni sente la necessità di coprire tutte le focali da 12mm ad almeno 200mm. Si tratta proprio di un bisogno primordiale, per lui! Non vuole sacrificare nulla, non un panorama, non un volto, non un dettaglio, non un campo largo.
Quale soluzione? Ce ne sono alcune.
La prima potrebbe essere quella di dotarsi di uno di quei super zoom 18-200 (Tamron addirittura produce un 18-300 con attacco Canon e Nikon!). Di sicuro è la soluzione più compatta. Dal punto di vista della qualità… beh, qualche concessione la dobbiamo fare.
Chi invece non vuole rinunciare alla qualità è allora costretto ad acquistare tre lenti zoom, una che copra le focali tra 12 e 24mm, una che vada dai 24 ai 70mm e una che lo porti agevolmente attorno ai 200mm. Se siete fanatici della qualità, ma soprattutto ricchi, potete regalarvi un set di ottiche zoom professionali f.28, vi assicuro che fanno il loro sporco lavoro, ma hanno un piccolo difettuccio: vi piallano il conto corrente (!).
In commercio si trovano anche zoom da step intermedi, ad esempio un 18-120mm e un 70-300mm e, parafrasando la pubblicità, tu zoom is mei che tri.
Ma il Quattro Stagioni DOCG  non accetta di fermarsi di fronte a nulla ed ecco che il kit si completa di un flash a slitta, che, il Quattro Stagioni Maniaco, completa con radiocomandi vari e un modificatore – consiglio il piccolo bank ripiegabile della Lumiquest.

Softbox - l'accessorio principe per ottenere una luce più morbida dal nostro flash

Softbox – l’accessorio principe per ottenere una luce più morbida dal nostro flash

Se vi portate un flash a slitta, non dimenticate le batterie di ricambio – pena è restare a secco sul più bello – sia per il flash, sia per gli eventuali comandi remoti e magari regalatevi un kit di gelatine colorate per deliziare la vostra creatività di strobist.
Va da sé che il  suo kit preveda un grip con seconda batteria.
La versione Outdoor del Quattro Stagioni lo vuole munito anche di cavalletto (magari con testa staccabile) e di scatto remoto o, meglio ancora, di un intervallometro. Con questi due accessori nulla potrà più fermare il vero e unico Quattro Stagioni.
Ovviamente un simile kit necessita di una borsa all’altezza e io consiglio uno zaino con scomparti imbottiti e riposizionabili secondo le esigenze. Non lesinate sulla qualità degli zaini! Löwepro, Manfrotto e Tamrac hanno sicuramente il modello che fa per voi e controllate sempre che sia possibile imbarcarlo con voi in aereo e che preveda l’aggancio per un eventuale cavalletto, controllate la comodità degli spallacci, la presenza di cinghie all’altezza del pettorali e del bacino, per distribuire meglio il peso. Assicuratevi che le cerniere siano nastrate ed impermeabili e, già che ci siete, verificate che ci sia anche il dispositivo antipioggia. La mia esperienza dice che una borsa che costa davvero poco, dura davvero poco. Purtroppo non sempre vale il contrario (!).

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Comoda, resistente, impermeabile, ma soprattutto capiente il giusto (meglio uno “zic” in più, che in meno!

 

Fotografo Canaletto
È un vedutista del Settecento, ma ha la sfortuna di essere nato tre secoli dopo. I suoi miti sono Canaletto, i Fiamminghi e Ansel Adams.
La fotografia, per Canaletto, è paesaggio!
Non può fare a meno di un buon grandangolo, ma per schiacciare le prospettive si affida spesso ad un tele. Le focali di mezzo lo convincono poco, ma se proprio deve, monta un 70mm.
Non esce mai senza il suo kit di filtri digradanti e ND e ne vanta dozzine.
Il Canaletto Ricco possiede solo filtri della Lee Filters – un set da tre filtri Lee, con anello adattatore e sistema di aggancio, si aggira attorno ai 300 euro! I
l Canaletto In Spending Review si accontenta di marche meno nobili, come Cokin o Marum.
Se sui filtri potreste anche glissare – ho scritto “potreste”, attenzione. Non potete invece fare a meno di un buon cavalletto, se la vostra passione sono i paesaggi.
Sceglietelo alto almeno un metro e cinquanta, possibilmente di quelli che permettono di montare teste diverse, in modo che possiate scegliere quella che meglio si adatta alle vostre esigenze. Sceglietelo leggero, ma solido. Testatene la solidità (in negozio) montando una macchina simile alla vostra per peso e ingombro ed estendendo al massimo gambe e colonna centrale. Considerate le dimensioni del cavalletto, sia nel suo massimo splendore, sia completamente richiuso. I cavalletti con gambe a quattro sezioni diventano davvero molto piccoli, ma offrono meno stabilità dei cugini a tre sezioni. Valutate con cura, peso ed ingombro: ve lo dovrete scorrazzare tutto il santo giorno, tutti i giorni.
Carbonio, fibra di magnesio, basalto… sono solo alcuni dei materiali all’avanguardia con cui vengono prodotti i cavalletti di fascia alta. Di sicuro offrono il massimo rapporto peso/stabilità,  ma non ho ancora trovato dove li regalino…

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Uno scatto remoto va a completare l’attrezzatura, meglio se in grado di svolgere le funzioni di un intervallometro.
Pensate anche a guaine e coperture impermeabili per macchina e obiettivi, perché potrebbe capitare di trovarvi a scattare nel bel mezzo di un acquazzone!

OK, mi fermo qui…  ce ne sarebbero molti altri di profili, con buona probabilità, ma forse entrerei troppo nello specifico – ad esempio mi viene in mente il Naturista, per non parlare della sua deriva estrema, il Fotografo Safari.
La maggior parte di noi, però, immagino ricada in una delle categorie di base che ho buttato lì.

Che siate gli uni o che siate gli altri, per tutti ci sono accessori che non si possono lasciare a casa: caricabatterie da rete (ma anche versioni che possano caricare attraverso l’accendisigari di una macchina o la presa USB), card varie, cavi vari, batterie di scorta, panni in microfibra per pulire le lenti, guaine e coperture antipioggia per zaini e borse (nel caso il modello scelto non lo abbia già in dotazione).
Potrei essermi dimenticato qualche cosa… non vogliatemene.
Voi cercate di non dimenticare che quello che facciamo, quando fotografiamo, deve essere soprattutto divertimento, ma che il divertimento è una cosa seria.

Buone vacanze!

 

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Una mattina d’autunno nella piana aretina. 

A molti può sembrare semplicissimo scattare delle buone fotografie di paesaggio… “Che ci vuole!?”, direte… “Sì, insomma, basta un bel paesaggio e il gioco è fatto.”
Sbagliato!

Un paesaggio mozzafiato non è detto che sappia tradursi in una fotografia mozzafiato, ma con qualche accorgimento, possiamo provare a migliorare la nostra capacità di fotografi paesaggisti.
Se è vero che l’ingrediente fondamentale di una buona fotografia di paesaggio resti il paesaggio, è vero anche che ci sono errori – piuttosto comuni – che riescono a rovinare anche il paesaggio più incantevole. Provo ad elencare i primi cinque che mi vengono in mente:

  1. Fotografare nelle ore sbagliate
    Nulla rovina la foto di un paesaggio come presentarsi sul posto all’ora del giorno sbagliata! Ricordiamoci che ad ogni ora corrisponde una determinata luce.
    I momenti della giornate più indicati per immortalare – per lo meno in senso canonico – un paesaggio sono le prime ore del mattino e l’ora a cavallo del tramonto.
    In queste due finestre di tempo la luce è fortemente direzionale, grazie al sole basso sull’orizzonte, e ricca di dominanti calde, che vanno dal giallo all’arancione.
    Qualunque paesaggio, nel miracolo della luce di questi momenti della giornata, assume un appeal molto forte.
    Con il sole alto nel cielo, i paesaggi perdono immediatamente di interesse: il cielo risulta slavato e le ombre secche e corte.
    Il paesaggista si sveglia presto al mattino e spesso salta la cena, ma solo con questi piccoli grandi sacrifici riesce a portarsi a casa scatti degni di nota.
  2. Scattare con fretta
    Niente più di un paesaggio dovrebbe suggerirci di prendere le cose con calma, eppure molti di noi, soprattutto chi si è avvicinato alla fotografia da poco, tende a farsi prende dalla fretta.
    Non c’è peggior compagno della fretta per un fotografo!
    Presentiamoci sul posto con almeno una mezzora di anticipo rispetto all’ora prevista per lo scatto, portiamoci SEMPRE un cavalletto e componiamo con cura.
    Può sembrare una sciocchezza, ma il fatto di usare un cavalletto, anche se i tempi di posa impiegati consentirebbero di scattare a mano libera, ci mette in una condizione mentale di operare con calma e precisione, due virtù che possono fare la differenza nella fotografia di paesaggio.
    Attenzione però, se la fretta è una pessima compagna, l’estrema lentezza lo è altrettanto.
    Le condizioni ideali di luce, solitamente, non si protraggono per più di una ventina di minuti, per cui, d’accordo fare le cose con calma, ma attenzione a non perdere l’occasione solo perché ci siamo attardati.
    Non sembra, ma anche la fotografia di paesaggio, richiede molta concentrazione e rapidità – che non significa fretta.
  3. Usare una scarsa profondità di campo
    “Evita di aprire più di f.11!” – così mi diceva Pietro Donzelli, io ero un ragazzino e eseguivo senza farmi troppe domande.
    Per gli scatti di paesaggio abbiamo bisogno di una buona profondità di campo, per cui il consiglio/ordine di Donzelli resta comunque un ottimo memento.
    Anche per questo motivo portarsi – e usare! – un cavalletto ci caverà spesso le castagne dal fuoco.
    Impostiamo gli ISO più bassi, in modo da azzerare il disturbo. Impostiamo un diaframma chiuso, tra f.11 e f.22. Potrebbe darsi che il tempo di posa corretto sia lungo, ma il nostro cavalletto annullerà qualsiasi possibilità di mosso.
    Ogni obiettivo ha un diaframma con il quale rende meglio in termini di incisione e aberrazione minima, di solito sta tra f.8 e f.16 – è quello che i professionisti chiamano sweet spot – cercatelo e scattate i vostri paesaggi con diaframmi vicini allo sweet spot.

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  4. Dare troppo spazio ad un cielo banale
    Non sempre un cielo completamente sgombro da nuvole è sinonimo di grande foto, anzi spesso rende lo scatto piuttosto vuoto, piatto.
    Valutiamo con attenzione l’impatto del cielo nell’economia della nostra inquadratura. Nessuna legge scolpita nella pietra ci impone di sistemare la linea dell’orizzonte per forza al centro. Se pensiamo che il cielo sia troppo piatto, non pensiamoci due volte: abbassiamo l’inquadratura e spostiamo l’orizzonte più in alto, togliendo così importanza al cielo.
    Viceversa, se il cielo presenta nubi o colori affascinanti, lasciamogli spazio, rendiamolo protagonista.

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  5. Non includere nulla in primo piano
    Troppo spesso, chi ha poca esperienza di fotografia di paesaggio tende a concentrarsi unicamente sullo sfondo, disinteressandosi completamente del primo piano.
    Non lo considero un peccato mortale, a patto che la scena inquadrata presenti un paesaggio in grado di farsi carico di tutte le aspettative di chi guarda.
    In ogni caso, il mio consiglio è quello di cercare sempre qualche elemento in primo piano da inserire nell’inquadratura, è uno stratagemma che conferisce un senso di spazio allo scatto e guida l’occhio.

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Mi sono abbassato all’altezza del mio soggetto. Così facendo è come se usassi il punto di vista del soggetto ritratto e permette di rendere lo scatto più intimo.

Troppo spesso chi si è avvicinato alla fotografia da poco sottovaluta l’importanza del punto di vista. Troppo spesso i principianti si accontentano della soluzione più ovvia: in orizzontale, ad altezza occhi.
Pensateci, pensateci un attimo. Quante volte avete inquadrato e scattato senza prendere in considerazione una possibile inquadratura alternativa e vi siete accontentati di scattare la vostra foto inquadrando la scena ad altezza occhi.
Non sto dicendo che scattare ad altezza occhi sia la madre di tutti gli errori, ma di sicuro è la scelta spesso più banale, più ovvia.

E allora cerchiamo di fare di più, anche perché è molto più semplice di quanto possa sembrare e porta risultati decisamente molto più soddisfacenti.

Molto spesso scattare ad altezza occhi è frutto di pigrizia. E allora vinciamola questa pigrizia.

Quando i vostri soggetti sono bambini, fate uno sforzo in più: abbassatevi. Più di ogni cosa, si tratta di ricordarsi di farlo e niente più.
Abbassandovi creerete un punto di vista diverso. Si tratterà sempre di un un punto di visto ad altezza occhi, ma non saranno i  vostri occhi e questo conferirà ai vostri scatti un significato tutto nuovo.

Abbassandovi, ritraendo un soggetto basso, è come se portaste gli occhi di chi guarda esattamente ad altezza degli occhi di chi è ritratto.

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Dal basso.
Provate a fare uno sforzo in più, ora. Provate ad abbassarvi e ad inquadrare la scena del basso. I vostri scatti assumeranno subito un significato diverso, alternativo.
Non serve sdraiarsi a terra per ottenere buone fotografia, è sufficiente abbassarsi di una ventina di centimetri, di mezzo metro, e inclinare la macchina verso l’alto.
Il mondo, inquadrato così cambia radicalmente – anche quando il soggetto inquadrato è un volto.
Inquadrando dal basso, soprattutto con focali ridotte, andiamo ad enfatizzare quello che abbiamo sotto gli occhi e se ci spingiamo al limite, arriviamo addirittura ad ottenere l’esasperazione.
Ricordatevi: se ritraete un soggetto umano da sotto, gli conferirete immediatamente un ruolo di importanza maggiore.

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Quest’inquadratura dall’alto ha prodotto uno scatto molto interessante e non banale.

Dall’alto.
Come per ciò  he riguarda l’inquadratura dal basso, anche scegliere di scattare inquadrando dall’alto conferisce ai nostri scatti un tocco alternativo.
Non serve arrampicarsi oltre modo o salire chissà quale grattacielo, bastano poche decine di centimetri per creare scatti meno banali.
Dall’alto, la scena molto spesso perde i suoi connotati reali per assumere i toni del grafismo. Ricordatevi, più in alto salite e più terrete la l’inquadratura perpendicolare al terreno, e più realizzerete scatti molto grafici – il segreto sarà tutto nella vostra capacità di riconoscere le forme geometriche nelle quali si trasformeranno gli elementi presenti nella scena inquadrata.

 

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