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Archive for the ‘Ritratto’ Category

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Bimba sulla Awa Mahal Road, Jaipur (India)  – Una luce morbida, una profondità di campo ridotta, un fuoco preciso, ma soprattutto un soggetto incantevole (per lo meno a mio giudizio).

Visto il successo del post dedicato alla fotografia di paesaggio e agli errori più comuni – clicca qui – ho pensato di replicarne il modello e di dedicarmi questa volta alla fotografia di ritratto.

Partiamo dunque senza indugi, premettendo soltanto che non si tratta di leggi incise nella pietra, ma di semplici consigli che arrivano da qualche anno di esperienza.

Ecco alcuni degli errori più comuni:

  1. TUTTO A FUOCO
    Il ritratto vive in quel magico mondo dominato da una ridotta profondità di campo. Uno degli errori più comuni di chi si è avvicinato da poco alla fotografia – e in particolare alla fotografia di ritratto – è quelli di non sfruttare il fuori fuoco dato da una profondità di campo ridotta e di rovinare un potenziale scatto interessante lasciando troppo interesse allo sfondo.
    Non dobbiamo temere le aperture estreme. Componiamo con cura e usiamo il diaframma più aperto di cui il nostro obiettivo dispone. Nessun ci vieta di farlo, ma il mio consiglio è quello di scattare sempre tra f.2.8 e f.5.6, ricordandoci che la profondità di campo, oltre che dall’apertura del diaframma, è determinata dalla vicinanza del nostro soggetto e dalla lunghezza focale che impieghiamo.
    Ricordiamoci che,  LA PROFONDITÀ DI CAMPO SARÀ SEMPRE PIÙ RIDOTTA:

    1. PIÙ IL DIAFRAMMA È APERTO
    2. PIÙ LA DISTANZA DAL SOGGETTO È RIDOTTA
    3. PIÙ LA LUNGHEZZA FOCALE IMPIEGATA È LUNGA
  2. FUOCO INCERTO
    Altro errore tipico del principiante: non avere un punto focale preciso.
    Lavorare con diaframmi aperti, aumenta la possibilità di commettere errori nella messa a fuoco.
    I puristi – e per una mi trovo d’accordo con loro – esigono che, in un ritratto, gli occhi del soggetto siano SEMPRE perfettamente a fuoco.
    Il problema non si pone se il soggetto guarda in macchina con il volto perfettamente in asse, mentre qualche grattacapo in più nasce nel momento in cui invece assume una posa di 3/4, ad esempio, soprattutto se scattiamo con diaframmi molto aperti (f.2.8 o addirittura f.1,4 o f.1,2), utilizzando una focale tra gli 85mm e i 200mm.
    In certi casi, tipici però della fotografia di ritratto (ad es. con un soggetto a 1 metro, un 85mm e f.1.4) la profondità di campo si riduce a pochi centimetri e dobbiamo essere davvero attenti che gli occhi (almeno uno) siano perfettamente a fuoco.
  3. LUCE POCO INDICATA
    Il principiante di solito si entusiasma per il soggetto e tende a sottovalutare gli effetti catastrofici di una luce poco indicata per un ritratto.
    Evitiamo la luce del sole a picco – o di qualsiasi fonte luminosa (piccola) posta direttamente sopra il capo del nostro soggetto.
    Evitiamo anche la luce da sotto: fa immediatamente horror movie!
    E anche la luce radente è da utilizzare con molta circospezione, in quanto è micidiale nell’andare a sottolineare le imperfezioni della pelle.
    Meglio una luce morbida. Cerchiamo una finestra, la Luce che filtra da una finestra è sempre piuttosto morbida, magari ammorbiamola ulteriormente, schermando la luce con le tende (basta che siano bianche!).
    Se la luce è fortemente caratterizzata da una direzionalità, bilanciamo le ombre sul lato opposto di dove colpisce il soggetto, usando un riflettore – in commercio se trovano di vari tipi, pieghevoli e comodi, ma anche un semplice foglio di carta o un pezzo di polistirolo bianco possono aiutare.
    Il riflettore, sia di quelli professionali, sia approntato in corsa con un foglio di carta bianco, attenuerà le ombre.
    In una giornata di sole, all’aperto, cerchiamo sempre quello che i professionisti chiamano open shade e cioè una condizione che ponga il soggetto al riparo dalla luce diretta del sole – un portico, frasche, ecc. Non è necessario acquistare costosi teli traslucidi, basta guardarsi intorno e ricordarsi che il sole diretto non è certo il nostro miglior alleato nelle foto di ritratto.
  4. UN AMBIENTE OSTILE
    Ci concentriamo sul volto e non ci curiamo di tutto quello che sta attorno, soprattutto dietro. Ecco un errore molto comune, purtroppo comune anche in chi ha qualche esperienza in più.
    Cerchiamo di valutare sempre con cura l’effetto dell’ambiente sul volto ritratto.
    Scegliamo uno sfondo che non incomba, valutiamone colori ed intensità, valutiamo che non risulti troppo invadente.
  5. ANSIE, FRETTA E DISAGI VARI
    Ricordiamoci che pressoché nessuno, a meno che non faccia il modello di professione o che goda di una spiccata vanità, si trova a proprio agio di fronte ad una macchina fotografica spianata.
    Cerchiamo di andare sempre incontro ai nostri soggetti, facendo in modo che il loro disagio sia minimo. Come? Evitando di tenerli in posa troppo a lungo.
    Questo però non significa scattare con fretta, ma piuttosto avere le idee chiare prima di far posare il soggetto.
    Soprattutto se abbiamo fermato qualcuno per strada, cerchiamo di essere rapidi, cortesi e decisi. Ognuno di noi usi le tecniche che pensa più efficaci per mettere a propio agio il soggetto che stiamo ritraendo – io, personalmente, ci chiacchiero.
    Ricordiamoci che il sorriso è spesso la soluzione migliore, per cui… via i bronci!
    Ma lavorare sul disagio dei nostri soggetti non è sufficiente.
    Molto spesso, molti di noi, provano un profondo imbarazzo nello scattare un ritratto.
    E credetemi, il disagio del fotografo viene quasi sempre percepito anche dal modello, con il risultato di elevare oltre modo il suo livello d’ansia e di imbarazzo di fronte alla nostra macchina fotografica.
    La situazione è paradossale, ma il nostro disagio non fa che alimentare l’insicurezza e  il senso di inadeguatezza di chi sta posando per noi.
    Se siete timidi, la fotografia di ritratto non fa per voi!
    Chiedevi perché vi sentite a disagio nel fotografare le persone e trovate il modo di risolvere questo problema.
    L’esperienza mi ha indicato alcune cause alla base del DISAGIO DEL FOTOGRAFO :

    1. NON SI SENTE ALL’ALTEZZA
    2. TEME DI FAR PERDERE TEMPO AL SOGGETTO
    3. NON HA LE IDEE CHIARE
    4. NON HA LE CONOSCENZE TECNICHE NECESSARIE
    5. NON CONOSCE ABBASTANZA LA PROPRIA MACCHINA FOTOGRAFICA

Naturalmente, mentre stilavo questi cinque punti, me ne venivano in mente almeno altri cinque…  vorrà dire che tornerò sull’argomento, sempre che la cosa sia di vostro interesse.

 

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Saddhu a Man Mandir Ghat, Varanasi. Cercate l’intensità. Scegliete la luce giusta.

Ormai dovrebbe essere piuttosto ovvio: il ritratto è il tipo di fotografia che più mi rappresenta, assieme a quella di viaggio.
Mi rendo conto però che spesso, soprattutto chi si è avvicinato alla fotografia da poco tempo e ha ancora poca esperienza (e autostima), si trovi in difficoltà nel fotografare la gente.

Ecco allora 5 semplici trucchi, che mi arrivano da qualche anno di esperienza, e che potrebbero aiutarvi a trarvi d’impaccio con la fotografia di ritratto.

  1. CERCATE L’INTENSITA’
    Spesso il principiante pensa che un buon ritratto sia dato dalla bellezza del soggetto, lasciatemi dire che non è così. CERCATE L’INTENSITA’, non la bellezza. Cercate quel  certo scintillio negli occhi del vostro soggetto… cercate quel  certo profilo.
    Non siate timidi, approcciate persone che non conoscete, se pensate che abbiano l’intensità giusta, non diranno tutti di no.
  2. SIATE SELETTIVI
    Non scattate a caso. Mantenete l’0cchio sempre nel mirino, sempre pronto a cogliere l’espressione giusta o il gesto giusto. Non distraetevi e non scattate a raffica, cercate di allenarvi a cogliere l’istante. Una buona e molto meglio di cento mediocri.
  3.  SIATE ORIGINALI
    Se siete voi i primi ad essere stanchi dei vostri scatti, è ora di sperimentare. Sperimentare con inquadrature nuove, tagli nuovi, espressioni diverse.
    Un buon ritratto, un ritratto intenso, non è sempre  occhi in macchina e sorriso, un buon ritratto è molto di più che l’aritmetica tempo/diaframma applicata alla lettera.
  4. FREGATEVENE DELLA REALTA’
    Siete fotografi! La realtà non vi appartiene, non preoccupatevene dunque ora.
    Non preoccupatevi se il vostro ritratto non corrisponde al soggetto – a meno che il proposito non sia una fototessera! Quello che conta è il risultato finale, non da dove siete partiti. Provateci, otterrete ritratti più interessanti.
  5. CERCATE LA LUCE FATTA DI OMBRE
    E’ la luce che preferisco, quella che disegna la tridimensionalità. E’ una luce che esalta il contrasto. Usatela nei vostri ritratti. Cercate un’ispirazione? Guardatevi Caravaggio. Non lasciatevi affascinare dalla luce facile, dalla luce piatta, solo perché è più rapido fare i calcoli, solo perché è più semplice portare a casa l0 scatto.
    Andate oltre.

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La piccola dhaba di Kathmandu. Moglie e marito, mi piacevano entrambi, ma soltanto chiacchierando un po’ ho capito le gerarchie familiari e ho scelto di ritrarre il marito come soggetto principale, nel loro piccolo ristorante, ma non senza inserire la moglie, di spalle, intenta a cucinare. Mi pare un buono scatto.

Spesso il successo di un ritratto si nasconde nella nostra capacità di entrare in sintonia con il soggetto.

ROMPERE IL GHIACCIO
È l’imperativo: ci aiuta a mettere tutti a proprio agio, sia noi, sia il nostro soggetto.
È fondamentale, molto più rilevante di quanto non si possa pensare.
Scattare in una situazione distesa, rilassata, aiuta davvero molto.
Personalmente chiacchiero molto con i soggetti che ritraggo, parlo di cose diverse, ma soprattutto pongo domande, la butto molto volentieri sul ridere e vedo che funziona quasi sempre. Ovviamente ognuno di noi è diverso, sia da questa parte dell’obiettivo, sia dall’altra, non sforziamoci di essere quelli che non siamo e cerchiamo di non esagerare. Un conto è rompere il ghiaccio, un altro è… rompere!

FACCIAMO DOMANDE.
Fare domande aiuta a spostare l’attenzione di chi stiamo per ritrarre dall’obiettivo puntato alle risposte che ci sta per dare. È un buon metodo per stemperare l’imbarazzo – da entrambe le parti, se ce ne fosse bisogno, ma soprattuto è un ottimo modo per entrare nel mondo personale dei nostri soggetti.

Mostrare curiosità, non solo crea una certa sintonia (che aiuta), ma ci può anche aiutare a trovare soluzioni creative alternative.

A CACCIA DI DETTAGLI.
Trasformiamoci in cacciatori di dettagli.
Per prima cosa, i dettagli fisici. Ad esempio, un naso importante, una cicatrice, i calli sulle mani, le zampe di gallina attorno agli occhi, una pancia da bevitore. Cogliamone le particolarità e facciamole emergere.
Andiamo oltre, non fermiamoci ai dettagli fisici.
Impariamo a notare atteggiamenti e gesti, ci diranno molto della personalità dei nostri soggetti e ci suggeriranno il modo migliore per ritrarli.
Osserviamo con attenzione il nostro soggetto. Prestiamo attenzione al modo in cui sta in piedi, a come si siede, se muove le mani mentre parla…
La personalità traspare anche dalla scelta dell’abbigliamento, andiamo a caccia di accessori… un anello particolare, la montatura degli occhiali, un cappello, la sigaretta sempre accesa o un sigaro, un orologio da taschino…
Spesso alcuni accessori nascondo piccole grandi storie, non teniamoci il dubbio: poniamo domande e sfruttiamo le eventuali storie che le risposte ci offriranno.

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Guardate Keith Richards ritratto per il New York Times da Hedi Slimane.
Sguardo di sfida, rughe sul volto, giubbotto di pelle, camicia aperta sul petto, sigaretta tra le labbra e cappello sulle ventitré.
Un gran bel ritratto e tutto, in questo scatto, urla “rock ‘n’ roll”.
Questo significa cogliere la personalità e sottolinearla attraverso dettagli.

Non a tutti però è concesso di ritrarre un’icona del rock e non sempre la personalità dei nostri soggetti è così esplicita, ecco perché dobbiamo imparare a porre domande, a chiedere: scopriremo forse alcuni aspetti caratteriali meno evidenti, che potremmo sfruttare per ottenere ritratti più interessanti.

NON TRASFORMIAMO I NOSTRI SOGGETTI IN QUALCUN ALTRO.
Evitiamo di barricarci dietro ritratti che si reggono soltanto su sorrisi stucchevoli.
Ma come si può fare?
Facendo qualche domanda in più, entrando un po’ in confidenza e provando a conoscere un po’ del mondo e della vita dei nostri soggetti.

Facciamo domande e scopriremo inaspettati suggerimenti su come portare a casa ritratti più interessanti.
Le risposte dei nostri soggetti ci suggeriranno il mood del nostro ritratto, il tipo di luce da impiegare, a volte addirittura la posa, e spesso l’ambientazione.
Vi pare poco!?
E allora, impariamo a fare domande, ci torneranno utili le risposte.


 

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Ho atteso che i miei compagni di viaggio su questo locale verso Agra si abituassero alla mia presenza e alla presenza della mia macchina fotografica. Ho ridotto i beep al minimo e ho scattato quello che considero un buon ritratto rubato.

Quando si pensa alla fotografia di ritratto, siamo portati a pensare ad un soggetto che posa davanti al nostro obiettivo e a tutto il tempo del mondo per scattare.

Spesso è così, ma altrettanto spesso, invece, il ritratto può essere uno scatto rubato.

Attenzione, a parte il “fattore C”, che rende ritratti normali, foto davvero toccanti, rubare scatti significa molto spesso pianificare e altrettanto spesso saper attendere e prepararsi il campo.

Essere pronti!
Ancora una volta la parola chiave è preparazione.
Se pensiamo che una certa situazione si possa evolvere in un buono scatto, facciamo tutto quello che ci è permesso per studiarne le dinamiche e, possibilmente, anticipamole.
Ad esempio, un gruppetto di ragazzini tira fuori un pallone e prende a giocare per strada, molto bene, appostiamoci e cominciamo a studiarne le mosse, le espressioni, cerchiamo di capire chi potrebbe regalarci il ritratto rubato più interessante.

Rendersi invisibili!
La seconda caratteristica necessaria per riuscire a portare a casa ritratti naturali è quella di rendersi invisibili.
Impariamo a muoverci sul perimetro della scena senza attirare troppa attenzione, che si traduce con il minimo dell’attrezzatura necessaria in vista, beep altri suoni ridotti al minimo e movimenti leggeri.

Resistere all’ansia da scatto!
Che significa, in soldoni: imparare ad aspettare qualche manciata di istanti – a meno che non pensiamo che la scena sia davvero irripetibile.
Durante quei primi attimi, diamo modo al nostro soggetto – o ai nostri soggetti – di non fare più troppo caso a noi e alla nostra macchina fotografica e questo ci consentirà di cogliere espressioni più naturali.


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Per iniziare, chiedete ai soggetti di guardare in macchina: vi aiuterà. Poi, ogni tanto, provate anche a divagare un po’.

Spesso chi si avvicina alla fotografia di ritratto tende ad applicare la regola di “un solo soggetto per scatto” in modo fin troppo draconiano.
A volte la situazione ci indica che separare i soggetti tende ad impoverire lo scatto, ma quando farlo è soltanto la nostra sensibilità che potrà dircelo – già perché in realtà non esiste nessun comandamento scritto a tal proposito.

Personalmente mi affido alla mia sensibilità e al senso che voglio dare al mio scatto.
Quando però scattiamo più soggetti in una fotografia di ritratto, anche se posata, dobbiamo ricordarci che per ognuno di loro introduciamo una serie di variabili con le quali dovremo fare i conti al momento del click.
Nulla di trascendentale, naturalmente, ma dovremo porre più attenzione alla composizione, dovremo prestare maggior cura all’illuminazione e fare in modo che tutti i soggetti presenti ne beneficino al meglio, dovremo controllare – e ricontrollare – le pose, le espressioni, gli atteggiamenti. E se la cosa può risultare complicata con un solo soggetto…

Esistono scatti che IMPONGONO più soggetti, ad esempio quando il legame tra i soggetti è esplicito come nel caso di famigliari, soci o compagni di squadra o nel caso stessimo raccontando una qualche avventura (0 disavventura) vissuta dai soggetti.

Altre volte la ragione di un ricatto con più soggetti può venire suggerita dalla semplice relazione estetica – funziona molto bene la relazione degli opposti – ad es. un bianco e un nero, un bimbo e un anziano, un uomo e una donna, ecc.

Una cosa però va ricordata: UN BUON RITRATTO DI GRUPPO DEVE COMUNQUE SAPERE TRASMETTERE LE DIVERSE INDIVIDUALITA’ RITRATTE, se così non è, lo scatto non è pienamente riuscito.

Uno delle convinzioni più comuni, nei ritratti con più soggetti, è che tutti debbano guardare in macchina. Non è necessario. È necessario però che ognuno dei soggetti ritratti esprima la propria personalità, questo sì ed è decisamente molto più importante.

Quando abbiamo a che fare con più persone, dobbiamo usare un po’ di psicologia in più, tenendo presente che nel gruppo (ma anche nella semplice coppia) c’è sempre chi viene meglio e chi è meno abituato.
Cogliamo inoltre il linguaggio del corpo. I soggetti, anche se in posa, tenderanno ad interagire tra loro all’interno del perimetro del nostro formato e sarà nostro compito sfruttare al meglio l’opportunità, che aggiunge un livello di comunicazione.

Detto ciò, non fatevi intimorire e scattate. Scattate di più di quanto fareste di norma con un solo soggetto, provate inquadrature diverse e, se ne aveste la possibilità, cambiate le posizioni dei soggetti di scatto in scatto.

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Più soggetti interagiscono tra loro. Le pose che assumono e la relazione tra di loro carica lo scatto di significati. Cercate le interazioni.


 

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Monaca tibetana in un caffè di Boudhanath a Kathmandu

Ed ecco il secondo appuntamento con il ritratto.

C’è forse una legge che ci obbliga a scattare ogni ritratto con il nostro soggetto che guarda dritto in macchina?
Non mi pare.
E dunque non poniamoci nessun tipo di scrupolo, scattiamo anche se il soggetto sta guardando altrove, anzi, qualche volta possiamo incoraggiare la cosa.

Un soggetto che guarda in macchina, per una serie di motivi che piantano le loro radici nella psicologia, cattura immediatamente l’attenzione di chi guarda, ma questo non significa che non si possa ottenere un buon ritratto con il soggetto che guarda altrove.

Lo sguardo lontano suggerisce mistero – e come se il nostro soggetto si sottraesse all’occhio di chi guarda, celasse qualcosa, il che può anche renderlo più interessante.

Se scegliamo di ritrarre un soggetto che non guarda in macchina, una composizione adatta può aiutarci ad ottenere uno scatto più interessante.
Nella foto che ho usato in apertura ho scelto di costruire lo scatto sulla diagonale, assecondando e sottolineando la direzione dello sguardo del soggetto alto/basso sinistra/destra.
Anche la direzione della luce, incontro allo sguardo, aiuta a rendere lo scatto ben equilibrato.

Visto!? Non è sempre necessario che il soggetto guardi in macchina per ottenere un buon ritratto.

 


 

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Torno a parlare di ritratti, un tipo di fotografia – che avrete capito, ormai – adoro.

Il consiglio che mi sento di darvi in questo post è: cercate “quello” sguardo.
Cosa significa? Significa aspettare, molte volte e non fare che il nostro soggetto si nasconda dietro il solito sorriso, a metà tra l’anonimo e lo stucchevole.

La cosa che mi sento ripetere con maggior frequenza quando fotografo le persone – e badate bene, ho scritto “persone” e non “gente” – è che il soggetto non si sente molto a suo agio davanti all’obiettivo.

E’ normale, capita spesso anche a me.
E allora, per vincere l’ansia e il disagio, cosa fa il nostro soggetto? Si esibisce in uno stitico sorriso e spera di nascondercisi dietro.
NON ACCONTENTATEVI!
Quel sorriso è soltanto una maschera, ANDATE OLTRE! Perché quel sorriso di solito è soltanto una difesa alzata per fare fronte alla vostra macchina fotografica.
ASPETTATE!  Aspettate e attendete che il nostro soggetto abbassi le difese.
Può succedere soltanto per due ragioni: che cominci a sentirsi a suo agio o che cominci a stancarsi.
Non domandatevi qual’è la ragione e cominciate a raccogliere gli scatti migliori.

Molto spesso, nei miei ritratti, sono le espressioni serie, accigliate, annoiate, e arrabbiate a dare emozioni maggiori.

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Questo non significa che un soggetto ritratto che sorride sia per forza banale, ma non fate che sia soltanto “quel” sorriso a reggere la forza dello scatto.

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Una posa non scontata aiuta a perdonare anche un sorriso

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