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Archive for the ‘Esposizione’ Category

Notte di luna piena nel Sahara.
La luce della luna illumina cielo e dune

Sono tornato da qualche settimana da un magnifico photo tour che ho organizzato in Marocco. Una delle tappe più entusiasmanti è senza ombra di dubbio quella che vede il gruppo passare la notte in un campo tendato beduino, tra le dune del deserto del Sahara. Durante la notte, organizzo una sessione di fotografia notturna, anche perché lo spettacolo delle stelle nel deserto è una di quelle esperienze che difficilmente si scordano – anche quando il cielo si copre di nuvole inaspettatamente, come è successo quest’anno.

La fotografia notturna ha una pessima caratteristica intrinseca negativa, quella di amplificare i problemi che si possono sperimentare sul campo, ma ha anche la capacità di regalare grandi emozioni a tutti, anche a coloro che hanno poca esperienza in materia.

Il mio consiglio, per coloro alle prime armi, è quello di dare una bella ripassata al manuale della propria reflex in modo di aver ben chiaro come accedere a certe funzioni della macchina e a come farlo rapidamente anche in condizioni disagiate come un campo di notte o una duna del Sahara.

Attrezzatura minima per fotografare le stelle:

  • una macchina fotografica
  • un obiettivo, meglio se grandangolo
  • batteria nuova (e carica al massimo)
  • card vuota
  • un cavalletto
  • uno scatto remoto, non è necessario che sia a infrarossi e per cominciare, non serve neppure che funga di intervallometro
  • una torcia
  • un timer
  • una borsa dedicata

Via tutti gli automatismi!
Via l’autofocus! Via gli eventuali dispositivi per ridurre le vibrazioni!
Macchina in manuale! Ok, mi sa che la metà di voi ha abbandonato la lettura del post a questo punto, se ci siete ancora, andiamo avanti…

Dove andare?
Non serve andare tra le dune del Sahara o sulla catena dello Zanskar, ma è necessario lasciarsi aree urbane e questo comporta un po’ di pianificazione, ma basteranno un paio di scatti azzeccati a ricompensarvi.

Quando andare?
La scelta della notte è sicuramente uno degli aspetti meno prevedibili, in quanto legato al meteo – se pensate che quest’anno, durante il photo tour in Marocco, siamo incappati in una rarissima nottata nuvolosa (!).
Quello che invece potete determinare con precisione scientifica è invece l’importanza della luna nelle notti che sceglierete per scattare.
Durante le notti vicine al plenilunio, quando cioè il disco lunare assume le massime dimensioni, la luce della luna influisce negativamente sulla visibilità delle stelle, ma rischiara la scena con una luce molto morbida e affascinante.
Al contrario, nelle notti prossime al novilunio, la quasi totale assenza del disco lunare nel cielo, rende le stelle decisamente più visibili, ma dovrete prepararvi a lavorare praticamente al buio.
In ogni caso è bene fare un po’ di compiti a casa prima di trovarsi sul posto per evitare lunghe attese perché non avevate previsto che la luna fosse un ospite non gradito della vostra inquadratura.
Determinare fasi lunari, altezza sull’orizzonte e posizione nel cielo della luna ormai non è più roba per astronomi.
Ci sono app alla portata di tutti, che vanno dal semplice calcolo della fase lunare, riportato in qualsiasi punto del mondo, fino a fornire tutte le informazioni che vi possono servire, come ad esempio l’ora esatta in cui spunterà il satelline, l’altezza nel cielo, riportato nel corso della notte, il percorso, e altro ancora, oltre naturalmente alla possibilità di impostare località e date diverse.
Una tra tutte, TPE (The Photo Ephemeris).

Comporre e mettere a fuoco. Due piccoli incubi.
Comporre un’inquadratura al buio non è cosa da poco, così come mettere a fuoco con cura.
Se ne avete la possibilità, fate un sopralluogo di giorno, altrimenti il vostro unico alleato è una torcia.
Componete con cura e cercate di includere qualche elemento in primo piano. NON inquadrate soltanto una porzione di cielo.
Inserite degli alberi, il profilo di una montagna, di una casa… insomma, avete capito. Gli elementi in primo piano, staccati dal cielo, hanno la capacità di rendere lo scatto del cielo più interessante.
Mettere a fuoco può essere un problema. Aiutatevi con la torcia, puntandola contro un elemento sufficientemente lontano e mettete a fuoco su di lui – se usate, come consigliato, un grandangolo, dovreste cavarvela.

Per iniziare: stelle puntiformi
Anche se molti di voi saranno rimasti affascinati da tutti quegli scatti con le stelle che sembrano compiere dei giri luminosi, è bene che si proceda per piccoli passi.
Cominciate a scattare le stelle come puntini di luce.
Ecco qualche trucco.
Aprite al massimo. Chi può, f/2,8… altrimenti gli altri si tengano su f/3,5, f/4,5.
Occhio al tempo di posa. La terra ruota attorno al proprio asse e questo movimento rischia di riprodurre le stelle come piccole strisce anziché punti luminosi, se usate un tempo di posa troppo lungo.
Per cui affidatevi ad una regola vecchia, ma sempre valida: la regola del cinquecento.
Dividete 500 per la lunghezza focale dell’obiettivo che montate – ad es. se montate un 28, risolvete questa semplice operazione: 500/28. Il risultato è il tempo massimo che potete usare prima che le stelle appaiano mosse.
ATTENZIONE! La regola è pensata per fotocamere full frame, per i modelli APSC Nikon 500 si riduce a 333, mentre per i modelli APSC Canon 500 si trasforma in 316.
A questo punto avete la coppia tempo e diaframma, non resta che impostare gli ISO di conseguenza
Sparate gli ISO. Se avete tra le mani una buona macchina, in una notte senza luna, potete alzate gli ISO anche fino 3600. Se avete una macchina meno performante, tenetevi attorno ai 1250/1600 ISO. Sappiate però che pompando la sensibilità del sensore, le stelle guadagnano una certa consistenza.

Macchina saldamente agganciata al cavalletto e scatto remoto inserito, siete pronti a scattare.
Se possedete un software per gestire il formato RAW, preferitelo al JPEG, in caso contrario, avrete meno possibilità di recuperare gli errori o di intervenire. In questo caso, impostate il bilanciamento del bianco su 3600° K (o incandescenza, se la vostra macchina non offre la possibilità di impostare direttamente la scala Kelvin).

Non temete, torneremo ancora sull’argomento.

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Moroccan Stars

In questo caso determinare l’esposizione corretta è stato un filo più difficile a causa delle fonti di luce presenti in primo piano, ma generalmente i consigli del post, con un cielo scuro e una scena sgombra da interferenze, aiutano a non… brancolare nel buio

 

Fotografare le stelle non è esattamente una di quelle attività che si porta a casa senza problemi di sorta.
Con questo non voglio scoraggiare nessuno, ma solamente chiarire che, per chi si appresta a scattare il cielo di notte, l’errore è dietro l’angolo e la frustrazione va messa in conto.

Urca, questo sì che è un bell’attacco ottimista! Andiamo oltre e, se qualcuno di voi è rimasto ancora sul post,  proviamo a vedere se dalla magica borsa dei trucchetti pesco qualcosa di rassicurante.

Per prima cosa muniamoci di cavalletto (indispensabile), di scatto flessibile (altrettanto utile) e di una torcia, meglio se di quelle da alpinismo che si fissano alla fronte, che ci tornerà comoda per sistemare in modo sicuro il cavalletto e per poi impostare i parametri della macchina.

Mettere a fuoco di notte.
Il mio primo consiglio è quello di disinserire l’autofocus e, se c’è la luna, di mettere a fuoco su di lei .
Se non c’è la luna… i problemi di messa a fuoco aumentano.
Direte voi, ma basta mettere su infinito! No! Non basta impostare la messa a fuoco su infinito, purtroppo, ma ora non sto a spiegarvi il motivo (non è cosa semplice), fidatevi!
Con la maggior parte delle lenti Canon, potete impostare il fuoco manualmente facendo riferimento alla L, che compare sulla ghiera e puntanto alla stanghetta corta. Per gli obiettivi Nikon, il consiglio è di mettere a fuoco a metà del primo nodo del simbolo dell’infinito.
Se siete un po’ pratici, impiegate le funzioni live view e controllate il fuoco dal display.

Apertura massima e ISO pompati.
Impostiamo il diaframma più aperto che il nostro obiettivo ci permette, f.2.8 è ideale, mai meno di f.4.
Pompiamo gli ISO. È vero che con 100 ISO (o 200 per i modelli meno professionali) si ottiene meno rumore, ma il rischio è che con il sensore così scarsamente ricettivo, le nostre stelle vengano un pochino debolucce, a meno che non ci si trovi in alta montagna (non sto parlando di 2000 metri…) o nel bel mezzo di una notte estremamente limpida.
Con ISO alti la capacità di registrare più stelle è più elevata, anche se ad ISO elevati corrisponde un rumore digitale elevato.
I modelli di punta, anche ad ISO molto elevati, riescono a contenere il rumore, cosa che invece i modelli di macchina più economici non sanno fare.
Tagliamo la testa al toro e affidiamoci all’esperienza: impostiamo un valore tra i 1600 e 3200 ISO.

Quale temperatura?
Io scelgo quasi sempre 3600 K, che mi  carica un po’ i blu. Il consiglio è quello di provare, fino a che non trovate il parametro che più vi soddisfa.

Missione -7EV.
La missione è quella di creare uno scatto esposto a circa 7EV – non è farina del mio sacco, ma del sacco di un fotografo ben più famoso il cui nome è Ian Norman. Ian Norman ha sperimentato che, esponendo a circa -7EV si ottiene la combinazione ideale tra tempo e diaframma per ottenere buoni scatti di un cielo stellato, in condizioni ottimali dal punto di vista dell’inquinamento luminoso.
Naturalmente la grandezza del sensore ha il suo peso (più il sensore è grande e più luce è in grado di raccogliere) e la focale impiegata influisce su quanto il movimento delle stelle possa risultare evidente (più è piccola la focale, meno sarà evidente).

Per reflex con sensore DX (1.3 o 1.5 di crop), montando un 20mm:
ISO 1600, f/4, esporre per 30 secondi
ISO 3200, f/4, esporre per 25 secondi
ISO 6400, f/4, esporre per 20 secondi
Per le Canon si può esporre qualche secondo di meno.

Per reflex con sensore FX, montando un 20mm:
ISO 1600, f/2.8, esporre per 35 secondi
ISO 3200, f/2.8, esporre per 30secondi
ISO 6400, f/2.8, esporre per 25 secondi

Naturalmente i tempo di esposizione sono indicativo, ma dovrebbero aiutarvi a non scattare a caso.
Il risultato, impiegando la regola dei -7EV genera scatti leggermente sovraesposti, che possiamo correggere facilmente in un secondo momento, ma diciamo che ci dà un’ottima base di partenza, anche per coloro che non hanno grande esperienza di fotografia notturna

Consigli per le ammiraglie
Macchine di punta come la Nikon D800 o D810 e la Canon 5DS o la Sony A7R sono molto più sensibili al movimento degli oggetti, per questi modelli potrebbe valere la pena di ridurre un po’ il tempo di posa.

La regola dei 500*
Ecco un’altra regola pratica. La regola dei 500 ci aiuta a stabilire quale sia il tempo di esposizione oltre il quale non convenga andare per 0ttenere un cielo puntinato di stelle perfettamente immobili.

La regola è semplice: 500/mm focale = tempo di posa massimo

Per cui, se stiamo impiegando un 20mm, dovremo impostare al massimo un tempo di posa di 25 secondi, con un 50mm il tempo di posa non dovrà essere superiore a 10 secondi (ma direi che quasi nessuno scatta a Via Lattea con un 50!).
Attenzione! La regola dei 500 vale per le macchine full format (il motivo è da cercare nel fatto che fu pensata ai tempi della pellicola e per pellicole 24×30). Per le sorelline DX, la regola subisce una lieve interpretazione.

Regola per Canon DX: 385/mm focale = tempo di posa massimo
Regola per Nikon DX: 333/mm focale = tempo di posa massimo

Lo stesso Ian Norman suggerisce di sostituire il 500 della regola con un 600, introducendo così una variante alla vecchia regola, variante che meglio si adatta alla moderna tecnologia dei sensori, Vedete voi, io continuo ad usare il vecchio, caro, 500.


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Pura geometria e un sole inclemente. 1/2 stop di correzione negativa per rendere le ombre ancora più decise

Già mi sembra di sentirli i puristi… già mi sembra di sentire levare al cielo i loro strali… “Non si scatta mai col sole a picco!”.
Ok, ok! Non posso dar loro torto, anzi, diciamo che, nella maggior parte delle occasioni, hanno ragione.

Il sole a picco produce una luce molto dura, difficilmente si presta per un ritratto – sempre che si pensi al ritratto nel senso canonico – e altrettanto difficilmente è una luce adatta per uno scatto di paesaggio.
Il sole a picco crea ombre decise, a volte anche troppo decise, con una transizione tra le alte luci e i neri molto breve. Si tratta di una luce carica di contrasto, cattiva e difficile da gestire e misurare.

Questo però non significa che qualche volta non ci si possa cimentare con la luce del sole a picco. In questo caso, rimbocchiamoci le maniche e prepariamoci a raccogliere una sfida interessante.
Sì, la luce del sole a picco è una sfida davvero interessante per qualsiasi fotografo.

Non tutti i soggetti sono adatti 
Il primo problema che dobbiamo risolvere è legato al soggetto che scegliamo di fotografare. NON TUTTI I SOGGETTI SONO ADATTI AL SOLE A PICCO. Dimentichiamoci i ritratti, soprattutto se pensiamo ad un ritratto canonico. Il sole a picco costringe i nostri soggette a strizzare gli occhi, che diventano delle minuscole fessure senza espressione, e crea fastidiose ombre sotto occhi, mento e naso – e queste ombre non rendono giustizia a nessun soggetto, neppure al più fotogenico.
L’architettura, invece, si dimostra molto adatta per essere scattata con il sole alto nel cielo.
Il forte contrasto produce ombre nette e ampie aree in piena luce. Sfruttiamo il contrasto! Il forte contrasto comprime molto il range tonale della scena e disegna forme geometriche piuttosto riconoscibili. CERCHIAMO LE GEOMETRIE!
Edifici, monumenti, statue… sono tutti elementi che si prestano in modo incredibile per questo tipo di luce dura.
EVITIAMO I PANORAMI, prediligiamo scorci o dettagli, giocando con il contrasto tra luce e ombre.
Avventuriamoci nel magico mondo del BIANCO E NERO.  Il gioco tra ombre e luci che crea il sole a picco è ideale per scattare in bianco e nero. Evitiamo però di scattare direttamente in bianco e nero, scattiamo a colori e solo in fase di post-produzione trasformiamo gli scatti in bianco e nero – in questo modo il sensore registrerà le informazioni dei tre canali (RGB) e non soltanto quella del canale monocromatico!

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Anche qui tanta geometria. L’ampia area illuminata suggeriva alla macchina di chiudere, ho preferito correggere i parametri suggeriti, aprendo di 1/2 stop, per non rendere i marmi in luce troppo grigi – se avessi aperto troppo, avrei corso il rischio di slavare le ombre.

Come misurare l’esposizione
Con il sole a picco, la nostra scena risulta sempre molto illuminata, questo significa che l’esposimetro della macchina, in generale, tenderà a chiudere, a sottoesporre.
Ricordiamoci però che ci troviamo in una situazione piuttosto estrema e dobbiamo sfruttare questa sfida in maniera creativa.
E allora bando agli indugi! Ma attenti… il sole a picco non è una luce per pavidi.
Esporre è comunque un atto creativo, per cui assumiamocene la responsabilità e andiamo a vincere la sfida con una luce cattiva come quella del sole alto nel cielo.
In scatti molto grafici, personalmente preferisco sottoesporre ulteriormente, in questo modo ottengo ombre ancora più decise – attenzione a non chiudere troppo il diaframma, rischieremmo di sporcare troppo le aree di luce.
Se invece siamo alle prese con scatti più descrittivi, allora meglio aprire un po’ di più, rispetto alla lettura dell’esposimetro, o rischiamo di perdere molti dettagli.

Qual’è la modalità di esposizione migliore?
Non c’è. Dipende da noi, da come ci troviamo più a nostro agio e da come conosciamo la nostra macchina.
Gli esposimetri di ultima generazione sono in grado di esporre “correttamente” anche in scene cariche di contrasto, ma l’ultima parola spetta sempre a noi!  E non dimentichiamoci che gli esposimetri sono tarati per ricondurre tutto ad un grigio medio… se va bene, sotto il sole d’estate dell’una di pomeriggio, di grigio medio ce ne sarà davvero poco, per cui, affidarsi troppo ai parametri suggeriti dall’esposimetro, potrebbe slavare le ombreimbottire troppo le luci.

Il mio consiglio è impostare la macchina in manuale, questo ci dà il massimo controllo su tutti i parametri – non sentite già l’adrenalina scorrere!? ah ah ah,
In scatti molto grafici potrebbe essere una buona scelta quella di impostare la misurazione spot, che riduce l’area di lettura dell’esposizione ad poco più di un punto, in corrispondenza del punto di messa a fuoco.

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Lettura spot sulle ombre e il gioco è fatto. Del resto, quelle ombre davanti ai portoni sono proprio il grigio che piace tanto agli esposimetri. Il risultato è uno scatto che “trasuda caldo” – o no!?

In ogni caso, cerchiamo quelle poche aree di tono medio presenti nella scena e misuriamo lì: ci assicureranno un lettura di partenza abbastanza accurata, saremo noi poi a decidere se accontentarci o se intervenire, chiudendo – e quindi saturando – o aprendo – e quindi andando a recuperare dettagli nelle ombre. Attenzione! Sovraesponiamo con giudizio, il rischio di bruciare varie aree dell’inquadratura è dietro l’angolo.
… insomma, la luce del sole alto nel cielo non è il diavolo!
È una luce difficile, drammatica, ricca e che spesso non si lascia domare. È una luce impegnativa da misurare, ma che, per contro, promette scatti molto interessanti.

I giorni della pellicola sono lontani, per cui, usciamo e sperimentiamo… male che va, cancelleremo.

 

 

 

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Un incrocio trafficato, le luci del crepuscolo, un (abbozzo) di skyline… et voilà, la magia!

Una dei piccoli miracoli della fotografia è quello di regalare “effetti speciali prêt-à-porter”, soprattutto se scattiamo in condizioni di luce tenue.
E, dopo le stelle del post precedente, ecco uno tra gli effetti speciali più inseguiti e meglio apprezzati: le strisce colorate delle auto in movimento.

Preparatevi a farlo anche voi!
È semplice e, con un pizzico di buona volontà, aiutata dalla fortuna, otterrete un discreto successo.

COME SI REALIZZANO LE “STRISCE COLORATE”
Il segreto è tutto nel modo in cui la nostra macchina fotografica rende gli oggetti in movimento se scattiamo con tempi di posa lunghi.
Impostando un tempo sufficientemente lungo (tutto è relativo alla velocità con la quali i soggetti si muovono), gli elementi in movimento vengono registrati con un effetto molto suggestivo, detto anche ghosting: l’oggetto impressiona il sensore per tutto il tempo che l’otturatore rimane aperto, dando vita ad un’immagine vagamente eterea e mossa.
È dunque fondamentale impostare un tempo lento, ma attenzione, fate un po’ di prove, perché un tempo troppo lento farebbe addirittura scomparire il soggetto.
Ad esempio, se impostate un tempo di 1 minuto e il soggetto attraversa la scena per meno di 3/4 secondi, difficilmente resterà traccia del suo passaggio (!) – questa è un’ottima tecnica per sfoltire la gente che passeggia davanti a monumenti o edifici.

Una fonte luminosa che si muove, se fotografata con un tempo lento, produce una scia.
Ecco, segreto svelato!

COSA SERVE PER REALIZZARE LE “STRISCE COLORATE”

  • Una strada trafficata di sera
  • La vostra reflex
  • Un cavalletto
  • Uno scatto remoto o un intervallometro
  • Un po’ di pazienza e un po’ di tempo da investire

DUE MODI, UN RISULTATO.
Ci sono fondamentalmente due modi per ottenere il risultato della foto d’apertura: uno scatto unico, sequenza di scatti (montati successivamente).
Innanzitutto, sgombriamo il campo da qualsiasi possibile dubbio: entrambi i metodi sono buoni. Quale scegliere, allora? Andiamo con calma…

Entrambi i metodi sfruttano i tempi di posa lunghi, per cui è necessario che ci si munisca di cavalletto.
Prima di passare in rassegna i pro e i contro di ciascuno dei due metodi, sistemiamo la macchina sul cavalletto, componiamo l’inquadratura con estrema cura, escludiamo l’autofocus, escludiamo qualsiasi tipo di sistema per la riduzione delle vibrazioni (in questo caso, con macchina su cavalletto, non farebbe che consumare batteria inutilmente, anzi potrebbe addirittura introdurre delle vibrazioni dovute ai suoi motorini, ma soprattutto,  impostiamo la nostra reflex in manuale (M) – aiuto! Già vi vedo strabuzzare gli occhi… tranquilli, non è una pistola puntata alla tempia!

Bene, partiamo dal metodo Scatto Unico e analizziamone pro e contro.

SCATTO UNICO

  • PRO
    • basta un semplice scatto remoto – addirittura l’autoscatto della stessa macchina, se il tempo scelto è al massimo di 30″;
    • non è necessario possedere  applicazioni da usare successivamente per montare gli scatti;
    • il risultato finale è immediatamente visibile e giudicabile.
  • CONTRO
    • per ottenere un effetto pieno potrebbe essere necessario scattare con tempi anche superiori a 5 minuti e questo è possibile soltanto impostando la macchina in “bulb”;
    • per esposizioni lunghe (5/10 minuti) il sensore potrebbe aggiungere del rumore digitale, soprattutto nei modelli di reflex di fascia medio/bassa;
    • il calcolo dell’esposizione è piuttosto difficile – e sbagliarlo potrebbe costare l’attimo – fino a 30″ vi aiuta l’esposimetro incorporato, poi dovremo affidarci alla nostra capacità di calcolare gli stop che ci separano dal tempo di posa scelto e quindi impostare la corretta coppia tempo/diaframma (ad esempio, se la nostra macchina ci suggerisce che con 30″ il diaframma corretto è f.8, con 1′ sarà f.11, con 2′ f.16, con 4′ f.22 e così via…);
    • serve un briciolo di familiarità con il tempo bulli (l’otturatore rimane aperto per tutto il tempo che teniamo premuto il pulsante);
    • serve un cronometro per calcolare il tempo esatto.

    Passiamo ora alla Sequenza di Scatti

    SEQUENZA DI SCATTI

    • PRO
      • calcolare l’esposizione è relativamente più semplice, rispetto al metodo precedente,  perché non è necessario lavorare con tempi superiori ai 30″ e l’esposimetro della nostra macchina ci viene in aiuto;
      • possiamo riempire di strisce colorate la scena a piacimento: basterà aumentare il numero di scatti da fare in sequenza;
      • siccome il tempo di posa di ogni scatto non sarà mai molto lungo, anche con modelli di reflex meno sofisticati, otterremo scatti quasi privi di rumore;
    • CONTRO
      • è necessario munirsi di un intervallometro – uno scatto remoto un poco più sofisticato, in grado di far scattare la macchina per N volte, con un ritardo stabilito tra uno scatto e il successivo (non disperate, Phottix e Neewer producono intervallometri di tutti i generi, per tutte le marche di reflex e con costi che vanno da un minimo di 19 euro (!) ad massimo di un centinaio di euro – per i modelli superfighi wireless);
      • è necessario importare la sequenza di scatti in un programma che li trasformi in uno scatto solo (ad es. StarStaX).

    Come abbiamo visto, entrambi i metodi sono relativamente semplici.

    Qualche trucco per  lo “scatto unico”:

    •  attiviamo la riduzione del rumore per le pose lunghe;
    • copriamo il mirino con l’apposito coperchietto in plastica
    • nel caso di un’esposizione davvero lunga, impostiamo attraverso il menù della macchina, la possibilità di bloccare lo specchio durante lo scatto (controlliamo se la funzione è disponibile per il nostro modello: solitamente si chiama “Mirror Up”);
    • togliamo gli automatismi (autofocus, riduzione vibrazioni, bracketing vari, ecc.);
    • impostiamo la macchina in manuale;
    • se il tempo di posa supera i 30″, impostiamo il tempo bulb;
    • in bulb, ci serve  un cronometro o un timer per calcolare la corretta durata della posa;
    • in bulli, utilizziamo la funzione Lock (blocco) dello scatto remoto, di solito è una piccola leva posta o sopra o di fianco al pulsante di scatto. Nei piccoli scatti remoti wireless, con la macchina in bulb, un primo click apre l’otturatore, che si chiuderà soltanto con il successivo click.

    Qualche trucco per “la sequenza”:

    • disattiviamo ASSOLUTAMENTE la riduzione del rumore sulle pose lunghe o altrimenti l’intervallometro non riuscirà a pilotare correttamente la macchina,
    • usiamo l’accortezza di memorizzare le varie sequenze in cartelle diverse, risulterà più agevole montarle successivamente;
    • possiamo impostare il tempo di posa direttamente dall’intervallometro, ma questo comporterà che la macchina sia impostata su bulb;
    • possiamo impostare il tempo in macchina e impostare il ritardo tra uno scatto e l’altro con l’intervallometro  – leggiamo con attenzione le istruzioni dell’intervallometro, funzionano più o meno tutti allo stesso modo, solo che alcuni interpretano il ritardo tra uno scatto e l’altro in maniera assoluta, mentre altri lo sommano al tempo di esposizione impostato in macchina e questo potrebbe complicare un po’ le cose, in questo caso per ottenere uno scatto ogni 2″ con un tempo di 20″, dovremo impostare un ritardo di 22″ (2+20);
    • impostiamo la macchina in scatto continuo (soprattutto se i tempi di posa sono piuttosto brevi e il ritardo tra uno scatto e l’altro minimo);
    • impostiamo ritardi di 1″ 1,5″ al massimo.

    Personalmente preferisco scattare una sequenza e poi montarla successivamente: mi dà più flessibilità nel riempire la scena con più scie e arrivare all’esposizione voluta è un gioco da ragazzi.
    Fondamentale, nelle foto notturne di scie luminose è la composizione. Dedichiamoci molta cura. A poco serviranno mirabolanti scie colorate, se la nostra scena sarà composta malamente!

    Per i malati dei dati di scatto, la foto d’apertura è il risultato di una sequenza da 20 scatti, ognuno dei quali impostato a ISO 100, 25″, f.11 (in realtà ho anche montato un filtro ND variabile e ho ridotto la luminosità della scena di 8 stop, perché temevo che se avessi aspettato l’ora giusta per ottenere quel cielo, cioè circa le 21, l’incrocio sarebbe risultato ormai sgombro dal traffico serale).

    E ora fuori, la notte è lunga, ma non infinita.


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Chi l’ha detto che si esce a fotografare solo se fuori c’è il sole!?

Sfruttiamo il clima dicembrino e usciamo a immortalare le nebbie.
Sì, la nebbia è un soggetto intrigante e può originare scatti davvero interessanti e carichi di atmosfera.

Qualche rapido consiglio per ottenere il massimo dalle brume e dalle nebbie invernali.

  • Alziamoci presto e copriamoci per bene.
  • Portiamoci la focale più spinta che abbiamo, ci servirà per comprimere la prospettiva.
  • Non solo campagne! La nebbia crea atmosfere cariche di intrigo anche in città.
  • Sperimentiamo con il bilanciamento del bianco. Spostiamolo per ottenere dominanti calde o per raffreddare ulteriormente la scena.
  • Sfruttiamo il controluce. Il sole che filtra crea tagli di luce davvero interessanti.
  • Sottoesponiamo per catturare i dettagli o sovraesponiamo per conferire alla scena un’atmosfera ancora più evanescente.
  • In città di sera, sfruttiamo la luce dei lampioni, aggiungono molta suggestione.
  • Cerchiamo di includere nella scena soggetti riconoscibili, quali un filare di alberi, un ponte, il profilo delle colline, eccetera.
  • La nebbia aumenta il senso di prospettiva, giochiamo con le focali.
  • Cerchiamo di inserire degli elementi umani per ristabilire il senso delle proporzioni.

Esporre per la nebbia non dovrebbe essere un grosso problema per nessuno. La macchina, mediamente, ci suggerirà una coppia tempo/diaframma che produrrà scatti leggermente sottoesposti, basterà correggere, di poco, in positivo per ottenere scatti più aperti. Ciò non ci preclude la possibilità di sperimentare di aprire con maggiore decisione per sbilanciare la scena verso la sovraesposizione – che ci assicura scatti più diafani, oppure chiudere e far uscire meglio dettagli, soprattutto se si tratta di silhouette.
E ora, un occhio al meteo e pronti ad uscire!


 

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Lettura spot!?
Quanti di noi ne conoscono l’esistenza? Ho avuto di verificare il dato: davvero pochi e ancora meno ne colgono la potenza.

Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire di cosa si tratta.
La LETTURA SPOT è una delle tre modalità standard di valutazione della luce che le macchine fotografiche ci mettono a disposizione: a matrice o valutativa, con media ponderata al centro e spot (anche se qualche modello di fascia economica, in realtà, la lettura spot non la supporta).

Come funzione la lettura spot?
L’esposimetro prende in considerazione SOLTANTO UNA PICCOLISSIMA PORZIONE DELLA SCENA e tralascia tutto il resto e ci suggerisce la coppia tempo/diaframma soltanto per quest’area.
Di solito è possibile agganciare l’area di lettura dell’esposimetro a quella dell’autofocus.

Quando la si usa?
Personalmente consiglio di passare alla lettura spot quando le condizioni di illuminazione sono particolarmente critiche, ad esempio scene molto contrastate o in controluce.
In una scena molto contrastata la lettura spot isola la lettura sul soggetto che ci interessa e espone di conseguenza.
Qualcuno usa la modalità spot anche per verificare il range di esposizione presente nella scena, leggendo prima la zona più e poi confrontandola con quella più chiara. I due valori danno la differenza tra i due valori dà la gamma tonale presente nella scena

ATTENZIONE!
Siccome l’area sulla quale l’esposimetro effettua la lettura è molto ridotta, anche un minimo spostamento può modificare (e anche di  molto) l’esposizione consigliata.
Spesso chi è alle prime, si dimentica di essere passato in lettura spot!
E’ un errore molto diffuso e devo ammettere che qualche volta l’ho commesso anch’io.

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Il controluce è senza ombra di dubbio una categoria di foto decisamente molto affascinante, ma, soprattutto per chi si avvicina alla fotografia, può nascondere non poche insidie.

Il fatto di scattare contro luce, appunto, fa sì che l’esposimetro della nostra macchina fotografica decida di chiudere, e suggerisca una coppia diaframma/tempo in grado di rendere al meglio lo sfondo, ma che consegna irrimediabilmente al nero il primo piano.
Nessun problema se la nostra intenzione e quella di produrre delle interessanti silhouette contro un cielo arancio al tramonto… meno bene se invece pensavamo di far emergere qualche dettaglio di quello che ci sta davanti.
Del resto la macchina e il suo esposimetro non fanno altro che il loro dovere – che non è interpretare il nostro desiderio, ma bensì leggere la quantità di luce e operare di conseguenza.

E se volessimo scattare contro luce, ma salvare i dettagli dei soggetti in primo piano?
Come possiamo fare?

Abbiamo due soluzioni:

  • aprire un po’
  • usare il flash

Nessuna paura! Si tratta di due soluzioni molto semplici e alla portata di tutti.

Aprire un po’ significa correggere la valutazione fatta dall’esposimetro, significa fare entrare un po’ più di luce di quello che la macchina riterrebbe corretta, o aprendo il diaframmo o allungando il tempo di posa.
Se stiamo scattando in modalità auto o semi-auto, dobbiamo compensare positivamente, utilizzando il pulsante di compensazione e impostando  +1/2 o +1. Questa semplicissima operazione correggerà la lettura suggerita dalla macchina e renderà la scena un po’ più chiara.
Il risultato sarà quello di perdere i dettagli del soggetto in primo piano e renderà il contro luce dello sfondo un po’ più luminoso.
Nel caso stessimo scattando in manuale, potremo scegliere un diaframma un po’ più aperto  o un tempo più lungo.

Oppure possiamo tirare fuori il piccolo flash incorporato e mantenere l’esposizione consigliata.
Usando il flash in TTL o alla minima potenza otterremo un colpo di flash – tecnicamente detto di riempimento – che avrà la capacità di illuminare i dettagli dei soggetti in primo piano, senza influenzare lo sfondo – il flash incorporato, al massimo della sua modesta potenza, arriva al massimo a quattro/cinque metri. Possiamo provare ad usare la compensazione della potenza del flash: sempre in TTL, proviamo a impostarla a +1/3 o a +1/2, fino ad arrivare a +1 – la differenza potrebbe essere decisamente interessante per il risultato finale.

Ecco due segreti di Pulcinella su come scattare in contro luce ed evitare che i soggetti in primo piano si riducano a delle semplici silhouette.

Ora si tratta soltanto di fare qualche prova.

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