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Archive for the ‘Varie’ Category

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Questo è un post che dedico a tutti gli strobisti come  me – chiamasi “strobisti” gli amanti dell’utilizzo dei piccoli flash portatili, in inglese strobe.

Quello che sto per dirvi sembra arrivare dagli albori della tecnologia applicata alla fotografia e non appartenere all’oggi, dove tutto sembra essere sempre gestito in automatico da qualche software o firmware per noi..
Eppure non è così.

Se scattate con trasmettitori e ricevitori Pocketwizard Flex TT5 e MiniFlex TT1 ponete molta cura nella procedure di accensione e spegnimento, non eseguirle con sistematicità e attenzione potrebbe creare non pochi problemi.

Vediamo allora quali sono le sequenze corrette da seguire.

 

PROCEDURA DI ACCENSIONE

  1. Assicuratevi che tutta l’attrezzatura sia spenta (macchina, trasmettori e flash)
  2. Montate i flash sulle slitte dei transceiver Flex TT5
  3. Accendete i flash e impostateli su TTL
  4. Accendete i transceiver Flex TT5, spostando l’interruttore su C1 o C2
  5. Assicurare il trasmettitore MiniFlex TT1 sulla slitta della macchina
  6. Accendete il trasmettitore MiniFlex TT1, spostando l’interruttore su C1 o C2 (assicuratevi di scegliere il medesimo canale di trasmissione dei transceiver) – non cambia se montata l’AC3 sul MiniFlex TT1
  7. Accendete la macchina
  8. Impostate 1/60″ e fate un primo scatto, servirà come scatto di sincronizzazione
  9. Tutto è pronto ora!

PROCEDURA DI SPEGNIMENTO

  1. Spegnete la macchina
  2. Spegnete il trasmettitore MiniFlex TT1
  3. Spegnete i transceiver Flex TT5
  4. Spegnete i flash
  5. Olè!

L’ho detto, queste due liste sanno di giorni andati…

 

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I sassi e il duomo di Matera appena dopo il tramonto.

Ecco un nuovo itinerario fotografico possibile – e non solo possibile, ma anche magico!

Matera e i suoi Sassi. Un presepe incantato, una città unica, già set per il ‘Vangelo secondo Matteo di Pasolini’ e per ‘La passione di Cristo’ di Mel Gibson.

Raggiungere Matera può sembrare  un po’ complicato – e in effetti lo è –  ma una volta sul posto la città e i suoi Sassi sapranno ripagarvi con scorci panoramici mozzafiato e dettagli fotografici di grandissimo prestigio.
L’aeroporto più vicino meglio servito è quello di Bari e da Bari, raggiungere Matera è  questione di circa un’ora di macchina, che si può facilmente noleggiare in aeroporto.

La città offre sistemazioni per tutte le tasche, ma io consiglio uno dei numerosi bed and breakfast sparsi tra il centro storico e i Sassi stessi, per il costo di alcuni di essi, la posizione che offrono è di sicuro invidiabile.

I Sassi, la Murgia e le chiese rupestri.
I Sassi sono sicuramente l’attrazione principale di Matera: un’intero insediamento antico di secoli, scavato nel tufo e costruito in verticale e ricco di angoli e spunti per la fotografia.
Le visite guidate ai Sassi sono numerosissime e potrebbe essere il caso di prenotarne una, per meglio comprendere la storia di questa singolarissima città nella città.

Con i Sassi, Matera offre la possibilità di visitare e fotografare chiese rupestri e la Murgia, o Gravina, un vero e proprio canyon sulle pareti del quale sono tutt’ora presenti grotte abitate già nel Paleolitico.

Quando andarci
In estate, soprattutto in agosto, la città può risultare piuttosto affollata. Meglio pianificare un weekend lungo tra settembre e ottobre o in primavera, quando clima e turismo sono più clementi.
Il 2 luglio nelle strade del centro si può assistere alla processione della Bruna, che rivela essere uno spettacolo davvero unico.

Cibo squisito, ospitalità Made in Sud e scenari unici fanno di Matera la base per un photo tour possivbile alla portata di tutti.

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Buon Natale - Flags

Flags – Bandiere di preghiere nel tramonto (Leh, Ladakh)


 

 

È di nuovo Natale!
Per qualcuno di noi la ricorrenza è fonte di grande stress…  che regali faccio quest’anno!

Provo a venire incontro agli stressati da regalo con una brevissima lista di possibili regali da fare a Natale agli amici appassionati, come noi, di fotografia. Se un diamante è per sempre, io, personalmente, credo che un libro possa durare anche di più (!).

Ecco cinque libri a tema fotografico che potrebbero aiutarvi a smorzare lo stress da regalo e potrebbero fare contenti molti di noi. Ho volutamente escluso i manuali, perché credo che qualche volta si debba cercare altrove l’ispirazione per i nostri scatti e dove se non negli scatti dei grandi della fotografia?

Ecco dunque una modesta, incompleta e personale lista di possibili regali da mettere sotto l’albero di un fotografo – se pensavate di farne uno anche a me, temo che dobbiate cercare altri titoli, ah ah ah.
In ogni caso, a voi…

1 . Vivian Maier – Una fotografa ritrovata
Chi ha visto la sua mostra lo scorso anno o la sua riedizione di quest’anno, non può che pensarla come me: questo libro è un must per tutti coloro che si dedicano alla street photography.
Al di là della popolarità ultima di cui ha goduto la fotografa americana, sconosciuta ai molti fino a qualche mese fa, questo libro è davvero un piccolo capolavoro.

Vivian Maier - Una fotografa ritrovata

Vivian Maier – Una fotografa ritrovata

 

2. Diane Arbus – Aperture
Conosciuta soprattutto per i suoi lavori dedicati a ritrarre e documentare il mondo dei diversi, Diane Arbus in questo libro esprime una talento unico, unito ad una sensibilità senza pari. La sola fotografia della copertina testimonia la capacità impareggaiabile della fotografa americana di descrivere un mondo di emarginati, di realtà ghettizzate. Le due gemelle, una sorridente ed una leggermente imbronciata, suggeriscono il bipolarismo di certe realtà.
Un libro che chiunque sia interessato a progetti di approfondimento e di story telling fotografico non può non avere.
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3. Uliano Lucas – Milano. Luoghi e persone. 

Se chiedete ad un appassionato medio chi è Uliano Lucas, nella maggior parte dei casi otterreste una sola risposta: non lo so.
Credetemi, è un gran peccato, ecco perché in questa mia modestissima lista di regali per il fotografo, mi sento di dover includere di diritto il suo “Milano. Luoghi e persone”, un volume dalle dimensioni quasi tascabili, edito e pubblicato da Absondita.
Nel suo “Milano. Luoghi e persone” Lucas testimonia con un grandissima abilità fotogiornalistica e con una raffinatissima proprietà di linguaggio creativo il cambiamento che il capoluogo lombardo, e in qualche modo una certa Italia, ha subito dagli Anni Sessanta ai giorni nostri. Non lasciatevi ingannare dal titolo, pur avendo scelto Milano, il libro di Lucas è adatto ai fotografi di tutta Italia, isole comprese.

Uliano Lucas - Milano. Luoghi e persone.

Uliano Lucas – Milano. Luoghi e persone.

 

4. Henri Cartier-Bresson – In India

Lo so, lo so… già vi sento… “cheppalle! Sempre ‘sto Cartier-Bresson! Cheppalle!”. Ma cosa ci posso fare io se HCB è davvero un punto di riferimento per chi fa il gesto di portare la macchina fotografica all’occhio!?
Per questo Natale, però, ho cercato almeno una chicca, il volume dedicato alle fotografie indiane del maestro francese.
“In India” raccoglie il meglio di oltre cento fotografie, scattate tra il 1947 e il 1966 da Cartier-Bresson in India. Nel volume spicca la testimonianza fotografica esclusiva del funerale e della cremazione di Gandhi.
Un titolo alternativo, anche per i più accaniti fan del maestro francese.

Henri Cartier-Bresson - In India

Henri Cartier-Bresson – In India

 

5. Steve McCurry – India

Ebbene sì, l’ho fatto di proposito. Ho messo uno accanto all’altro due modi di fotografare lo stesso Paese (anche se a distanza di qualche decennio).
Questo di McCurry è un libro che raccoglie i suoi scatti più famosi dedicati all’India. Vi avverto, non contiene nessun inedito, per cui il rischio è che qualche fan del fotografo di Philadelphia ci rimanga malino.
Sarebbe molto bello, invece, che regalaste alla stessa persona sia il volume di McCurry, sia il volume di Cartier-Bresson.
Che dire su “India” di Steve McCurry?
Non può mancare per chi ama McCurry e per chi ama l’India, il volume, pubblicato da Electa, è stampato in modo egregio e raccoglie 96 fotografie di assoluto pregio. Ditemi quello che volete su McCurry, ditemi che ha stancato, ditemi che ormai è diventato ripetitivo e auto-celebrativo, ditemi che non ci mostra un capolavoro da almeno sei anni… non mi interessa! Io, a chi è riuscito a dettare i canoni del reportage di viaggio per quasi dieci anni, pago il mio personalissimo omaggio e poi si tratta di un bel libro davvero.

Steve McCurry - India

Steve McCurry – India

 

… a questo punto mi resta soltanto una cosa da fare, augurare un felice Natale a tutti.

 


Marzo in Marocco? Vieni a fotografare con noi Marrakech e il deserto del Sahara. Non perdere l’occasione.
Scopri di più!


 

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Migliorare significa impegnarsi, non sedersi e non cedere al richiamo di quello che ci viene più semplice. Per migliorare serve grinta.

Migliorare significa impegnarsi, non sedersi e non cedere al richiamo di quello che ci viene più semplice. Per migliorare serve grinta.

Già immagino lo sguardo un po’ schifato degli snob, ma tiro dritto e me ne frego – come faccio di solito!
Già li sento… “Chi è ‘sto qui per dirmi come fare a diventare un fotografo migliore!?”
Beh, forse hanno ragione, però qualche consiglio provo a darlo comunque…

Anche se sono convinto che ognuno debba seguire la sua personalissima curva d’apprendimento, credo anche che ci possano essere piccoli accorgimenti che aiutino questa maledetta curva a diventare un filo più ripida.
Intendiamoci, non è oro colato quello che sto per scrivere e tutto quello che leggerete in questo post è opinabile o, male che va, poco efficace per dare una mano al vostro talento addormentato.
Sono altrettanto convinto però, che se butterete un po’ del vostro tempo a mettere in pratica qualcuno dei consigli che sto per  buttare giù, può darsi che qualche miglioramento lo ravvisiate davvero. Fatemi sapere, poi…

Tutto, naturalmente, è frutto dell’esperienza personale e del fatto che, in molte situazioni per così dire stagnanti, ci sono passato anch’io e spesso le ho superate così. Che dire, se non vi pare troppo, provate…

  1. USCIAMO A FOTOGRAFARE ANCHE COL BRUTTO TEMPO
    Non aspettiamo la bella stagione per spolverare la macchina fotografica. Non rimandiamo solo perché il meteo volge al peggio o perché si è alzato un po’ di vento o è scesa un po’ di nebbia.
    Usciamo! Usciamo lo stesso e abituiamoci a scattare anche quando le condizioni atmosferiche non sono esattamente quelle ottimali o quelle che ci aspettavamo.
    Impareremo ad aggirare l’ostacolo e a vedere nuove opportunità, anziché soltanto ostacoli.
    Bardiamoci e usciamo!
  2. USCIAMO A FOTOGRAFARE NELLE ORE SBAGLIATE
    Ok, l’ho ripetuto fino alla nausea… i panorami migliori si scattano attorno al tramonto e poco dopo (golden e blue hours), facciamo finta di dimenticarcelo e presentiamoci sul posto a mezzogiorno. Proviamo a cavare la proverbiale castagna dal fuoco nelle condizioni di illuminazioni peggiore. Forse saremo costretti a rivedere l’inquadratura, forse dovremo ingegnarci su come lasciar fuori tutto quel cielo slavato e insignificante… che lo si creda o no, ci servirà.
  3. OSCURIAMO IL DISPLAY
    Ritagliamo un pezzo di cartoncino nelle dimensioni del display posteriore della nostra reflex e, con del nastro adesivo, sistemiamolo in modo che non ci sia possibile vedere quello che abbiamo appena scattato.
    Può sembrare una sciocchezza, ma credetemi, molti di noi cominceranno a sentirsi in ansia e molto, molto, molto meno sicuri e bravi di quanto pensavano. Io stesso (per quello che può significare, of course…) l’ho fatto e credetemi, la sensazione è stata spiazzante – eppure ho fotografato quasi trent’anni in una condizione del tutto simile e la cosa mi sembrava assolutamente normale, che diamine!
    Beh, facciamolo! Oscuriamo il display e usciamo a fotografare. Sarà come fare un salto indietro nel tempo e saremo costretti a ragionare molto di più di quanto non siamo abituati a fare adesso, grazie alla rassicurante tecnologia.
    Ci faremo molte più domande e saranno quasi sempre le domande giuste… ho esposto correttamente? ho composto correttamente? c’è abbastanza profondità di campo? il tempo di posa è sufficiente per bloccare il soggetto?
    Una volta a casa, avremo tutte le risposte alle nostre domande e anche qualche risposta in più, credetemi, ma di sicuro, sarà stata un’uscita stimolante – anche se un filo frustrante, forse.
  4. DIAMOCI UN TEMPO LIMITE
    Altra variabile che crea una certa ansia: il tempo.
    E allora usiamola per metterci alla prova e migliorare. Anziché uscire e cazzeggiare, aspettando l’ispirazione o scattando in totale relax, fissiamo un tempo massimo, magari con un timer, e cerchiamo di stare in quel tempo.
    Ci servirà a concentrare le energie e a fare la punta allo sguardo, allenarlo a vedere e non soltanto a guardare, perché il tempo scorre molto più veloce quando scorre contro  di noi.
    Questo non significa che dobbiamo abituarci a scattare con fretta o a cottimo, ma ci aiuta a pretendere il massimo da noi stessi, quanto meno dal punto di vista fotografico, in una finestra di tempo fissa.
  5. DIAMOCI UN NUMERO LIMITE DI SCATTI
    Fingiamo di avere caricato un rullino anziché la card. Fingiamo che il tasto “Cancella” non esista e diamoci un numero massimo di scatti. Partiamo con 50, per esempio. Magari per le prime volte stiamo larghi, ma poi, proviamo ad uscire e darci come limite massimo di scatti, diciamo, 36 – che tanto mi ricorda i giorni della pellicola.
    Impariamo a non sprecare scatti, impariamo a stare nel numero minore di scatti, ci aiuterà ad essere più attenti, più selettivi, più accurati sia nel scegliere i nostri soggetti, sia nel scegliere le inquadrature e la composizione, oltre che a valutare l’esposizione corretta per l’effetto voluto – ogni tentativo di avvicinamento ci costerà uno scatto e avere a che fare con un numero limite di scatti sarà soltanto fieno in cascina, per così dire.

Se non avessi deciso di stilare un elenco di cinque punti, ne aggiungerei un sesto dedicato alla post-produzione, e direi, più o meno, limitiamo gli interventi di post-produzione al minimo e cerchiamo di ottenere lo scatto in macchina, ma ormai avevo deciso per cinque punti e quindi… quindi, bene così.

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Alzi la mano chi di voi è immune al fascino del bianco e nero.
Ok, giù le mani, tanto non riesco a vederle, anche se mi viene da dire, con una certa tranquillità che non dovevano essere poi così tante – ih ih ih…

Se c’è una cosa che la rivoluzione digitale della fotografia non ha spazzato è proprio il fascino di uno scatto in bianco e nero, a patto che si tratti di un buono scatto, naturalmente. Anzi, mi viene da dire che, proprio l’essersi affrancati dalla pellicola, rende l’avvicinarsi alla fotografia in bianco e nero meno arduo e un filo più alla portata di tutti, anche di chi non ha molta esperienza ancora.

Ecco un quasi decalogo di consigli prêt-à-porter  per avvicinarsi al magico mondo della fotografia in bianco e nero. Metto avanti le mani: non vi trasformeranno nel nuovo Ansel Adams, ma, almeno spero, vi indicheranno una via per cominciare.
Chi mai comincia, mai migliora. Certo, diventare bravi dipenderà da voi e dalla vostra voglia di fare esperienza e di incassare le frustrazioni e di trasformarle in lezioni.

  1. SCATTATE A COLORI
    Sembra un controsenso, non lo è!
    Scattate sempre a colori, anche quando state pensando ad una fotografia in bianco e nero. Scattando a colori, il sensore catturerà la scena al massimo della sua capacità in termini di possibilità cromatiche, impiegando i tre canali RGB… e tre è meglio di uno!
    Penserete successivamente a trasformare i vostri scatti a colori in fotografie in bianco e nero, utilizzando un programma di editing (Photoshop, Photo Elements o altro).
    E se una volta convertito lo scatto, vi accorgerete che, tutto sommato, non era poi quel capolavoro che pensavate fosse, potrete sempre contare sulla versione full colour.13173130_1454231087926886_1962809571931629478_o
  2. CERCATE I CONTRASTI
    Solitamente scene ad alto contrasto funzionano meglio, una volta convertite in bianco e nero, di scene morbide.
    Addirittura la luce del sole a picco, nemico numero uno del Bravo Fotografo, può produrre una buona fotografia in bianco e nero.
    Privilegiate i contrasti. Ombra vs. luce, bianco vs. nero. Almeno per iniziare.20140512-224810.jpg
  3. COMPONETE CON CURA
    Più del solito, la composizione diventa uno dei vostri migliori alleati.
    Una scena che poi godrà di una gamma di colori ridotta – dal bianco al nero, passando per tutte le sfumature di grigio, ma soltanto quelle… – funziona se poggia su una composizione solida.
    Prendetevi tutto il tempo che serve e componete con cura, i vostri scatti vi ringrazieranno!13139106_1454230141260314_9015303993712455407_n
  4. LESS IS MORE… ANZI, È MEGLIO!
    Già, non solo “meno è di più”, ma è anche meglio, molto meglio.
    Mantenete le vostre scene semplici. Soprattutto all’inizio, l’approccio minimalistico paga. Cercate scene con pochi elementi, dove il punto focale non è costretto a competere con altri elementi. Componete l’inquadratura con cura e molta parte del lavoro sarà fatto.
    Semplificate, semplificate, semplificate!cala1
  5. CERCATE PATTERN E GRAFISMI
    Allenate l’occhio a vedere forme interessanti, ripetizioni di pattern, ripetizione di elementi, giochi di linee, giochi di pieno  vuoto.
    La fotografia in bianco e nero si presta moltissimo ad un’approccio più astratto.
    Senza la distrazione del colore, l’occhio di chi guarda saprà apprezzare molto di più i grafismi, per cui, esercitatevi e imparate a scovarli nel mondo reale – sono ovunque!14310572_1573933585956635_33108490169301187_o
  6. SEPARATE IL SOGGETTO DALLO SFONDO
    Fate sempre in modo che il vostro soggetto principale non si confonda con lo sfondo.
    Se pensate che si tratti soltanto di una questione di illuminazione, avete ragione… ma soltanto a metà.
    Certi colori, ad esempio verde e rosso, che nella realtà offrono quasi sempre un buon contrasto, una volta trasformati in toni di grigio, tendono ad assomigliarsi molto e, ad esempio, un fiore rosso su uno sfondo verde, potrebbe produrre una foto in bianco e nero piuttosto piatta.
    Con un po’ di pratica, imparerete a vedere prima se certe combinazioni cromatiche funzioneranno poi anche una volta trasformate in toni di grigio.
    Controllate sempre anche con cura la profondità di campocontrejour4_bn
  7. LA NOIA DEI CIELI TERSI
    Se, in una foto a colori, un cielo sgombro da nuvole potrebbe – e dico potrebbe – ancora funzionare, di certo in bianco e nero risulterebbe terribilmente noioso, eccezion fatta in qualche rara occasione, dove però una composizione sublime o un soggetto potente hanno saputo correre in aiuto e scongiurare la noia fotografica.
    Ad ogni modo, cercate, almeno all’inizio, di stare alla larga dai bei cieli blu.
    Anzi, non appena il cielo si copre di nuvoloni, non appena il meteo minaccia temporali o tempeste, uscite a fare pratica di bianco e nero!
  8. EVVIVA LA LUCE RADENTE
    La luce radente – che cioè illumina di lato la scena o il soggetto principale – è un potentissimo alleato della fotografia in bianco e nero.
    La luce radente esalta la materia, ne enfatizza le texture e si traduce, quasi sempre, in buoni scatti monocromatici.

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cose-da-fare-prima-di-partire

Ci siamo! Finalmente si parte! Come cantava qualcuno, “le ferie d’agosto”…  e per molti di noi, le ferie d’agosto, sono l’occasione principe per scattare foto,  per dedicare finalmente un po’ più di tempo alla fotografia.

Cosa mi porto!?
La domanda è quanto mai calzante. Già, cosa mi porto in vacanza per esser certo di divertirmi a far foto – perché, non dimentichiamocelo, a meno che per noi non sia un lavoro, fotografare DEVE essere soprattutto sinonimo di divertimento, di piacere.

Come spesso accade, più le domande sono semplici, e meno le risposte sono facili ed univoche… e questa è una di quelle domande!

Non esiste un kit ideale per tutti e per tutte le situazioni. Questo l’ho imparato quasi subito ed ecco allora che provo ad elencare qualche possibile soluzione.

Fotografo Ultra Light
Il suo obiettivo è la praticità, sempre e comunque, e “viaggiare leggeri” è molto di più di un  approccio, è un diktat, è una filosofia di vita.
Per lui UN CORPO MACCHINA E UN SOLO OBIETTIVO. Il purista si porta un 50mm, ma sa già prima di partire, che qualcosa andrà sacrificato.
Il mio consiglio è semplice: COMPRATEVI ALMENO UNO DI QUEGLI ZOOM CHE COPRONO DAI 24 AI 200 mm. Sacrificherete molto meno e salverete comunque il peso.
Se non è chiedervi troppo, investite almeno in una di quelle custodie dedicate: la sicurezza della vostra attrezzatura è comunque un dettaglio fondamentale, anche per il fotografo peso piuma.

 

 

Fotografo da strada
Fosse per lui, vivrebbe per strada con la sua macchina incollata all’occhio.
Incarna l’anima spartana e verace dei fotografi. Vuole scattare in qualsiasi condizione di luce, volti, dettagli, scena quotidiane.
La sua versione purista gli imporrebbe di dotarsi di un 50mm f.1.4 e di scarpe comode.

Va bene anche qualcosa di più moderno, naturalmente!

Io gli concedo una scelta un filo più ampia, per lo meno per ciò che riguarda le ottiche.
Fisse o zoom, gli consiglio almeno due focali, con le quali alternare gli scatti: un grandangolo e una lente normale oppure una lente normale e un medio tele.
Scegliendo ottiche fisse avrete una qualità superiore e diaframmi più spinti – ideali per scattare in condizioni di luce scarsa, ma a fronte di un investimento economico maggiore.
Scegliendo invece due zoom, potrete usufruire di tutte le alternative intermedie  tra la focale minore e la focale maggiore, risparmiando qualche euro, ma sacrificando un po’ di qualità e di velocità.
La borsa ideale del fotografo da strada è la monospalla (detta anche “slingshot”), che consente di accedere all’attrezzatura semplicemente facendola scivolare sul davanti. Sono borse compatte, leggere, ma piuttosto capienti.
Consiglio inoltre un grip con seconda batteria da montare sul corpo macchina, per evitare di restare a secco sul più bello, ma anche per agevolare gli scatti verticali.

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Le “slingshot bags” sono molto comode, ma l’attrezzatura deve essere sempre in versione “minimal”

Fotografo Quattro Stagioni

È la mia personalissima evoluzione del profilo precedente.
Siete dei Quattro Stagioni se vi piacciono i ritratti, ma amate anche gli scatti panoramici, se cercate le scene da strada, ma i dettagli per voi hanno un sapore particolare…
In questo caso – che poi è un po’ il mio – la questione si complica.
Il Quattro Stagioni sente la necessità di coprire tutte le focali da 12mm ad almeno 200mm. Si tratta proprio di un bisogno primordiale, per lui! Non vuole sacrificare nulla, non un panorama, non un volto, non un dettaglio, non un campo largo.
Quale soluzione? Ce ne sono alcune.
La prima potrebbe essere quella di dotarsi di uno di quei super zoom 18-200 (Tamron addirittura produce un 18-300 con attacco Canon e Nikon!). Di sicuro è la soluzione più compatta. Dal punto di vista della qualità… beh, qualche concessione la dobbiamo fare.
Chi invece non vuole rinunciare alla qualità è allora costretto ad acquistare tre lenti zoom, una che copra le focali tra 12 e 24mm, una che vada dai 24 ai 70mm e una che lo porti agevolmente attorno ai 200mm. Se siete fanatici della qualità, ma soprattutto ricchi, potete regalarvi un set di ottiche zoom professionali f.28, vi assicuro che fanno il loro sporco lavoro, ma hanno un piccolo difettuccio: vi piallano il conto corrente (!).
In commercio si trovano anche zoom da step intermedi, ad esempio un 18-120mm e un 70-300mm e, parafrasando la pubblicità, tu zoom is mei che tri.
Ma il Quattro Stagioni DOCG  non accetta di fermarsi di fronte a nulla ed ecco che il kit si completa di un flash a slitta, che, il Quattro Stagioni Maniaco, completa con radiocomandi vari e un modificatore – consiglio il piccolo bank ripiegabile della Lumiquest.

Softbox - l'accessorio principe per ottenere una luce più morbida dal nostro flash

Softbox – l’accessorio principe per ottenere una luce più morbida dal nostro flash

Se vi portate un flash a slitta, non dimenticate le batterie di ricambio – pena è restare a secco sul più bello – sia per il flash, sia per gli eventuali comandi remoti e magari regalatevi un kit di gelatine colorate per deliziare la vostra creatività di strobist.
Va da sé che il  suo kit preveda un grip con seconda batteria.
La versione Outdoor del Quattro Stagioni lo vuole munito anche di cavalletto (magari con testa staccabile) e di scatto remoto o, meglio ancora, di un intervallometro. Con questi due accessori nulla potrà più fermare il vero e unico Quattro Stagioni.
Ovviamente un simile kit necessita di una borsa all’altezza e io consiglio uno zaino con scomparti imbottiti e riposizionabili secondo le esigenze. Non lesinate sulla qualità degli zaini! Löwepro, Manfrotto e Tamrac hanno sicuramente il modello che fa per voi e controllate sempre che sia possibile imbarcarlo con voi in aereo e che preveda l’aggancio per un eventuale cavalletto, controllate la comodità degli spallacci, la presenza di cinghie all’altezza del pettorali e del bacino, per distribuire meglio il peso. Assicuratevi che le cerniere siano nastrate ed impermeabili e, già che ci siete, verificate che ci sia anche il dispositivo antipioggia. La mia esperienza dice che una borsa che costa davvero poco, dura davvero poco. Purtroppo non sempre vale il contrario (!).

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Comoda, resistente, impermeabile, ma soprattutto capiente il giusto (meglio uno “zic” in più, che in meno!

 

Fotografo Canaletto
È un vedutista del Settecento, ma ha la sfortuna di essere nato tre secoli dopo. I suoi miti sono Canaletto, i Fiamminghi e Ansel Adams.
La fotografia, per Canaletto, è paesaggio!
Non può fare a meno di un buon grandangolo, ma per schiacciare le prospettive si affida spesso ad un tele. Le focali di mezzo lo convincono poco, ma se proprio deve, monta un 70mm.
Non esce mai senza il suo kit di filtri digradanti e ND e ne vanta dozzine.
Il Canaletto Ricco possiede solo filtri della Lee Filters – un set da tre filtri Lee, con anello adattatore e sistema di aggancio, si aggira attorno ai 300 euro! I
l Canaletto In Spending Review si accontenta di marche meno nobili, come Cokin o Marum.
Se sui filtri potreste anche glissare – ho scritto “potreste”, attenzione. Non potete invece fare a meno di un buon cavalletto, se la vostra passione sono i paesaggi.
Sceglietelo alto almeno un metro e cinquanta, possibilmente di quelli che permettono di montare teste diverse, in modo che possiate scegliere quella che meglio si adatta alle vostre esigenze. Sceglietelo leggero, ma solido. Testatene la solidità (in negozio) montando una macchina simile alla vostra per peso e ingombro ed estendendo al massimo gambe e colonna centrale. Considerate le dimensioni del cavalletto, sia nel suo massimo splendore, sia completamente richiuso. I cavalletti con gambe a quattro sezioni diventano davvero molto piccoli, ma offrono meno stabilità dei cugini a tre sezioni. Valutate con cura, peso ed ingombro: ve lo dovrete scorrazzare tutto il santo giorno, tutti i giorni.
Carbonio, fibra di magnesio, basalto… sono solo alcuni dei materiali all’avanguardia con cui vengono prodotti i cavalletti di fascia alta. Di sicuro offrono il massimo rapporto peso/stabilità,  ma non ho ancora trovato dove li regalino…

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Uno scatto remoto va a completare l’attrezzatura, meglio se in grado di svolgere le funzioni di un intervallometro.
Pensate anche a guaine e coperture impermeabili per macchina e obiettivi, perché potrebbe capitare di trovarvi a scattare nel bel mezzo di un acquazzone!

OK, mi fermo qui…  ce ne sarebbero molti altri di profili, con buona probabilità, ma forse entrerei troppo nello specifico – ad esempio mi viene in mente il Naturista, per non parlare della sua deriva estrema, il Fotografo Safari.
La maggior parte di noi, però, immagino ricada in una delle categorie di base che ho buttato lì.

Che siate gli uni o che siate gli altri, per tutti ci sono accessori che non si possono lasciare a casa: caricabatterie da rete (ma anche versioni che possano caricare attraverso l’accendisigari di una macchina o la presa USB), card varie, cavi vari, batterie di scorta, panni in microfibra per pulire le lenti, guaine e coperture antipioggia per zaini e borse (nel caso il modello scelto non lo abbia già in dotazione).
Potrei essermi dimenticato qualche cosa… non vogliatemene.
Voi cercate di non dimenticare che quello che facciamo, quando fotografiamo, deve essere soprattutto divertimento, ma che il divertimento è una cosa seria.

Buone vacanze!

 

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Atmosfera da fiaba: 1500 K

Nel post precedente ho provato a spiegarvi il concetto di temperatura della luce, in questo post affrontiamo il bilanciamento del bianco e proviamo a capire come si può impostare questo parametro per ottenere RISULTATI CREATIVI.

Il parametro del bilanciamento del bianco, come abbiamo visto nel post precedente, nasce per correggere le dominanti cromatiche introdotte dalle diverse tipologie di luce, in pratica aggiunge una dominante contraria, per bilanciare la luce e riportare la cromia alla normalità.
In realtà, però, possiamo impiegare questo parametro per fini più creativi.

 

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Un tramonto più caldo: 2000 K

Aggiungere calore al tramonto
La luce del tramonto è di per sé piuttosto calda – 1500/2000 K – e il buon senso imporrebbe di bilanciare la dominante calda con una fredda, impostando il bilanciamento su 2000 K o cercando un preset adeguato (luce neon o a filamento).
Ma si sa, il buon senso non tiene conto di finalità cretative, così facendo otterremmo una foto bilanciata correttamente e nulla di più.
Provate allora a spostare il bilanciamento verso Kelvin più alti.
Se avete la possibilità di impostarli manualmente, andate a fine scala, e impostate 8000/9000 K. Se non potete impostarli manualmente, scegliete l’icona dell’ombra.
Il vostro tramonto assumerà immediatamente un’atmosfera molto più calda e più interessante – e pace per i bianchi un po’ arancioni.

Dare colore alle pelli
Personalmente scatto sempre con la macchina impostata su “nuvolo”.
E’ un vezzo che mi permette di ottenere incarnati più caldi e pelli più abbronzate.
Perché? Perché il preset “nuvolo” introduce una dominante calda che servirebbe a contrastrare l’azzurrognolo delle nubi, ma se scattiamo in condizioni normali, il risultato è una foto più calda (di poco) e quindi con pelli più piacevoli.
Chiaramente se la giornata è nuvolosa, il trucchetto non sortisce grandi effetti.

Più atmosfera alle nebbie e alle quinte di monti
Quando trovate una bella sequenza di profili di montagne all’orizzonte, non indugiate: abbassate i Kelvin delle impostazione del bilanciamento attorno ai 1500/2000 K – tungsteno o filamento, otterrete foto più fredde e un’atmosfera più interessante.

Esempi a parte, la morale che mi piacerebbe imparaste è che il bilanciamento del bianco può essere visto come un ulteriore strumento creativo – pari ai filtri che si usavano un tempo. Imparate ad impiegarlo per aggiungere un tocco di creatività, oltre che per neutralizzare una dominante fastidiosa.
A voi!

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