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Archive for the ‘Varie’ Category

Ecco un esempio di uso del colore, in questo caso di uso di una palette molto ridotta

Il colore è un incredibile mezzo per veicolare le emozioni.
Il nostro cervello reagisce ai diversi colori in modo diverso, per motivi legati all’inconscio, all’inprinting e al nostro modello culturale.
Per questo, è fondamentale conoscere quelle che possono essere le implicazioni emotive legate a certe tonalità, in modo che il messaggio che vogliamo trasmettere con i nostri scatti non vada disperso, anzi, i grandi fotografi spesso usano il colore o i colori proprio per esaltare il messaggio.

Ovviamente quando ci si addentra in questi campi è difficile individuare linee generali precise, ma posso provare a riassumere in una sorta di specchietto alcune “sensazioni” legate ai colori – naturalmente relativi alla cultura occidentale.
Quello che segue non vuole essere scolpito nella pietra, ma recupera nozioni legate alla psicologia del colore, una disciplina che arriva da lontano.

ROSSO
Positivo; forza, potenza, energia, mascolinità, coraggio, calore, passione, amore.
Negativo: pericolo, tensione, dramma.

ROSA
Positivo
: tranquillità, femminilità, sensualità, amore.
Negativo: privazione, inibizione, claustrofobia, debolezza

BLU
Positivo
:intelligenza, fiducia, conoscenza, serenità, senso del dovere, calma, saggezza, fede, profondità, etereo.
Negativo:freddo, mancanza di emozioni, notte, inimicizia, distanza, etereo.

VERDE
Positivo: armonia, equilibrio, tranquillità, pace, amore per l’ambiente, compostezza, giovane.
Negativo: stagnazione, noia, mediocrità, invidia, disagio.

BIANCO
Positivo: purezza, candore, integrità, igiene, sacralità, chiarezza, virtù, efficienza, minimalismo, sofisticato, vita
Negativo: sterilità, freddo, distanza, difficoltà.

GRIGIO
Positivo: neutralità, rigore, equilibrio.
Negativo:distanza, diffidenza.

NERO
Positivo
: efficiente, sofisticatezza, minimalismo.
Negativo: oppresso, freddo, pesante, morte

MARRONE
Positivo: serietà, calma, tranquillità, materico, legato alla terra, legato all’ambiente, posatezza, equilibrio, saggezza. vecchio.
Negativo: triste, ovvio, mediocre, statico, pesante.

VIOLA
Positivo: spirituale, attento, verità, esotico, creativo, lussuoso, sofisticato, ricco, mistero, esoterico.
Negativo: decadente, maligno, dolore, mistero, esoterico.

GIALLO
Positivo: ottimismo, felicità, autostima, dinamico, estroverso, amicizia, creatività,
Negativo: paura, irrazionale, fragile, depresso, ansia

ARANCIONE
Positivo: fisico, consapevole, sicurezza, sensualità, passione, divertimento, entusiasmo, prosperità
Negativo:  privazione, frustrazione, frivolezza, immaturità.

Ok, come dicevo in apertura, non prendiamo questo elenco come un diktat, ma proviamo a ricordarcene quando scattiamo.
C’è ancora una cosa che possiamo fare, per aumentare la nostra consapevolezza della forza emotiva del colore: prendiamo qualche foto che troviamo ci comunichi qualcosa, proviamo ad analizzare la palette di colori impiegata nello scatto, e poi confrontiamola con l’elenco che vi ho proposto in questo post. Vedremo che, alla fine, seppur si tratti di una sorta di bigino, il mio elenco non si allontana poi di moltissimo.

 

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Il porto di Essaouira, in Marocco

Ci siamo, le vacanze sono alle porte e per molti di noi questo significa anche la possibilità di fotografare di più e di fotografare soggetti non sempre a portata di reflex durante il resto dell’anno.

In questo post mi occuperò di porti e pescatori.

I porti di pesca rappresentano un ottimo soggetto fotografico, ideale per i maniaci dei ritratti, perfetto per coloro che invece impazziscono per i dettagli e assolutamente perfetto per chi ama i panorami.
I porti di pesca offrono davvero materiale fotografico per tutti i gusti.

Quando fotografare
Il grosso delle attività, nei porti di pescatori, si concentra al mattino presto, quando i pescherecci fanno rientro e i pescatori scaricano il pescato. Quello è il momento nel quale farci trovare sul posto con la nostra macchina fotografica in mano.

Il mio consiglio è quello di arrivare al porto con un po’ di anticipo, in modo da studiare le possibili inquadrature.
Il non plus ultra sarebbe quello di fare visita al porto una mattina senza macchina e in quell’occasione scambiare due parole con i pescatori e spiegare loro le nostre intenzioni, in modo da renderli partecipi. Il fatto di farli sentire parte di un progetto e non semplici soggetti di qualche scatto può aiutarci ad entrare nelle loro grazie e di sicuro la cosa ci aiuterà quando torneremo con la macchina fotografica.

Quale attrezzatura portarsi
Va da sé che il tipo di attrezzatura che ci si porta appresso riflette il tipo di fotografia che ci caratterizza.
Per cui, prendete i miei consigli come una sorta di indicazioni generiche e generali:

Uno zoom è la soluzione ideale, ci consente di coprire focali piccole, ideali per le inquadrature larghe, e di spingersi un po’ più in su, per scattare ritratti o dettagli.

I porti offrono molte possibilità di ripresa.
Usiamo lo zoom come grandangolo e dedichiamoci ad inquadrature ampie, perfette per vedute d’insieme.
Con una certa pratica, riusciremo ad usare il grandangolo anche per scattare interessanti ritratti ambientati, ma ricordiamoci sempre che con un grandangolo siamo costretti ad avvicinarci molto al soggetto e non sempre questo ci è possibile – o è cosa gradita da parte del soggetto.
Usiamo lo zoom su lunghezze focali più spinte.
Ci servirà sia per i ritratti – e molti volti di pescatori parlano come libri stampati – e ci servirà per i dettagli.
I dettagli sono scatti accessori molto importanti. Attraverso i dettagli riusciamo a completare il nostro racconto fotografico. I dettagli hanno la forza di portare chi guarda dentro la scena – non dimentichiamolo.

Flash e cavalletto non sono indispensabili – anche se per quello che mi riguarda, un flash lo porto sempre con me e spesso mi toglie le castagne dal fuoco, soprattutto di giorno.

Cosa fotografare
I porti di pescatori offrono davvero molti spunti.
Naturalmente barche e pescatori quasi sicuramente saranno i soggetti più alla portata.

Le barche, con i pescatori, saranno quasi sicuramente i nostri soggetti principe, cerchiamo inquadrature insolite, quanto meno

Possiamo spingerci oltre, naturalmente. Le reti e gli ami costituiscono altri soggetti interessanti, così come il pescato.

Non dimentichiamoci di cogliere l’azione.

Le attività al porto sono molte e tutte offrono possibilità per buoni scatti.
I pescatori che scaricano il pesce pescato, quelli che ripongono o riparano le reti, quelli intenti a sciacquare le barche.
In molti porti di pesca si tiene un vero e proprio mercato del pesce fresco ed ecco un’altra occasione per scattare delle buone fotografie.
E naturalmente i volti.
I pescatori spesso offrono lineamenti molto interessanti, che raccontano in modo perfetto la vita in mare aperto.
Ricordiamoci di chiedere sempre il permesso prima di scattare chiunque – ecco perché qualche paragrafo sopra ho menzionato l’importanza di fare amicizia con qualche pescatore prima di scattare.
Il mio consiglio, nel caso di ritratti di pescatore, è quello di cercare una certa drammaticità, preferendo magari una luce dura o una luce radente, capace di esaltare rughe e imperfezioni della pelle – tutto serve per portare a casa il risultato.

Dettagli interessanti sono davvero ovunque, in un porto di pescatori. Dobbiamo soltanto essere bravi a scovarli.


Questo scatto dimostra come un dettaglio possa raccontare una storia molto interessante e portarci immediatamente dentro l’atmosfera del porto. È bastato isolare il gesto del vecchio pescatore, tutti intento a rammendare la sua rete per ottenere una fotografia “di contributo” – come si dice nel gergo professionale – ma di indubbio valore narrativo.

Possiamo però spingerci oltre e dedicarci ad un tipo di fotografia più grafica.
Reti, secchi, chiglie, gli stessi pesci pescati, possono trasformarsi in incredibili pattern grafici. Per questo è necessario astrarsi dagli oggetti reali e concentrarsi sulle loro forme – credetemi, è più semplice di quanto suoni, ma richiede un po’ di pratica in più.

Pesci, d’accordo, ma soprattutto pattern grafici

 

Barche, d’accordo, ma anche pattern grafici

E ora dipende soltanto da no!


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Il gesto della mano, sfocato, completa lo sguardo (fuori quadro) del vecchio al mercato di Leh. Carpe diem. Secondo voi c’era tempo per ragionare su come sfocare lo sfondo e congelare il gesto? Io dico di no. Motivo per il quale è necessario fare i propri ragionamenti prima.

Carpe diem, dicevano i latini. Cogli l’attimo. E, quando si parla di fotografia, forse nessuna locuzione racchiude così tanto significato.

Spesso osservando uno scatto, nostro o di altri, ci rendiamo conto che tutta la sua forza sta nell’essere riusciti a cogliere esattamente quel momento.

Si può insegnare a cogliere l’attimo? È possibile imparare ad immortalare l’espressione giusta, il gesto particolare?
La mia risposta è… anche. Anche!? Sì, anche!
Premetto che una certa dose di fortuna – altresì nota anche come Fattore C – è necessaria, ma anche in fotografia, la fortuna aiuta gli audaci e, in questo caso, per audaci bisogna leggere quei fotografi che si sono fatti trovare pronti al momento giusto, che non si presenta bussando alla porta o suonando le campane.
Cosa può insegnarci questo?
Che dobbiamo farci trovare pronti il più spesso possibile.

Lo scrittore britannico Geoff Dyer, in un’intervista, si è chiesto “Quanto può durare una coincidenza, prima che cessi di essere tae?”. La risposta è: MOLTO POCO, ecco perché, se siamo a caccia di quelle coincidenze (leggete gesti, espressioni, pose…), dobbiamo essere consapevoli del fatto che non dureranno in eterno, ma soprattutto che forse non dureranno neppure il tempo perché noi si possa, comodamente, leggere la scena, inquadrare, comporre, impostare tempo, impostare diaframma e poi, finalmente, scattare.

Non buttiamoci giù!
In qualità di fotografi, possiamo migliorare… anzi, no! DOBBIAMO MIGLIORARE.

LAVORARE SUGLI AUTOMATISMI.
Come lo sportivo ha fatto dei movimenti base una serie di automatismi, il fotografo ha il dovere di fare diventare automatici alcuni processi mentali e alcune azioni, come ad esempio la scelta dell’inquadratura nel primo caso e le varie operazioni che sono necessarie per impostare l’esposizione voluta.
E soltanto la pratica e la conoscenza profonda della propria macchina fotografica e delle sue funzioni ci possono venire incontro.
Dobbiamo riuscire a passare da un diaframma aperto ad uno chiuso senza pensare a come si fa, senza domandarsi se la ghiera va girata verso destra o verso sinistra. Dobbiamo impostare la profondità di campo che riteniamo opportuna senza doverci fermare a pensare se è il diaframma che la influenza, oppure è il tempo, e senza chiederci se ad un diaframma più aperto corrisponda più o meno profondità di campo.
Questi sono soltanto due degli aspetti che dobbiamo imparare ad automatizzare.
La pratica, l’abitudine, ci aiuteranno a rendere anche il processo di composizione sempre più rapido, tanto che comporremo sui terzi quasi inconsciamente, o appoggeremo il nostro soggetto su forti linee guida, senza neppure perderci un secondo per pensarci.
Ma anche questo è soltanto parte di quello che serve.

HIC ET NUNC. QUI E ORA
Ecco un altro aspetto. Quando osserviamo uno scatto particolare, che ha colto in modo sapiente una certa coincidenza, dobbiamo dirci, lui era lì! È così, lo scrittore può ricreare un certo quartiere, una certa stanza, un certo mondo, addirittura una certa sensazione, senza neppure uscire di casa. NOI NO! Noi dobbiamo essere sul posto, in quel preciso istante.
Hic et nunc! Ancora i latini, qui e ora, e mai si dimostra inflessibilmente vero.
La fotografia, quella che immortale le coincidenze, i gesti, le espressioni, vive nel presente, nel qui ed ora e non concede proroghe e non regala bis. O ci siamo, o non se ne fa nulla.

Se non fossi stato in barca sul Gange, all’alba, con la macchina fotografica in mano, questo scatto non lo avrei potuto fare.

ESSERCI NON BASTA
Se bastasse esserci per cogliere tutto quello che pensiamo valga la pena cogliere, saremmo tutti dei premi Pulitzer per la fotografia.
Essere presenti è la condizione necessaria, ma non sufficiente. Servono altre condizioni affinché si riesca a cogliere le coincidenze.
La sola condizione per la quale non possiamo allenarci è il culo, la fortuna.
La fortuna è cieca, si dice, per cui rassegniamoci, prima o poi bacerà anche noi, l’importante e che quando le sue labbra si poseranno sulla nostra fronte, il nostro occhio sia ben incollato al mirino e la nostra reflex pronta a scattare.

ATTENZIONE
Non ci sono statistiche, non esistono tabelle di probabilità da consultare per sapere se una tale coincidenza possa più o meno avverarsi, per questo dobbiamo imparare ad essere sempre all’erta e pronti a scattare.
Impostiamo la macchina nella modalità che più ci dà tranquillità. Per assurdo, la mia è quella manuale, ma riconosco che scattare in A o S (T per i canonisti) regala una certa rapidità.
Preferiamo la raffica allo scatto singolo e l’autofocus al fuoco manuale. Uno zoom di certo aiuta, ma chiaramente dipenda da cosa siamo usciti a cacciare.
Non spegniamo mai la macchina e mettiamo via il tappo dell’obiettivo.
Agli ISO consigliati dal buon senso, aggiungiamone qualche centinaia, giusto per regalarci del margine.
E teniamo gli occhi aperti! Restiamo calmi, ma vigili.

La piccola mendicante ha bussato al finestrino del mio taxi mentre eravamo fermi al semaforo per chiedere l’elemosina. Quanto può essere durata questa coincidenza? Meno di un minuto, credo. Avevo la macchina pronta e mi aspettavo che qualcosa del genere potesse accadere, lo speravo, a dire il vero. Avevo visto uno scatto di McCurry piuttosto simile e speravo di tornarmene a casa con uno tutto mio. Beh, eccolo!

IMPARARE A LEGGERE LE  SITUAZIONI
Questo è un aspetto che si migliora molto con la pratica.
Ci sono situazioni e luoghi che promettono decine di coincidenze e altre che invece non ci regaleranno particolari soddisfazioni.
Impariamo a capire se la scena che abbiamo davanti agli occhi è della prima specie o della seconda. Non significa che, a priori, in una strada vuota non possa accadere qualcosa di interessante, ma la statistica ci dà ragione sul fatto che in un mercato affollato, ad una festa in piazza, in un luna park, ci siano più possibilità di imbatterci in qualcosa di valido.
Mentalmente prepariamoci possibili inquadrature e teniamo la macchina impostata correttamente per scattare nel minor tempo possibile.
Impariamo a muoverci su quello che io chiamo il perimetro delle situazioni, ai bordi della scena, alla periferia. Questo ci dà una certa visione più ampia di quello che ci succede di fronte.
Ma impariamo a capire quando è il momento di abbandonare l’angolo per tuffarsi nel centro di quello che accade, perché è lì che vogliamo essere e potrebbe trattarsi anche solo questione di pochi attimi.

A Covent Garden le situazioni favorevoli possono essere molte. Impariamo ad andare a scovare luoghi che possono offrircene. E impariamo a capire quali sono i momenti migliori, sia del giorno, sia della settimana, o del mese o dell’anno.


IMPARIAMO AD ANTICIPARE, IMPARIAMO AD ATTENDERE

Anticipare i movimenti dei soggetti, gli svolgimenti possibili, i gesti, è una delle caratteristiche principali del cacciatore di coincidenze. E per nostra fortuna è un aspetto che possiamo allenare e migliorare, anche senza macchina in mano.
Anticipare però significa aver scelto quello che per noi è fondamentale e attendere che si concretizzi. Non è detto che succeda, non è detto che il vecchietto di fronte a noi alla fine farà quel gesto o che nostro figlio si allargherà in un sorriso splendido, ma noi dobbiamo sapere anticipare sia il gesto, sia il sorriso.
Anticipare significa imparare ad osservare, cogliere il ritmo delle azioni.
Anticipare significa avere ben chiaro nella nostra testa soggetto e inquadratura.
Anticipare significa anche attendere, attendere per non scattare il banale, l’ovvio, attendere per riuscire a cogliere la coincidenza nel suo pieno.

Tenevo d’occhio la bimba da qualche minuto. Ho atteso e inaspettatamente anche l’uomo davanti a me ha alzato lo sguardo, quella era la coincidenza che ha reso lo scatto ancora più interessante (per me). Se non mi avesse mai guardato, avrei scattato comunque la bambina, ma forse non sarebbe stata la stessa cosa. Ho atteso che la bimba guardasse indietro e ho anticipato l’inquadratura, aspettando e sperando che lo facesse. Poi l’uomo ci ha messo del suo – questo è il famigerato “Fattore C”.

Chi va a caccia di coincidenze deve essere un fine osservatore e un conoscitore delle relazioni umane, se il suo soggetto è l’uomo.
Esistono altre coincidenze nella realtà e queste spesso sono più semplici da immortalare, ad esempio il sole che spunta da un certo edificio, o il riflesso di nell’acqua di un lago. Non meno, però, bisogna farsi cogliere impreparati.

Per finire: saper cogliere una coincidenza non è soltanto questione di culo.

 


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Questo è un post che dedico a tutti gli strobisti come  me – chiamasi “strobisti” gli amanti dell’utilizzo dei piccoli flash portatili, in inglese strobe.

Quello che sto per dirvi sembra arrivare dagli albori della tecnologia applicata alla fotografia e non appartenere all’oggi, dove tutto sembra essere sempre gestito in automatico da qualche software o firmware per noi..
Eppure non è così.

Se scattate con trasmettitori e ricevitori Pocketwizard Flex TT5 e MiniFlex TT1 ponete molta cura nella procedure di accensione e spegnimento, non eseguirle con sistematicità e attenzione potrebbe creare non pochi problemi.

Vediamo allora quali sono le sequenze corrette da seguire.

 

PROCEDURA DI ACCENSIONE

  1. Assicuratevi che tutta l’attrezzatura sia spenta (macchina, trasmettori e flash)
  2. Montate i flash sulle slitte dei transceiver Flex TT5
  3. Accendete i flash e impostateli su TTL
  4. Accendete i transceiver Flex TT5, spostando l’interruttore su C1 o C2
  5. Assicurare il trasmettitore MiniFlex TT1 sulla slitta della macchina
  6. Accendete il trasmettitore MiniFlex TT1, spostando l’interruttore su C1 o C2 (assicuratevi di scegliere il medesimo canale di trasmissione dei transceiver) – non cambia se montata l’AC3 sul MiniFlex TT1
  7. Accendete la macchina
  8. Impostate 1/60″ e fate un primo scatto, servirà come scatto di sincronizzazione
  9. Tutto è pronto ora!

PROCEDURA DI SPEGNIMENTO

  1. Spegnete la macchina
  2. Spegnete il trasmettitore MiniFlex TT1
  3. Spegnete i transceiver Flex TT5
  4. Spegnete i flash
  5. Olè!

L’ho detto, queste due liste sanno di giorni andati…

 

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I sassi e il duomo di Matera appena dopo il tramonto.

Ecco un nuovo itinerario fotografico possibile – e non solo possibile, ma anche magico!

Matera e i suoi Sassi. Un presepe incantato, una città unica, già set per il ‘Vangelo secondo Matteo di Pasolini’ e per ‘La passione di Cristo’ di Mel Gibson.

Raggiungere Matera può sembrare  un po’ complicato – e in effetti lo è –  ma una volta sul posto la città e i suoi Sassi sapranno ripagarvi con scorci panoramici mozzafiato e dettagli fotografici di grandissimo prestigio.
L’aeroporto più vicino meglio servito è quello di Bari e da Bari, raggiungere Matera è  questione di circa un’ora di macchina, che si può facilmente noleggiare in aeroporto.

La città offre sistemazioni per tutte le tasche, ma io consiglio uno dei numerosi bed and breakfast sparsi tra il centro storico e i Sassi stessi, per il costo di alcuni di essi, la posizione che offrono è di sicuro invidiabile.

I Sassi, la Murgia e le chiese rupestri.
I Sassi sono sicuramente l’attrazione principale di Matera: un’intero insediamento antico di secoli, scavato nel tufo e costruito in verticale e ricco di angoli e spunti per la fotografia.
Le visite guidate ai Sassi sono numerosissime e potrebbe essere il caso di prenotarne una, per meglio comprendere la storia di questa singolarissima città nella città.

Con i Sassi, Matera offre la possibilità di visitare e fotografare chiese rupestri e la Murgia, o Gravina, un vero e proprio canyon sulle pareti del quale sono tutt’ora presenti grotte abitate già nel Paleolitico.

Quando andarci
In estate, soprattutto in agosto, la città può risultare piuttosto affollata. Meglio pianificare un weekend lungo tra settembre e ottobre o in primavera, quando clima e turismo sono più clementi.
Il 2 luglio nelle strade del centro si può assistere alla processione della Bruna, che rivela essere uno spettacolo davvero unico.

Cibo squisito, ospitalità Made in Sud e scenari unici fanno di Matera la base per un photo tour possivbile alla portata di tutti.

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Buon Natale - Flags

Flags – Bandiere di preghiere nel tramonto (Leh, Ladakh)


 

 

È di nuovo Natale!
Per qualcuno di noi la ricorrenza è fonte di grande stress…  che regali faccio quest’anno!

Provo a venire incontro agli stressati da regalo con una brevissima lista di possibili regali da fare a Natale agli amici appassionati, come noi, di fotografia. Se un diamante è per sempre, io, personalmente, credo che un libro possa durare anche di più (!).

Ecco cinque libri a tema fotografico che potrebbero aiutarvi a smorzare lo stress da regalo e potrebbero fare contenti molti di noi. Ho volutamente escluso i manuali, perché credo che qualche volta si debba cercare altrove l’ispirazione per i nostri scatti e dove se non negli scatti dei grandi della fotografia?

Ecco dunque una modesta, incompleta e personale lista di possibili regali da mettere sotto l’albero di un fotografo – se pensavate di farne uno anche a me, temo che dobbiate cercare altri titoli, ah ah ah.
In ogni caso, a voi…

1 . Vivian Maier – Una fotografa ritrovata
Chi ha visto la sua mostra lo scorso anno o la sua riedizione di quest’anno, non può che pensarla come me: questo libro è un must per tutti coloro che si dedicano alla street photography.
Al di là della popolarità ultima di cui ha goduto la fotografa americana, sconosciuta ai molti fino a qualche mese fa, questo libro è davvero un piccolo capolavoro.

Vivian Maier - Una fotografa ritrovata

Vivian Maier – Una fotografa ritrovata

 

2. Diane Arbus – Aperture
Conosciuta soprattutto per i suoi lavori dedicati a ritrarre e documentare il mondo dei diversi, Diane Arbus in questo libro esprime una talento unico, unito ad una sensibilità senza pari. La sola fotografia della copertina testimonia la capacità impareggaiabile della fotografa americana di descrivere un mondo di emarginati, di realtà ghettizzate. Le due gemelle, una sorridente ed una leggermente imbronciata, suggeriscono il bipolarismo di certe realtà.
Un libro che chiunque sia interessato a progetti di approfondimento e di story telling fotografico non può non avere.
arbus

 

3. Uliano Lucas – Milano. Luoghi e persone. 

Se chiedete ad un appassionato medio chi è Uliano Lucas, nella maggior parte dei casi otterreste una sola risposta: non lo so.
Credetemi, è un gran peccato, ecco perché in questa mia modestissima lista di regali per il fotografo, mi sento di dover includere di diritto il suo “Milano. Luoghi e persone”, un volume dalle dimensioni quasi tascabili, edito e pubblicato da Absondita.
Nel suo “Milano. Luoghi e persone” Lucas testimonia con un grandissima abilità fotogiornalistica e con una raffinatissima proprietà di linguaggio creativo il cambiamento che il capoluogo lombardo, e in qualche modo una certa Italia, ha subito dagli Anni Sessanta ai giorni nostri. Non lasciatevi ingannare dal titolo, pur avendo scelto Milano, il libro di Lucas è adatto ai fotografi di tutta Italia, isole comprese.

Uliano Lucas - Milano. Luoghi e persone.

Uliano Lucas – Milano. Luoghi e persone.

 

4. Henri Cartier-Bresson – In India

Lo so, lo so… già vi sento… “cheppalle! Sempre ‘sto Cartier-Bresson! Cheppalle!”. Ma cosa ci posso fare io se HCB è davvero un punto di riferimento per chi fa il gesto di portare la macchina fotografica all’occhio!?
Per questo Natale, però, ho cercato almeno una chicca, il volume dedicato alle fotografie indiane del maestro francese.
“In India” raccoglie il meglio di oltre cento fotografie, scattate tra il 1947 e il 1966 da Cartier-Bresson in India. Nel volume spicca la testimonianza fotografica esclusiva del funerale e della cremazione di Gandhi.
Un titolo alternativo, anche per i più accaniti fan del maestro francese.

Henri Cartier-Bresson - In India

Henri Cartier-Bresson – In India

 

5. Steve McCurry – India

Ebbene sì, l’ho fatto di proposito. Ho messo uno accanto all’altro due modi di fotografare lo stesso Paese (anche se a distanza di qualche decennio).
Questo di McCurry è un libro che raccoglie i suoi scatti più famosi dedicati all’India. Vi avverto, non contiene nessun inedito, per cui il rischio è che qualche fan del fotografo di Philadelphia ci rimanga malino.
Sarebbe molto bello, invece, che regalaste alla stessa persona sia il volume di McCurry, sia il volume di Cartier-Bresson.
Che dire su “India” di Steve McCurry?
Non può mancare per chi ama McCurry e per chi ama l’India, il volume, pubblicato da Electa, è stampato in modo egregio e raccoglie 96 fotografie di assoluto pregio. Ditemi quello che volete su McCurry, ditemi che ha stancato, ditemi che ormai è diventato ripetitivo e auto-celebrativo, ditemi che non ci mostra un capolavoro da almeno sei anni… non mi interessa! Io, a chi è riuscito a dettare i canoni del reportage di viaggio per quasi dieci anni, pago il mio personalissimo omaggio e poi si tratta di un bel libro davvero.

Steve McCurry - India

Steve McCurry – India

 

… a questo punto mi resta soltanto una cosa da fare, augurare un felice Natale a tutti.

 


Marzo in Marocco? Vieni a fotografare con noi Marrakech e il deserto del Sahara. Non perdere l’occasione.
Scopri di più!


 

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Migliorare significa impegnarsi, non sedersi e non cedere al richiamo di quello che ci viene più semplice. Per migliorare serve grinta.

Migliorare significa impegnarsi, non sedersi e non cedere al richiamo di quello che ci viene più semplice. Per migliorare serve grinta.

Già immagino lo sguardo un po’ schifato degli snob, ma tiro dritto e me ne frego – come faccio di solito!
Già li sento… “Chi è ‘sto qui per dirmi come fare a diventare un fotografo migliore!?”
Beh, forse hanno ragione, però qualche consiglio provo a darlo comunque…

Anche se sono convinto che ognuno debba seguire la sua personalissima curva d’apprendimento, credo anche che ci possano essere piccoli accorgimenti che aiutino questa maledetta curva a diventare un filo più ripida.
Intendiamoci, non è oro colato quello che sto per scrivere e tutto quello che leggerete in questo post è opinabile o, male che va, poco efficace per dare una mano al vostro talento addormentato.
Sono altrettanto convinto però, che se butterete un po’ del vostro tempo a mettere in pratica qualcuno dei consigli che sto per  buttare giù, può darsi che qualche miglioramento lo ravvisiate davvero. Fatemi sapere, poi…

Tutto, naturalmente, è frutto dell’esperienza personale e del fatto che, in molte situazioni per così dire stagnanti, ci sono passato anch’io e spesso le ho superate così. Che dire, se non vi pare troppo, provate…

  1. USCIAMO A FOTOGRAFARE ANCHE COL BRUTTO TEMPO
    Non aspettiamo la bella stagione per spolverare la macchina fotografica. Non rimandiamo solo perché il meteo volge al peggio o perché si è alzato un po’ di vento o è scesa un po’ di nebbia.
    Usciamo! Usciamo lo stesso e abituiamoci a scattare anche quando le condizioni atmosferiche non sono esattamente quelle ottimali o quelle che ci aspettavamo.
    Impareremo ad aggirare l’ostacolo e a vedere nuove opportunità, anziché soltanto ostacoli.
    Bardiamoci e usciamo!
  2. USCIAMO A FOTOGRAFARE NELLE ORE SBAGLIATE
    Ok, l’ho ripetuto fino alla nausea… i panorami migliori si scattano attorno al tramonto e poco dopo (golden e blue hours), facciamo finta di dimenticarcelo e presentiamoci sul posto a mezzogiorno. Proviamo a cavare la proverbiale castagna dal fuoco nelle condizioni di illuminazioni peggiore. Forse saremo costretti a rivedere l’inquadratura, forse dovremo ingegnarci su come lasciar fuori tutto quel cielo slavato e insignificante… che lo si creda o no, ci servirà.
  3. OSCURIAMO IL DISPLAY
    Ritagliamo un pezzo di cartoncino nelle dimensioni del display posteriore della nostra reflex e, con del nastro adesivo, sistemiamolo in modo che non ci sia possibile vedere quello che abbiamo appena scattato.
    Può sembrare una sciocchezza, ma credetemi, molti di noi cominceranno a sentirsi in ansia e molto, molto, molto meno sicuri e bravi di quanto pensavano. Io stesso (per quello che può significare, of course…) l’ho fatto e credetemi, la sensazione è stata spiazzante – eppure ho fotografato quasi trent’anni in una condizione del tutto simile e la cosa mi sembrava assolutamente normale, che diamine!
    Beh, facciamolo! Oscuriamo il display e usciamo a fotografare. Sarà come fare un salto indietro nel tempo e saremo costretti a ragionare molto di più di quanto non siamo abituati a fare adesso, grazie alla rassicurante tecnologia.
    Ci faremo molte più domande e saranno quasi sempre le domande giuste… ho esposto correttamente? ho composto correttamente? c’è abbastanza profondità di campo? il tempo di posa è sufficiente per bloccare il soggetto?
    Una volta a casa, avremo tutte le risposte alle nostre domande e anche qualche risposta in più, credetemi, ma di sicuro, sarà stata un’uscita stimolante – anche se un filo frustrante, forse.
  4. DIAMOCI UN TEMPO LIMITE
    Altra variabile che crea una certa ansia: il tempo.
    E allora usiamola per metterci alla prova e migliorare. Anziché uscire e cazzeggiare, aspettando l’ispirazione o scattando in totale relax, fissiamo un tempo massimo, magari con un timer, e cerchiamo di stare in quel tempo.
    Ci servirà a concentrare le energie e a fare la punta allo sguardo, allenarlo a vedere e non soltanto a guardare, perché il tempo scorre molto più veloce quando scorre contro  di noi.
    Questo non significa che dobbiamo abituarci a scattare con fretta o a cottimo, ma ci aiuta a pretendere il massimo da noi stessi, quanto meno dal punto di vista fotografico, in una finestra di tempo fissa.
  5. DIAMOCI UN NUMERO LIMITE DI SCATTI
    Fingiamo di avere caricato un rullino anziché la card. Fingiamo che il tasto “Cancella” non esista e diamoci un numero massimo di scatti. Partiamo con 50, per esempio. Magari per le prime volte stiamo larghi, ma poi, proviamo ad uscire e darci come limite massimo di scatti, diciamo, 36 – che tanto mi ricorda i giorni della pellicola.
    Impariamo a non sprecare scatti, impariamo a stare nel numero minore di scatti, ci aiuterà ad essere più attenti, più selettivi, più accurati sia nel scegliere i nostri soggetti, sia nel scegliere le inquadrature e la composizione, oltre che a valutare l’esposizione corretta per l’effetto voluto – ogni tentativo di avvicinamento ci costerà uno scatto e avere a che fare con un numero limite di scatti sarà soltanto fieno in cascina, per così dire.

Se non avessi deciso di stilare un elenco di cinque punti, ne aggiungerei un sesto dedicato alla post-produzione, e direi, più o meno, limitiamo gli interventi di post-produzione al minimo e cerchiamo di ottenere lo scatto in macchina, ma ormai avevo deciso per cinque punti e quindi… quindi, bene così.

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