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Posts Tagged ‘diaframma’

Giada, in uno scatto per un progetto personale durante lo shooting per Tucano Urbano

Una delle regole auree della fotografia di ritratto insegna che gli occhi del soggetto DEVONO sempre essere a fuoco.
Naturalmente, come tutte le regole, può benissimo venire superata, nel nome della creatività, ma prima di farlo, io invito sempre tutti ad imparare a metterla in pratica, a riempire card (una volta avrei detto rullini) con ritratti dove gli occhi sono a fuoco e, soltanto dopo, darsi alla “ricerca” – come piace tanto dire oggi a molti (troppi).

Per cui, in questo post, proverò a buttar giù qualche consiglio pratico per aiutare ad ottenere ritratti dove gli occhi del soggetto risultino a fuoco.

Dove sta il problema!? Vi domanderete…
Il problema sta tutto nel fatto che i ritrattisti solitamente scelgono aperture significativa, come f/1.4 o f/1.8, difficilmente si spingono oltre f/2.8, per sfruttare il massimo del bokeh e la minima profondità di campo, in modo da esaltare il soggetto ritratto.  Ma, come sappiamo tutti, lavorare con il diaframma così aperto implica una certa difficoltà a tenere a fuoco le cose che contano e per farlo serve una certa pratica.

Il mio 85mm (re incontrastato per i ritratti), ad una distanza di 1 metro e mezzo, con diaframma f/1.8, mi dà una profondità di campo di circa 3 cm (!!!), che si riducono drasticamente a poco più di 1 (!!!!!!!), se mi avvicino a circa un metro dal soggetto.
Capite che con numeri di questa portata, la certezza di avere gli occhi a fuoco richiede molto cura.

Che fare allora?
Intanto ci si interroga se è davvero così necessario e vitale scattare con una profondità di campo così ridotta e, magari, scopriamo che, tutto sommato, non lo è.
A questo punto, possiamo scegliere un’apertura meno azzardata, magari salendo a f/3.5, con il quale il circolo degli elementi a fuoco, per lo meno raddoppia, dandoci un po’  di agio in più. Quando avremo finalmente  preso la mano con il fuoco chirurgico possiamo anche avventurarci tra aperture estreme.

Sono un fanatico del bokeh e della scarsa profondità di campo, ma credetemi, molto spesso può risultare fastidiosa, e, se il soggetto ritratto non è perpendicolare all’asse di ripresa, aprire troppo, può rischiare di gettare drasticamente fuori fuoco gran parte del volto, con un risultato finale, magari creativo, ma discutibile. Certo, può darsi  che siamo riusciti a tenere gli occhi a fuoco, ma il resto è sfocato, solo perché abbiamo insistito a scattare a f/1.4! Non la trovo granché come strategia. Meglio allora chiudere un po’ e lavorare con diaframmi meno spinti, con la certezza di ottenere un risultato più piacevole.

Se poi siamo alle prese con ritratto che include più soggetti, meglio darsela a gambe levate dai diaframmi troppo aperti e scegliere di non scendere mai sotto f/8, che con un 85mm, a 5 m dal soggetto, ci regala un metro e mezzo abbondante di profondità di campo, ad esempio, sufficiente perché due soggetti possano posare uno accanto all’altro senza rischiare che uno dei due risulti sfocato. Teniamo a mente, più soggetti abbiamo, più profondità di campo ci serve, a meno che non si decida di schierarli in riga, stile condannati al plotone d’esecuzione o a meno che non si tratti di una squadra di calcio, in ogni caso, perché rischiare!?

Sgombrato il campo per ciò che concerne il ruolo (fondamentale) del diaframma, prendiamo in considerazione il tempo di posa.
Direte, “beh, il tempo di posa non è così rilevante in un ritratto!”… vero, ma non va sottovalutato, perché cadere nell’errore di scegliere un tempo di posa troppo lento, può introdurre del mosso e non basta assicurare la macchina ad un cavalletto per risolvere l’empasse, perché il mosso potrebbe essere legato ad eventuali movimenti, anche minimi, del nostro soggetto – non dimentichiamoci che abbiamo a che fare con persone e non con oggetti inanimati.

E sarebbe un peccato non ottenere gli occhi del soggetto perfettamente a fuoco, una volta risolto l’aspetto diaframma, solo perché il tempo scelto è troppo lento.

A proposito di tempo.
Una buona regola pratica è quella che ci consiglia di non scendere mai con il tempo di scatto sotto il doppio della focale usata. Ad esempio, se monto il mio 85mm, sarebbe buona pratica cercare di non scattare mai con tempi più lunghi di 1/170″, che qualcuno sceglierà di arrotondare ad 1/125″, ma che io consiglio di portare ad 1/180″, se non ad 1/250″.
Chiaramente è tutto molto soggettivo.
Dal lato fotografo la regola del doppio della focale può essere un’ottima indicazione, anche se poi molti di noi riescono a mantenere una presa salda anche con tempi attorno a 1/15″ , se non addirittura 1/8″.
Dal lato soggetto, tutto dipende dalla posa e dalla situazione. E ogni volta dobbiamo essere bravi a valutare entrambe.
Una posa semplice o naturale, o un soggetto abituato a posare, ci permettono di osare anche con tempi lunghi.
D’altro canto, una posa più complicata, o un ambiente meno riservato, o, ancora, un soggetto in imbarazzo o poco abituato a posare, ci devono immediatamente suggerire di scegliere un tempo più rapido.
Nel dubbio, piuttosto che sacrificare il tempo, alziamo gli ISO.

La post-produzione non compierà il miracolo!
Chi spera di salvare uno sguardo sfocato in post, si metta il cuore in pace: ci riuscirà soltanto parzialmente e con il rischio di dare al ritratto un tocco drammaticamente artificiale. La post-produzione non è la via da seguire, per cui: gli occhi a fuoco IN MACCHINA!

Nonostante la posa frontale, è necessario prendere in considerazione i volumi occupati da volto e corpo del soggetto e scegliere un’apertura di diaframma  adeguata. Giada – progetto personale all’interno dello shooting per Tucano Urbano

Sfruttiamo la luce!
Cerchiamo di fare in modo che gli occhi del soggetto siano illuminati – su come farlo, ci sono milioni di post e tutorial un po’ ovunque e qualcuno anche qui, negli articoli dedicati al ritratto o alla tipologia di luce.
Personalmente mi piace quando la luce colpisce, di riflesso o direttamente, gli occhi del soggetto dall’alto, con un’inclinazione tra i 45° e i 10°, e possibilmente un po’ disassata rispetto al soggetto stesso, diciamo tra i 20° e i 70° (destra o sinistra, secondo il gusto). Restando all’interno di questo range di angoli, riusciamo a dar vita allo sguardo, infatti nelle pupille del soggetto compaiono i cosiddetti catchlight – quelle lucine, che altro non sono che il riflesso della fonte luminosa nelle pupille.
Avendo cura di illuminare la zona degli occhi – posizionando con attenzione i flash o  spostando il soggetto affinché ciò accada, nel caso stessimo scattando soltanto con la luce ambiente – ci aiuterà a mettere a fuoco con precisione e darà al ritratto una forza maggiore, legata anche alla definizione.

Usiamo un cavalletto!
Ci verrà incontro, anche se solo parzialmente. Dobbiamo sempre fare i conti con i movimenti del nostro soggetto.

Controlliamo le diottrie del nostro mirino!
Può sembrare banale, ma molti non lo fanno mai – alcuni addirittura nemmeno sanno della possibilità di farlo.
Le diottrie del mirino VANNO impostate in base alla nostra vista e lo si fa attraverso una rotellina solitamente posta a fianco del mirino. Può sembrare banale o ovvio, ma non è raro, quando ad esempio si passa alla messa a fuoco manuale, che i nostri scatti risultino sfocati perché il mirino non è tarato correttamente per la nostra vista.

Scegliamo il pattern di autofocus giusto!
… o addirittura passiamo alla messa a fuoco manuale.
Nel caso  invece decidessimo di  lasciar fare alla macchina, selezioniamo il pattern di autofocus a punto singolo.
Se il soggetto posasse in modo non completamente frontale, scegliamo l’occhio più vicino.
Assicuriamoci di non avere attivati algoritmi di messa a fuoco dinamici – per capirci, quei pattern assistiti dal computer della macchina che inseguono in maniera intelligente soggetti in movimento, o che determinano al posto nostro qual è il soggetto da mettere a fuoco. Queste diavoleria – indispensabili nella caccia fotografica o nella fotografia sportiva – possono giocarci brutti tiri, come ad esempio modificare il punto di messa a fuoco, in seguito ad un cambio, anche non significativo, di inquadratura.

Bene, siamo arrivati in fondo. Forse questo post non ci avrà trasformati in Richard Avedon o Annie Leibowitz, ma spero almeno che queste mille e quattrocento parole ci abbiano indotto  a pensare un po’ e che, la prossima volta che decidiamo di scattare un ritratto a qualcuno, ci possano tornare in qualche modo utili per non fallire.

 


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Via col tempo…

Qualche tempo fa, conversando con un amico fotografo, si chiacchierava della funzione “ISO automatici” e della sua effettiva capacità di togliere le castagne dal fuoco in certe situazioni.
Ammetto che, tra le numerose funzioni che oggi le nostre reflex ci mettono a disposizione, questa è una di quelle che ho sempre snobbato.

Partiamo dall’inizio – che mi pare un buon metodo! – e vediamo  cosa fa, in pratica, la funzione, Selezionando ISO AUTOMATICI dal menù delle impostazioni generali,  una volta scelti tempo e diaframma, la funzione fa sì che la macchina si  prenda cura di aumentare o diminuire automaticamente gli ISO, se cambia la luminosità della nostra scena.

Bene… e questo lo potevate immaginare da soli, no!? Proviamo a trovare delle applicazioni pratiche ora…

Rapidissimo ripasso prima…
E’ chiaro a tutti che l’esposizione è data dal tiangolo magico

TEMPO DI POSA,
DIAFRAMMA

ISO

Immaginosa di sì…

Vi chiederete, ma a cosa ci può servire correre su e giù per la scala degli ISO?
Ecco… la funzione diventa molto utile soprattutto quando stiamo seguendo un soggetto dinamico il cui movimento non è prevedibile e che quindi può entrare ed uscire da zone con luminosità diverse.
Lasciamo aquile o ghepardi!  Pensate piuttosto a vostro figlio alle prese con una partita di calcio,  magari in una giornata dove il sole illumina il rettangolo di gioco in modo non uniforme, alternando zone d’ombra a zone di luce…
Ecco, in questo caso la funzione ISO AUTOMATICI si fa molto utile.

Ci basterà infatti  impostare la coppia tempo e diaframma in modo da ottenere  un’esposizione corretta, concentrandoci su quello che ci interessa ottenere, se un’azione congelata (tempo rapido) o l’impressione del movimento (tempo lungo) o il soggetto isolato dal resto (diaframma aperto), misurando la luce in quello che giudichiamo potrebbe essere la scena tipica o media.
E poi non dovremo preoccuparci più di correggere l’esposizione ogni volta che cambiamo inquadratura.

Impostando “ISO Automatici”, una volta scelti tempo e diaframma, sarà la macchina a garantirci l’esposizione corretta anche se, cambiando l’inquadratura, cambiasse la luminosità della scena.  Con “ISO Automatici”, la macchina calcolerà la corretta sensibilità del sensore (ISO) in modo da garantirci un’esposizione coerente e costante per la coppia diaframma/tempo che abbiamo precedentemente scelto.

Se punteremo su una scena più scura, la funzione forzerà gli ISO e li aumenterà di conseguenza. Al contrario, se la scena inquadrata sarà più chiara, la funzione diminuirà gli ISO, rendendo il sensore meno sensibile alla luce.

In molti modelli è possibile impostare un valore ISO massimo, in modo che la macchina non voli a parametri troppo spinti, con il rischio di  introdurre troppo disturbo, (rumore).

Come al solito, dovremo fare un po’ di pratica.
Ah, nel caso decidessimo di provare gli ISO Automatici,, poi ricordiamoci poi di disinserirli, altrimenti, la volta dopo, ci sembrerà di impazzire e cominceremo a credere che la nostra reflex sia posseduta.

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L’amico Antonio Cipriani, giornalista, in una “prova luce”. Ritratto lo-key su fondo nero, SENZA FONDO NERO!

Qualche volta il fotografo deve comportarsi un po’ come il prestigiatore e usare qualche trucchetto per cavare il proverbiale coniglio dal cilindro.

Durante un pranzo in un ristorante indiano dell’Isola, l’amico Antonio Cipriani mi ha coinvolto in uno dei suoi lungimiranti progetti editoriali e mentre ci portavano chicken korma e tandoori vari, mi veniva passato il brief.
Avrei dovuto realizzare una serie di ritratti la cui caratteristica era quella di far sbucare il soggetto dal nero, da alternare a ritratti ambientati più tradizionali.

Di per sé, nulla di tecnicamente difficile da affrontare.
Ci si porta un fondale nero, lo si piazza ad una distanza considerevole dal soggetto, si illumina il soggetto con una luce che si avrà cura di mascherare per controllarne meglio il fascio e il gioco è fatto.

Ma se volessimo arrivare allo stesso risultato senza un fondale nero, perché magari non lo abbiamo a disposizione o perché non ci andava di caricarcelo in macchina con tutti gli stativi o semplicemente perché l’idea c’è venuta sul posto, senza premeditazione?

Nessun problema!

Per inventarci un fondo nero che non c’è, ci servono:

  • un soggetto
  • una reflex
  • un flash
  • un concentratore di luce (grid a nido d’ape)
  • un po’ di conoscenza della tecnica di base della fotografia flash

Prima di entrare nel vivo di come fare, ripassiamo le basi della fotografia flash: il tempo di posa è responsabile di quanta luce ambiente verrà registrata nello scatto, il diaframma controlla l’influenza della luce flash.
Sebbene possa sembrare pedanteria gratuita, il trucco è tutto qui.

Montiamo il concentratore di luce sulla testa del nostro flash.
Sul mercato se ne trovano di svariati tipi e per tutte le tasche. Si tratta di un modificatore particolare che si monta sulla testa del flash o su un softbox per stringere – concentrare – il fascio di luce emessa e quelli che si montano direttamente sul flash presentato una griglia a nido d’ape (grid).

Posizioniamo il flash a lato della macchina, facendoci aiutare da qualcuno o montando lo speedlight su un treppiedi.
La posizione del flash rispetto al soggetto è fondamentale, anche perché il grid stringe molto il cono di luce che illuminerà il nostro soggetto. Vale la pena fare qualche prova, pochi gradi d’inclinazione e qualche centimetro più avanti o più indietro in questo caso fanno la differenza. Studiamo bene le sembianze del nostro soggetto e come vogliamo che la luce lo illumini.

Con la macchina in manuale, esponiamo per il volto del nostro e impostiamo il diaframma che ci dà il risultato che più ci soddisfa.
Dopo di che sottoesponiamo come se non ci fosse un domani, mantenendo il diaframma e scendendo con il tempo di posa.
È fondamentale che, sia macchina, sia flash, possano funzionare con tempi più rapidi del tempo di X-sync, perché potrebbe essere necessario scattare con tempi molto rapidi. Consultiamo il manuale e impostiamo la macchina perché possa dialogare con il flash usando tempi più rapidi dell”X-Sync – per il mondo Nikon si chiama Focal Plane (FP), per il mondo Canon High Sync.
Facciamo un po’ di prove, riducendo sempre più il tempo di esposizione, fino a raggiungere un tempo che escluda completamente l’influenza della luce ambiente – in gergo tecnico questa tecnica si chiama killing the ambient light.
Siccome nella fotografia flash è il tempo di posa che controlla la luce ambiente, se noi lo riduciamo drasticamente, otterremo uno scatto influenzato solamente dalla luce del flash, che è quello che ci serve per inventarci un fondo nero alle spalle del soggetto ritratto.

Nella foto di apertura, ho scattato con 1/2000 di secondo – mentre l’esposizione corretta per l’ambiente, mantenendo lo stesso diaframma, sarebbe di 1/25″, sottoesponendo così di 6 stop.

Boom, il gioco è fatto! Ed ecco comparire un ritratto low key su fondo nero… senza fondo!

 

 

 

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Luce flash e luce ambiente, più un piccolo trucco che vi svelerò nei prossimi post (!)

Luce flash e luce ambiente, più un piccolo trucco che vi svelerò nei prossimi post (!)

Ed eccoci al secondo appuntamento con questa breve serie di post dedicata all’impiego del flash.

Vediamo di affrontare le nozioni basi sul funzionamento del flash – non spaventatevi, come abitudine, lasceremo da parte ogni astrusità teorica.

Detta in soldoni:

Il flash è un dispositivo alimentato a batterie o a corrente, al suo interno opera un condensatore che si carica e  che, al momento dello scatto, rilascia l’energia elettrica immagazzinata al suo interno, scaricandola attraverso una lampada a tubo contenente una miscela di gas composta prevalentemente da xenon. I gas, sollecitati dall’elettricità , innescano una reazione e s’illuminano, producendo un bagliore intenso e breve (poco più di un millisecondo), con una temperatura molto simile a quella della luce diurna (5500° Kelvin)  – quello che tutti conosciamo come lampo del flash. Fine delle astrusità, giuro!

Usare il flash, sia che si tratti di un dispositivo esterno, sia che si tratti del piccolo flash incorporato, comporta qualche grattacapo, nell’ordine:

  • come cadrà la luce sul soggetto?
  • quanta ne cadrà? sarà troppa? sarà troppo poca?
  • come faccio a calcolare la corretta esposizione? – già faccio fatica a farlo con la luce ambiente, che vedo, figuriamoci con un lampo che dura molto meno di un secondo e sembra addirittura più accecante del sole…
  • … e un sacco di altri ancora.

In effetti, messa così, c’è da aver paura del flash.
Procediamo con calma, come sempre.

Prima di tutto.
Abbiamo deciso di usare un flash, bene, ora, prima di scattare, chiediamoci cosa vogliamo ottenere.
A cosa deve servire il nostro flash?

  • sarà la nostra luce principale (key light)?
  • servirà semplicemente a dare un colpo di schiarita?
  • sarà parte integrata dell’illuminazione finale?
  • dovrà miscelarsi alla luce ambiente?
  • dovrà contrastare il sole?
  • dovrà dare un accento – un colpo per far risaltare un dettaglio o per staccare il soggetto dallo sfondo?

Potrebbero sembrare domande banali, ma, credetemi, non lo sono affatto, perché dalle risposte che ci daremo dipenderà la potenza richiesta al nostro flash e, molte volte, anche la modalità con la quale lo impiegheremo.
Ad esempio se decideremo che la luce importante (se non la sola) nella scena sarà quella del nostro flash, dovremo usare  una potenza sufficiente per fare quello che ci prefiggiamo – e qualche volta non è possibile.

Ritratto con sola luce flash

Ritratto con sola luce flash. Potenza e posizione hanno determinato il risultato finale – che poi era quello che avevo in mente prima di scattare (!)

Se invece il flash dovrà semplicemente funzionare come schiarita, allora dovremo ragionare in modo opposto e limitarne la potenza, in modo da non sovraesporre in maniera irrimediabile l’immagine, la sua luce ci servirà soltanto per contrastare un controluce o per far affiorare certi dettagli in ombra.

Se invece il risultato che ci prefiggiamo è un mix di flash e luce ambiente, allora dobbiamo ragionare con calma, digerire per bene la teoria, fare molta pratica e non arrendersi di fronte ai primi insuccessi.

Ma il flash qui c'è o non c'è? Eh eh eh, è proprio questo il bello di mixare luce ambiente e flash. Il flash c'è, eccome se c'è, ma agisce in punta di… lampo, discretamente.

Ma il flash qui c’è o non c’è?
Eh eh eh,… è proprio questo il bello di mixare luce ambiente e flash.
Il flash c’è, eccome se c’è, ma agisce in punta di… lampo, discretamente, ma contribuisce in modo essenziale all’economia finale dello scatto. Senza il flash (anzi, senza i flash) questo scatto sarebbe risultato assolutamente insulso.

Proviamo a fissare qualche concetto base, che dite!?

Che cos’è la luce ambiente?
In questi post leggerete molto frequentemente il termine luce ambiente.
Sgombriamo subito il campo dai possibili fraintendimenti, con luce ambiente intendiamo qualsiasi fonte di illuminazione presente sulla scena che non sia quella prodotta dal nostro flash, sia che si tratti della luce del giorno, sia che si tratti di lampioni o lampade. Potrebbe sembrare futile specificarlo, ma, fidatevi, è fondamentale, molti alle prime esperienze con la fotografia flash cadono nell’errore di non considerare la luce di una lampada, siccome artificiale, luce ambiente. Meglio essere chiari da subito.

Usare il flash è come fare due foto sovrapposte.
Quando mi capita di spiegare la base della fotografia flash in qualche workshop uso spesso questa scorciatoia.
Usare il flash è come fare due foto sovrapposte, una è quella prodotta della luce del flash e l’altra è quella prodotta della luce ambiente. La sovrapposizione delle due è lo scatto finale. Per entrambe è necessario pensare alla corretta esposizione. Diciamo che la foto prodotta dalla luce del flash è totalmente governata dal diaframma, mentre per la foto prodotta dalla luce ambiente è totalmente governata dal tempo di posa.
Capire questo paradigma di base non è poca cosa, credetemi, e ci tornerà utile ogni volta che monteremo un flash.

La distanza conta.
Mai, come nell’impiego del flash, le distanze sono fondamentali.
Il flash ha una copertura limitata che dipende dalla sua potenza, naturalmente. Il piccolo flash incorporato arriva ad un massimo di 4/5 metri, al massimo della potenza. Le unità che si montano sulla slitta possono raggiungere i 10/12 metri. per cui è fatica sprecata cercare di illuminare di notte il campanile sullo sfondo (!) – anche se giuro di averlo visto fare più di una volta…
Questo è un altro concetto che dobbiamo capire e che, più avanti, impareremo anche a sfruttare con un pizzico di creatività e di malizia.
Per cui, il flash serve per illuminare un soggetto che non è più distante (dal flash, non dalla nostra macchina fotografica) di una decina di metri, tutto ciò che sta oltre questo limite non viene influenzato dal nostro lampo artificiale.
La distanza tra flash e soggetto determina dunque quanta luce artificiale illumina quest’ultimo.
ATTENZIONE! se avvicino o allontano il soggetto dal flash questo parametro cambia.

TTL o Manuale?
I flash offrono varie modalità di funzionamento, lasciamo perdere quelle proprietarie delle varie marche e quelle che mai utilizzeremo nella vita e concentriamoci sulle due modalità principe: TTL e Manuale.
TTL è l’acronimo inglese di Through The Lens e cioè “attraverso l’obiettivo”. Si tratta di un sistema molto sofisticato che misura la luce riflessa da soggetto e la rimbalza attraverso l’obiettvo, determinando con cura la potenza da impiegare per soddisfare il diaframma impostato. Vi risparmio i tecnicismi, ma sottolineo che il sistema TTL è davvero una manna quando il soggetto si muove – proprio in virtù del fatto che è in grado di aggiornare per noi la potenza erogata dal flash al momento del click.
Ma se è così, allora io il mio flash lo uso soltanto in TTL!
Errore! Perché, nonostante il sistema sia altamente sofisticato ed affidabile, spesso gli automatismi non fanno quello che abbiamo in testa noi.
Ed ecco perché a volte conviene affidarsi al caro vecchio Manuale.
Impostando la modalità Manuale sul flash, siamo noi che abbiamo il totale controllo della potenza erogata.
Solitamente possiamo scegliere frazioni che vanno da un minimo di 1/128 della potenza massima fino ad 1/1, che significa  oltre questo, non ce n’è più!

Vantaggi del Manuale:

  • controllo  la potenza
  • incremento e decremento la potenza come preferisco
  • mi garantisce una continuità assoluta di risultato, a patto che la distanza tra soggetto e flash non cambi

Svantaggi del Manuale:

  • sono costretto ad operare per interventi successivi
  • se il soggetto si muove rischio di ottenere scatti bruciato o bui

Vantaggi del TTL:

  • la macchina e il flash si parlano direttamente
  • il flash imposta la potenza necessaria per ottenere il risultato
  • non devo intervenire continuamente sul flash
  • se il soggetto si muove, il flash imposta la potenza di conseguenza
  • è molto più rapido
  • è comodo per situazioni che prevedono l’azione

Svantaggi del TTL:

  • a volte fattori esterni influenzano il calcolo della potenza erogata
  • non ho il controllo e qualche volta i conti che fanno macchina e flash producono risultati diversi da quelli che avremmo voluto
  • non ho la certezza di ottenere un’illuminazione costante

La potenza di un flash
Conoscere la potenza di un flash può tornarci piuttosto utile, soprattutto quando lo stiamo per acquistare.
La potenza di un flash è espressa attraverso il numero guida (GN).
Il numero guida è il risultato di un’equazione  molto semplice e si basa sulla capacità di un flash di esporre correttamente un soggetto ad una certa distanza (espressa in piedi, ft.) con un dato diaframma con un dato ISO,  ad esempio, un flash capace di esporre un soggetto distante 10 ft. con f.4.5 a ISO avrà un numero guida pari a 45
Maggiore è il numero guida, maggiore è la potenza che il flash è in grado di erogare.
Solitamente i costruttori indicano il numero guida in base a ISO 100, ma fate attenzione, perché qualche volta, soprattutto dall’introduzione del digitale e di modelli che non scendono sotto ISO 200, il GN viene indicato in riferimento a ISO 200
Questa trovata può causare qualche fraintendimento e consiglio sempre di controllare gli ISO di riferimento.
Bene, direi che, come secondo post dedicato alla flash photography, possiamo fermarci qui.
Abbiamo fissato un paio di concetti cardine e la prossima volta affronteremo il dilemma di come misurare la corretta esposizione. Stay tuned!

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Il controluce è senza ombra di dubbio una categoria di foto decisamente molto affascinante, ma, soprattutto per chi si avvicina alla fotografia, può nascondere non poche insidie.

Il fatto di scattare contro luce, appunto, fa sì che l’esposimetro della nostra macchina fotografica decida di chiudere, e suggerisca una coppia diaframma/tempo in grado di rendere al meglio lo sfondo, ma che consegna irrimediabilmente al nero il primo piano.
Nessun problema se la nostra intenzione e quella di produrre delle interessanti silhouette contro un cielo arancio al tramonto… meno bene se invece pensavamo di far emergere qualche dettaglio di quello che ci sta davanti.
Del resto la macchina e il suo esposimetro non fanno altro che il loro dovere – che non è interpretare il nostro desiderio, ma bensì leggere la quantità di luce e operare di conseguenza.

E se volessimo scattare contro luce, ma salvare i dettagli dei soggetti in primo piano?
Come possiamo fare?

Abbiamo due soluzioni:

  • aprire un po’
  • usare il flash

Nessuna paura! Si tratta di due soluzioni molto semplici e alla portata di tutti.

Aprire un po’ significa correggere la valutazione fatta dall’esposimetro, significa fare entrare un po’ più di luce di quello che la macchina riterrebbe corretta, o aprendo il diaframmo o allungando il tempo di posa.
Se stiamo scattando in modalità auto o semi-auto, dobbiamo compensare positivamente, utilizzando il pulsante di compensazione e impostando  +1/2 o +1. Questa semplicissima operazione correggerà la lettura suggerita dalla macchina e renderà la scena un po’ più chiara.
Il risultato sarà quello di perdere i dettagli del soggetto in primo piano e renderà il contro luce dello sfondo un po’ più luminoso.
Nel caso stessimo scattando in manuale, potremo scegliere un diaframma un po’ più aperto  o un tempo più lungo.

Oppure possiamo tirare fuori il piccolo flash incorporato e mantenere l’esposizione consigliata.
Usando il flash in TTL o alla minima potenza otterremo un colpo di flash – tecnicamente detto di riempimento – che avrà la capacità di illuminare i dettagli dei soggetti in primo piano, senza influenzare lo sfondo – il flash incorporato, al massimo della sua modesta potenza, arriva al massimo a quattro/cinque metri. Possiamo provare ad usare la compensazione della potenza del flash: sempre in TTL, proviamo a impostarla a +1/3 o a +1/2, fino ad arrivare a +1 – la differenza potrebbe essere decisamente interessante per il risultato finale.

Ecco due segreti di Pulcinella su come scattare in contro luce ed evitare che i soggetti in primo piano si riducano a delle semplici silhouette.

Ora si tratta soltanto di fare qualche prova.

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Dalla terrazza di un riad nella valle del Dades, Marocco. Ma quante sono?

Dalla terrazza di un riad nella valle del Dades, Marocco.
Ma quante sono?

Di ritorno dal photo tour in Marocco, ho postato un album con alcuni momenti scattati in viaggio e ho notato che le fotografie che più hanno entusiasmato sono quelle del cielo stellato.

Qual’è la ricetta per fotografare le stelle?
Un buon cavalletto è impriscindibile, poi serve un telecomando o uno scatto flessibile, un obiettivo grandangolare – per abbracciare più cielo possibile e… un cielo stellato sgombro da nubi .
Scegliete anche un luogo lontano da fonti luminose che possano disturbare, quali lampioni o strade.

L’impostazione che vi consiglio è molto semplice:

  • ISO 1600/2000

  • f. 2.8
  • 30 secondi di posa

Con questi parametri riuscirete quasi sempre a fissare dei buoni scatti.
Personalmente scelgo il bilanciamento del bianco “nuvoloso”, che rende tutto un filo più caldo, soprattutto il blu del cielo.
Fate attenzione al tempo di posa, oltre il mezzo minuto, le vostre stelle cominceranno a risultre mosse – il movimento è dovuto alla rotazione della terra attorno al suo asse.
Disabilitate la messa a fuoco automatica e passate in manuale. Usanda un obiettivo di focale corta, la messa a fuoco risulta più semplice – boom, su infinito.

Ma chi ha detto che il movimento va evitato a tutti i costi?
Può essere che vogliate invece rendere spettacolare il movimento degli astri nel cielo e allora: scendete un po’ con la sensibilità (fatelo in proporzione al tempo di posa) e aumentate il tempo.
Fate qualche prova con 20, 30 e anche 45 minuti, a seconda della vostra vicinanza o meno all’equatore, vedrete lasciare strisce nel blu della notte – e l’effetto è mozzafiato.
Con pose cos’ lunghe sarebbe bene assicurarsi che le batterie della macchina siano cariche ed eventualmente, se il vostro modello lo consente, chiudete il mirino, sarebbe un disastro decidere di impostare uno scatto su 40 minuti e vedere la batteria morire a metà esposizione – ricordatevi che molto spesso se impostate X minuti per scattare, la macchina si prende quasi lo stesso tempo per scrivere il file sulla card.

Portate con voi sempre una torcia. In primo luogo vi aiuterà a muovervi e, in particolare, vi renderà le operazioni di impostazione dei parametri della macchina molto più agevoli.

Non limitatevi ad inquadrare soltanto una porzione di cielo, cercate di includere nella vostra inquadratura anche un soggetto in primo piano, meglio se illuminato – ad esempio un albero, un masso, una casa, una tenda – o individuate un soggetto sullo sfondo che possa fare da contrasto al cielo.
Se il soggetto in primo piano non è illuminato, potete provare a dipingerlo con il fascio luminoso della torcia, ma fate attenzione: non indugiate troppo nello stesso punto e non puntate mai la torcia direttamente verso la macchina, o sarete costretti a dire addio alla vostra foto.
I migliori scatti li fate in luoghi privi di inquinamento – mare, montagna o deserti – e lontano da fonti di luce come lampioni o automobili, poi l’esperienza farà il resto.

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_TUC1443Ecco cosa succede se giochiamo con il tempo di esposizione.

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Con il termine esposizione ci riferiamo a “quanto una foto risulta chiara o scura“. Potrebbe sembrare banale, ma è così.
Questo viene determinato da quanta luce entra nella macchina fotografica, per quanto tempo e quanto sensibili sono le parti della nostra macchina che servono a registrare la scena (sensore ora, pellicola prima).

Una macchina fotografica essenzialmente è una scatola nera creata per non fare entrare la luce, il sensore viene impressionato dalla luce, quanto dipende appunto dai tre fattori che abbiamo indicato prima: QUANTITÀ DI LUCE, TEMPO DI ESPOSIZIONE, SENSIBILITÀ.

Il fotografo principiante cerca di regolare i tre parametri per ottenere un’esposizione normale o corretta, che è poi quella che consiglia l’esposimetro della macchina e che più si avvicina a come vede il nostro occhio.

Un fotografo esperto cerca una sua via per l’esposizione, giocando con il medium a disposizione e creando immagini più chiare o più scure, in modo da creare una suggestione.

Time’s up!

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