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L’amico Antonio Cipriani, giornalista, in una “prova luce”. Ritratto lo-key su fondo nero, SENZA FONDO NERO!

Qualche volta il fotografo deve comportarsi un po’ come il prestigiatore e usare qualche trucchetto per cavare il proverbiale coniglio dal cilindro.

Durante un pranzo in un ristorante indiano dell’Isola, l’amico Antonio Cipriani mi ha coinvolto in uno dei suoi lungimiranti progetti editoriali e mentre ci portavano chicken korma e tandoori vari, mi veniva passato il brief.
Avrei dovuto realizzare una serie di ritratti la cui caratteristica era quella di far sbucare il soggetto dal nero, da alternare a ritratti ambientati più tradizionali.

Di per sé, nulla di tecnicamente difficile da affrontare.
Ci si porta un fondale nero, lo si piazza ad una distanza considerevole dal soggetto, si illumina il soggetto con una luce che si avrà cura di mascherare per controllarne meglio il fascio e il gioco è fatto.

Ma se volessimo arrivare allo stesso risultato senza un fondale nero, perché magari non lo abbiamo a disposizione o perché non ci andava di caricarcelo in macchina con tutti gli stativi o semplicemente perché l’idea c’è venuta sul posto, senza premeditazione?

Nessun problema!

Per inventarci un fondo nero che non c’è, ci servono:

  • un soggetto
  • una reflex
  • un flash
  • un concentratore di luce (grid a nido d’ape)
  • un po’ di conoscenza della tecnica di base della fotografia flash

Prima di entrare nel vivo di come fare, ripassiamo le basi della fotografia flash: il tempo di posa è responsabile di quanta luce ambiente verrà registrata nello scatto, il diaframma controlla l’influenza della luce flash.
Sebbene possa sembrare pedanteria gratuita, il trucco è tutto qui.

Montiamo il concentratore di luce sulla testa del nostro flash.
Sul mercato se ne trovano di svariati tipi e per tutte le tasche. Si tratta di un modificatore particolare che si monta sulla testa del flash o su un softbox per stringere – concentrare – il fascio di luce emessa e quelli che si montano direttamente sul flash presentato una griglia a nido d’ape (grid).

Posizioniamo il flash a lato della macchina, facendoci aiutare da qualcuno o montando lo speedlight su un treppiedi.
La posizione del flash rispetto al soggetto è fondamentale, anche perché il grid stringe molto il cono di luce che illuminerà il nostro soggetto. Vale la pena fare qualche prova, pochi gradi d’inclinazione e qualche centimetro più avanti o più indietro in questo caso fanno la differenza. Studiamo bene le sembianze del nostro soggetto e come vogliamo che la luce lo illumini.

Con la macchina in manuale, esponiamo per il volto del nostro e impostiamo il diaframma che ci dà il risultato che più ci soddisfa.
Dopo di che sottoesponiamo come se non ci fosse un domani, mantenendo il diaframma e scendendo con il tempo di posa.
È fondamentale che, sia macchina, sia flash, possano funzionare con tempi più rapidi del tempo di X-sync, perché potrebbe essere necessario scattare con tempi molto rapidi. Consultiamo il manuale e impostiamo la macchina perché possa dialogare con il flash usando tempi più rapidi dell”X-Sync – per il mondo Nikon si chiama Focal Plane (FP), per il mondo Canon High Sync.
Facciamo un po’ di prove, riducendo sempre più il tempo di esposizione, fino a raggiungere un tempo che escluda completamente l’influenza della luce ambiente – in gergo tecnico questa tecnica si chiama killing the ambient light.
Siccome nella fotografia flash è il tempo di posa che controlla la luce ambiente, se noi lo riduciamo drasticamente, otterremo uno scatto influenzato solamente dalla luce del flash, che è quello che ci serve per inventarci un fondo nero alle spalle del soggetto ritratto.

Nella foto di apertura, ho scattato con 1/2000 di secondo – mentre l’esposizione corretta per l’ambiente, mantenendo lo stesso diaframma, sarebbe di 1/25″, sottoesponendo così di 6 stop.

Boom, il gioco è fatto! Ed ecco comparire un ritratto low key su fondo nero… senza fondo!

 

 

 

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Luce flash e luce ambiente, più un piccolo trucco che vi svelerò nei prossimi post (!)

Luce flash e luce ambiente, più un piccolo trucco che vi svelerò nei prossimi post (!)

Ed eccoci al secondo appuntamento con questa breve serie di post dedicata all’impiego del flash.

Vediamo di affrontare le nozioni basi sul funzionamento del flash – non spaventatevi, come abitudine, lasceremo da parte ogni astrusità teorica.

Detta in soldoni:

Il flash è un dispositivo alimentato a batterie o a corrente, al suo interno opera un condensatore che si carica e  che, al momento dello scatto, rilascia l’energia elettrica immagazzinata al suo interno, scaricandola attraverso una lampada a tubo contenente una miscela di gas composta prevalentemente da xenon. I gas, sollecitati dall’elettricità , innescano una reazione e s’illuminano, producendo un bagliore intenso e breve (poco più di un millisecondo), con una temperatura molto simile a quella della luce diurna (5500° Kelvin)  – quello che tutti conosciamo come lampo del flash. Fine delle astrusità, giuro!

Usare il flash, sia che si tratti di un dispositivo esterno, sia che si tratti del piccolo flash incorporato, comporta qualche grattacapo, nell’ordine:

  • come cadrà la luce sul soggetto?
  • quanta ne cadrà? sarà troppa? sarà troppo poca?
  • come faccio a calcolare la corretta esposizione? – già faccio fatica a farlo con la luce ambiente, che vedo, figuriamoci con un lampo che dura molto meno di un secondo e sembra addirittura più accecante del sole…
  • … e un sacco di altri ancora.

In effetti, messa così, c’è da aver paura del flash.
Procediamo con calma, come sempre.

Prima di tutto.
Abbiamo deciso di usare un flash, bene, ora, prima di scattare, chiediamoci cosa vogliamo ottenere.
A cosa deve servire il nostro flash?

  • sarà la nostra luce principale (key light)?
  • servirà semplicemente a dare un colpo di schiarita?
  • sarà parte integrata dell’illuminazione finale?
  • dovrà miscelarsi alla luce ambiente?
  • dovrà contrastare il sole?
  • dovrà dare un accento – un colpo per far risaltare un dettaglio o per staccare il soggetto dallo sfondo?

Potrebbero sembrare domande banali, ma, credetemi, non lo sono affatto, perché dalle risposte che ci daremo dipenderà la potenza richiesta al nostro flash e, molte volte, anche la modalità con la quale lo impiegheremo.
Ad esempio se decideremo che la luce importante (se non la sola) nella scena sarà quella del nostro flash, dovremo usare  una potenza sufficiente per fare quello che ci prefiggiamo – e qualche volta non è possibile.

Ritratto con sola luce flash

Ritratto con sola luce flash. Potenza e posizione hanno determinato il risultato finale – che poi era quello che avevo in mente prima di scattare (!)

Se invece il flash dovrà semplicemente funzionare come schiarita, allora dovremo ragionare in modo opposto e limitarne la potenza, in modo da non sovraesporre in maniera irrimediabile l’immagine, la sua luce ci servirà soltanto per contrastare un controluce o per far affiorare certi dettagli in ombra.

Se invece il risultato che ci prefiggiamo è un mix di flash e luce ambiente, allora dobbiamo ragionare con calma, digerire per bene la teoria, fare molta pratica e non arrendersi di fronte ai primi insuccessi.

Ma il flash qui c'è o non c'è? Eh eh eh, è proprio questo il bello di mixare luce ambiente e flash. Il flash c'è, eccome se c'è, ma agisce in punta di… lampo, discretamente.

Ma il flash qui c’è o non c’è?
Eh eh eh,… è proprio questo il bello di mixare luce ambiente e flash.
Il flash c’è, eccome se c’è, ma agisce in punta di… lampo, discretamente, ma contribuisce in modo essenziale all’economia finale dello scatto. Senza il flash (anzi, senza i flash) questo scatto sarebbe risultato assolutamente insulso.

Proviamo a fissare qualche concetto base, che dite!?

Che cos’è la luce ambiente?
In questi post leggerete molto frequentemente il termine luce ambiente.
Sgombriamo subito il campo dai possibili fraintendimenti, con luce ambiente intendiamo qualsiasi fonte di illuminazione presente sulla scena che non sia quella prodotta dal nostro flash, sia che si tratti della luce del giorno, sia che si tratti di lampioni o lampade. Potrebbe sembrare futile specificarlo, ma, fidatevi, è fondamentale, molti alle prime esperienze con la fotografia flash cadono nell’errore di non considerare la luce di una lampada, siccome artificiale, luce ambiente. Meglio essere chiari da subito.

Usare il flash è come fare due foto sovrapposte.
Quando mi capita di spiegare la base della fotografia flash in qualche workshop uso spesso questa scorciatoia.
Usare il flash è come fare due foto sovrapposte, una è quella prodotta della luce del flash e l’altra è quella prodotta della luce ambiente. La sovrapposizione delle due è lo scatto finale. Per entrambe è necessario pensare alla corretta esposizione. Diciamo che la foto prodotta dalla luce del flash è totalmente governata dal diaframma, mentre per la foto prodotta dalla luce ambiente è totalmente governata dal tempo di posa.
Capire questo paradigma di base non è poca cosa, credetemi, e ci tornerà utile ogni volta che monteremo un flash.

La distanza conta.
Mai, come nell’impiego del flash, le distanze sono fondamentali.
Il flash ha una copertura limitata che dipende dalla sua potenza, naturalmente. Il piccolo flash incorporato arriva ad un massimo di 4/5 metri, al massimo della potenza. Le unità che si montano sulla slitta possono raggiungere i 10/12 metri. per cui è fatica sprecata cercare di illuminare di notte il campanile sullo sfondo (!) – anche se giuro di averlo visto fare più di una volta…
Questo è un altro concetto che dobbiamo capire e che, più avanti, impareremo anche a sfruttare con un pizzico di creatività e di malizia.
Per cui, il flash serve per illuminare un soggetto che non è più distante (dal flash, non dalla nostra macchina fotografica) di una decina di metri, tutto ciò che sta oltre questo limite non viene influenzato dal nostro lampo artificiale.
La distanza tra flash e soggetto determina dunque quanta luce artificiale illumina quest’ultimo.
ATTENZIONE! se avvicino o allontano il soggetto dal flash questo parametro cambia.

TTL o Manuale?
I flash offrono varie modalità di funzionamento, lasciamo perdere quelle proprietarie delle varie marche e quelle che mai utilizzeremo nella vita e concentriamoci sulle due modalità principe: TTL e Manuale.
TTL è l’acronimo inglese di Through The Lens e cioè “attraverso l’obiettivo”. Si tratta di un sistema molto sofisticato che misura la luce riflessa da soggetto e la rimbalza attraverso l’obiettvo, determinando con cura la potenza da impiegare per soddisfare il diaframma impostato. Vi risparmio i tecnicismi, ma sottolineo che il sistema TTL è davvero una manna quando il soggetto si muove – proprio in virtù del fatto che è in grado di aggiornare per noi la potenza erogata dal flash al momento del click.
Ma se è così, allora io il mio flash lo uso soltanto in TTL!
Errore! Perché, nonostante il sistema sia altamente sofisticato ed affidabile, spesso gli automatismi non fanno quello che abbiamo in testa noi.
Ed ecco perché a volte conviene affidarsi al caro vecchio Manuale.
Impostando la modalità Manuale sul flash, siamo noi che abbiamo il totale controllo della potenza erogata.
Solitamente possiamo scegliere frazioni che vanno da un minimo di 1/128 della potenza massima fino ad 1/1, che significa  oltre questo, non ce n’è più!

Vantaggi del Manuale:

  • controllo  la potenza
  • incremento e decremento la potenza come preferisco
  • mi garantisce una continuità assoluta di risultato, a patto che la distanza tra soggetto e flash non cambi

Svantaggi del Manuale:

  • sono costretto ad operare per interventi successivi
  • se il soggetto si muove rischio di ottenere scatti bruciato o bui

Vantaggi del TTL:

  • la macchina e il flash si parlano direttamente
  • il flash imposta la potenza necessaria per ottenere il risultato
  • non devo intervenire continuamente sul flash
  • se il soggetto si muove, il flash imposta la potenza di conseguenza
  • è molto più rapido
  • è comodo per situazioni che prevedono l’azione

Svantaggi del TTL:

  • a volte fattori esterni influenzano il calcolo della potenza erogata
  • non ho il controllo e qualche volta i conti che fanno macchina e flash producono risultati diversi da quelli che avremmo voluto
  • non ho la certezza di ottenere un’illuminazione costante

La potenza di un flash
Conoscere la potenza di un flash può tornarci piuttosto utile, soprattutto quando lo stiamo per acquistare.
La potenza di un flash è espressa attraverso il numero guida (GN).
Il numero guida è il risultato di un’equazione  molto semplice e si basa sulla capacità di un flash di esporre correttamente un soggetto ad una certa distanza (espressa in piedi, ft.) con un dato diaframma con un dato ISO,  ad esempio, un flash capace di esporre un soggetto distante 10 ft. con f.4.5 a ISO avrà un numero guida pari a 45
Maggiore è il numero guida, maggiore è la potenza che il flash è in grado di erogare.
Solitamente i costruttori indicano il numero guida in base a ISO 100, ma fate attenzione, perché qualche volta, soprattutto dall’introduzione del digitale e di modelli che non scendono sotto ISO 200, il GN viene indicato in riferimento a ISO 200
Questa trovata può causare qualche fraintendimento e consiglio sempre di controllare gli ISO di riferimento.
Bene, direi che, come secondo post dedicato alla flash photography, possiamo fermarci qui.
Abbiamo fissato un paio di concetti cardine e la prossima volta affronteremo il dilemma di come misurare la corretta esposizione. Stay tuned!

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Il controluce è senza ombra di dubbio una categoria di foto decisamente molto affascinante, ma, soprattutto per chi si avvicina alla fotografia, può nascondere non poche insidie.

Il fatto di scattare contro luce, appunto, fa sì che l’esposimetro della nostra macchina fotografica decida di chiudere, e suggerisca una coppia diaframma/tempo in grado di rendere al meglio lo sfondo, ma che consegna irrimediabilmente al nero il primo piano.
Nessun problema se la nostra intenzione e quella di produrre delle interessanti silhouette contro un cielo arancio al tramonto… meno bene se invece pensavamo di far emergere qualche dettaglio di quello che ci sta davanti.
Del resto la macchina e il suo esposimetro non fanno altro che il loro dovere – che non è interpretare il nostro desiderio, ma bensì leggere la quantità di luce e operare di conseguenza.

E se volessimo scattare contro luce, ma salvare i dettagli dei soggetti in primo piano?
Come possiamo fare?

Abbiamo due soluzioni:

  • aprire un po’
  • usare il flash

Nessuna paura! Si tratta di due soluzioni molto semplici e alla portata di tutti.

Aprire un po’ significa correggere la valutazione fatta dall’esposimetro, significa fare entrare un po’ più di luce di quello che la macchina riterrebbe corretta, o aprendo il diaframmo o allungando il tempo di posa.
Se stiamo scattando in modalità auto o semi-auto, dobbiamo compensare positivamente, utilizzando il pulsante di compensazione e impostando  +1/2 o +1. Questa semplicissima operazione correggerà la lettura suggerita dalla macchina e renderà la scena un po’ più chiara.
Il risultato sarà quello di perdere i dettagli del soggetto in primo piano e renderà il contro luce dello sfondo un po’ più luminoso.
Nel caso stessimo scattando in manuale, potremo scegliere un diaframma un po’ più aperto  o un tempo più lungo.

Oppure possiamo tirare fuori il piccolo flash incorporato e mantenere l’esposizione consigliata.
Usando il flash in TTL o alla minima potenza otterremo un colpo di flash – tecnicamente detto di riempimento – che avrà la capacità di illuminare i dettagli dei soggetti in primo piano, senza influenzare lo sfondo – il flash incorporato, al massimo della sua modesta potenza, arriva al massimo a quattro/cinque metri. Possiamo provare ad usare la compensazione della potenza del flash: sempre in TTL, proviamo a impostarla a +1/3 o a +1/2, fino ad arrivare a +1 – la differenza potrebbe essere decisamente interessante per il risultato finale.

Ecco due segreti di Pulcinella su come scattare in contro luce ed evitare che i soggetti in primo piano si riducano a delle semplici silhouette.

Ora si tratta soltanto di fare qualche prova.

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Dalla terrazza di un riad nella valle del Dades, Marocco. Ma quante sono?

Dalla terrazza di un riad nella valle del Dades, Marocco.
Ma quante sono?

Di ritorno dal photo tour in Marocco, ho postato un album con alcuni momenti scattati in viaggio e ho notato che le fotografie che più hanno entusiasmato sono quelle del cielo stellato.

Qual’è la ricetta per fotografare le stelle?
Un buon cavalletto è impriscindibile, poi serve un telecomando o uno scatto flessibile, un obiettivo grandangolare – per abbracciare più cielo possibile e… un cielo stellato sgombro da nubi .
Scegliete anche un luogo lontano da fonti luminose che possano disturbare, quali lampioni o strade.

L’impostazione che vi consiglio è molto semplice:

  • ISO 1600/2000

  • f. 2.8
  • 30 secondi di posa

Con questi parametri riuscirete quasi sempre a fissare dei buoni scatti.
Personalmente scelgo il bilanciamento del bianco “nuvoloso”, che rende tutto un filo più caldo, soprattutto il blu del cielo.
Fate attenzione al tempo di posa, oltre il mezzo minuto, le vostre stelle cominceranno a risultre mosse – il movimento è dovuto alla rotazione della terra attorno al suo asse.
Disabilitate la messa a fuoco automatica e passate in manuale. Usanda un obiettivo di focale corta, la messa a fuoco risulta più semplice – boom, su infinito.

Ma chi ha detto che il movimento va evitato a tutti i costi?
Può essere che vogliate invece rendere spettacolare il movimento degli astri nel cielo e allora: scendete un po’ con la sensibilità (fatelo in proporzione al tempo di posa) e aumentate il tempo.
Fate qualche prova con 20, 30 e anche 45 minuti, a seconda della vostra vicinanza o meno all’equatore, vedrete lasciare strisce nel blu della notte – e l’effetto è mozzafiato.
Con pose cos’ lunghe sarebbe bene assicurarsi che le batterie della macchina siano cariche ed eventualmente, se il vostro modello lo consente, chiudete il mirino, sarebbe un disastro decidere di impostare uno scatto su 40 minuti e vedere la batteria morire a metà esposizione – ricordatevi che molto spesso se impostate X minuti per scattare, la macchina si prende quasi lo stesso tempo per scrivere il file sulla card.

Portate con voi sempre una torcia. In primo luogo vi aiuterà a muovervi e, in particolare, vi renderà le operazioni di impostazione dei parametri della macchina molto più agevoli.

Non limitatevi ad inquadrare soltanto una porzione di cielo, cercate di includere nella vostra inquadratura anche un soggetto in primo piano, meglio se illuminato – ad esempio un albero, un masso, una casa, una tenda – o individuate un soggetto sullo sfondo che possa fare da contrasto al cielo.
Se il soggetto in primo piano non è illuminato, potete provare a dipingerlo con il fascio luminoso della torcia, ma fate attenzione: non indugiate troppo nello stesso punto e non puntate mai la torcia direttamente verso la macchina, o sarete costretti a dire addio alla vostra foto.
I migliori scatti li fate in luoghi privi di inquinamento – mare, montagna o deserti – e lontano da fonti di luce come lampioni o automobili, poi l’esperienza farà il resto.

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_TUC1443Ecco cosa succede se giochiamo con il tempo di esposizione.

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Con il termine esposizione ci riferiamo a “quanto una foto risulta chiara o scura“. Potrebbe sembrare banale, ma è così.
Questo viene determinato da quanta luce entra nella macchina fotografica, per quanto tempo e quanto sensibili sono le parti della nostra macchina che servono a registrare la scena (sensore ora, pellicola prima).

Una macchina fotografica essenzialmente è una scatola nera creata per non fare entrare la luce, il sensore viene impressionato dalla luce, quanto dipende appunto dai tre fattori che abbiamo indicato prima: QUANTITÀ DI LUCE, TEMPO DI ESPOSIZIONE, SENSIBILITÀ.

Il fotografo principiante cerca di regolare i tre parametri per ottenere un’esposizione normale o corretta, che è poi quella che consiglia l’esposimetro della macchina e che più si avvicina a come vede il nostro occhio.

Un fotografo esperto cerca una sua via per l’esposizione, giocando con il medium a disposizione e creando immagini più chiare o più scure, in modo da creare una suggestione.

Time’s up!

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Con la bella stagione e le gite in montagna, può capitare di imbatterci in una cascata. Soggetto che vi consiglio di non perdere assolutamente.
Le cascate sono un soggetto altamente spettacolare, soprattutto se le fotografiamo tenendo conto di qualche trucco tecnico.

Prima di lanciarci nella tecnica fotografica, è bene che prendiamo in considerazione qualche precauzione.

Quale attrezzatura serve per immortalare una cascata?

  • Una reflex
  • Un grandangolo
  • Un cavalletto (solido)
  • Un filtro polarizzatore

Come vedete, poca roba… e quindi non abbiamo scuse per non provarci.
Se poi vogliamo davvero completare la nostra attrezzatura, possiamo dotarci anche di uno scatto flessibile e di un filtro digradante neutro.

Scegliamo il posto
Una volta sul posto non facciamoci prendere dall’ansia di scattare, prendiamoci il giusto tempo per girare un po’ attorno, cerchiamo soluzioni alternative, studiamo il posto…assorbiamo il posto.
Una volta scelto il posto, cerchiamo di tenere in considerazione l’incolumità, nostra e della nostra attrezzatura. I luoghi in prossimità di cascate sono insidiosi, è facile scivolare e spesso gli spruzzi possono creare problemi all’attrezzatura. Per cui, una volta scelta il punto dal quale scattare, assicuriamoci di essere in totale sicurezza.

Prepariamo lo scatto…
Cerchiamo di evitare la classica inquadratura frontale. Le cascate rendono decisamente meglio se inquadriamo il salto d’acqua con un certo angolo, in questo modo sottolineiamo la caduta, rendendo lo scatto decisamente più interessante.
Montiamo SEMPRE la macchina su un cavalletto e componiamo con calma.
Includiamo elementi di contorno in grado di dare un’idea delle dimensioni della cascata.
Impostiamo un tempo lungo – mai sotto il secondo.
Se ne possediamo uno, utilizziamo uno scatto flessibile. Se non possediamo uno scatto flessibile, impostiamo l’autoscatto.
Impieghiamo un filtro polarizzatore per massimizzare l’impatto del getto.

Come scattare…
Impostiamo la macchina in manuale – su questo non transigo (ah ah ah).
Scegliamo gli ISO più bassi, eviteremo il rumore digitale e saremo costretti a scattare con un tempo lungo.
Scegliamo un’apertura di diaframma piuttosto chiusa, in modo da avere tutto a fuoco e di scattare con tempi più lunghi. Il mio consiglio  è quello di scegliere un diaframma attorno ad f.16, ma possibilmente anche diaframmi più chiusi, come ad esempio f.22, che ci costringeranno  ad usare tempi di scatto ancora più lunghi.
Perché scegliere un tempo lungo? Per ottenere un effetto seta sull’acqua che cade.
Quanto lungo? Non meno di 2 secondi. Con 2 secondi il salto d’acqua risulta molto più attraente e poetico.
Scegliere il tempo ideale è fondamentale. Un tempo troppo breve crea un flusso d’acqua poco fluido, un tempo troppo lungo rende il salto d’acqua poco percepibile. Tutto, naturalmente, è legato alla velocità con la quale l’acqua cade, per cui non esistono regole fisse, ma tentativi. Facciamone abbastanza prima di decidere di lasciare il posto.
Se c’è troppa luce, può essere utile munirsi di un filtro grigio neutro che aiuta ad abbassare l’intensità di luce presente nella scena.

Un ultimo consiglio…
Controlliamo sempre le previsioni meteorologiche. Le cascate rendono al meglio se scattate con una luce diffusa. Cerchiamo di capire che tempo farà il giorno che decideremo di scattare.
Se ci è possibile scattiamo durante giorni relativamente nuvolosi.
A che ora è meglio scattare?
Se la cascata non è direttamente esposta alla luce del giorno, non importa molto l’ora. Se invece siamo esposti al sole, scegliamo le ore attorno all’alba e al tramonto, per cogliere porzioni di cielo colorate dalla luce morbida e calda delle golden hours.

 

 

 

 

 

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Priorità di diaframma (A per Nikon, AV per Canon) e controllo quello che voglio mantenere a fuoco e quello che voglio sfocare

Ma quale modalità devo scegliere!? Questa domanda credo di averla sentita fare almeno un centinaio di volte negli ultimi workshop che ho tenuto. È la tipica domanda che si pone chi comincia e ancora non ha sviluppato la dovuta confidenza con la macchina fotografica. Proviamo a tornarci sopra. Parliamo di MODALITÀ SEMI-AUTOMATICHE… Partiamo dall’inizio. Cosa diavolo sono le modalità semi-automatiche? Sono modalità che ci danno più controllo del modo P e un po’ meno del modo Manuale. Le modalità semi-automatiche sono 2:

  • Priorità di diaframma (A per Nikon e AV per Canon)
  • Priorità di tempo (S per Nikon e TV per Canon)

La PRIORITÀ DI DIAFRAMMA è quella particolare modalità di scatto dove la macchina sceglie il tempo corretto (corretto per eseguire una corretta esposizione) dopo che NOI abbiamo impostato il diaframma. Al contrario, la PRIORITÀ DI TEMPO è la modalità dove la macchina sceglie il diaframma corretto, una volta che NOI abbiamo scelto il tempo di posa.

E questa è la base, diciamo… Ma la base non ha ancora risposto alla domanda iniziale: quale modalità scegliamo?

SCEGLIAMO LA PRIORITÀ DI DIAFRAMMA quando ci troviamo in situazioni dove vogliamo avere il massimo CONTROLLO SULLA PROFONDITÀ DI CAMPO – sulle cose che vogliamo tenere a fuoco e su quelle che vogliamo invece sfocare.
Controllare la profondità di campo ci permette di comporre con attenzione, creare interesse sui primi piani e togliere l’interesse dallo sfondo, oppure ci consente di essere certi che tutto, primo piano e sfondo, risultino perfettamente a fuoco. Per cui, nel caso di ritratti o dettagli, sceglieremo un diaframma aperto, mentre nel caso di panorami o di scene corali, imposteremo diaframmi più chiusi. E non ci dovremo preoccupare del tempo di posa, perché di quello se ne occuperà la nostra macchina.

SCEGLIAMO LA PRIORITÀ DI TEMPO quando invece abbiamo a che fare con l’azione, con il movimento.
Se decidiamo di congelare il movimento del nostro soggetto, imposteremo un tempo rapido – 1/125, 1/250 o addirittura 1/500. Se invece vogliamo fare in modo che il nostro soggetto in movimento risulti mosso – strisciato, per intenderci – dobbiamo impostare tempi più brevi, ad esempio 1/30 o 1/15 o 1/8. Come per la modalità precedente, la macchina fotografica, una volta impostato il tempo di posa, sceglierà per noi il diaframma corretto.

Ora forse le cose sono un po’ più chiare… no!?

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