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L’amico Antonio Cipriani, giornalista, in una “prova luce”. Ritratto lo-key su fondo nero, SENZA FONDO NERO!

Qualche volta il fotografo deve comportarsi un po’ come il prestigiatore e usare qualche trucchetto per cavare il proverbiale coniglio dal cilindro.

Durante un pranzo in un ristorante indiano dell’Isola, l’amico Antonio Cipriani mi ha coinvolto in uno dei suoi lungimiranti progetti editoriali e mentre ci portavano chicken korma e tandoori vari, mi veniva passato il brief.
Avrei dovuto realizzare una serie di ritratti la cui caratteristica era quella di far sbucare il soggetto dal nero, da alternare a ritratti ambientati più tradizionali.

Di per sé, nulla di tecnicamente difficile da affrontare.
Ci si porta un fondale nero, lo si piazza ad una distanza considerevole dal soggetto, si illumina il soggetto con una luce che si avrà cura di mascherare per controllarne meglio il fascio e il gioco è fatto.

Ma se volessimo arrivare allo stesso risultato senza un fondale nero, perché magari non lo abbiamo a disposizione o perché non ci andava di caricarcelo in macchina con tutti gli stativi o semplicemente perché l’idea c’è venuta sul posto, senza premeditazione?

Nessun problema!

Per inventarci un fondo nero che non c’è, ci servono:

  • un soggetto
  • una reflex
  • un flash
  • un concentratore di luce (grid a nido d’ape)
  • un po’ di conoscenza della tecnica di base della fotografia flash

Prima di entrare nel vivo di come fare, ripassiamo le basi della fotografia flash: il tempo di posa è responsabile di quanta luce ambiente verrà registrata nello scatto, il diaframma controlla l’influenza della luce flash.
Sebbene possa sembrare pedanteria gratuita, il trucco è tutto qui.

Montiamo il concentratore di luce sulla testa del nostro flash.
Sul mercato se ne trovano di svariati tipi e per tutte le tasche. Si tratta di un modificatore particolare che si monta sulla testa del flash o su un softbox per stringere – concentrare – il fascio di luce emessa e quelli che si montano direttamente sul flash presentato una griglia a nido d’ape (grid).

Posizioniamo il flash a lato della macchina, facendoci aiutare da qualcuno o montando lo speedlight su un treppiedi.
La posizione del flash rispetto al soggetto è fondamentale, anche perché il grid stringe molto il cono di luce che illuminerà il nostro soggetto. Vale la pena fare qualche prova, pochi gradi d’inclinazione e qualche centimetro più avanti o più indietro in questo caso fanno la differenza. Studiamo bene le sembianze del nostro soggetto e come vogliamo che la luce lo illumini.

Con la macchina in manuale, esponiamo per il volto del nostro e impostiamo il diaframma che ci dà il risultato che più ci soddisfa.
Dopo di che sottoesponiamo come se non ci fosse un domani, mantenendo il diaframma e scendendo con il tempo di posa.
È fondamentale che, sia macchina, sia flash, possano funzionare con tempi più rapidi del tempo di X-sync, perché potrebbe essere necessario scattare con tempi molto rapidi. Consultiamo il manuale e impostiamo la macchina perché possa dialogare con il flash usando tempi più rapidi dell”X-Sync – per il mondo Nikon si chiama Focal Plane (FP), per il mondo Canon High Sync.
Facciamo un po’ di prove, riducendo sempre più il tempo di esposizione, fino a raggiungere un tempo che escluda completamente l’influenza della luce ambiente – in gergo tecnico questa tecnica si chiama killing the ambient light.
Siccome nella fotografia flash è il tempo di posa che controlla la luce ambiente, se noi lo riduciamo drasticamente, otterremo uno scatto influenzato solamente dalla luce del flash, che è quello che ci serve per inventarci un fondo nero alle spalle del soggetto ritratto.

Nella foto di apertura, ho scattato con 1/2000 di secondo – mentre l’esposizione corretta per l’ambiente, mantenendo lo stesso diaframma, sarebbe di 1/25″, sottoesponendo così di 6 stop.

Boom, il gioco è fatto! Ed ecco comparire un ritratto low key su fondo nero… senza fondo!

 

 

 

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Ed eccoci al terzo appuntamento della mini-serie di post dedicata alla luce flash e a come non far scappare definitivamente chi si avvicina alla fotografia flash per la prima volta…

Quasi tutti i modelli di reflex offrono ormai un piccolo flash incorporato.  Nulla ci vieta di cominciare proprio da qui, ma le sue potenzialità sono piuttosto limitate, sia in termini di potenza, sia in termini di flessibilità – ad esempio non è possibile disassare il flash dall’obiettivo e questo, come vedremo nei prossimi post, è una limitazione piuttosto grande.

Da qualche dovremo pur partire, no!? e allora proviamo a farlo dal piccolo flash incorporato.
Voglio essere chiaro: usato come luce principale, la piccola bestiolina è più facile che faccia disastri. Questo è bene che lo si sappia: NON È POTENTE, MA CREA OMBRE FASTIDIOSE, PERCHÉ È SEMPRE DIRETTO ED È DIFFICILE AMMORBIDIRNE LA LUCE.
Ma se impiegato come colpo di schiarita (fill-in flash, in inglese) può risultare molto efficace.

Volete la ricetta per un fill-in flash con i fiocchi?
Eccola:

  • impostate la modalità TTL – dove il flash dosa la potenza  in base alla distanza del soggetto, leggendo l’esposizione attraverso l’obiettivo, in inglese Through The Lens
  • misurate l’esposizione puntando sul soggetto, ma evitando di impiegare la modalità spot (!).
  • impostate una compensazione negativa sul flash compresa tra -1/3 di stop e -1
  • scattate

Semplice, ma assolutamente utile in una situazione di ritratto in controluce, ad esempio.
Bene, ora non resta che provare!

Ma se vogliamo provare ad andare un po’ oltre e avvicinarsi alla fotografia flash, allora è arrivato il momento di dotarci di un flash esterno – che gli anglofoni, in gergo, chiamano stobe, da qui il termine di strobist, per riferirsi a tutti quei fotografi che scattano col flash – e io sono di sicuro uno di loro.

A questo punto bisogna metter via qualche centinaio di euro e investirli in un flash esterno da montare (inizialmente), sulla slitta della nostra reflex – la slitta, o contatto a caldo, è quel incastro in metallo proprio sopra il mirino, tanto per intenderci…

La prima cosa da capire è che è necessario comprare un flash compatibile con la nostra macchina fotografica, affinché il flash parli con la reflex e possano usare a pieno tutta la tecnologia di cui dispongono – ed è, diciamo, non poca.
I flash prodotti da Nikon funzionano con le Nikon, così come i flash prodotti per le Canon funzionano con le Canon – siete liberi di sostituire “Nikon” e “Canon” con Olympus, Sony, Pentax e altro – prendiamolo come assioma e tralasciamo i vari “sì, però si può…”

Negli ultimi anni hanno fatto la loro comparsa marche “universali” che producono modelli di flash sia per questa, sia per quella marca di macchine fotografiche. Solitamente questi universali offrono caratteristiche abbastanza simili ai modelli originali, soprattutto nelle funzioni base e hanno un vantaggio non trascurabile: costano molto meno dei loro fratellini originali.
Il mercato degli universali è ormai dominato da prodotti Made in China, affiancati da marche un tempo gloriose (mi viene in mente una per tutte Metz).
I prodotti fatti in Cina possono però fare al caso nostro: hanno un prezzo contenuto e copiano in tutto e per tutti i relativi modelli proprietari – se non ci spingiamo in funzioni troppo avanzate.
La scelta dipende da quello che avete intenzione di fare con il flash.
Volete esplorarne le possibilità, vedere se vi piace? Acquistate un cinese universale e cominciate a fare un po’ di pratica.
Se invece pensate che la flash photography possa diventare il vostro modo di fotografare, allora vale la pena spendere qualche euro di più e acquistare già un flash originale.
Nel caso decidiate di affidarvi ad un cinese, evitate almeno di comprare il primissimo prezzo.

Per iniziare non è necessario scegliere il modello top di gamma, che si tratti di un originale o di un universale, scegliamo in base alle nostre tasche.
La differenza di prezzo, solitamente, è data potenza e dalla tecnologia on-board.

Consiglio per gli acquisti: sia Nikon, sia Canon, dispongono di un sistema che consente di pilotare da uno a tre gruppi di flash in modalità remota (cioè senza la necessità di montare il flash sulla slitta della macchina) anche se vi potrà sembrare del tutto inutile ed incomprensibile, quando scegliere quale flash comprare, ACCERTATEVI CHE IL MODELLO VI CONSENTA DI VENIRE COMANDATO A DISTANZA, ci tornerà molto utile.
A maggior ragione, se state acquistando un cinese o un modello universale, chiedete sempre se il modello può essere pilotato a distanza – impareremo che è proprio quando stacchiamo il flash dalla macchina e evitiamo di usarlo direttamente sul soggetto che comincia il divertimento!

Il sistema di comando a distanza a infrarossi di Nikon si chiama CLS (Creative Light System), assicuratevi che il modello che state per acquistare supporti questa modalità di funzionamento. Analogamente, Canon possiede un sistema analogo che si chiama “Wireless Canon eTTL”.
Se un po’ vi fidate di me, comprate flash che supportano queste modalità, vi prometto che non ve ne farò pentire.

Non lasciatevi incantare dalle sirene del primissimo prezzo. Ci sono cinesi che costano anche appena 89 €! Per carità, funzionano, ma io non ve li consiglio. Se cinese deve essere, scegliete una fascia di prezzo attorno ai 100 €.

Non sottovalutate eBay, si trovano usati in buone condizioni, che fanno al caso di chi vuole avvicinarsi alla fotografia flash senza svenarsi, e qualche volta capitano anche affari come modelli nuovi scontati.
Scegliete un modello a metà tra l’entry level e il top di gamma, magari sul mercato da qualche anno e pensatelo come un investimento per completare la vostra attrezzatura e per allargare gli orizzonti del vostro linguaggio fotografico.
Di mio, farò di tutto per farvi amare la fotografia flash.

Nei prossimi post vedremo come funziona un flash esterno, quali accessori possono rendersi molto utili e tanto altro ancora… stay tuned!

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Luce flash e luce ambiente, più un piccolo trucco che vi svelerò nei prossimi post (!)

Luce flash e luce ambiente, più un piccolo trucco che vi svelerò nei prossimi post (!)

Ed eccoci al secondo appuntamento con questa breve serie di post dedicata all’impiego del flash.

Vediamo di affrontare le nozioni basi sul funzionamento del flash – non spaventatevi, come abitudine, lasceremo da parte ogni astrusità teorica.

Detta in soldoni:

Il flash è un dispositivo alimentato a batterie o a corrente, al suo interno opera un condensatore che si carica e  che, al momento dello scatto, rilascia l’energia elettrica immagazzinata al suo interno, scaricandola attraverso una lampada a tubo contenente una miscela di gas composta prevalentemente da xenon. I gas, sollecitati dall’elettricità , innescano una reazione e s’illuminano, producendo un bagliore intenso e breve (poco più di un millisecondo), con una temperatura molto simile a quella della luce diurna (5500° Kelvin)  – quello che tutti conosciamo come lampo del flash. Fine delle astrusità, giuro!

Usare il flash, sia che si tratti di un dispositivo esterno, sia che si tratti del piccolo flash incorporato, comporta qualche grattacapo, nell’ordine:

  • come cadrà la luce sul soggetto?
  • quanta ne cadrà? sarà troppa? sarà troppo poca?
  • come faccio a calcolare la corretta esposizione? – già faccio fatica a farlo con la luce ambiente, che vedo, figuriamoci con un lampo che dura molto meno di un secondo e sembra addirittura più accecante del sole…
  • … e un sacco di altri ancora.

In effetti, messa così, c’è da aver paura del flash.
Procediamo con calma, come sempre.

Prima di tutto.
Abbiamo deciso di usare un flash, bene, ora, prima di scattare, chiediamoci cosa vogliamo ottenere.
A cosa deve servire il nostro flash?

  • sarà la nostra luce principale (key light)?
  • servirà semplicemente a dare un colpo di schiarita?
  • sarà parte integrata dell’illuminazione finale?
  • dovrà miscelarsi alla luce ambiente?
  • dovrà contrastare il sole?
  • dovrà dare un accento – un colpo per far risaltare un dettaglio o per staccare il soggetto dallo sfondo?

Potrebbero sembrare domande banali, ma, credetemi, non lo sono affatto, perché dalle risposte che ci daremo dipenderà la potenza richiesta al nostro flash e, molte volte, anche la modalità con la quale lo impiegheremo.
Ad esempio se decideremo che la luce importante (se non la sola) nella scena sarà quella del nostro flash, dovremo usare  una potenza sufficiente per fare quello che ci prefiggiamo – e qualche volta non è possibile.

Ritratto con sola luce flash

Ritratto con sola luce flash. Potenza e posizione hanno determinato il risultato finale – che poi era quello che avevo in mente prima di scattare (!)

Se invece il flash dovrà semplicemente funzionare come schiarita, allora dovremo ragionare in modo opposto e limitarne la potenza, in modo da non sovraesporre in maniera irrimediabile l’immagine, la sua luce ci servirà soltanto per contrastare un controluce o per far affiorare certi dettagli in ombra.

Se invece il risultato che ci prefiggiamo è un mix di flash e luce ambiente, allora dobbiamo ragionare con calma, digerire per bene la teoria, fare molta pratica e non arrendersi di fronte ai primi insuccessi.

Ma il flash qui c'è o non c'è? Eh eh eh, è proprio questo il bello di mixare luce ambiente e flash. Il flash c'è, eccome se c'è, ma agisce in punta di… lampo, discretamente.

Ma il flash qui c’è o non c’è?
Eh eh eh,… è proprio questo il bello di mixare luce ambiente e flash.
Il flash c’è, eccome se c’è, ma agisce in punta di… lampo, discretamente, ma contribuisce in modo essenziale all’economia finale dello scatto. Senza il flash (anzi, senza i flash) questo scatto sarebbe risultato assolutamente insulso.

Proviamo a fissare qualche concetto base, che dite!?

Che cos’è la luce ambiente?
In questi post leggerete molto frequentemente il termine luce ambiente.
Sgombriamo subito il campo dai possibili fraintendimenti, con luce ambiente intendiamo qualsiasi fonte di illuminazione presente sulla scena che non sia quella prodotta dal nostro flash, sia che si tratti della luce del giorno, sia che si tratti di lampioni o lampade. Potrebbe sembrare futile specificarlo, ma, fidatevi, è fondamentale, molti alle prime esperienze con la fotografia flash cadono nell’errore di non considerare la luce di una lampada, siccome artificiale, luce ambiente. Meglio essere chiari da subito.

Usare il flash è come fare due foto sovrapposte.
Quando mi capita di spiegare la base della fotografia flash in qualche workshop uso spesso questa scorciatoia.
Usare il flash è come fare due foto sovrapposte, una è quella prodotta della luce del flash e l’altra è quella prodotta della luce ambiente. La sovrapposizione delle due è lo scatto finale. Per entrambe è necessario pensare alla corretta esposizione. Diciamo che la foto prodotta dalla luce del flash è totalmente governata dal diaframma, mentre per la foto prodotta dalla luce ambiente è totalmente governata dal tempo di posa.
Capire questo paradigma di base non è poca cosa, credetemi, e ci tornerà utile ogni volta che monteremo un flash.

La distanza conta.
Mai, come nell’impiego del flash, le distanze sono fondamentali.
Il flash ha una copertura limitata che dipende dalla sua potenza, naturalmente. Il piccolo flash incorporato arriva ad un massimo di 4/5 metri, al massimo della potenza. Le unità che si montano sulla slitta possono raggiungere i 10/12 metri. per cui è fatica sprecata cercare di illuminare di notte il campanile sullo sfondo (!) – anche se giuro di averlo visto fare più di una volta…
Questo è un altro concetto che dobbiamo capire e che, più avanti, impareremo anche a sfruttare con un pizzico di creatività e di malizia.
Per cui, il flash serve per illuminare un soggetto che non è più distante (dal flash, non dalla nostra macchina fotografica) di una decina di metri, tutto ciò che sta oltre questo limite non viene influenzato dal nostro lampo artificiale.
La distanza tra flash e soggetto determina dunque quanta luce artificiale illumina quest’ultimo.
ATTENZIONE! se avvicino o allontano il soggetto dal flash questo parametro cambia.

TTL o Manuale?
I flash offrono varie modalità di funzionamento, lasciamo perdere quelle proprietarie delle varie marche e quelle che mai utilizzeremo nella vita e concentriamoci sulle due modalità principe: TTL e Manuale.
TTL è l’acronimo inglese di Through The Lens e cioè “attraverso l’obiettivo”. Si tratta di un sistema molto sofisticato che misura la luce riflessa da soggetto e la rimbalza attraverso l’obiettvo, determinando con cura la potenza da impiegare per soddisfare il diaframma impostato. Vi risparmio i tecnicismi, ma sottolineo che il sistema TTL è davvero una manna quando il soggetto si muove – proprio in virtù del fatto che è in grado di aggiornare per noi la potenza erogata dal flash al momento del click.
Ma se è così, allora io il mio flash lo uso soltanto in TTL!
Errore! Perché, nonostante il sistema sia altamente sofisticato ed affidabile, spesso gli automatismi non fanno quello che abbiamo in testa noi.
Ed ecco perché a volte conviene affidarsi al caro vecchio Manuale.
Impostando la modalità Manuale sul flash, siamo noi che abbiamo il totale controllo della potenza erogata.
Solitamente possiamo scegliere frazioni che vanno da un minimo di 1/128 della potenza massima fino ad 1/1, che significa  oltre questo, non ce n’è più!

Vantaggi del Manuale:

  • controllo  la potenza
  • incremento e decremento la potenza come preferisco
  • mi garantisce una continuità assoluta di risultato, a patto che la distanza tra soggetto e flash non cambi

Svantaggi del Manuale:

  • sono costretto ad operare per interventi successivi
  • se il soggetto si muove rischio di ottenere scatti bruciato o bui

Vantaggi del TTL:

  • la macchina e il flash si parlano direttamente
  • il flash imposta la potenza necessaria per ottenere il risultato
  • non devo intervenire continuamente sul flash
  • se il soggetto si muove, il flash imposta la potenza di conseguenza
  • è molto più rapido
  • è comodo per situazioni che prevedono l’azione

Svantaggi del TTL:

  • a volte fattori esterni influenzano il calcolo della potenza erogata
  • non ho il controllo e qualche volta i conti che fanno macchina e flash producono risultati diversi da quelli che avremmo voluto
  • non ho la certezza di ottenere un’illuminazione costante

La potenza di un flash
Conoscere la potenza di un flash può tornarci piuttosto utile, soprattutto quando lo stiamo per acquistare.
La potenza di un flash è espressa attraverso il numero guida (GN).
Il numero guida è il risultato di un’equazione  molto semplice e si basa sulla capacità di un flash di esporre correttamente un soggetto ad una certa distanza (espressa in piedi, ft.) con un dato diaframma con un dato ISO,  ad esempio, un flash capace di esporre un soggetto distante 10 ft. con f.4.5 a ISO avrà un numero guida pari a 45
Maggiore è il numero guida, maggiore è la potenza che il flash è in grado di erogare.
Solitamente i costruttori indicano il numero guida in base a ISO 100, ma fate attenzione, perché qualche volta, soprattutto dall’introduzione del digitale e di modelli che non scendono sotto ISO 200, il GN viene indicato in riferimento a ISO 200
Questa trovata può causare qualche fraintendimento e consiglio sempre di controllare gli ISO di riferimento.
Bene, direi che, come secondo post dedicato alla flash photography, possiamo fermarci qui.
Abbiamo fissato un paio di concetti cardine e la prossima volta affronteremo il dilemma di come misurare la corretta esposizione. Stay tuned!

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Saddhu a Man Mandir Ghat, Varanasi. Colpo di flash laterale, che si mescola alla luce ambiente. Il flash è nostro amico

Saddhu a Man Mandir Ghat, Varanasi.
Colpo di flash laterale, che si mescola alla luce ambiente. Il flash è nostro amico

Questo è il primo post di una breve serie dedicata alla fotografia flash che ho chiamato “A proposito di flash”.

Il flash questo sconosciuto, probabilmente uno degli accessori che più incute terrore nel fotografo principiante.
A partire dal piccolo mosticiattolo incorporato nella nostra macchina, fino ad arrivare ai dispositivi esterni, il flash è sempre visto un po’ come qualcosa da evitare.
La realtà è ben diversa, il flash è nostro amico, mi verrebbe da dire e mentre lo scrivo, scoppio a ridere.

Per molti anni l’ho accuratamente evitato anch’io, poi mi sono impuntato e ho capito la teoria alla base della fotografia con il flash ed ecco che il flash è diventato un elemento fondamentale del mio modo di fotografare.
Si tratta semplicemente di vincere la paura, studiare un po’ di teoria e fare un po’ di pratica.

Vediamo perché e come usare un flash.

  • Come luce di riempimento
    Di solito è il punto di partenza per molti. Il fill-in, cioè il colpo di schiarita.
    Lo usiamo quando cerchiamo di scattare un soggetto illuminato da dietro o in ombra.
    Un piccolo colpo di flash ed ecco che il nostro soggetto vive.
  • Come luce principale
    Lo dice la parola stessa, luce principale, è il modo che il fotografo ha a disposizione per sostituirsi al sole, con il vantaggio che la può bilanciare e posizionare come meglio preferisce, più vicino, più lontano, più potente, più diffusa…
  • Per creare quello scintillio negli occhi
    Si chiamano catchlight nel gergo professionale e sono quel punto di luce nelle pupille che rendono gli sguardi nei ritratti più vivi, più presenti. Di solito si ottengono quando il flash è posizionato lateralmente, ma non troppo, rispetto al soggetto.
  • Per separare
    Il flash torna molto utile per separare il soggetto dalla sfondo.
  • Per aggiungere dramma
    La luce flash, soprattutto se cruda e laterale, ha la capacità di aggiungere dramma ad un ritratto, introducendo ombre o addirittura luci di taglio, magari colorate, grazie a particolari gelatine.
  • Per congelare l’azione
    In condizioni di luce debole saremmo costretti ad impiegare tempi di posa lenti, che riprodurrebbero qualsiasi soggetto in movimento strisciando. Se invece impieghiamo un flash, ecco che il nostro soggetto viene congelato perfettamente.
  • Semplicemente perché non c’è luce
    È evidente: se non c’è luce, non c’è foto.

Nei prossimi post entreremo nel dettaglio, capiremo quale modalità di flash è meglio usare a seconda delle situazioni, come misurare la luce, come miscelare luce ambiente e luce flash per ottenere risultati eccellenti, quali accessori possono aiutarci a migliorare la qualità della luce flash e altro ancora.
Stay tuned!

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Magia? No, flash sulla seconda tendina e un tempo sufficientemente lungo per tracciare una doppia v con l’accendino

 

Questo post è dedicato ad una fascia di amatori un po’ più esperti, ciò non significa che chi ha meno esperienza lo debba saltare a piè pari, anzi, tutto fa conoscenza, soprattutto in un campo un po’ ostico come la fotografia con il flash.
Mi rendo conto che ogni volta che tocco l’argomento flash gli occhi di molti strabuzzano, proviamo ad affrontare la basi con chiarezza e senza farci prendere dal panico.

Il flash non è un nemico!  Il flash non è soltanto quel fastidioso lampo che rovina l’atmosfera  della scena, rendendola piatta o ricca di ombre troppo decise.
Tutt’altro, il flash può un grande alleato, se impariamo a conoscerlo e ad impiegarlo secondo quello che vogliamo fare.

Avviciniamoci al magico mondo del flash a piccoli passi, partendo dal flash incorporato e partendo dalle modalità di funzionamento che la maggior parte dei modelli di fotocamera ci mette a disposizione.

  • NO FLASH
    Lo dice la parola stessa. Il flash non scatta.
  • AUTO FLASH
    La macchina determina qual’è la soglia minima di illuminazione e, al di sotto, fa scattare il flash in automatico.
  • FILL FLASH (non tutti i modelli lo presentano)
    In questa modalità la macchina legge l’esposizione sul soggetto principale e determina la corretta potenza del flash per schiarire le ombre.
    Il fill flashcolpo di schiarita è una modalità utilissima perché ci risparmia spesso quei calcoli odiosi e difficili soprattutto per chi è alle prime armi. Il colpo di schiarita ci viene incontro nei ritratti controluce, dove altrimenti il soggetto risulterebbe fortemente sottoesposto.
    Alcuni modelli consento di gestire manualmente la potenza del fill, altri fanno tutto in automatico.
    Cliccate qui per leggere di più sul flash di schiarita.
  • SYNC SULLA PRIMA TENDINA
    Di solito è l’impostazione di default (ma che consiglio a tutti di modificare come prima cosa).
    Il flash scatta all’inizio dell’esposizione.
    In  pratica si traduce in questo:

    • click
    • l’otturatore si apre e il flash scatta
    • la scena viene congelata
    • l’otturatore resta aperto per il resto del tempo di posa (il flash è molto più veloce del normale tempo di posa)
    • il sensore registra il resto della scena.
    • l’otturatore si chiude
  • SYNC SULLA SECONDA TENDINA
    L’impostazione che suggerisco.
    Il flash scatta al termine dell’esposizione.
    In pratica:

    • click
    • l’otturatore si apre
    • il sensore registra la scena con la luce ambiente disponibile
    • mentre si chiude la tendina dell’otturatore, il flash scatta
    • la scena viene congelata
    • si chiude l’otturatore
  • HSS o FP
    HSS sta per Hyper Sync Speed (Canon) mentre FP sta per Focal Plane (Nikon), anche se in pratica significano la stessa cosa e cioè un modo per fregare il flash e usare tempi di posa molto più rapidi di quello di default (di solito 1/60″ o 1/250″).
    Si tratta di una modalità avanzata, ma in certi casi molto utile perché consente di accoppiare diaframmi molto aperti a tempi rapidissimi.
    Si tratta di una tecnologia piuttosto complessa e non credo che, per il momento, siate interessati a capire come tecnicamente venga realizzata – nel caso contrario, basta che me lo chiediate attraverso lo spazio per i commenti e sono disposto a scendere nel dettaglio.
    Quello che c’è da sapere è che la si può impostare nelle preferenze della macchina fotografica e vi permette di usare tempi molto rapidi (anche 1/8000″).
    Qual è il vantaggio dell’Hyper Sync Speed? Ad esempio scattare conto sole a mezzogiorno o realizzare scatti con flash ad aperture molto spinte (f.2.8 ad esempio).
    Qual è lo svantaggio? Il consumo delle batterie. L’HSS è noto per mangiarsi le batterie del flash nel tempo di qualche decina di scatti.
  • TTL
    Impostando questa modalità il flash viene calibrato attraverso una misurazione TTL (trhough the lens – attraverso l’obiettivo), che in parole povere significa che la macchina fotografica misura luce e apporta, attraverso il flash, il necessario colpo di luce per ottenere un risultato corretto, secondo quello che vede attraverso l’obbiettivo.
    L’avanzamento tecnologico ottenuto negli ultimi anni fa sì che questa modalità risulti piuttosto soddisfacente e che garantisca risultati piuttosto apprezzabili – ovviamente se cerchiamo un risultato standard.
    In pratica, la modalità TTL legge la luminosità (riflessa) del soggetto, la luce ambiente e la distanza tra soggetto e fotocamera e interviene in tempo reale sulla potenza da erogare. Se il soggetto o la macchina si spostano, la potenza viene adeguata. Se la luminosità varia, varia anche la potenza del flash. Il tutto in meno che possiate battere ciglio.
    Perfetta per chi ha a che fare con situazioni dinamiche o per chi non ha tempo da perdere.
    Purtroppo la macchina non è intelligente come noi e soprattutto non sa quello che abbiamo in testa, per cui reagisce e interviene sul flash ad ogni variazione di luminosità della scena e ad ogni variazione della distanza soggetto/fotocamera e non sempre questo semplifica le cose. Se i cambiamenti sono previsti, va tutto bene. Se invece le variabili sono casuali… ahi ahi ahi.
  • MULTI-FLASH o STROBE
    Si tratta di un’oscura modalita che replica quello che avveniva con l’impiego di luci stroboscopico. Il flash scatta una serie di lampi ad una frequenza molto rapida – e di solito programmabile – dando la possibilità di fissare un soggetto in movimento più volte nello stesso scatto.
    Da provare per divertimento e mettere in archivio – questo è il mio consiglio.
    Lo strobing funziona molto meglio se il soggetto è illuminato contro uno sfondo scuro.
    Si tratta di un’altra modalità sciupa batterie.
  • MANUALE
    Anche qui lo dice la parola. Abbiamo a disposizione diversi step di potenza, che di solito vanno da potenza piena (1/1) a 1/128.
    È forse la modalità più flessibile, ma di certo la meno rapida. Ad ogni spostamento del soggetto o della fotocamera è necessario intervenire sulla potenza del flash (se la scena è dinamica è fortemente sconsigliato scattare con il flash in manuale).
    Non viene influenzata dalla luminosità (più o meno variabile) della scena – un pro, ma anche un contro… a voi la scelta.
    Quando uso questa modalità, uso sempre un esposimetro esterno per misurare la luce – ma questo temo dovrà essere trattato in un post dedicato, che ne dite!?

Due parole sulle tendine. Prima o seconda?
Io scelgo sempre la seconda, arrivando alla fine dell’esposizione il colpo di flash (e quindi congelando l’azione proprio al termine) ottengo un effetto mosso molto reale. Ad esempio, se imposto un 1/15″ e scatto una persona che mi corre davanti, attraversando la scena da sinistra a destra, il risultato che ottengo è un’immagine strisciata che va da sinistra a destra e che culmina in immagine congelata a destra (quando cioè scatta il flash al termine dell’esposizione). Se scegliessi la prima tendina, con lo stesso tempo, otterrei un’immagine congelata  a sinistra e poi lo strisciato… poco credibile, che ne dite.

Bene, da 1 a 10, quanto siete confusi!?
Tranquilli, sul flash ci torneremo più volte.

 

 

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Santa - The Professional Photographer

Natale alle porte e, prima che ci prenda l’ansia, ecco un mezzo-decalogo (!) che ci può tornare utile per gli acquisti natalizi… naturalmente vale anche se stiamo pensando a noi e ci vogliamo fare una coccola fotografica sotto l’albero!

memory card

 

Card

Non sono mai abbastanza, è vero, si formattano e tornano nuove, ma soprattutto quando ci si prende gusto e magari si parte per un viaggio fotografico, meglio avere un certo parco card. E poi costano relativamente poco.

Quali scegliere?
Quasi tutte i modelli di fascia media accettano il formato SD (Secure Digital), i formati professionali accettano anche il formato CF (Compact Flash). Il mio consiglio è di acquistare card in tagli massimi da 16GB – personalmente prediligo il taglio da 8GB e preferisco portarmene qualcuna di più.
Le card sono supporti piuttosto affidabili, decisamente più resistenti agli urti ad esempio di molti dischi esterni,  ma mettiamoci sempre nel peggiore dei casi, e potrebbe capitare che una card si rovini irrimediabilmente e allora, il caso non voglia, meglio perdere 8GB che non 128. Siamo d’accordo?!
I prezzi delle card possono variare, e non poco. Si può passare da poche decine di euro e arrivare a pagare anche quasi 200 euro. Dipende dalla capacità – si va dai 2  ai 256 GB. Ci sono card che assicurano una velocità di trasferimento elevatissima – 600 X ad esempio, queste card sono particolarmente adatte per i video, per la fotografia possiamo anche accontentarci di card con transfer rate più contenuto. Possono sembrare un regalo da poco, ma un bel set di card possono fare molto comodo a qualsiasi fotografo.

 

 

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Hard disk esterni

Indispensabili compagni per ogni fotografo! Fondamentali per archiviare i nostri file. Fondamentali per il back-up in viaggio.
Anche nel mercato dei dischi rigidi i prezzi variano molto, ma se non scegliamo i dischi rigidi a stato solido (velocissimi e super affidabili), il prezzo per un buon disco esterno è alla portata di tutte le tasche, per un taglio da 500GB si va infatti dai 69 € ai 250, non sempre il prezzo rispecchia le performance e i pregi tecnici, anzi spesso è il design accattivante ad alzare l’asticella – ma anche l’occhio ogni tanto vuole la sua parte.
I tagli più comuni sono 250GB, 500GB e 1 TB (1000 GB) e sugli scaffali si trovano numerosissimi modelli diversi, qualcuno carrozzato, qualcuno light, qualcuno dotato di alimentatore esterno, qualcun altro protetto da gomma stile Meliconi per un uso più fisico. Quasi tutti ormai si autoalimentano attraverso la porta USB del computer, i più recenti mostrano una connessione USB3, più rapida della vecchia USB2, che comunque resta ancora molto in voga.
Il mio consiglio è quello di scegliere solo marche conosciute, nonostante costino qualche decina di euro in più, ma a questi piccoli giocattolini state affidando le vostre foto. Western Digital (WD), Verbatim e LaCie producono dischi rigida da sempre, vorrà pure dire qualcosa…

Come scegliere?
.Ecco alcuni fattori fondamentali: la trasportabilità, la capienza, le connessioni a disposizione, la velocità di lettura/scrittura.
Se l’utilizzo del disco esterno è soprattutto come dispositivo di back-up durante le sessioni fotografiche, sceglietelo ROBUSTO!
Io prediligo quelli da 500 GB, ma ognuno faccia la sua scelta.

 

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Accessori per il flash

Il flash a slitta (strobe o speedlight che vogliate chiamarlo) è sempre più presente nelle attrezzature di base (o quasi) del fotografo. L’universo del flash a slitta è costellato di accessori, che sono davvero numerosissimi e per tutte le tasche.

Cosa comprare?
C’è soltanto l’imbarazzo della scelta, butto giù  quattro cose quattro:

  • Softbox, beauty dish, snoot e modificatori in genere.
    Servono ad ammorbidire o concentrare  la luce e ce ne sono di tutti i tipi. Si parte da piccolissimi accessori ripiegabili fino a veri e propri studi portatili
    Le marche migliori sono Lastolite e Lumiquest, ma anche Rogue Photo e Honl. Lastolite rappresenta la marca premium, spesso qualità superiore e, chiaramente, prezzo più elevato. A volte però vale la pena confrontare il modello Lastolite con un suo concorrente clone, perché le differenze tecniche potrebbero essere davvero minime, mentre le differenze economiche significative – ad es. un softbox 60×60 ripiegatile Lastolite costa circa 160 €, mentre un suo clone di buona qualità ha un prezzo che si attesta tra i 45 e 65 € (!).
    Lastolite offre una gamma vastissima di accessori per i flash portatili, softbox, griglie, attacchi particolari, snoot, gobi, riduttori, e molto altro.
    Lumiquest è specializzata nella produzione di piccoli accessori – softbox 15×15, parabole, rimbalzi, concertatori, ecc.
    Rogue Photographic è invece specializzata in una serie di modificatori che chiamano benders, la cui caratteristica è quella di estrema leggerezza e semplicità d’impiego.
    Honl Photo offre invece, oltre ai propri benders, una serie di kit completi e di interessanti griglie per concentrare il fascio di luce.
  • Filtri colorati.
    Servono a intervenire sulla temperatura della luce del flash e rendere la flash photography  più creativa. Honl Photo produce e commercializza un set con addirittura 20 gelatine da applicare attraverso una striscia di velcro direttamente sulla testa del flash – ci sono tutti i filtri di correzione CTO e CTB in 4 gradazioni diverse, oltre a filtri colorati gialli, rossi, verdi, blu e frost. Costano poco (i kit vanno dai 15 ai 45 €) , sono resistenti, di ottima qualità, si montano in pochi secondi con del semplice velcro (che si può acquistare con i filtri) e rendono la fotografia flash molto divertente – e con 15 € si può acquistare una pratica pochette per proteggerli e portarli sempre con sé.
  • Radiocomandi
    Pocketwizard è la marca dei professionisti, ma in commercio si trovano ottime alternative, come Phottix, Rinowa, Yongnuo o DynaSun. Ultimamente sia Phottix, sia Yongnuo hanno cominciato a commercializzare modelli in grado di passare i parametri TTL,  fino a qualche mese fa appannaggio dei soli modelli Pocketwizard.
    I radiocomandi permettono di pilotare i propri flash senza l’annoso problema che macchina e flash debbano per forza vedersi, condizione invece necessario per i sistemi di controllo remoto a raggi infrarossi.
    Questi gingilli possono costare anche svariate centinaia di euro l’uno (Flex TT5 di Pocketwizard), ma stiamo parlando delle Ferrari dei radiocomandi, che consiglio solo se ne pensate di farne un utilizzo quasi professionale. I cinesi Yongnuo  hanno un prezzo che va dai 25 € ad un massimo di 70 € a seconda dei modelli – una scelta umana, ma aspettatevi qualche buco di segnale di tanto in tanto.
  • Batterie esterne
    Sono utilissime: riducono i tempi di riciclo ed evitare che il flash si surriscaldi.
    Se togliamo le costosissime batterie prodotte da Nikon e Canon, in commercio si trovano ottime batterie prodotte da Wallimex, Pixel o Godox. Alcune hanno un accumulatore interno da caricare, altre invece alloggiano con uno stack di pile AA. I prezzi vanno dai 25 € ai 200, ma attenzione alla compatibilità, assicuratevi che la batteria esterna funzioni con il vostro modello di flash.

 

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Cavalletto
Eccoci all’accessorio scomodo…
Scomodo, ma utile, spesso indispensabile.

Come sceglierlo?
Le caratteristiche da soppesare sono: peso, solidità, altezza massima, altezza minima, tipologia dell’attacco.
Il peso del cavalletto è un dettaglio da non sottovalutare, ce lo portiamo appresso tutto il tempo, ma non facciamoci ingannare da cavalletti troppo leggeri, spesso si dimostrano altrettanto poco solidi.
La solidità è una caratteristica importantissima. Non solo il cavalletto deve sostenere agevolmente il peso della macchina – pensate sempre alla somma di corpo macchina+obiettivo più pesante che possedete, nel scegliere – ma deve restare immobile, una volta fissata la macchina.
L’altezza massima determina il campo di ripresa possibile, mentre l’altezza minima ci dice quanto compatto può diventare il cavalletto mentre lo trasportiamo.  L’attacco è importante. I più semplici presentano una vite alla quale agganciare direttamente il fondo del corpo macchina, i più sofisticati offrono piastre a sgancio rapido. I cavalletti più professionali montano teste separate (e generalmente costose).
Manfrotto e Gitzo  – appartenenti allo stesso gruppo – sono le marche di fascia alta, mentre Velbo, Slik, Reporter  e Cullman sono scelte alternative. Prezzi? Ce n’è per tutte le tasche – dai 50 € di Reporter ai 600 € del modello in basalto prodotto da Gitzo.
Esistono anche dei mini-cavalletti, ma onestamente li associo più al gadget che all’accessorio. In questa fascia salvo i divertenti Gorillapod, fatti con sfere di plastica, molto flessibili e pratici – si avvinghiano letteralmente a qualsiasi cosa – ma non affidate loro troppo peso (!).

 

Borsa
Non poteva mancare! La borsa DEVE far parte del corredo base di ogni fotografo.
E qui ci possiamo sbizzarrire: zaini, tracolle, monospalla, rigide, marsupio… e ancora, a carica frontale, a carica dall’alto, con scomparti mobili, con tasche porta computer…
Queste sono solo alcune delle caratteristiche di una borsa dedicata.
Il mio consiglio è di sceglierla capiente quanto basta (non è forse una perla di ovvietà, questa!?), senza però esagerare – una borsa più vuota che piena è scomodo perché l’attrezzatura al suo interno ballonzola.
Provate più modelli, assicuratevi che le dimensioni vi consentano di imbarcarla con voi durante i viaggi aerei, controllate che sia impermeabile o che sia dotata di preservativo in plastica anti-pioggia, dedicate qualche minuto alle cerniere, che devono essere resistenti e possibilmente nastrate, per evitare che entri acqua, controllate che sia previsto un attacco per il cavalletto.
È fondamentale, soprattutto nei modelli a zaino, che la borsa sia comoda sulle spalle, ma soprattutto è vitale che l’interno sia ben imbottito e che le imbottiture possano essere sistemate per accogliere al meglio l’attrezzatura.
Io amo le Lowepro, ma costano parecchio. Manfrotto si è messa a produrne di ottime ad un prezzo leggermente più contenuto. Buone anche le Tamrac e le Tenba. Nella fascia più economica troviamo Crumpler e Reporter.
Approdate al mercato da poco e dedicate al pubblico femminile, ecco le insospettabili e chicchissime borse di Photofuture.

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In questi giorni sembra che non mi domandino altro, ma il flash lo usi anche di giorno? e poi guardo l’espressione di chi mi pone la domanda – un misto tra sorpresa e compatimento.

Io, senza battere ciglio, rispondo sì, ogni tanto il flash mi toglie le castagne dal fuoco. Ed è proprio così!

Lasciate perdere il fatto che sono una specie di fanatico del flash – gli anglofoni ci chiamano strobists,  da strobe, termine colloquiale con il quale ci si riferisce ai flash a slitta che si montano sulle macchine fotografiche.

Lasciate perdere dunque che sono un po’ fissato di mio e vediamo assieme invece come un piccolo flash può tornarci utile… di giorno.

Flash di riempimento  (fill in flash)
È una tecnica piuttosto semplice da utilizzare, ma che dà risultati strabilianti e spesso sorprende chi non ha molta padronanza tecnica. Vediamo in cosa  consiste.
È una tecnica di schiarita  e ci può tornare molto utile in casi di ritratti controluce o con luce a picco – avete presente i mezzogiorni estivi!?
Come si attua?
Leggiamo l’esposizione (qualunque modalità farà al caso nostro), sottoesponiamo di un mezzo stop – cosicché non bruceremo ad esempio il cielo e usiamo il flash, sì anche il piccolo flash incorporato (anche se non è proprio il massimo).
Possiamo impiegarlo in modalità TTL e lasciare che sia la macchina a fare i conti (tutto succede quasi senza che ce ne accorgiamo). Nel caso stessimo scattando con un forte contrasto o con grande differenza tra sfondo e volto – immaginiamo un forte controluce – possiamo anche provare a forzare un po’ il nostro piccolo flash e compensare la potenza con un +1/2 stop, ricordiamoci di sottoesporre sempre un po’ tutta la l’inquadratura.
Quindi, leggiamo la luce della scena, sottoesponiamo un po’ e tiriamo fuori il piccolo flash – meglio se ne avessimo uno da montare sulla slitta.
Immaginiamoci alla prova:

  • Leggiamo la luce della scena, ipotizziamo 1/250 f.11
  • Sottoesponiamo un po’, in modo da impostare 1/250 f.13 o addirittura f.16 (possiamo farlo usando il diaframma, se stiamo scattando in manuale, o compensando negativamente l’esposizione di -1/2 o -1 EV se stiamo scattando in semiautomatica
  • Tiriamo fuori il piccolo flash e proviamo a scattare senza nessuna compensazione della potenza del flash – poi proviamo a compensare la sottoesposizione con un valore pari sul flash (di solito una compensazione di +1/3 EV dà già risultati gradevoli.
  • Il gioco è fatto e anche voi vi siete trasformati in  pazzi che usano il flash di giorno

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Il flash non è un mostro da temere e piano piano proverò a convincervi di questo.
Il flash di giorno torno spesso utile, sia all’aperto che al chiuso.

Cosa evitare di fare con un flash?
Il flash, se usato crudo e diretto, non è certo piacevole, e anziché risolvere i problemi, finisce col crearcene di nuovi – ad esempio ombre secche e occhi spiritati.
Per cui, se ci avviciniamo alla luce flash (mista alla luce naturale), dobbiamo imparare a modificarla, ad addolcirla  e dosarla.
Purtroppo con il piccolo flash incorporato ciò non è proprio possibile – diciamo che al massimo possiamo ammorbidire il lampo sistemando un foglietto di carta davanti al piccolo mostro.

Con un flash separato – di quelli a slitta, tanto per intenderci – possiamo invece fare davvero molto.

Per prima cosa, una volta montato il nostro flash sulla slitta, evitiamo di puntarlo dritto per dritto (!), quasi tutti i modelli in commercio consentono di ruotare la testa del flash… facciamolo e facciamo rimbalzare il flash su pareti e soffitti, l’illuminazione risulterà decisamente più morbida.

Se ci troviamo all’aperto, puntiamo la testa del nostro flash al cielo (180°) e sfruttiamo il piccolo cartoncino che di solito spunto da dentro – nel caso non ci fosse, basterà tagliarne uno e scocciarlo dietro la testa del flash, come se si trattasse di una sorta di prolungamento,
Questo banale espediente ci permetterà di illuminare i nostri soggetti senza flasharli, rendendo inoltre i loro sguardi accesi.

Di tanto in tanto butterò lì qualche consiglio pratico sull’impiego del flash anche di giorno e come strumento creativo, chissà mai che riesca a farvi vincere la paura

 

 

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