Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Fotografia’

Notte di luna piena nel Sahara.
La luce della luna illumina cielo e dune

Sono tornato da qualche settimana da un magnifico photo tour che ho organizzato in Marocco. Una delle tappe più entusiasmanti è senza ombra di dubbio quella che vede il gruppo passare la notte in un campo tendato beduino, tra le dune del deserto del Sahara. Durante la notte, organizzo una sessione di fotografia notturna, anche perché lo spettacolo delle stelle nel deserto è una di quelle esperienze che difficilmente si scordano – anche quando il cielo si copre di nuvole inaspettatamente, come è successo quest’anno.

La fotografia notturna ha una pessima caratteristica intrinseca negativa, quella di amplificare i problemi che si possono sperimentare sul campo, ma ha anche la capacità di regalare grandi emozioni a tutti, anche a coloro che hanno poca esperienza in materia.

Il mio consiglio, per coloro alle prime armi, è quello di dare una bella ripassata al manuale della propria reflex in modo di aver ben chiaro come accedere a certe funzioni della macchina e a come farlo rapidamente anche in condizioni disagiate come un campo di notte o una duna del Sahara.

Attrezzatura minima per fotografare le stelle:

  • una macchina fotografica
  • un obiettivo, meglio se grandangolo
  • batteria nuova (e carica al massimo)
  • card vuota
  • un cavalletto
  • uno scatto remoto, non è necessario che sia a infrarossi e per cominciare, non serve neppure che funga di intervallometro
  • una torcia
  • un timer
  • una borsa dedicata

Via tutti gli automatismi!
Via l’autofocus! Via gli eventuali dispositivi per ridurre le vibrazioni!
Macchina in manuale! Ok, mi sa che la metà di voi ha abbandonato la lettura del post a questo punto, se ci siete ancora, andiamo avanti…

Dove andare?
Non serve andare tra le dune del Sahara o sulla catena dello Zanskar, ma è necessario lasciarsi aree urbane e questo comporta un po’ di pianificazione, ma basteranno un paio di scatti azzeccati a ricompensarvi.

Quando andare?
La scelta della notte è sicuramente uno degli aspetti meno prevedibili, in quanto legato al meteo – se pensate che quest’anno, durante il photo tour in Marocco, siamo incappati in una rarissima nottata nuvolosa (!).
Quello che invece potete determinare con precisione scientifica è invece l’importanza della luna nelle notti che sceglierete per scattare.
Durante le notti vicine al plenilunio, quando cioè il disco lunare assume le massime dimensioni, la luce della luna influisce negativamente sulla visibilità delle stelle, ma rischiara la scena con una luce molto morbida e affascinante.
Al contrario, nelle notti prossime al novilunio, la quasi totale assenza del disco lunare nel cielo, rende le stelle decisamente più visibili, ma dovrete prepararvi a lavorare praticamente al buio.
In ogni caso è bene fare un po’ di compiti a casa prima di trovarsi sul posto per evitare lunghe attese perché non avevate previsto che la luna fosse un ospite non gradito della vostra inquadratura.
Determinare fasi lunari, altezza sull’orizzonte e posizione nel cielo della luna ormai non è più roba per astronomi.
Ci sono app alla portata di tutti, che vanno dal semplice calcolo della fase lunare, riportato in qualsiasi punto del mondo, fino a fornire tutte le informazioni che vi possono servire, come ad esempio l’ora esatta in cui spunterà il satelline, l’altezza nel cielo, riportato nel corso della notte, il percorso, e altro ancora, oltre naturalmente alla possibilità di impostare località e date diverse.
Una tra tutte, TPE (The Photo Ephemeris).

Comporre e mettere a fuoco. Due piccoli incubi.
Comporre un’inquadratura al buio non è cosa da poco, così come mettere a fuoco con cura.
Se ne avete la possibilità, fate un sopralluogo di giorno, altrimenti il vostro unico alleato è una torcia.
Componete con cura e cercate di includere qualche elemento in primo piano. NON inquadrate soltanto una porzione di cielo.
Inserite degli alberi, il profilo di una montagna, di una casa… insomma, avete capito. Gli elementi in primo piano, staccati dal cielo, hanno la capacità di rendere lo scatto del cielo più interessante.
Mettere a fuoco può essere un problema. Aiutatevi con la torcia, puntandola contro un elemento sufficientemente lontano e mettete a fuoco su di lui – se usate, come consigliato, un grandangolo, dovreste cavarvela.

Per iniziare: stelle puntiformi
Anche se molti di voi saranno rimasti affascinati da tutti quegli scatti con le stelle che sembrano compiere dei giri luminosi, è bene che si proceda per piccoli passi.
Cominciate a scattare le stelle come puntini di luce.
Ecco qualche trucco.
Aprite al massimo. Chi può, f/2,8… altrimenti gli altri si tengano su f/3,5, f/4,5.
Occhio al tempo di posa. La terra ruota attorno al proprio asse e questo movimento rischia di riprodurre le stelle come piccole strisce anziché punti luminosi, se usate un tempo di posa troppo lungo.
Per cui affidatevi ad una regola vecchia, ma sempre valida: la regola del cinquecento.
Dividete 500 per la lunghezza focale dell’obiettivo che montate – ad es. se montate un 28, risolvete questa semplice operazione: 500/28. Il risultato è il tempo massimo che potete usare prima che le stelle appaiano mosse.
ATTENZIONE! La regola è pensata per fotocamere full frame, per i modelli APSC Nikon 500 si riduce a 333, mentre per i modelli APSC Canon 500 si trasforma in 316.
A questo punto avete la coppia tempo e diaframma, non resta che impostare gli ISO di conseguenza
Sparate gli ISO. Se avete tra le mani una buona macchina, in una notte senza luna, potete alzate gli ISO anche fino 3600. Se avete una macchina meno performante, tenetevi attorno ai 1250/1600 ISO. Sappiate però che pompando la sensibilità del sensore, le stelle guadagnano una certa consistenza.

Macchina saldamente agganciata al cavalletto e scatto remoto inserito, siete pronti a scattare.
Se possedete un software per gestire il formato RAW, preferitelo al JPEG, in caso contrario, avrete meno possibilità di recuperare gli errori o di intervenire. In questo caso, impostate il bilanciamento del bianco su 3600° K (o incandescenza, se la vostra macchina non offre la possibilità di impostare direttamente la scala Kelvin).

Non temete, torneremo ancora sull’argomento.

Read Full Post »

Half Dome, Yosemite National Park, CA, USA

Il grande vecchio della fotografia di paesaggio. Il pioniere. Il puro tra i puri… potrei stare qui delle gran mezz’ore a raccogliere i vari modi con cui ci si è rivolti al grande fotografo statunitense negli ultimi quasi cento anni e in ogni caso renderei un servizio piuttosto parziale alla sua vera grandezza.

Nato a San Francisco nel 1902, la leggenda narra che a 14 anni, durante una gita nel parco nazionale di Yosemite, gli viene regalata la prima macchina fotografica, una Kodak Brownie, e come questo regalo abbia sancito il legame tra natura e fotografia per Adams.
Nel 19119, appena diciassettenne, si iscrive al Sierra Club, una delle prime associazioni ambientaliste americane e lega la sua fotografia sempre più alla causa ambientalista, fino a diventare qualche anno più tardi il fotografo ufficiale dell’associazione.
Ma è nel 1932, quando fonda il celebre club f/64, che Ansel Adams rende, per così dire, pubblico il suo manifesto nei confronti della fotografia. Il gruppo f/64 ha lo scopo di riunire fotografi che condividano le medesime idee su come utilizzare il nuovo medium e fonda la corrente detta della straight photography, alla quale aderiscono alcuni dei nomi più significativi dell’epoca come Edward Weston, Sonya Noskowiak e Imogen Cunningham. Già dal nome le intenzioni del gruppo erano piuttosto chiare: f/64, che rimandava alla minima apertura possibile, con la quale si sarebbe ottenuta la massima profondità di campo e il massimo del dettaglio. La cura maniacale dei dettagli era infatti il diktat del club f/64.

Dettaglio e wilderness (natura selvaggia) sono i due temi lungo i quali Ansel Adams sviluppa la sua fotografia nel corso degli anni.

Monte McKinley e lago Wonder

 

“La fotografia ha lo scopo di riflettere le emozioni che si provano di fronte a ciò che si vede.”, dirà a proposito del suo modo di intendere la fotografia.

Comprende l’importanza della tecnica nella fotografia e dedica ad essa molti anni di lavoro che si riassumo in tre volumi di base – ‘La macchina fotografica’, ‘Il negativo’, ‘La stampa’ – ed un compiendo – “Esempi’.
La maniacale cura del dettaglio e la volontà di riuscire sempre a riproporre in macchina e in stampa la scena fotografata lo portano a perfezionare il concetto di “visualizzzazione” – cioè come il fotografo intende realizzare l’immagine, prima ancora di esporre e poi stampare, concetto che lo porterà, nel corso degli Anni 30 ha inventare il celeberrimo “sistema zonale”.

Con il sistema zonale, Adams suddivide la scala tonale in 11 zone adiacenti, numerandole da 0 a 10, dove 0 corrisponde al nero pieno e 10 al bianco, sono chiaramente zone di riferimento, perché la pellicola in ogni caso registra i valori tonali in mondo continuo e non frammentato. L’introduzione delle 11 zone, separate da uno stop l’una dall’altra. secondo Adams, serve a dare un aiuto al fotografo nel determinare l’esposizione corretta in grado di registrare la gamma tonale più ampia.
Chi fosse interessato a capire di più sul sistema zonale, consiglio di cominciare a dare un occhio qui o qui.

Ansel Adams sulla sua Land Rover

Il corpus di Ansel Adams è impressionante e tuttora, a oltre mezzo secolo di distanza, le sue opere sono considerate dei capolavori assoluti nella fotografia paesaggistica.
Negli anni Ansel Adams ha dedicato al paesaggio americano centinaia e centinaia di immagini, molte delle quali entrate ormai nell’immaginario collettivo di chi ama la fotografia.
Infaticabile, sono famosi gli scatti che lo ritraggono sul tetto della sua Land Rover Defender alle prese con un ingombrante banco ottico, montato su un cavalletto di legno.
Ansel Adams muore nel 1984, lasciando un patrimonio di immagini inestimabili e una bibliografia di tecnica fotografica che, nonostante la rivoluzione digitale, garantirebbe una sana base a molti fotografi moderni.

Per saperne di più: Ansel Adams (sito ufficiale)

Read Full Post »

oldmanmarket
Amo fotografare la gente!
Sono i volti che incontro viaggiano che generalmente mi danno la vera dimensione dei luoghi che attraverso, forse più dei paesaggi e più dei monumenti, nonostante, è chiaro,  sia gli uni, sia gli altri, conservano il loro fascino.
Purtroppo fotografare sconosciuti comporta una certa attitudine, una buona dose di faccia tosta e, a volte,  anche una capacità di riuscire a stabilire relazioni con i soggetti che scegliamo di immortalare che spesso vanno al di là di un idioma comune – a meno che non si tratti di ritratti rubati.
Non tutti si sentono a proprio agio, sia da una parte, sia dall’altra dell’obiettivo, e, credetemi, molto spesso alcuni ritratti, che potenzialmente potrebbero trasformarsi in scatti memorabili, restano delle misere incompiute, proprio perché ci lasciamo sopraffare dalla timidezza o dalla confusione.
Spesso scorgiamo il soggetto ideale per un ritratto memorabile, ma un po’ l’ansia, un po’ la fretta o la timidezza, riducono il nostro slancio creativo a poco più di uno scatto passabile.
Ricordiamocelo bene: nella maggior parte dei casi, quell’occasione si presenterà una sola volta e per giusto una manciata di minuti, non dobbiamo lasciarcela sfuggire, per cui,  ecco 5 consigli che possono aiutarci a migliorare la nostra fotografia di ritratto quando viaggiamo.
  1. Scegliamo con molta cura i nostri soggetti
    I grandi ritratti trasmettono immediatamente qualcosa.
    Qual è il loro segreto? Sicuramente una buona composizione. Sicuramente un uso corretto della tecnica. Ma soprattutto il soggetto.
    Non lasciatevi travolgere dall’ansia di scattare chiunque incontriate, solo perché in viaggio. Non farete che riempire le vostre card con volti che finirete col cancellare, prima o poi.
    Dobbiamo imparare ad aspettare e a selezionare. Dobbiamo cercare tra la folla e attendete con calma.
    Studiamo i tratti somatici, ma in particolare modo studiamo le espressioni e aspettiamo le condizioni favorevoli perché il soggetto si possa trasformare in una bella storia fotografica.
    La fretta è la nostra peggior alleata. Saper attendere spesso è un’azione che viene premiata, altre volte no, l’importante, nel secondo caso, è non lasciarsi prendere dallo sconforto e perseverare, cercare un altro soggetto e rinnovare la sfida (!).
    A volte basta poco, basta un cenno, un sorriso, una sigaretta offerta o una parola per instaurare una breve relazione che ci aiuti a portare a casa un buon ritratto. Cerchiamo di ricordarcelo e dimostriamoci aperti, curiosi e pronti a fare un briciolo di conversazione, anche se le parole in comune non superano le tre.11731599_1218007728215891_6394859782575863498_o
  2. Dobbiamo essere rapidi e cortesi. Reattivi.
    Ma come!? Poche righe sopra dico di non aver fretta e ora predico la rapidità!?
    Fretta e rapidità, in fotografia soprattutto, non sono nemmeno sinonimi.
    Essere rapidi non significa fare le cose con fretta, ma bensì non perdere tempo, metterci tutto il tempo che serve per fera le cose per bene, ma non sprecarne e allenarsi per fare in modo che il tempo che il tempo che serve scenda con ogni viaggio, con ogni ritratto.
    Sono davvero pochi i soggetti che si sentono a loro agio di fronte ad un obiettivo puntato. Ecco una ragione per essere rapidi. Personalmente prediligo instaurare un qualche rapporto con chi scatto, anche se per soltanto qualche minuto. Mi piace chiacchierare, in qualsiasi brandello di idioma comune. Sento che attraverso quel tentativo, che i soggetti dimostrano sempre di apprezzare molto, anche quando nessuno capisce l’altro, le distanze si assottigliano e scatta una sorta di empatia, che spesso si traduce in espressioni molto particolari.
    Questo però rappresenta il prima. È il durante che irrigidisce la maggior parte dei soggetti, per cui, durante, cerchiamo di essere rapidi e di limitare la fase di scatto ad una manciata di minuti, sottolineati sempre da una grande cortesia.
    Questo significa lavorare in anticipo. Componiamo mentalmente, risolviamo i dettagli legati all’esposizione il più in fretta possibile.  Evitatiamo di arrivare all momento dello scatto confusi o indecisi. Chi si concede non ha tempo da perdere e ci sta regalando un momento irripetibile, questo non ci deve far travolgere dall’ansia, ma deve spingerci ad essere sempre molto presenti. Dobbiamo essere reattivi!
    A volte le modalità semi-automatiche ci vengono molto comode, soprattutto se non abbiamo a che fare con ritratti posati, ma con candid più o meno rubate. Conoscere la propria macchina e conoscere come ragiona ci aiuta ad essere rapidi quando la rapidità è la seconda caratteristica richiesta – la prima, naturalmente è sempre l’occhio.

    monk

    La rapidità è stata tutto in questo scatto. Il lama si è affacciato alla porta della sua stanza per appena una manciata di secondi, altro tempo non c’era per fare sì che posasse.

     

  3. Fuoco sugli occhi
    È un dato di fatto: gli occhi catalizzano l’attenzione di chi guarda.
    Nel ritratto sono un punto focale e vanno mantenuti sempre a fuoco! Non è necessario che il soggetto guardi sempre in macchina, anche se molto spesso, quando questo accade, si instaura con chi guarda una relazione decisamente più forte.
    In ogni caso, che il soggetto guardi in macchina o che il soggetto volgo lo sguardo altrove, assicuratevi che gli occhi siano sempre a fuoco, a prescindere dalla profondità di campo che impieghiamo.
    11705598_1218012498215414_8359077641043157666_o
  4. Luce e ombre
    Scelto il soggetto, consideriamo con molta attenzione la luce. Valutatiamone la direzione, analizziamone la qualità.
    Le zone in ombra sono fondamentali quanto le zone in luce. L’alternanza tra ombra e luce crea la tridimensionalità.
    Evitiamo la luce piatta, cerchiamo i contrasti – che io personalmente prediligo – e gestiamoli in modo che non interferiscano con il volto, ma che ne accentuino le fattezze.
    Componiamo sempre  con cura, osservando come cade la luce sul volto.
    Non è vero che non si possano scattare ritratti in pieno sole, forse non è consigliato per tutti i soggetti, ma con la dovuta cura e con la voglia di gestire contrasti azzardati, la luce dura del sole a picco può contribuire a ritratti molto evocativi.
    Se decidete di avventurarvi in questa prova, scegliete con cura il soggetto. Il sole a picco sul volto è difficile da gestire, genera ombre dure sotto il mento, sotto il naso e sugli zigomi, enfatizza le rughe. Scegliete con estrema cura i vostri soggetti, non tutti si prestano ad essere ritratti in luce dura, evitate le donne, a meno che non siano anziane e vogliate enfatizzarne i caratteri somatici, evitate i bambini.
    Tutto cambia quando il sole si nasconde.
    In molti ci diranno che la luce migliore per eseguire ritratti in esterna è la luce morbida delle giornate nuvolose. Tutto vero, ma anche in questo caso cerchiamo sempre una posa che abbia comunque un certo contrasto.
    A differenza del sole pieno, la luce che filtra dalle nuvole è morbida e genera contrasti miti, dimostrandosi quasi sempre ideale per il ritratto.
    Non indugiamo e muniamoci di un piccolo flash portatile, può tornare utile per riempire o per creare quel contrasto che magari in natura non esiste. Se decidiamo di affidarci al flash, faccioamo in modo che sparisca, impariamo cioè a miscelare con cura e attenzione il lampo del flash e la luce ambiente – ricordiamoci il diaframma controlla il flash, il tempo la luce ambiente – e non usiamolo mai frontale e diretto.

    worker

    Un piccolo flash, usato con un bank e disassato, ha contribuito ad attenuare alle ombra fastidiose di un sole a picco e ad aggiungere tridimensionalità

  5. Fondo pulito
    Se non stiamo scattando un ritratto ambientato, beneficiamo al massimo della minima profondità di campo.
    Mandiamo lo sfondo completamente fuori fuoco, rendiamolo poco più di un suggerimento, di un accenno grafico a sostegno del volto ritratto.
    Alleniamo l’occhio a cercare fondi che non distraggano o che non fagocitino il soggetto.
    Alleniamo l’occhio a scorgere elementi di disturbo, di solito si nascondono ai bordi dell’inquadratura.
    Spostiamoci di qualche passo a destra o a sinistra, abbassiamoci di un poco o alziamo il punto di inquadratura affinché non ci siano elementi di disturbo.

    11696402_1218009418215722_7402183322831787389_o-2

    Un fondo sfocato, grazie ad una PDC molto limitata. Pare quasi uno scatto in studio. Ho fatto spostare il soggetto sotto un colonnato per ripararlo dal sole a picco di mezzogiorno, che però inondava la scena da dietro e si rifletteva da sotto. Il risultato mi pare buono.

     


Qui trovate una gallery di ritratti che ho realizzato nel corso di alcuni viaggi in India. Provate a vedere se qualcuno magari vi ispira.


Read Full Post »

Siena1

Stavo pensando a cosa consigliare per chi volesse imbarcarsi in un breve viaggio fotografico fai da te la prossima primavera ed ecco che la lampadina si è accesa sull’ovvio, ma non per questo poco bello: SIENA e DINTORNI.

Come non pensare alla zona circostante Siena? Non si può.
Ed ecco un phototour possibile.

Basta un weekend lungo, ad esempio da giovedì a domenica, per immortalare una delle zone più belle d’Italia. Sto parlando di quell’area di Toscana a sud di Firenze, tra Siena – appunto – e il mar Tirreno.

Gli amanti della fotografia di paesaggio non possono non pagar pegno a questa zona incantevole d’Italia. Colline dal profilo dolce si alternano a piane che rubano la corsa all’orizzonte, borghi medievali fanno a gara ad attirare l’attenzione di chi attraversa la zona.. insomma, un piccolo concentrato di paradiso fotografico.

A Siena.
Siena, di per sé, vale la pena della trasferta.
Preparatevi a condividerla con un esercito di turisti più o meno tutto l’anno – in particolar modo attorno a ferragosto quando si tiene il famoso palio omonimo. Questo non deve però farvi gettare la spugna, ma deve invece spronarvi a cercare nuove inquadrature e scatti più nostri.

Siena è conosciuta in tutto il mondo per il patrimonio storico, artistico e paesaggistico.
Il centro è un’opera d’arte a cielo aperto e la maggior parte degli scorci fotografici li troveremo circoscritti al suo interno.
Prepariamoci a camminare, perché gran parte delle cose da vedere si trovano all’interno del centro storico in aree a traffico limitato o isole pedonali.
Piazza del Campo non può mancare. Centralissima sede del palio, simbolo della città con la Torre del Mangia e il Palazzo Pubblico. Neppure il Duomo, a pochi passi dalla piazza, può mancare, con il suo stile romanico gotico, così comune nella Toscana medievale.
GIrovagando senza meta per i vicoli del centro storico, non mancheranno gli spunti fotografici interessanti.

Fuori Siena.
Monteriggioni non può mancare dalla nostra lista.
Monteriggioni è una cittadina minuscola ad una ventina di chilometri da Siena, famossa per le mura che la cingono e per il profilo che queste mura conferiscono al paese.
La campagna attorno a Monteriggioni pare un dipinto, tanto è bella e suggestiva. Calda e bruciata in estate, rigogliosa in primavera, di un fascino particolare anche in inverno, sembra invitare il fotografo a fermarsi e a puntare il suo grandangolo sulla piana che si stende ai suoi piedi.

borgo-di-monteriggioni
A nord di Monteriggioni, uno degli ultimi paese della valle del Chianti, Castellina in Chianti, e se ci arrivate da Monteriggioni, vi consiglio di farlo prendendo la SP 51 da Castellina Scalo, vi troverete nel cuore tipico della Toscana, con a disposizione un panorama mozzafiato.

681292931437
Volterra è un’altra meta interessante. Più piccola di Siena, più raccolta, ma altrettanto bella da visitare  e, naturalmente, fotografare. Interessante anche tutta l’industria che ruota attorno alla lavorazione dell’alabastro – per un fotografo volenteroso, si apre una bellissima storia, che va dalla produzione, alla vendita di manufatti in alabastro, passando per la lavorazione.
Scendendo poi verso il mare, verso ovest, si può fare una capatina ad una delle spiagge più singolari del litorale toscano, le Spiagge Bianche di Rosignano Solvay, dove gli scarichi – innocui – della vicina Solvay, colorano le acqe di un turchese intenso e di un azzurro, sbiancando la spiaggia a livelli di Maldive.

rosignano-solvay

Tra Collesalvetti e Lorenzana, a nord di Rosignano, potrete invece ritrovare le colline del Mulino Bianco, e cimentarvi con i panorami tipicamente toscani – collina, cipresso e casale, tanto per intenderci. Il muliino della famosa marca di merendine e biscotti si trova a Chiusdino ed l’agriturismo Mulino delle Pile.

Quando andare e dove stare
La primavera inoltrata è sicuramente la stagione migliore. Troverete il verde dei campi al massimo del suo splendore e il caldo non sarà opprimente.
Le sistemazioni sono davvero innumerevoli. Si può andare dal casale ricondizionato a relais di lusso, al bed and breakfast con vista sulla Torre del Mangia, all’agriturismo spartano, dove il proprietario vi servirà latte appena munto per colazione e vi inviterà a raccogliere le uova delle sue galline. Tutto dipende dal vostro budget.

Come arrivarci
In auto, da nord, si può lasciare l’A1 a Firenze e prendere il raccordo autostradale Firenze-Siena. Da sud, invece, sempre dall’A1, uscendo Valdichiana, si può prendere il raccordo Siena-Bettole.
Per chi arriva dal litorale tirrenico, l’uscita è Rosignano.


Vieni a fotografare l’India con noi, clicca qui e scopri come.


 

Read Full Post »

IMG_0269.JPG

I sassi e il duomo di Matera appena dopo il tramonto.

Ecco un nuovo itinerario fotografico possibile – e non solo possibile, ma anche magico!

Matera e i suoi Sassi. Un presepe incantato, una città unica, già set per il ‘Vangelo secondo Matteo di Pasolini’ e per ‘La passione di Cristo’ di Mel Gibson.

Raggiungere Matera può sembrare  un po’ complicato – e in effetti lo è –  ma una volta sul posto la città e i suoi Sassi sapranno ripagarvi con scorci panoramici mozzafiato e dettagli fotografici di grandissimo prestigio.
L’aeroporto più vicino meglio servito è quello di Bari e da Bari, raggiungere Matera è  questione di circa un’ora di macchina, che si può facilmente noleggiare in aeroporto.

La città offre sistemazioni per tutte le tasche, ma io consiglio uno dei numerosi bed and breakfast sparsi tra il centro storico e i Sassi stessi, per il costo di alcuni di essi, la posizione che offrono è di sicuro invidiabile.

I Sassi, la Murgia e le chiese rupestri.
I Sassi sono sicuramente l’attrazione principale di Matera: un’intero insediamento antico di secoli, scavato nel tufo e costruito in verticale e ricco di angoli e spunti per la fotografia.
Le visite guidate ai Sassi sono numerosissime e potrebbe essere il caso di prenotarne una, per meglio comprendere la storia di questa singolarissima città nella città.

Con i Sassi, Matera offre la possibilità di visitare e fotografare chiese rupestri e la Murgia, o Gravina, un vero e proprio canyon sulle pareti del quale sono tutt’ora presenti grotte abitate già nel Paleolitico.

Quando andarci
In estate, soprattutto in agosto, la città può risultare piuttosto affollata. Meglio pianificare un weekend lungo tra settembre e ottobre o in primavera, quando clima e turismo sono più clementi.
Il 2 luglio nelle strade del centro si può assistere alla processione della Bruna, che rivela essere uno spettacolo davvero unico.

Cibo squisito, ospitalità Made in Sud e scenari unici fanno di Matera la base per un photo tour possivbile alla portata di tutti.

Read Full Post »

Composizione e attenzione alla direzione della luce, due aspetti fondamentali per scattare paesaggi innevati

Composizione e attenzione alla direzione della luce, due aspetti fondamentali per scattare paesaggi innevati

Fu Napoleone Bonaparte, nel corso della sfortunata campagna di Russia, a coniare il termine “Generale Inverno”.
Per il Corso, “Il Generale Inverno” fu un nemico imbattibile, per noi, invece può diventare un’incredibile alleato nel fornirci spunti per fotografie delle quali andare fieri.

La neve che sta cadendo in abbondanza in questi giorni su gran parte del nostro Paese è un ottimo banco di prova per le nostre velleità di immortalare i colori e le atmosfere dell’inverno.
Per cui, bardiamoci per bene ed usciamo.

  1. Batterie cariche al massimo
    Quando si decide di uscire al freddo è sempre bene ricordare che le batterie delle nostre reflex lo accusano anche più di noi.
    Il freddo ha un impatto decisamente negativo sulle batterie, riducendone prestazioni e durata.
    Per cui, quando decidiamo di uscire a fotografare nel gelo invernale, dotiamoci di batterie nuove, se ci è possibile, o quanto meno, assicuriamoci di affrontare le basse temperature con batterie cariche al 100%.
    Portiamoci inoltre almeno una batteria di riserva e, mentre siamo all’aperto, facciamo di conservarla in un posto sufficientemente caldo.
    Mettiamo in atto tutte le tattiche che ci possono aiutare a consumare di meno: spegnamo il visore o facciamone un uso parsimonioso, mettiamo a fuoco manualmente, evitiamo di utilizzare la messa a fuoco automatica continua, tenendo premuto a metà corsa il pulsante di scatto,  disinseriamo i dispositivi per la stabilizzazione dell’immagine, se non necessari, spegniamo eventuali GPS, ed escludiamo la funzione di riduzione del rumore automatica. Si tratta di trucchetti spiccioli, ma possono fare la differenza, soprattutto in situazioni critiche con temperature davvero rigide.
  2. Batterie al caldo, macchina al freddo
    No, non sono diventato pazzo, ma se per le batterie di scorta il mio consiglio è quello di tenerle in un posto caldo – le tasche interne del nostro giubbotto, ad esempio, vanno benissimo, per quanto riguarda la nostra macchina fotografica, dobbiamo evitare assolutamente di cadere nella tentazione di proteggerla dal freddo, infilandola magari sotto il piumino o sotto il cappotto.
    Gli sbalzi termici, tra il freddo dell’ambiente esterno e il caldo, per di più umido a causa del  nostro corpo, che si trova sotto il nostro giubbotto  può causare non pochi grattacapi, primo tra tutti la formazione di condensa sulle lenti e sul mirino, che potrebbe addirittura tradursi in fastidiose e anche pericolose ghiacciate, quando tireremo fuori nuovamente la macchina per scattare.
    Il mio consiglio è dunque quello di tenere la macchina fuori per tutto il tempo, anche se fa freddo.
    Il freddo, se la temperatura non è estrema, non influisce negativamente sulle prestazione della macchina  – i modelli di questi anni sono garantiti per funzionare con una latitudine termica che va dagli 0° ai 40°, ma in realtà il range si estende, a seconda del modello, dai -15° ai 50°.
    Il vero nemico delle nostre macchine non è il freddo, bensì l’umidità e gli sbalzi termici.
    Quindi, batterie al caldo e macchina freddo.
  3. Sovraesponiamo
    Non dimentichiamoci su cosa sono tarati gli esposimetri delle nostre macchine: sul grigio medio.
    Questo fa sì che, quando effettueremo la lettura esposimetrica della nostra scena (ad esempio un candido campo innevato), l’esposimetro ci fornirà un risultato non adeguato.
    Quasi sicuramente le scene invernali conterranno molto bianco (neve, ghiaccio, brina, ecc.) e l’esposimetro, indipendentemente dal prezzo della nostra macchina, cercherà di ridurre tutto quel bianco ad un grigio medio, col risultato
    di portarci a scattare foto nelle quali il candore della neve sarà più simile ad una distesa grigia.
    Per risolvere questo intoppo, non ci resta che sovraesporre. E allora osiamo e sovraesponiamo, ma con giudizio!
    Apriamo di 1 stop o di 1 stop 1/2  – o se, scattiamo in una modalità semi-automatica, compensiamo di 1 o 1,5 EV.
    Così facendo, riporteremo la neve al suo bianco naturale.
    Attenzione però a non esagerare. Se sovraesponiamo troppo, rischiamo di bruciare dettagli nelle alte luci e non ci sarà nessun santo della post-produzione in grado di intercedere per noi e di restituirci quanto perso.
  4. Luce radente o controluce
    La neve è un ottimo riflettore e la sua composizione granulosa viene esaltata se illuminata da una luce radente.
    Aspettiamo che il sole scenda sull’orizzonte e facciamo in modo di inquadrare la scena con una luce laterale
    e radente, il campo innevato rivelerà una trama (texture) inaspettata e rifletterà i raggi del sole, conferendo forza alla scena.
    Con il sole basso, anche le ombre si allungheranno e contribuiranno a conferire tridimensionalità.
  5. Luci e luci fredde
    Più ci avviciniamo alla sera e più la neve conferisce alla scena una tonalità bluastra.
    Cerchiamo dunque di  includere fonti di luce più calde, come ad esempio lampioni o finestre illuminate, in modo da contrastare con fonti di luce calda la generale atmosfera fredda.
    Meglio la finestra di una casa (se non è un neon) che un lampione, perché la luce di certi lampioni potrebbe introdurre una dominante verdognola poco piacevole. Di solito, la luce di una finestra ci assicura un punto di calore molto piacevole invece.

    Le luci (calde) degli addobbi dell'albero offrono un valido controcanto alla luce fredda che domina complessivamente la scena

    Le luci (calde) degli addobbi dell’albero offrono un valido controcanto alla luce fredda della neve,  che domina complessivamente la scena

    Nella scelta del bilanciamento del bianco, evitiamo di compensare la dominante fredda, tipica soprattutto dei paesaggi innevati a partire dal tardo pomeriggio, scegliendo una temperatura  alta.
    Le scene invernali con paesaggi innevati, nelle ore del tardo pomeriggio,  presentano una luce la cui temperatura si aggira tra i 7000° K e gli 11000° K, ma se impostiamo il bilanciamento di conseguenza, cioè su valori alti, la nostra macchina introdurrebbe una dominante calda contraria, che avrà la colpa di azzerare l’atmosfera fredda della neve, producendo un risultato piuttosto discutibile dal punto di vista generale.
    Al contrario, abbassando troppo i gradi del bilanciamento, rischiaremmo di ottenere delle foto fin troppo bluastre ed irreali.
    Se proprio vogliamo intervenire… non facciamolo.
    Fidiamoci del bilanciamento automatico, per una volta. Ma se proprio non riuscissimo a farne a meno, il mio consiglio è quello di scattare con un bilanciamento del bianco attorno i 4000° K (per i modelli che non permettono di impostare i gradi Kelvin, consiglio il preset “fluorescenza”, a patto che per il nostro modello non sia impostato su una correzione molto fredda, ma più ci avviciniamo al crepuscolo e più consiglio di salire, per non cadere nella trappola blu.
    E allora vestiamo caldi, ma leggeri (meglio se con abiti tecnici) e non dimentichiamo i guanti… e usciamo, immortaliamo l’inverno. Il Generale Inverno è nostro alleato!


    Vieni con noi a fotografare l’incanto del deserto del Sahara!
    Clicca qui per saperne di più.


     

 

 

Read Full Post »

Buon Natale - Flags

Flags – Bandiere di preghiere nel tramonto (Leh, Ladakh)


 

 

È di nuovo Natale!
Per qualcuno di noi la ricorrenza è fonte di grande stress…  che regali faccio quest’anno!

Provo a venire incontro agli stressati da regalo con una brevissima lista di possibili regali da fare a Natale agli amici appassionati, come noi, di fotografia. Se un diamante è per sempre, io, personalmente, credo che un libro possa durare anche di più (!).

Ecco cinque libri a tema fotografico che potrebbero aiutarvi a smorzare lo stress da regalo e potrebbero fare contenti molti di noi. Ho volutamente escluso i manuali, perché credo che qualche volta si debba cercare altrove l’ispirazione per i nostri scatti e dove se non negli scatti dei grandi della fotografia?

Ecco dunque una modesta, incompleta e personale lista di possibili regali da mettere sotto l’albero di un fotografo – se pensavate di farne uno anche a me, temo che dobbiate cercare altri titoli, ah ah ah.
In ogni caso, a voi…

1 . Vivian Maier – Una fotografa ritrovata
Chi ha visto la sua mostra lo scorso anno o la sua riedizione di quest’anno, non può che pensarla come me: questo libro è un must per tutti coloro che si dedicano alla street photography.
Al di là della popolarità ultima di cui ha goduto la fotografa americana, sconosciuta ai molti fino a qualche mese fa, questo libro è davvero un piccolo capolavoro.

Vivian Maier - Una fotografa ritrovata

Vivian Maier – Una fotografa ritrovata

 

2. Diane Arbus – Aperture
Conosciuta soprattutto per i suoi lavori dedicati a ritrarre e documentare il mondo dei diversi, Diane Arbus in questo libro esprime una talento unico, unito ad una sensibilità senza pari. La sola fotografia della copertina testimonia la capacità impareggaiabile della fotografa americana di descrivere un mondo di emarginati, di realtà ghettizzate. Le due gemelle, una sorridente ed una leggermente imbronciata, suggeriscono il bipolarismo di certe realtà.
Un libro che chiunque sia interessato a progetti di approfondimento e di story telling fotografico non può non avere.
arbus

 

3. Uliano Lucas – Milano. Luoghi e persone. 

Se chiedete ad un appassionato medio chi è Uliano Lucas, nella maggior parte dei casi otterreste una sola risposta: non lo so.
Credetemi, è un gran peccato, ecco perché in questa mia modestissima lista di regali per il fotografo, mi sento di dover includere di diritto il suo “Milano. Luoghi e persone”, un volume dalle dimensioni quasi tascabili, edito e pubblicato da Absondita.
Nel suo “Milano. Luoghi e persone” Lucas testimonia con un grandissima abilità fotogiornalistica e con una raffinatissima proprietà di linguaggio creativo il cambiamento che il capoluogo lombardo, e in qualche modo una certa Italia, ha subito dagli Anni Sessanta ai giorni nostri. Non lasciatevi ingannare dal titolo, pur avendo scelto Milano, il libro di Lucas è adatto ai fotografi di tutta Italia, isole comprese.

Uliano Lucas - Milano. Luoghi e persone.

Uliano Lucas – Milano. Luoghi e persone.

 

4. Henri Cartier-Bresson – In India

Lo so, lo so… già vi sento… “cheppalle! Sempre ‘sto Cartier-Bresson! Cheppalle!”. Ma cosa ci posso fare io se HCB è davvero un punto di riferimento per chi fa il gesto di portare la macchina fotografica all’occhio!?
Per questo Natale, però, ho cercato almeno una chicca, il volume dedicato alle fotografie indiane del maestro francese.
“In India” raccoglie il meglio di oltre cento fotografie, scattate tra il 1947 e il 1966 da Cartier-Bresson in India. Nel volume spicca la testimonianza fotografica esclusiva del funerale e della cremazione di Gandhi.
Un titolo alternativo, anche per i più accaniti fan del maestro francese.

Henri Cartier-Bresson - In India

Henri Cartier-Bresson – In India

 

5. Steve McCurry – India

Ebbene sì, l’ho fatto di proposito. Ho messo uno accanto all’altro due modi di fotografare lo stesso Paese (anche se a distanza di qualche decennio).
Questo di McCurry è un libro che raccoglie i suoi scatti più famosi dedicati all’India. Vi avverto, non contiene nessun inedito, per cui il rischio è che qualche fan del fotografo di Philadelphia ci rimanga malino.
Sarebbe molto bello, invece, che regalaste alla stessa persona sia il volume di McCurry, sia il volume di Cartier-Bresson.
Che dire su “India” di Steve McCurry?
Non può mancare per chi ama McCurry e per chi ama l’India, il volume, pubblicato da Electa, è stampato in modo egregio e raccoglie 96 fotografie di assoluto pregio. Ditemi quello che volete su McCurry, ditemi che ha stancato, ditemi che ormai è diventato ripetitivo e auto-celebrativo, ditemi che non ci mostra un capolavoro da almeno sei anni… non mi interessa! Io, a chi è riuscito a dettare i canoni del reportage di viaggio per quasi dieci anni, pago il mio personalissimo omaggio e poi si tratta di un bel libro davvero.

Steve McCurry - India

Steve McCurry – India

 

… a questo punto mi resta soltanto una cosa da fare, augurare un felice Natale a tutti.

 


Marzo in Marocco? Vieni a fotografare con noi Marrakech e il deserto del Sahara. Non perdere l’occasione.
Scopri di più!


 

Read Full Post »

Older Posts »