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Outdoor-Photography

Ho deciso di dedicare questo post alla base della tecnica fotografica: l’esposizione.
Lo scorso weekend, durante un workshop dedicato alla street photography, ho notato, soprattutto nei partecipanti alle prime armi, un certo pallore sul volto ogni volta che usavo espressioni tipo esponiamo per le luci leggiamo l’esposizione sulle parti in ombra… quelle facce un po’ sorprese mi hanno spinto a prendere in considerazione il fatto di parlare di esposizione, partendo dall’inizio – del resto queto blog si chiama o non si chiama “Fotografia Facile”!?

Dunque,

L’esposizione è quanta luce colpisce il sensore e per quanto tempo. Detto con il massimo della semplicità, questo è il concetto da capire.

Per cui dobbiamo tenere a mente due concetti fondamentali – legati all’esposizione – QUANTA LUCE PER QUANTO TEMPO.
A questi due concetti ora aggiungiamone un terzo, che è relativo alla sensibilità del nostro sensore  e che impostiamo con gli ISO.

Per cui i parametri che regolano l’esposizione sono tre:

  • quantità di luce
  • tempo
  • sensibilità del sensore

Facciamo un passo in là, noi siamo in grado di controllare tutti e tre i parametri che influenzano l’esposizione.
Come?

Impostiamo la sensibilità del sensore in base alle condizioni nelle quali scattiamo, ad es. in una giornata di pieno sole potremo usare ISO bassi, mentre di sera o all’interno dovremo scegliere ISO più elevati. Ad ISO elevati corrisponde una maggiore sensibilità del senore.

Ciò detto, cerchiamo di mandare a memoria che: il DIAFRAMMA regola la quantità di luce, il TEMPO DI POSA regola il tempo, gli ISO regolano la sensibilità del sensore.

Vediamoli uno ad uno, per provare a capire meglio:

Il diaframma è un dispositivo lamellare  montato all’interno dell’obiettivo in grado di aprirsi e chiudersi a nostro piacere e in grado di regolare la quantità di luce che colpisce il sensore, una sorta di rubinetto per la luce.
Qunando premiamo il pulsante di scatto, la macchina apre l’otturatore (immaginiamo una porticina o una tenda)  e lascia che la luce colpisca il sensore – che stà dietro l’otturatore. Otturatore e sensore stanno entrambi sul corpo macchina.
La quantità di luce che andrà a colpire il sensore dipenderà dall’apertura del diaframma – dalla sua ampiezza fisica.
Il tempo per il quale l’otturatore permetterà alla luce di colpire il sensore, passando attraverso il diaframma, sarà regolato dal tempo di posa.

Quando impostiamo la macchina in automatico, la nostra reflex decide per noi quanto tempo deve stare aperto l’otturatore e comando il diaframma all’interno dell’obiettivo.

Quando scegliamo una modalità semiautomatica, possiamo impostare uno dei due parametri  – tempo o diaframma – e la macchina imposterà il secondo per ottenere un’esposizione corretta.

Se lavoriamo in manuale, tutte le due scelte dipenderanno da noi, e la macchina si limiterà a dirci se la coppia diaframma/tempo che abbiamo scelto è corretta o se la luce è troppo poco o troppa (per dirla in maniera molto, molto, molto semplice).

Vi consiglio di leggere anche questo post, sempre sulle basi dell’esposizione – il triangolo magico

 

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neve_full

Argomento scottante, da sempre.
Come funziona l’esposimetro della nostra amata reflex? E come influenza la lettura della luce?

Poniamoci prima la domanda principale: su cosa si basa la lettura dell’esposizione?

I parametri sono 3:

  • ISO
  • Apertura di diaframma
  • Tempo di posa

ISO: regola la sensibilità del sensore
Apertura di diaframma: controlla qunata luce entra
Tempo di posa: controlla per quanto tempo entra la luce

L’esposizione corretta è data dall’incontro di questi tre parametri. La lettura dalla luce è fatta dall’esposimetro, che nel nostro caso, legge la luce riflessa dai soggetti inquadrati.

Gli esposimetri sono sofisticati dispositivi tarati per valutare la corretta esposizione in concomitanza di un grigio medio – è stato determinato che il grigio medio (o grigio al 18%) è la miglior tonalità per rappresentare la media delle tonalità esistenti in natura. Questo cosa comporta, che la nostra macchina consideri correttamente esposta una scena quanto più questa si avvicina ad un grigio medio (!?).

E tutto quello che è più chiaro o più scuro di un grigio medio – vedi bianco o  nero? Per queste tonalitàì, per così dire fuori standard, la macchina cerca di renderle più vicine al grigio, sbiadendo i neri e sporcando i bianchi.

Ecco perché non dobbiamo fermarci a quello che ci dice la macchina, soprattutto quando scattiamo soggetti molto chiari o molto scuri, ma dobbiamo intervenire e correggere la lettura esposimetrica.

 

Come la macchina vede nero e bianco
Immaginiamo un soggetto e immaginiamolo il più ostico possibile per l’esposimetro della nostra macchina, eccolo:

Soggetto 1

 

Credeteci, questo è davvero un incubo per l’esposimetro della nostra macchina.
Se impostassimo sulla modalità a matrice, leggendo cioè tutto il fotogramma,  e lasciassimo decidere alla macchina, ecco come sarebbe il risultato:

Soggetto 2

La macchina avrebbe cercato di avvicinare le due tonalità al grigio, sporcando il bianco e schiarendo il nero.

Questo sarebbe stato il risultato (più o meno).

Compensiamo, allora!
Se non vogliamo avere bianchi sporchi e neri slavati, dobbiamo intervenire.
Prima di tutto decidendo cosa vogliamo salvare, se i bianchi o i neri – nel caso più ostico mostrato, una delle due tonalità dovra pagarne inevitabilmente le conseguenze.
Se vogliamo preservare i bianchi, dovremo sovraesporre o compensare positivamente.
Se vogliamo preservare i neri, dovremo sottoesporre o compensare negativamente.
Di solito, in natura, è difficile incontrare un caso simile, ma ricordiamoci la regola: PER IL BIANCO APRO, PER IL NERO CHIUDO.

… quindi per ottenere il risultato mostrato nella foto d’apertura, per ottenere la neve bianca, dobbiamo…. sovraesporre (o compensare positivamente) la lettura che ci suggerisce la macchina.

 

 

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20121118-094943.jpg

Alla maggior parte dei fotografi alle prime armi l’obiettivo – o gli obiettivi – venduti in kit bastano e avanzano.

Di solito, nei kit proposti dalle varie case produttrici, le lenti sono di fascia medio/bassa e con un diaframma non molto spinto.
Nella maggior parte dei casi vanno benissimo per iniziare, soprattutto perché molti di loro dispongono anche di un sistema di stabilizzazione dell’immagine che, se combinata con ISO alti, ci permette di sopperire al fatto che non posseggono diaframmi particolarmente spinti.

Naturalmente, con la pratica e l’esperienza, le esigenze cambiano ed è qui che vale la pena capire che tipo di fotografia ci interessa abbracciare e cominciare ad investire qualche risparmio in un set di obiettivi migliori di quelli che si trovano tipicamente nei kit.

Il mercato è molto vasto ed è bene procedere all’acquisto ponderando bene, sia in termini di soldi, sia in termini di prestazioni.

Meglio uno zoom o un obiettivo a focale fissa?
Gli zoom garantiscono una maggior flessibilità, caratteristica che si paga però in termini di rapidità – gli zoom di solito, a meno che non si investa in obiettivi di fascia professional, hanno diaframmi massimi piuttosto contenuti, di solito tra f3.5 e f4.5, mentre le ottiche fisse scendono anche a f1.4.

Lo zoom consente di ridurre il numero di ottiche da portarci in giro.
L’obiettivo fisso di solito, a parità di prezzo, offre lenti di qualità migliore.

Negli ultimi anni hanno fatto la loro comparsa zoom in grado di coprire focali agli antipodi – 18-300, ad esempio.
Di solito sono un buon compromesso per chi non ha voglia di portartsi in giro troppa roba.
Ovviamente la copertura così ampia va a scapito della qualità massima.
Se non vi spaventa il peso dell’attrezzatura e se avete qualche soldino in più da investire, io consiglio di scegliere due zoom attigui – ad esempio un 24-70 e un 70-300 – il costo totale potrebbe risultare di moco superiore all’acquisto di un super-zoom 18-300, ma la qualità dell’immagine ne guadagna di certo.

Stabilizzati o no?
I dispositivi di stabilizzazione hanno fatto passi da gigante negli ultimi anni e questo mi porta a consigliare di scegliere sempre lenti che ne montino uno.

Gli stabilizzatori possono regalare fino a tre stop e questo garantisce la possibilità di scattare a mano libera anche in casi difficili.
Il lato negativo degli stablizzatori è che usano la batteria della nostra reflex, riducendo la nostra autonomia – basta però ricordarsi di disinserire il dispositivo quando le condizioni di luce sono normali, e la batteria
Nel prossimo post ci occuperemo di quali focali scegliere.

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Foto panoramica della campagna della Tuscia

Foto panoramica della campagna della Tuscia

Molte volte ci troviamo in un luogo che ci piace particolarmente, vogliamo a tutti i costi tornare a casa con uno scatto che ne catturi la magia, ma, quando inquadriamo, ci rendiamo conto che il formato della nostra macchina fotografica non rende giustizia a quello che abbiamo davanti agli occhi.

Che fare?

Non resta che provare a scattare una foto panoramica.

Cos’è una foto panoramica? E’ il risultato di più foto affiancate l’un l’altra.

Ottrenere risultati soddisfacienti è piuttosto semplice!

Per prima cosa ci serve un cavalletto robuto sul quale montare la nostra macchina fotografica.
Scegliamo un teleobiettivo moderato (100 mm di focale ad esempio sono perfetti). E inquadriamo con la macchina in verticale.
La focale leggeremente spinta ci garantisce una prospettiva precisa, libera da aberrazioni legate alle focali piccole – ad es. linee verticali inclinate o effetti “a palloncino”.

Impostiamo la macchina in manuale e togliamo l’autofocus – inutile in questo tipo di fotografia. Impostiamo il formato RAW.
Impostiamo un diaframma chiuso, in modo da avere tutta l’inquadratura a fuoco.

Siamo pronti.
Calcoliamo l’esposizione media per tutta la scena, nel dubbio io imposto per le aree pià chiare del terreno (non del cielo), in modo da avere poi una serie di scatti un po’ più sottoesposti nelle aree più scure e quindi leggermente più saturi.
Se il cielo è troppo chiaro, come spesso accade, dobbiamo ricorrere ad un filtro degradante neutro, che riporti la differenza tra cielo e terra nell’intervallo di stop che la macchina è in grado di registrare.
Scattando in RAW, possiamo poi intervenire successivamente sull’esposizione, nel caso davvero i risultati dei vari scatti lo richiedessero.

Cominciamo a scattare.
Scattiamo la prima foto, che andrà a comporre l’area a sinistra della panoramica finale.
Prendiamo un riferimento alla destra della scena inquadrata e, scattata la prima foto, ruotiamo la macchina verso destra.
Dobbiamo cercare di far sovrappore di circa un 20% l’inquadratura della seconda foto con quella della prima – per questo ci serve un riferimento visivo, per allineare le inquadrature e sovrapporle un poco.

Ripetiamo fino a coprire tutta la scena che dovrà comporre tutta la panoramica.
Overlap

Nelle due foto qui a fianco, che sono rispettivamente il primo e il secondo scatto della panoramica finale, si vede come ci sia una porzione di overlap, cioè una porzione di inquadratura comune ad entrambe.

Ripetiamo l’operazione con tutti gli scatti.

Una volta completato il numero di fotografie che andranno a comporre la panoramica, scarichiamo i file, importiamoli in Photoshop,   apportiamo le correzioni nell’applicazione per la gestione dei file attraverso Camera Raw e salbiamoli in TIFF o JPG.

Con la funzione photomerge di Photoshop importiamo gli scatti e lasciamo che il software lavori per noi. Interveniamo sulle piccole sbavature, sistemiamo la saturazione  e l’esposizione e il gioco è fatto, salviamo il risultato finale in TIFF o JPG.

Alcuni consiigli: non limitiamoci a panorami naturali, sperimentiamo anche con panoarami urbani, cerchiamo di tenere, quando possibile, in mente le regole per ottener buoni scatti di paesaggi, evitiamo sbalzi di luminosità all’interno della scena finale troppo estremi e…. guardiamoci in giro!

 

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chiarosuscuro

Non poteva mancare, dopo il post dedicato al “soggetto scuro su fondo chiaro”, non poteva e non doveva mancare il post che ci aiuta a portare a casa il risultato nelle condizioni opposte, cioè quando il SOGGETTO E’ CHIARO e LO SFONDO SCURO.

Molto bene, personalmente, la prima cosa che faccio è impostare la macchina in modalità manuale – mi dà più libertà.

La regola per ottenere buone foto in una condizione del genere (ad es. una sposa in posa contro un muro scuro) è quella di esporre per le luci (le parti chiare della scena, nel caso dell’esempio l’abito della sposa)-

Cosa significa esporre per le luci?
Significa ottenere una coppia diaframma/tempo di posa corretta per riuscire a leggere quanti più dettagli possibili nelle aree chiare.

Per fare questo senza problemi di interferenze il consiglio che dò è quello di affidarsi alla lettura esposimetrica a spot, che cioè tiene conto soltanto di una piccolissima porzione di inquadratura – qui trovate il post dedicato alle diverse modalità di letture esposimetriche.

Quando ci si trova in una situazione simile  – soggetto chiaro, sfondo scuro – la nostra premura deve essere quella di non sottoesporre troppo il soggetto, in modo da ottenere un grigio slavato al posto del bianco, ma nemmeno di sovraesporre, ingolositi dalla possibilità di registrare qualche dettaglio nelle ombre, se sovraesponiamo, il nostro soggetto chiaro risulterà irrimediabilmente bruciato.

ATTENZIONE PERO’! Non basta puntare, leggere e impostare, per ottenere un bianco candido. IL NOSTRO ESPOSIMETRO E’ TARATO PER RISPONDERE AL GRIGIO MEDIO, per cui, alla lettura, per avere un bianco davvero pulito, DOBBIAMO AGGIUNGERE UN PO’ DI COMPENSAZIONE, O APRIRE UN PO’ DI PIU’, per dirla come i professionisti, cioè, AUMENTARE L’ESPOSIZIONE (di solito basta 1/2 stop).

Le moderne macchine fotografiche digitali mettono a disposizione uno strumento molto utile in questo caso, l’indicatore di clipping.
Cioè una funzione sul display della macchina che colora di rosso (solitamente) le aree che risulterebbero bruciate, ossia prive di dettaglio.
Il mio consiglio è attivare tale funzione, leggere l’esposizione sulle aree chiare e compensare o aprire fino a quando non compaiono aree rosse sul display (aree cioè completamente bruciate). Fermandoci prima della comparsa del rosso, avremo la certezza di aver fatto bene.

 

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Ed eccoci ad uno dei temi più ostici per il fotografo alle prime armi – e non solo per lui: UN SOGGETTO SCURO e UNO SFONDO CHIARO.

Data la natura del nostro espometro – che ricordiamoci è pensato per tarare l’esposizione sul grigio medio – questa è una sfida difficile da vincere. Ma il mondo non è fatto di grigi medi, per cui ci potrà capitare di avere un soggetto scuro che si staglia su uno sfondo chiaro.

Immaginiamo di dover scattare un gattino nero contro un muretto bianco.

  • Mettiamo la macchina in modo manuale (questo sconosciuto) e  scegliamo una lettura esposimetrica selettiva – a spot. In modo da evitare che leggendo la luce su tutta l’inquadratura, il muro bianco giochi un brutto scherzo al nostro esposimetro e ci faccia scegliere un diaframma fin troppo chiuso.
  • Puntiamo sul gatto e leggiamo la coppia tempo/diaframma.  Ad esempio 1/125 f8
    Ma se usiamo quello che ci consiglia la macchina, il risultato sarà un gattino slavato. Ricordiamoci che la macchina pensa che il gattino nero è grigio e consiglia l’esposizione per quello.
    Interveniamo manualmente sul diaframma e chiudiamo di uno stop (anche 2/3 di stop possono bastare). Questo ci permette di riportare il gattino alla sua tonalità naturale senza perdere troppo dettaglio e anche di recuperare qualcosa del muro bianco.
    Per cui impostiamo f16 e manteniamo 1/125. Vedrete che differenza!

Ovviamente queste operazioni si possono fare anche in post produzione, ma quella non è più tecnica fotografica, è altra materia. Impariamo ad avere buoni scatti già in macchina!

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Le due moto scattano e la ragazza con la bandiera salta – tempo veloce per congelare i sassi alzati dai copertoni e il salto della starter

Ed ecco un post che bilancia il precendente, che si occupava di lunghe esposizioni.

Nel post di oggi, infatti, cercheremo di capire come congelare il movimento,  dando qualche tempo di riferimento giusto per avere un idea.

Più è veloce il nostro tempo di posa e più siamo in grado di fermare l’istante, ma quanto è necessario spingersi in là con l’otturatore per avere la certezza che il nostro soggetto, che si muove, risulti perfettamente fermo?

Dipende. Dipende dalla velocità del soggetto e dalle direzione del suo movimento. In genere soggetti che si muovono perpendicolarmente all’asse della nostra inquadratura necessitano di tempi più veloci di soggetti che ci vengono incontro.

Ricordiamoci anche che più siamo vicini al soggetto e più veloce deve essere il tempo di scatto.

Congelare il movimento significa creare scatti memorabili a cui l’occhio umano è difficilmente abituato. Ad esempio potremo fermare le gocce di pioggia che cadono o un saltatore in procinto di superare l’asticella o, ancora, uno skater che compie una manovra sospeso nell’aria.
La macchina fotografica ha la capacità di isolare una frazione di secondo e con un tempo adeguato, saremo in grado di congelare quello che sta accadento in quell’istante.

Vediamo alcuni esempi:

Persona che cammina: 1/125
Persona che corre: 1/250
Onde/surfista: 1/250
Gocce di pioggia; 1/60 – 1/125
Bambini in movimento: 1/250 – 1/1000
Moto o auto: 1/500 – 1/2000 (a seconda da quanto siamo distanti e dalla direzione del movimento)
Cane che corre verso la macchina: 1/250
Cane che corre perpendicolare alla macchina: 1/500
Uccelli in volo: 1/500 – 1/1000
Cascata: 1/1000
Gocce in un catino: 1/2000 – 1/5000
Skater, ciclista che salta: 1/1000 – 1/2000

Questi sono solo alcuni possibili soggetti… solo l’esperienza vi aiuterà a decidere quale tempo scegliere – nel caso, meglio abbondare e scegliere un tempo più veloce (tutto sta a quanta luce abbiamo a disposizione e, quindi, a quale diaframma siamo costretti a scattare).
Infatti, più è alto il tempo che impostiamo e più luce serve, costringendoci ad aprire il diaframma e a limitare così il cerchio degli oggetti a fuoco, rendendo il nostro risultato più difficile da raggiuingere.
Cerchiamo di tenere bene in mente questo, quando decidiamo di scattare il movimento. In uno scatto congelato il soggetto DEVE risultare perfettamente a fuoco!

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