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Posts Tagged ‘ISO’

Via col tempo…

Qualche tempo fa, conversando con un amico fotografo, si chiacchierava della funzione “ISO automatici” e della sua effettiva capacità di togliere le castagne dal fuoco in certe situazioni.
Ammetto che, tra le numerose funzioni che oggi le nostre reflex ci mettono a disposizione, questa è una di quelle che ho sempre snobbato.

Partiamo dall’inizio – che mi pare un buon metodo! – e vediamo  cosa fa, in pratica, la funzione, Selezionando ISO AUTOMATICI dal menù delle impostazioni generali,  una volta scelti tempo e diaframma, la funzione fa sì che la macchina si  prenda cura di aumentare o diminuire automaticamente gli ISO, se cambia la luminosità della nostra scena.

Bene… e questo lo potevate immaginare da soli, no!? Proviamo a trovare delle applicazioni pratiche ora…

Rapidissimo ripasso prima…
E’ chiaro a tutti che l’esposizione è data dal tiangolo magico

TEMPO DI POSA,
DIAFRAMMA

ISO

Immaginosa di sì…

Vi chiederete, ma a cosa ci può servire correre su e giù per la scala degli ISO?
Ecco… la funzione diventa molto utile soprattutto quando stiamo seguendo un soggetto dinamico il cui movimento non è prevedibile e che quindi può entrare ed uscire da zone con luminosità diverse.
Lasciamo aquile o ghepardi!  Pensate piuttosto a vostro figlio alle prese con una partita di calcio,  magari in una giornata dove il sole illumina il rettangolo di gioco in modo non uniforme, alternando zone d’ombra a zone di luce…
Ecco, in questo caso la funzione ISO AUTOMATICI si fa molto utile.

Ci basterà infatti  impostare la coppia tempo e diaframma in modo da ottenere  un’esposizione corretta, concentrandoci su quello che ci interessa ottenere, se un’azione congelata (tempo rapido) o l’impressione del movimento (tempo lungo) o il soggetto isolato dal resto (diaframma aperto), misurando la luce in quello che giudichiamo potrebbe essere la scena tipica o media.
E poi non dovremo preoccuparci più di correggere l’esposizione ogni volta che cambiamo inquadratura.

Impostando “ISO Automatici”, una volta scelti tempo e diaframma, sarà la macchina a garantirci l’esposizione corretta anche se, cambiando l’inquadratura, cambiasse la luminosità della scena.  Con “ISO Automatici”, la macchina calcolerà la corretta sensibilità del sensore (ISO) in modo da garantirci un’esposizione coerente e costante per la coppia diaframma/tempo che abbiamo precedentemente scelto.

Se punteremo su una scena più scura, la funzione forzerà gli ISO e li aumenterà di conseguenza. Al contrario, se la scena inquadrata sarà più chiara, la funzione diminuirà gli ISO, rendendo il sensore meno sensibile alla luce.

In molti modelli è possibile impostare un valore ISO massimo, in modo che la macchina non voli a parametri troppo spinti, con il rischio di  introdurre troppo disturbo, (rumore).

Come al solito, dovremo fare un po’ di pratica.
Ah, nel caso decidessimo di provare gli ISO Automatici,, poi ricordiamoci poi di disinserirli, altrimenti, la volta dopo, ci sembrerà di impazzire e cominceremo a credere che la nostra reflex sia posseduta.

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principiante

La rivoluzione digitale ha semplificato e non poco la fotografia – pensate soltanto alla possibilità di controllare immediamente il risultato e decidere se tenerlo o meno lo scatto…
Questa semplificazione ha fatto sì che un gran numero di persone si è convinto ad acquistare una reflex e a buttarsi nella mischia.
Personalmente considero questo fenomeno molto positivo, anche se sono pronto a scommettere che molti fotografi dell’ultima generazione,  nell’era della pellicola, si sarebbero guardati bene dal cimentarsi con una macchina fotografica. Ma non è questo il punto.

Da principianti – chiamiamoli benevolmente aspiranti fotografi – si commettono molti errori, soprattutto di tecnica.
Si tratta di normalissimi incidenti di percorso, che non devono demoralizzare e che non devono farci perdere la voglia di fotografare.
Durante i miei workshop ho avuto modo di notare che ci sono alcune domande che gli aspiranti fotografi mi pongono con maggiore insistenza e allora ho ad elencarne cinque tra le più frequenti.
Ad ognuna di queste cinque domande corrisponde un errore tipico da principiante, oops, chiedo scusa, da aspirante.

Per cui, se controllando lo scatto nel nostro visore ci stiamo domandando…

  1. PERCHÈ È VENUTA TUTTA MOSSA?
    Quasi sempre la risposta è una soltanto: abbiamo scattato con un tempo piuttosto lungo, decisamente troppo lungo per essere certi di non aver mosso la mano che teneva la macchina fotografica durante lo scatto.
    Questo capita in situazioni di scarsa luce, dove siamo costretti a scendere con i tempi di scatto.
    Dobbiamo tenere presente che per quasi chiunque è difficile tenere ben salda una reflex, scattando con tempi più lunghi di 1/15′ .
    Le soluzioni possibili sono:

    • apriamo il diaframma, entrerà più luce e potremmo usare un tempo più rapido.
    • se non possiamo aprire il diaframma ulteriormente, alziamo gli ISO
    • vogliamo mantenere gli ISO bassi e non vogliamo aprire il diaframma? affidiamoci ad un cavalletto.
  2. PERCHÉ È VENUTA COSÌ SCURA?
    Intanto è fondamentale capire come stiamo dicendo alla macchina di leggere la luce presente nella scena che stiamo inquadrando. Quasi tutti i modelli offrono almeno tre modalità di lettura: SU TUTTA LA SCENA, CONCENTRATA NEL CENTRO DEL MIRINO e SPOT.
    Se la lettura è impostata SU TUTTA LA SCENA, la macchina, nell’attribuire la luminosità, prende in considerazione tutto quello che inquadriamo, per cui se la scena contiene ampie aree molto chiare (ad esempio un cielo un po’ slavato), la nostra reflex tenderà a chiudere più del dovuto.
    In questo caso possiamo compensare in positivo con il pulsante di compensazione dell’esposizione, nel caso stessimo scattaondo in modalità di scatto automatiche o semi-automatiche (P, A, S per Nikon e P, AV, TV per Canon), se invece stiamo scattando in manuale, possiamo sceglier impostare un diaframma più a aperto o un tempo più lento.
    Se la lettura è impostata su MEDIA PONDERATA AL CENTRO, dobbiamo fare attenzione a cosa c’è al centro della nostra inquadratura, perché è a quell’area la macchina dà più importanza del resto, per cui, se per esempio al centro c’è un soggetto vestito di bianco, o una finestra aperta, ecco che tutta la lettura verrà influenzata e l’esposizione corretta verso la sottoesposizione.
    Se invece stiamo lavorando con la lettura SPOT, dobbiamo essere ancora più attenti, perché, in questa modalità, la lettura della luce viene effettuata su un’area molto ristretta (dal 2 al 5% di tutta l’inquadratura), creando solitamente qualche problema a chi ha poca esperienza. Il mio consiglio per chi comincia è quello di stare lontano dalla misurazione spot.
  3. PERCHÉ È VENUTA COSÌ CHIARA?
    Se avete letto il punto 2, mi risparmi il discorso sulle modalità e salto dritto al cuore del problema: l’esposimetro della macchina è influenzato da ampie aree molto scure (nel caso di lettura su tutta l’inquadratura), oppure legge in punti dove c’è poca luce (nel caso di media al centro e spot).
    Le soluzioni sono semplici: nel caso di modalità di scatto automatiche o semi-automatiche (P, A, S per Nikon e P, AV, TV per Canon), possiamo compensare negativamente, nel caso scattassimo in manuale, possiamo chiudere il diaframma o scegliere un tempo più rapido.
  4. SCELGO “PRIORITÀ DI TEMPI” O “PRIORITÀ DI DIAFRAMMI”?
    Baaaaaaah! Domanda sbagliata! Domandiamo piuttosto: cosa intendo fare?
    Se c’è di mezzo la profondità di campo, se è importante avere tutto a fuoco o avere a fuoco il meno possibile, la risposta è una sola: PRIORITÀ DI DIAFRAMMI, in questa modalità imposto il diaframma – e quindi la profondità di campo, cioè cosa è o non è a fuoco – e il tempo di scatto me lo suggerisce la macchina.
    Se invece c’è di mezzo il movimento – sia che lo si voglia congelare, sia che lo si voglia suggerire, con un bel mosso in macchina – allora la risposta è questa: PRIORITÀ DI TEMPI, ho il massimo controllo sulla velocità dell’otturatore, la imposto e la macchina mi suggerisce il diaframma corretto.
    Facile, no!?
  5. PERCHÉ LA MACCHINA NON METTE A FUOCO DOVE VOGLIO IO?
    Le moderne macchine fotografiche sono dotate di sofisticati sistemi di messa a fuoco automatica, il problema è che spesso sembra che pensino in modo autonomo – e diverso dal nostro.
    Esistono modalità a matrice, 3D, a fuoco predittivo e chi più ne ha, più ne metta.
    Il modo più facile per non sbagliare è quello di impostare la reflex su AF A PUNTO SINGOLO (SINGLE POINT AF). Questo ci assicura che il fuoco verrà preso su un punto solo. Possiamo concederci il lusso di impostare l’autofocus continuo (AF C), in modo che, tenendo premuto a metà il pulsante di scatto, la macchina continua a mettere a fuoco.
    Quando avremo fatto la giusta pratica sul campo, potremo esplorare le altre modalità di autofocus e godere degli strabilianti passi in avanti che ha fatto la tecnologia, per il momento, con grande umiltà, starei su SINGLE POINT, a buon intenditore, pochi… point.

Non preoccupiamoci di porci queste domande. Immagino che se le siano posti anche i più grandi, quando ancora il loro talento era soltanto una possibilità remota.
Ma soprattutto, non preoccupiamoci di commettere errori. È attraverso l’errore che passa la strada per migliorarsi – l’importante è capire le cause dell’errore e porci rimedio.

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_BAL5012

Contributo scattato per il libro “SO SPECIAL” 1600 ISO – f2.8 1/60 – scattato a mano Il rumore è praticamene assente, nonostante le larghe porzioni di colore uniforme

 

Questo post è pensato per fotografi già un po’ esperti, ma non significa che non possiate leggerlo tutti…

Spesso ci troviamo in situazioni piuttosto estreme come ad esempio scattare con poca luce a mano libera… che si fa? si alzano gli ISO, ovvio! Ma ad ISO elevati, il cosiddetto rumore aumenta.

Esiste un modo per cavarcela e portare uno scatto che non sia fastidiosamente rumoroso?
Premetto che le case costruttrici hanno fatto passi da gigante nell’abbattimento del rumore e, senza andare su modelli professionali, ormai anche reflex di fascia media offrono prestazioni, in termine di rumore, davvero molto interessanti.
Ciò non toglie che, sopra una certa soglia, il rumore – quei pixel in più che fanno un fastidioso effetto nebbia digitale è un handicap.

Ecco cosa fare:

  • scegliete un obiettivo veloce, vi aiuterà a non eccedere con gli ISO
  • scegliete un obiettivo stabilizzato, anche questa caratteristica vi consentirà di mantenere gli ISO più bassi
  • cercate di comporre inquadrature PRIVILEGIANDO LE AREE RICCHE DI DETTAGLI

Ed è quest’ultimo trucco, che forse qualcuno non conosceva, che spesso ci aiuta a battere il rumore.

Il rumore risulta molto più visibile nelle aree di colore uniforme – ad esempio un cielo notturno o un muro grigio.
Nelle aree ricche di dettaglio molto spesso il rumore si confonde con le informazioni reali, fino a quasi scomparire.
Tecnicamente è una questione di frequenza. Il rumore ha una frequenza alta, le aree uniformi hanno una frequenza bassa, per cui la discrepanza tra le due frequenza rende il rumore più visibile. I dettagli hanno frequenze alte e questa similitudine rende meno evidente il rumore.
Ricordiamoci quando siamo in esterna notturna e stiamo scattando una scena con poca luce. Cerchiamo di imbottire un po’ la nostra inquadratura, usiamo la composizione in modo da limitare (quando è possibile) a piccole porzioni di scena i colori uniformi (cielo, muri, laghi, ecc.), ne beneficierà la qualità della nostra foto.

Ogni macchina ha la sua soglia
Non tutti i modelli di reflex si comportano in maniera identica quando di affronta l’annoso tema del rumore. Ci sono sensori che offrono prestazioni davvero da primato ed altri che invece, superato i 2000/3000 ISO cominciano a dare evidenti segni di resa.
Facciamo qualche prova e cerchiamo di capire qual’è il limite massimo del nostro sensore, limite oltre il quale il rumore si fa sentire in modo davvero fastidioso – le professionali ad esempio offro prestazioni sublimi anche a 20.000 ISO, mentre i modelli di media qualità, attorno agli 5000 cominciano a zoppicare.
E’ bene comunque sapere fino a dove possiamo spingerci, anche per non perderci scatti che sarebbero risultati comunque apprezzabili in termine di rumore.

 

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20140217-164353.jpg

Con il termine esposizione ci riferiamo a “quanto una foto risulta chiara o scura“. Potrebbe sembrare banale, ma è così.
Questo viene determinato da quanta luce entra nella macchina fotografica, per quanto tempo e quanto sensibili sono le parti della nostra macchina che servono a registrare la scena (sensore ora, pellicola prima).

Una macchina fotografica essenzialmente è una scatola nera creata per non fare entrare la luce, il sensore viene impressionato dalla luce, quanto dipende appunto dai tre fattori che abbiamo indicato prima: QUANTITÀ DI LUCE, TEMPO DI ESPOSIZIONE, SENSIBILITÀ.

Il fotografo principiante cerca di regolare i tre parametri per ottenere un’esposizione normale o corretta, che è poi quella che consiglia l’esposimetro della macchina e che più si avvicina a come vede il nostro occhio.

Un fotografo esperto cerca una sua via per l’esposizione, giocando con il medium a disposizione e creando immagini più chiare o più scure, in modo da creare una suggestione.

Time’s up!

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Porta nuova10

Le città moderne offrono enormi possibilità fotografiche, soprattutto per scatti molto grafici.
Le linee pulite degli edifici sono una garanzia, dobbiamo solamente trovare il tempo e uscire a fotografare,

UN CAVALLETTO
Il cavalletto è il primo nostro alleato, anche se pensiamo di uscire in pieno giorno. Utilizzare in cavalletto ci impone tempi di scatto più ragionati, che sono il segreto per comporre la nostra inquadratura con attenzione e rigore.

COMPOSIZIONE
Questo tipo di fotografia vive di inquadrature e di composizione.
È fondamentale dedicare alla composizione il giusto tempo.
Semplice è meglio! questo deve diventare il nostro motto.
Componiamo tenendo bene in mente la semplicità, asciughiamo le nostre inquadrature, puliamole da elementi che potrebbero risultare fuorvianti e ragioniamo sempre su come rendere protagonista gli edifici che inquadriamo.
Magari, inizialmente, misuriamoci con riprese semplici, per andare via via a scegliere punti di vista più azzardati.

GIORNO O NOTTE?
Dipende dal tipo di fotografia che volgiamo realizzare. Se scattiamo a colori, la città moderna di solito dà il meglio di sé al crepuscolo.
Abituiamoci a farci trovare pronti a quell’ora del giorno. Scattiamo quando il cielo non è ancora nero e quando le luci della città sono già accese.
Se invece scattiamo in bianco e nero, allora possiamo anche provare l’ebbrezza di uscire e scattare di notte, usando il cielo nero come un fondale da studio.

BASSI ISO E DIAFRAMMA CHIUSO
Forti dello nostro cavalletto, impostiamo gli ISO più bassi, in modo da ottenere il minimo rumore, e un diaframma attorno a f.16/f.18.
Viste le condizioni di luce (immagino di essere al crepuscolo), scatteremo con tempi di posa piuttosto lunghi, ma abbiamo la macchina ben salda sul cavalletto e se non possediamo uno scatto flessibile o remoto, il mio consiglio è quello di impostare lo scatto ritardato, in modo da non fare vibrare la macchina premendo sul pulsante.

NO FLASH!
Ricordiamoci di disattivare la modalità di flash automatico, il flash in questo tipo di foto è perfettamente inutile, anche se scattiamo di notte.

GIOCARE CON I GRAFISMI
Le linee pulite, i materiali moderni offrono possibilità grafiche pressoché infinite. Il limite è soltanto la nostra creatività nello scovare scorci e inquadrature interessanti e non banali,

Sempione 5

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Triangolo

Navigando su internet, mi sono imbattuto in questo simpatico  – e utilissimo – diagramma, che con una semplicità disarmante spiega molto bene tre concetti fondamentali nella fotografia digitale: IL RUMORE, LA PROFONDITA’ DI CAMPO e IL MOVIMENTO.

A prima vista può sembrare confuso – e devo dire che, nonostante fotografi da una vita, ci ho messo un po’ – ma poi il magico triangolo mi ha svelato le sue potenzialità.

Andiamo per gradi e prendiamoci qualche istante per decifrare l’immagine, allora;

Il MOVIMENTO è spiegato dagli elementi azzzurri.
La PROFONDITA’ DI CAMPO è spiegata dagli elementi verdi.
IL RUMORE DIGITALE dagli elementi arancioni.

Come leggere il diagramma?

Movimento (Motion)
Partiamo dal mosso in machcina… cosa si deduce, che se usiamo 1/125′ per scattare, la biciclettina risulta congelata e se invece allungiamo il tempo, il nostro soggetto in movimento si sfoca. Semplice dedurre la regola generale:  più è breve il tempo e più siamo certi di congelare il movimento del soggetto.

Profondità di campo (DOF)
Qui il parametro è il diaframma e vediamo che più il diaframma è aperto e meno soggetti abbiamo a fuoco, per cui si deduce la regola generale (anche se parziale), che dice che più il diaframma è aperto e meno profondità di campo ho – cioè meno cose sono a fuoco.

Rumore digitale
Qui il parametro sono gli ISO e vediamo come il diagramma ci spiega che alzando gli ISO aumentiamo il rumore digitale presente nella fotografia. Regola generale: ad ISO elevati corrisponde rumore elevato.

A volte un piccolo disegnino dice più di mille parole.
Il disegno non è mio, ma non so a chi attribuirlo (in ogni caso lo ringrazio), le parole sono le mie e spero che la somma delle due sia riuscita a portare un briciolo di chiarezza in più!

 

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In questo post proviamo a capire a cosa servono gli ISO e come modificano la qualità finale delle nostre foto.

La scala degli ISO interviene sulla sensibilità alla luce del sensore della nostra reflex, più elevati sono gli ISO e più il nostro sensore è sensibile alla luce, per cui può lavorare anche in condizioni di luce scarsa.

Nell’era della pellicola, questa flessibilità non esisteva. Caricavamo un rullino con una data sensibilità e con quello ce la dovevamo cavare fino all’ultimo fotogramma.
Bel vantaggio il digitale!

Ma ogni vantaggio porta un prezzo da pagare… e il prezzo da pagare in questo caso è quello che in gergo tecnico si chiama rumore.

Più aumentano gli ISO meno luce ci serve, ma più rumore ci ritroviamo nello scatto.

Che cos’è il rumore?
Si chiama rumore tutte quei dati che il sensore genera indiscriminatamente – una sorta di pulviscolo digitale che si crea al momento dello scatto quando impieghiamo ISO elevati.
Nella foto in apertura, possiamo vedere come il rumore si manifesti soprattutto nelle parti scure della fotografia sotto forma di pixel verdi, rossi e blu, del tutto casuali.
Ricordiamoci: ISO bassi = poco/niente rumore – ISO alti = rumore
Non possiamo farci molto, solo la qualità della nostra reflex può garantirci un rumore minimo anche ad ISO elevati.

Cerchiamo di scartare sempre con ISO più bassi possibili, ma ricordiamoci che con gli ISO bassi ci serve molta luce e quindi rischiamo di dover usare tempi lunghi – col conseguente rischio di foto mosse. In questo caso ci torna utili l’impiego del cavalletto.
Nel caso il cavalletto non ci fosse, o fosse impensabile usarlo… Tiriamo su gli ISO, ma prepariampci ad avere a che fare con il disturbo digitale.

Non tutto è perduto, ci sono software di post produzione specifici per eliminare il rumore, uno di questi, poco costoso, ma molto performance è NeatImage.

Non tutto è perduto, anche nel caso di luce scarsa e di ISO elevati!

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