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Posts Tagged ‘Istogrammi’

Faccio una doverosa premessa, sarei un impostore se dicessi che sono di quei fotografi che bada agli istogrammi, perdonatemi, sono nato con la pellicola e non c’era nulla di simile agli istogrammi sulle mie prima macchine fotografiche… questo però non significa che gli istogrammi non siano un valido aiuto per il fotografo digitale alle prese con l’esposizione.

Lo scorso weekend ho tenuto un workshop di tecniche di base ad un piccolo gruppo di principianti e, una volta arrivati alla pratica istogrammi, mi sono reso conto che i loro occhi cominciavano a vagare in cerca di aiuto. Il secondo giorno, però, quando siamo usciti a scattare e abbiamo visto gli istogrammi applicati, ho apprezzato il fatto che i loro sguardi sono tornati normali. Questo per dire che nessun argomento, se affrontato con la giusta calma e portato anche nella pratica, è troppo complicato per non essere assimilato, istogrammi inclusi.

Prima di entrare nel vivo del posto, vorrei dire a tutti coloro che controllano meticolosamente l’esposizione delle loro fotografie guardando nel visore sul dorso: STATE BUTTANDO IL VOSTRO TEMPO!
Sì, è così, basare l’esposizione su ciò che il display vi dice è pressoché sprecare tempo.

Il solo modo certo per controllare l’effettiva esposizione di uno scatto è quello di controllare gli istrogrammi (!).

E allora buttiamoci su questi benedetti/maledetti istogrammi…

 

Gli istogrammi, in fotografia, sono la rappresentazione grafica della distribuzione della luminosità all’interno di una scena.
Il grafico è composto da una serie discreta di rettangoli (istogrammi) ai quali corrisponde la quantità di pixel che un valore uguale di luminosità. Sull’asse delle ordinate, Y, viene riportata la quantità  di pixel e sull’asse delle ascisse, X, la frequenza relativa alla luminosità, partendo da quella minore, a sinistra, che rappresenta le ombre, fino a all’estremità destra, che rappresenta i bianchi puri. Più alto è l’istogramma e più pixel hanno lo stesso valore di luminosità.

Leggere gli istogrammi

Imparare a leggere gli istogrammi è un’operazione piuttosto semplice che ci può immediatamente dire se la nostra foto è esposta correttamente, se è presente tutta la gamma tonale, se la scena comprende valori esterni alla latitudine di posa del sensore della nostra macchina, e tante altre informazioni che il visore da solo non sarebbe in grado di fornirci.

Intanto sarà bene ricordarci che l’esposimetro non è un essere pensante e quindi può solo produrre valori per i quali è stato programmato. L’esposimetro infatti considera corretta un’esposizione che riportata la scena al tono di grigio medio – schiarendo le scene scure e scurendo le scene chiare.
Una fotografia correttamente esposta viene rappresentata con un grafico ad istogrammi disposti su una curva a campana (o di Gauss) e con tutti i valori di luce (dal nero, al  bianco, passando per le ombre, i mezzitoni e le luci) presenti, anche in piccola percentuale.

Questo non significa che se le nostre foto non hanno questo tipo di istogramma allora sono sbagliata, ma semplicemente che si discostano dalla scena standard – il cartoncino di grigio medio.

Ecco un esempio di foto corretta, di foto sovraesposta e sottoesposta.

Nell’esempio 1, la foto è sovraesposta e gli istogrammi mostrano una completa assenza di neri e ombre e una grande concentrazione di bianchi puri.
Nell’esempio 2, la foto è corretta e gli istogrammi sono disposti lungo tutto l’asse delle ascisse, dicendoci che nello scatto sono presenti tutti i valori di luce, dai neri ai bianchi, ai mezzi toni.
Nell’esempio 3, la foto è sottoesposta e gli istogrammi sono tutti spostati verso i valori bassi (i neri.)

C’è vita oltre agli istogrammi

Non sto dicendo che se non imparerete a leggere gli istogrammi, non riuscirete mai ad esporre una foto correttamente. Tutt’altro!
Sto però cercando di indirizzarvi sulla via più corretta che è quella di imparare a vedere il mondo come lo vede la nostra macchina fotografica e gli istogrammi rappresentano perfettamente questa situazione.
Imparare a leggere gli istogrammi e interpretarli ci rende fotografi più consapevoli e dunque migliori.

Quando gli istogrammi non servono a nulla

Quando siete già fotografi esperti e state esponendo in maniera consapevole o creativa, ad esempio:

In questo mio scatto,’istogramma suggerirebbe un grave errore di esposizione, ma in verità la sottoesposizione (pesante) è voluta ed la ragione per la quale la foto risulta interessante.

 

 

 

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Faccio una premessa, ho cominciato a fotografare con la pellicola e allora non c’era modo per capire se uno scatto era venuto bene o no.
Bisogna aspettare di ritirare le stampe – o come nel mio caso le scatolette gialle con i telaietti delle dia montate. Solo in quel momento si riusciva a capire se quello che avevamo scattato era uno schifo totale o, al contrario, rispecchiava le nostre aspettative.
Questo, se non altro, mi ha insegnato a fare bene i miei conticini.

Oggi, per capire se quello che stiamo facendo è quello che vorremmo fare, abbiamo un potente alleato: gli istogrammi.

Non cadiamo nell’errore comune del principiante di fidarsi del display,
Il piccolo monitor sul retro della nostra reflex va benissimo per ricontrollare l’inquadratura, ma ci dà solo delle indicazioni sull’effettiva esposizione.
Gli istogrammi sono il solo modo per capire come abbiamo esposto lo scatto.

L’errore più grave che possiamo commettere scattando in digitale è SOVRAESPORRE TROPPO.
Mandiamo questa cosa a memoria, per cui, nel dubbio, sottoesponiamo.

COME SI LEGGONO GLI ISTOGRAMMI
Premetto che non sono un patito degli istogrammi – difficilmente li inserisco nei miei workshop – ma ammetto che sono uno strumento molto utile, se capito a pieno.

Gli istogrammi sono la rappresentazione cartesiana di quanti pixel hanno lo stesso valore tonale.
Messa così può spaventare molti – me compreso – e allora vale la pena spiegarsi meglio…

Sull’ascissa – asse orizzontale – riportano la quantità di luce, a sinistra le ombre – o neri – e a destra i bianchi – o alte luci, come si diceva un tempo.
L’ordinata – asse verticale – riporta la quantità pixel.
Quando vediamo dei picchi, significa che ci sono tante zone nella nostra inquadratura che hanno quella particolare intensità di luce.
Questo è quello che c’è da capire e non mi pare materia per un’esame di fisica nucleare.
Per cui, una foto buia avrà un istogramma con picchi concentrati sulla parte sinistra, mentre una foto chiara, al contrario, mostrerà una concentrazione di barrette, più o meno alte, nella parte destra.
Tutto chiaro fin qui? Speriamo, per cui proseguiamo.

L’esposizione ideale non presenta grandi picchi, ma soprattutto non presenta buchi sull’asse delle ascisse.

Ora, però, l’istogramma perfetto corrisponde alla fotografia di un cartoncino grigio medio esposto correttamente… ci interessa!? la risposta è no! – per lo meno la mia.
Non facciamoci ossessionare dalla ricerca dell’istogramma omogeneo, usiamo piuttosto lo strumento per capire se la nostra macchina è in grado di registrare quello che vogliamo e se lo fa nel modo che ci aspettiamo.

Cosa andare a leggere negli istogrammi
Concentriamoci davvero su quello che conta e lasciamo perdere le idiozie puramente teoriche – mi pare un buon approccio…

Ben vengano i picchi nelle barre degli istogrammi, in particolar modo se si trovano nella parte sinistra: significano scatti contrastati, vivi, dinamici. Solo noi sappiamo se stiamo sottoesponendo la scena per renderla più drammatica, il nostro esposimetro non può saperlo… in questo caso sarà ovvio avere dei picchi concentrati a sinistra – non spaventiamoci.

Un istogramma che presenta una modesta campana al centro e nessun picco è la radiografia di uno scatto dal cuore morto, il trionfo del grigio, del piatto – anche se dal punto di vista teorico, probabilmente, sarebbe l’istogramma più prossimo all’ideale, noi non vogliamo produrre scatti morti!!!

Evitiamo però di concentrare troppi picchi a destra, magari preceduti da un lungo buco, questo significa una fotografia sovraesposta, di sicuro bruciata e il buco prima delle alte luci ci dovrebbe dire che poco di quello che abbiamo inquadrato è esposto correttamente.

Se stiamo fotografando una scena chiara, gli istogrammi saranno spostati verso destra, ma più riempiamo l’asse delle ascisse e più la nostra scena mostrerà una completezza tonale. A meno che non si tratti di una foto altamente creativa, i nostri istogrammi non dovrebbero presentare larghi buchi sulle ascisse.

Se la scena è scura o la nostra scelta creativa è di sottoesporre, gli istogrammi saranno concentrati sulla sinistra.
Per come sono costruiti i sensori, nel caso sbagliassimo, meglio sbagliare sottoesponendo, che non sovraesponendo. I dettagli totalmente bruciati non sono recuperabili, nemmeno con Photoshop. I dettagli nelle ombre, si possono invece sempre schiarire.

Il mio consiglio è semplice: imparate a leggere gli istogrammi, ma non fateli diventare né la vostra ossessione, né la vostra priorità – la fotografia è ben altro.

Un’ultima cosa, quasi tutti le reflex digitali, anche nelle versioni più economiche, offrono una modalità che mette in evidenza sul display, colorandole e facendole lampeggiare, le aree della scena che risulterebbero bruciate – clipping o highlight warning o aree bruciate.
Questa è una funzione MOLTO importante, perché ci dice immediatamente quale saranno le aree completamente bianche e cioè prive di dettagli – cioè bruciate. A differenza degli istogrammi, che richiedono un minimo di pratica in più, il clipping è immediato perché colora di blu, di rosso o di nero intermittente le aree irrecuperabili direttamente sul display, anche prima di aver fatto click. Ricordiamoci di questa funzione, ci aiuterà ad esporre meglio.

Ok, vi ho spaventato… un ultimo consiglio, se imparate a fare bene e in fretta i conticini (tempo/diaframma) e imparate a conoscere la vostra macchina, degli istogrammi potete pure dimenticarvene – ma non dite che ve l’ho detto io…

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Sfrucugliando nei vari menù delle nostre macchine fotografiche digitali ci sarà capitato qualche volta di imbatterci in una schermata piuttosto criptica, fatta di tante lineette verticali… Siamo incappati nella schermata degli ISTOGRAMMI – questi sconosciuti.

Di certo la prima tentazione sarà stata quella di darsela a gambe, ma se mai riuscissimo a superare il panico che la sindrome da istogramma genera, proviamo a capire quanto ci può tornare utile questa funzione.

Che cosa sono gli istogrammi?

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Sono la rappresentazione del numero di pixel – cioè di informazioni registrate dal sensore della nostra reflex – in corrispondenza di un dato valore di luce.
Sulle ascisse (asse orizzontale) la macchina riporta i valori di luminosità, mentre sulle ordinate (asse verticale) vengono rappresentati il numero dei pixel che corrispondono a quella data luminosità – per cui PIÙ È ALTA LA RIGHETTA E PIU INFORMAZIONI (PIXEL) HANNO QUEL DETERMINATO VALORE DI LUCE.

A differenza dei cari vecchi grafici cartesiani di memoria scolastica, il valore più alto della luce è riportato verso destra, per cui, a destra troviamo LE LUCI, mentre a sinistra troviamo LE OMBRE.

Fin qui mi pare chiaro…

A cosa servono gli istogrammi?
Capire gli istogrammi ci aiuta a capire se la nostra foto è esposta correttamente.
ATTENZIONE!!! Ho scritto esposta correttamente e non se la foto è più o meno bella.
Gli istogrammi riepilogano in forma rappresentativa il modo in cui il sensore ha registrato la luminosità della fotografia che abbiamo scattato.
Non esiste l’istogramma perfetto, come non esiste l’esposizione perfetta e questo faremmo meglio a ricordarcelo

Un’immagine correttamente esposta produce istogrammi che si dispongono secondo una curva detta di Gauss, barre piccole in corrispondenza delle ombre, che crescono mano a mano che cresce la luminosità e che tornano a farsi più contenute in corrispondenza delle luci – a prima vista una sorta di campana.

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Teoricamente dovremmo riuscire a coprire con qualche lineetta tutti i valori delle X – niente linee significa nessun dato.
E dovremmo anche evitare lunghi tratti piatti, che significano un taglio netto – clip, in termini tecnici.

Ma torno a dire, per come ragiona la macchina, l’istogramma perfetto corrisponderebbe ad un bel cartoncino grigio… Nessuna ombra, nessuna luce, nessun taglio… Ma noi siamo non siamo in giro a fotografare cartoncini grigi!!!

Per cui, facciamo tesoro degli istogrammi, cerchiamo di capirne il significato, in particolar modo cerchiamo di capire se stiamo tagliando troppo e soprattutto se stiamo tagliando senza volerlo.

Fatto ciò, dimentichiamoceli pure e concentriamoci su quello che sta davanti all’obiettivo e non dentro il visore – non per essere supponento, ma ho vissuto molto bene e fotografato discretamente anche senza guardarle quelle barrette isteriche!

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