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Posts Tagged ‘luce ambiente’

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L’amico Antonio Cipriani, giornalista, in una “prova luce”. Ritratto lo-key su fondo nero, SENZA FONDO NERO!

Qualche volta il fotografo deve comportarsi un po’ come il prestigiatore e usare qualche trucchetto per cavare il proverbiale coniglio dal cilindro.

Durante un pranzo in un ristorante indiano dell’Isola, l’amico Antonio Cipriani mi ha coinvolto in uno dei suoi lungimiranti progetti editoriali e mentre ci portavano chicken korma e tandoori vari, mi veniva passato il brief.
Avrei dovuto realizzare una serie di ritratti la cui caratteristica era quella di far sbucare il soggetto dal nero, da alternare a ritratti ambientati più tradizionali.

Di per sé, nulla di tecnicamente difficile da affrontare.
Ci si porta un fondale nero, lo si piazza ad una distanza considerevole dal soggetto, si illumina il soggetto con una luce che si avrà cura di mascherare per controllarne meglio il fascio e il gioco è fatto.

Ma se volessimo arrivare allo stesso risultato senza un fondale nero, perché magari non lo abbiamo a disposizione o perché non ci andava di caricarcelo in macchina con tutti gli stativi o semplicemente perché l’idea c’è venuta sul posto, senza premeditazione?

Nessun problema!

Per inventarci un fondo nero che non c’è, ci servono:

  • un soggetto
  • una reflex
  • un flash
  • un concentratore di luce (grid a nido d’ape)
  • un po’ di conoscenza della tecnica di base della fotografia flash

Prima di entrare nel vivo di come fare, ripassiamo le basi della fotografia flash: il tempo di posa è responsabile di quanta luce ambiente verrà registrata nello scatto, il diaframma controlla l’influenza della luce flash.
Sebbene possa sembrare pedanteria gratuita, il trucco è tutto qui.

Montiamo il concentratore di luce sulla testa del nostro flash.
Sul mercato se ne trovano di svariati tipi e per tutte le tasche. Si tratta di un modificatore particolare che si monta sulla testa del flash o su un softbox per stringere – concentrare – il fascio di luce emessa e quelli che si montano direttamente sul flash presentato una griglia a nido d’ape (grid).

Posizioniamo il flash a lato della macchina, facendoci aiutare da qualcuno o montando lo speedlight su un treppiedi.
La posizione del flash rispetto al soggetto è fondamentale, anche perché il grid stringe molto il cono di luce che illuminerà il nostro soggetto. Vale la pena fare qualche prova, pochi gradi d’inclinazione e qualche centimetro più avanti o più indietro in questo caso fanno la differenza. Studiamo bene le sembianze del nostro soggetto e come vogliamo che la luce lo illumini.

Con la macchina in manuale, esponiamo per il volto del nostro e impostiamo il diaframma che ci dà il risultato che più ci soddisfa.
Dopo di che sottoesponiamo come se non ci fosse un domani, mantenendo il diaframma e scendendo con il tempo di posa.
È fondamentale che, sia macchina, sia flash, possano funzionare con tempi più rapidi del tempo di X-sync, perché potrebbe essere necessario scattare con tempi molto rapidi. Consultiamo il manuale e impostiamo la macchina perché possa dialogare con il flash usando tempi più rapidi dell”X-Sync – per il mondo Nikon si chiama Focal Plane (FP), per il mondo Canon High Sync.
Facciamo un po’ di prove, riducendo sempre più il tempo di esposizione, fino a raggiungere un tempo che escluda completamente l’influenza della luce ambiente – in gergo tecnico questa tecnica si chiama killing the ambient light.
Siccome nella fotografia flash è il tempo di posa che controlla la luce ambiente, se noi lo riduciamo drasticamente, otterremo uno scatto influenzato solamente dalla luce del flash, che è quello che ci serve per inventarci un fondo nero alle spalle del soggetto ritratto.

Nella foto di apertura, ho scattato con 1/2000 di secondo – mentre l’esposizione corretta per l’ambiente, mantenendo lo stesso diaframma, sarebbe di 1/25″, sottoesponendo così di 6 stop.

Boom, il gioco è fatto! Ed ecco comparire un ritratto low key su fondo nero… senza fondo!

 

 

 

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Luce flash e luce ambiente, più un piccolo trucco che vi svelerò nei prossimi post (!)

Luce flash e luce ambiente, più un piccolo trucco che vi svelerò nei prossimi post (!)

Ed eccoci al secondo appuntamento con questa breve serie di post dedicata all’impiego del flash.

Vediamo di affrontare le nozioni basi sul funzionamento del flash – non spaventatevi, come abitudine, lasceremo da parte ogni astrusità teorica.

Detta in soldoni:

Il flash è un dispositivo alimentato a batterie o a corrente, al suo interno opera un condensatore che si carica e  che, al momento dello scatto, rilascia l’energia elettrica immagazzinata al suo interno, scaricandola attraverso una lampada a tubo contenente una miscela di gas composta prevalentemente da xenon. I gas, sollecitati dall’elettricità , innescano una reazione e s’illuminano, producendo un bagliore intenso e breve (poco più di un millisecondo), con una temperatura molto simile a quella della luce diurna (5500° Kelvin)  – quello che tutti conosciamo come lampo del flash. Fine delle astrusità, giuro!

Usare il flash, sia che si tratti di un dispositivo esterno, sia che si tratti del piccolo flash incorporato, comporta qualche grattacapo, nell’ordine:

  • come cadrà la luce sul soggetto?
  • quanta ne cadrà? sarà troppa? sarà troppo poca?
  • come faccio a calcolare la corretta esposizione? – già faccio fatica a farlo con la luce ambiente, che vedo, figuriamoci con un lampo che dura molto meno di un secondo e sembra addirittura più accecante del sole…
  • … e un sacco di altri ancora.

In effetti, messa così, c’è da aver paura del flash.
Procediamo con calma, come sempre.

Prima di tutto.
Abbiamo deciso di usare un flash, bene, ora, prima di scattare, chiediamoci cosa vogliamo ottenere.
A cosa deve servire il nostro flash?

  • sarà la nostra luce principale (key light)?
  • servirà semplicemente a dare un colpo di schiarita?
  • sarà parte integrata dell’illuminazione finale?
  • dovrà miscelarsi alla luce ambiente?
  • dovrà contrastare il sole?
  • dovrà dare un accento – un colpo per far risaltare un dettaglio o per staccare il soggetto dallo sfondo?

Potrebbero sembrare domande banali, ma, credetemi, non lo sono affatto, perché dalle risposte che ci daremo dipenderà la potenza richiesta al nostro flash e, molte volte, anche la modalità con la quale lo impiegheremo.
Ad esempio se decideremo che la luce importante (se non la sola) nella scena sarà quella del nostro flash, dovremo usare  una potenza sufficiente per fare quello che ci prefiggiamo – e qualche volta non è possibile.

Ritratto con sola luce flash

Ritratto con sola luce flash. Potenza e posizione hanno determinato il risultato finale – che poi era quello che avevo in mente prima di scattare (!)

Se invece il flash dovrà semplicemente funzionare come schiarita, allora dovremo ragionare in modo opposto e limitarne la potenza, in modo da non sovraesporre in maniera irrimediabile l’immagine, la sua luce ci servirà soltanto per contrastare un controluce o per far affiorare certi dettagli in ombra.

Se invece il risultato che ci prefiggiamo è un mix di flash e luce ambiente, allora dobbiamo ragionare con calma, digerire per bene la teoria, fare molta pratica e non arrendersi di fronte ai primi insuccessi.

Ma il flash qui c'è o non c'è? Eh eh eh, è proprio questo il bello di mixare luce ambiente e flash. Il flash c'è, eccome se c'è, ma agisce in punta di… lampo, discretamente.

Ma il flash qui c’è o non c’è?
Eh eh eh,… è proprio questo il bello di mixare luce ambiente e flash.
Il flash c’è, eccome se c’è, ma agisce in punta di… lampo, discretamente, ma contribuisce in modo essenziale all’economia finale dello scatto. Senza il flash (anzi, senza i flash) questo scatto sarebbe risultato assolutamente insulso.

Proviamo a fissare qualche concetto base, che dite!?

Che cos’è la luce ambiente?
In questi post leggerete molto frequentemente il termine luce ambiente.
Sgombriamo subito il campo dai possibili fraintendimenti, con luce ambiente intendiamo qualsiasi fonte di illuminazione presente sulla scena che non sia quella prodotta dal nostro flash, sia che si tratti della luce del giorno, sia che si tratti di lampioni o lampade. Potrebbe sembrare futile specificarlo, ma, fidatevi, è fondamentale, molti alle prime esperienze con la fotografia flash cadono nell’errore di non considerare la luce di una lampada, siccome artificiale, luce ambiente. Meglio essere chiari da subito.

Usare il flash è come fare due foto sovrapposte.
Quando mi capita di spiegare la base della fotografia flash in qualche workshop uso spesso questa scorciatoia.
Usare il flash è come fare due foto sovrapposte, una è quella prodotta della luce del flash e l’altra è quella prodotta della luce ambiente. La sovrapposizione delle due è lo scatto finale. Per entrambe è necessario pensare alla corretta esposizione. Diciamo che la foto prodotta dalla luce del flash è totalmente governata dal diaframma, mentre per la foto prodotta dalla luce ambiente è totalmente governata dal tempo di posa.
Capire questo paradigma di base non è poca cosa, credetemi, e ci tornerà utile ogni volta che monteremo un flash.

La distanza conta.
Mai, come nell’impiego del flash, le distanze sono fondamentali.
Il flash ha una copertura limitata che dipende dalla sua potenza, naturalmente. Il piccolo flash incorporato arriva ad un massimo di 4/5 metri, al massimo della potenza. Le unità che si montano sulla slitta possono raggiungere i 10/12 metri. per cui è fatica sprecata cercare di illuminare di notte il campanile sullo sfondo (!) – anche se giuro di averlo visto fare più di una volta…
Questo è un altro concetto che dobbiamo capire e che, più avanti, impareremo anche a sfruttare con un pizzico di creatività e di malizia.
Per cui, il flash serve per illuminare un soggetto che non è più distante (dal flash, non dalla nostra macchina fotografica) di una decina di metri, tutto ciò che sta oltre questo limite non viene influenzato dal nostro lampo artificiale.
La distanza tra flash e soggetto determina dunque quanta luce artificiale illumina quest’ultimo.
ATTENZIONE! se avvicino o allontano il soggetto dal flash questo parametro cambia.

TTL o Manuale?
I flash offrono varie modalità di funzionamento, lasciamo perdere quelle proprietarie delle varie marche e quelle che mai utilizzeremo nella vita e concentriamoci sulle due modalità principe: TTL e Manuale.
TTL è l’acronimo inglese di Through The Lens e cioè “attraverso l’obiettivo”. Si tratta di un sistema molto sofisticato che misura la luce riflessa da soggetto e la rimbalza attraverso l’obiettvo, determinando con cura la potenza da impiegare per soddisfare il diaframma impostato. Vi risparmio i tecnicismi, ma sottolineo che il sistema TTL è davvero una manna quando il soggetto si muove – proprio in virtù del fatto che è in grado di aggiornare per noi la potenza erogata dal flash al momento del click.
Ma se è così, allora io il mio flash lo uso soltanto in TTL!
Errore! Perché, nonostante il sistema sia altamente sofisticato ed affidabile, spesso gli automatismi non fanno quello che abbiamo in testa noi.
Ed ecco perché a volte conviene affidarsi al caro vecchio Manuale.
Impostando la modalità Manuale sul flash, siamo noi che abbiamo il totale controllo della potenza erogata.
Solitamente possiamo scegliere frazioni che vanno da un minimo di 1/128 della potenza massima fino ad 1/1, che significa  oltre questo, non ce n’è più!

Vantaggi del Manuale:

  • controllo  la potenza
  • incremento e decremento la potenza come preferisco
  • mi garantisce una continuità assoluta di risultato, a patto che la distanza tra soggetto e flash non cambi

Svantaggi del Manuale:

  • sono costretto ad operare per interventi successivi
  • se il soggetto si muove rischio di ottenere scatti bruciato o bui

Vantaggi del TTL:

  • la macchina e il flash si parlano direttamente
  • il flash imposta la potenza necessaria per ottenere il risultato
  • non devo intervenire continuamente sul flash
  • se il soggetto si muove, il flash imposta la potenza di conseguenza
  • è molto più rapido
  • è comodo per situazioni che prevedono l’azione

Svantaggi del TTL:

  • a volte fattori esterni influenzano il calcolo della potenza erogata
  • non ho il controllo e qualche volta i conti che fanno macchina e flash producono risultati diversi da quelli che avremmo voluto
  • non ho la certezza di ottenere un’illuminazione costante

La potenza di un flash
Conoscere la potenza di un flash può tornarci piuttosto utile, soprattutto quando lo stiamo per acquistare.
La potenza di un flash è espressa attraverso il numero guida (GN).
Il numero guida è il risultato di un’equazione  molto semplice e si basa sulla capacità di un flash di esporre correttamente un soggetto ad una certa distanza (espressa in piedi, ft.) con un dato diaframma con un dato ISO,  ad esempio, un flash capace di esporre un soggetto distante 10 ft. con f.4.5 a ISO avrà un numero guida pari a 45
Maggiore è il numero guida, maggiore è la potenza che il flash è in grado di erogare.
Solitamente i costruttori indicano il numero guida in base a ISO 100, ma fate attenzione, perché qualche volta, soprattutto dall’introduzione del digitale e di modelli che non scendono sotto ISO 200, il GN viene indicato in riferimento a ISO 200
Questa trovata può causare qualche fraintendimento e consiglio sempre di controllare gli ISO di riferimento.
Bene, direi che, come secondo post dedicato alla flash photography, possiamo fermarci qui.
Abbiamo fissato un paio di concetti cardine e la prossima volta affronteremo il dilemma di come misurare la corretta esposizione. Stay tuned!

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Orvieto, il Duomo al mattino. La luce diffusa può essere anche interessante, ma sta a noi confezionare scatti che ne sfruttino al meglio le (poche) buone caratteristiche di questo tipo di illuminazione.

Eccoci alla luce amica (per molti, ma  non per me, ah ah ah).

La luce diffusa è, tendenzialmente, una luce che non crea problemi – neppure al principiante, ma proprio perché non crea problemi, voglio mettervi in guardia, difficilmente crea scatti memorabili.

La luce diffusa è tipica delle giornate con il cielo coperto, dove le nuvole agiscono come un immenso diffusore per la luce del sole, oppure in aree all’ombra, o in giornate di foschia.

La quasi totale mancanza di direzione rende quasi inesistenti le ombre, questo aiuta nella valutazione di un’esposizione corretta, ma riduce drasticamente il contrasto, traducendosi molto spesso in scatti piatti.
Scusate lo scarso entusiasmo, ma la luce diffusa naturale proprio non è il mio pane…

No! Fermi, non lasciatevi travisare, la luce diffusa ha anche caratteristiche interessanti.
La luce diffusa suggerisce atmosfere eteree, sognanti, leggere, mistiche e questo va sfruttato.

Teniamo in mente il suggerimento e affidiamoci alla nostra capacità compositiva.
Una buona composizione è il vero segreto per portare a casa scatti interessanti con situazioni di luce diffusa.
Concentriamoci sul soggetto, evitiamo inquadrature troppo ampie ed evitiamo di includere larghe porzioni di cielo – immagino che sia superfluo spiegarne il motivo…
La luce diffusa non è particolarmente indicata per le fotografie panoramiche, a meno che il vostro soggetto non sia un lago avvolto nella foschia del mattina, un paesaggio campestre autunnale, impreziosito dalla bruma. Quelle tipologie di foto vivono di bassi contrasti e toni pastello e, naturalmente, di luce diffusa. Imparate il copione ed interpretatelo al meglio, siate evocativi. La luce diffusa suggerisce quel genere di approccio, fatelo vostro, cercate i soggetti che meglio si prestano a quel tipo di scatto date voce alle corde più poetiche del vostro animo fotografico (!).

Ma ricordatevi che, dal momento che la luce diffusa, per sua caratteristica primaria, non saprà vibrare, sarà un saggio impiego delle regole della composizione a rendere i vostri scatti interessanti.

Dal momento che la valutazione dell’esposizione corretta, in una situazione di luce diffusa, non dovrebbe comportare un problema per nessuno, tanto meno per l’esposimetro della vostra reflex, IMPEGNATEVI al meglio nella composizione!
Dedicate il giusto tempo all’inquadratura. Nel dubbio, scegliete inquadrature selettive, concentratevi sul soggetto, stringete il più possibile,  asciugate l’inquadratura.

In una situazione di quasi totale assenza di ombre – e dunque di tridimensionalità – quel tocco in più ai vostri scatti lo può  aggiungere un impiego coscienzioso della composizione e un uso intelligente del colore.

Con la luce diffusa avete due strade interpretative: colori contigui colori dal forte contrasto.
Non fate l’errore di non scegliere!

Se non avete molta dimestichezza con la teoria del colore, aiutatevi con la ruota cromatica qui sotto.540px-Colorwheel.svg

Nel caso scegliate la via dei colori contigui, riducete più che potete i colori presenti nella scena e fate in modo che siano di colori (o sfumature del colore principale) contigui tra loro – cioè vicini sulla ruota. Ad esempio, fate in modo che nella scena prevalgano le sfumature dell’arancione e del giallo, o del verde affiancato da vari azzurri.

Se invece scegliete il contrasto, scegliete colori che si trovano opposti tra di loro sulla ruota, come ad esempio il rosso e il verde, o il viola e il giallo.

Qualsiasi delle due vie interpretative scegliate, evitate di restare a metà strada.
Due soggetti cromaticamente contrastanti tra loro, anche in una luce diffusa, possono produrre uno scatto vibrante, mentre una palette ridotta, magari formata dalle sole sfumature di due colori contigui, può creare uno scatto molto elegante o etereo, a seconda del colore principale scelto.

Ecco due esempi di luce diffusa (anche se nel secondo caso, la luce manteneva una certa caratteristica

coloricontrastanti

Il rosso delle ciliegie e il verde dello sfondo. Nonostante la luce non fosse particolarmente accattivante, lo scatto risulta interessante – in questo caso è il prodotto di un’attenta composizione e di una scelta di colori contrastanti tra loro.

Misty Gange

Varanasi (India), alba sul Gange. Bruma e acqua: due elementi che funzionano sempre molto bene se in coppia. In questo scatto, quasi onirico, la scelta è stata quella di affidarsi pochi colori, vicini tra loro nella ruota. Il risultato è uno scatto… in odore di magia.

Giusto prima di chiudere… molti vi diranno che ‘la luce diffusa è perfetta per i ritratti’… non io! A meno che non vi piacciano volti piatti o che vi facciano paure le ombre.

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Antelope Canyon, Arizona (USA) La luce diretta del sole, prima di dominanti, filtra solo per piccola apertura del canyon. Il resto è luce riflessa, carica delle dominanti calde raccolte rimbalzando sulle pareti interne del canyon.

Antelope Canyon, Arizona (USA)
La luce diretta del sole, prima di dominanti, filtra solo per piccola apertura del canyon. Il resto è luce riflessa, carica delle dominanti calde raccolte rimbalzando sulle pareti interne del canyon.

Torniamo ad occuparci di luce, che troppo spesso, distratti dalla tecnologia che incalza e promette subdola, ci dimentichiamo essere la veragrande, protagonista della fotografia.
In questo post parliamo di luce riflessa.

La luce riflessa non illumina il soggetto direttamente, ma attraverso rimbalzi su una o più superfici adiacenti al nostro soggetto. Ogni rimbalzo ne attenuarne l’intensità e la carica di una dominate cromatica propria della superficie sulla quale la luce rimbalza. No, non sgranate gli occhi, è molto più semplice di quanto non possa sembrare.

Proviamo ad immaginare di trovarci a mezzogiorno di una giornata estiva di pieno sole e immaginiamo il sole a picco, le ombre nette, il massimo contrasto, blah, blah, blah…
Immaginiamo ora di dover, obtorto collo, scattare un ritratto… un vero incubo.
Di scattare in pieno sole, ovviamente, non se parla, sarebbe soltanto un disastro annunciato.
Spostiamo dunque il soggetto in un angolo riparato, cercando di fare in modo di illuminarlo attraverso il riverbero della luce del sole che rimbalza, diciamo, su una parete di fronte. Ecco un perfetto esempio di luce riflessa, molto più diffusa e meno cruda della luce diretta del sole a picco – disastro scongiurato, lezione imparata.

Ma attenzione… la luce riflessa non è soltanto diffusa e morbida, ha anche un’altra caratteristica peculiaresi colora con dominanti cromatiche che prende dalle superfici sulle quali rimbalza.
Ad esempio, se la parete che ipotizzavamo poco fa fosse ocra, il nostro soggetto verrebbe illuminato da una luce calda e carica di una spiccata dominante arancione, raccolta nel rimbalzo sulla parete ocra.
E fin qui tutto bene, ma se la parete in questione fosse stata verde? Bè, il risultato non sarebbe stato altrettanto esaltante, credetemi: davvero pochi fanno salti di gioia nel vedersi ritratti con un incarnato da oltretomba.

Facciamo attenzione dunque al colore della superficie sulla quale  rimbalza la luce che illumina i nostri soggetti!

Laghi e specchi d’acqua sono ottimi riflettori naturali, perfetti per creare scatti molto intensi, sia per fotografie di persone, sia per scatti di paesaggi. Il meglio lo si ottiene quando il soggetto principale, illuminato dalla luce diretta del sole, ha colori piuttosto vibranti e l’acqua, che lo riflette, si trova in ombra – ad esempio, la cima di una montagna, illuminata dal sole che tramonta, che si riflette in un lago in ombra.
Analogamente, nevai e ghiacciai hanno una forte caratteristica riflettente e funzionano come enormi pannelli di polistirolo, aggiungendo quel tocco di luce riflessa in grado di bilanciare le vette infiammate dal sole che tramonta e le zone d’ombra.

Un’ultima considerazione: la luce rimbalza ovunque, che noi lo si voglia o no. Impariamo dunque a sfruttarne il meglio. Ogni superficie vicina al nostro soggetto, funge da riflettore, ognuna con il suo livello di impatto, ognuna con la sua intensità. Impariamo a farne tesoro. Le sole superfici che non riflettono sono quelle di colore nero, questo non significa per forza un problema, tutt’altro, dal momento che anche loro possono portare il loro contributo al nostro scatto in termini di ombre, enfatizzando la tridimensionalità.

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un esempio, per nulla sciapo, di luce frontalle (almeno spero)

 Ed eccoci al terzo appuntamento con la mini-serie di post dedicati alla luce naturale.

In questo post parliamo di luce fontale. Alzi la mano chi, quando ha cominciato a fotografe, non è stato avvertito da cosidetti esperti che “si fotografa sempre con il sole alle spalle”… dimenticatevelo!

Personalmente credo che non esista luce più insignificante di quella che ci arriva da dietro e investe il nostro soggetto in modo uniforme. Va bene per il principiante, perché gli risolve qualsiasi problema legato all’esposizione, creando un’illuminazione bilanciata e priva di grandi contrasti tra luce ed ombre.

Se c’è una cosa che adoro della luce è… l’ombra! Ah ah ah!

E allora perché prendersi la briga di scrivere un post su un tipo di luce che non apprezzo particolarmente!?
Perché, in realtà, la luce frontale, se sfruttata in certe ore particolari della giornata – si legga golden hours – soprattutto per scatti di paesaggio, può regalare scatti tutt’altro che banali.
Nelle golden hours, grazie al fatto che il sole è basso sull’orizzonte, anche la luce frontale può assumere connotati interessanti e creare contrasti ed ombre impensabili nelle altre ore del giorno, se aggiungiamo il fatto che poi la luce frontale non è quasi mai un problema da misurare, il gioco è fatto, anche per chi inizia.

Il sole alle spalle (di noi che fotografiamo), non è quasi mai la scelta più interessante in termini di illuminazione, ma se abbiamo l’accortezza di attendere le manciate di minuti che precedono il tramonto, può riservarci qualche emozione inaspettata.

Un ultimo consiglio, quasi buttato lì, ma che se vorrete testarlo sul campo, saprà tirare fuori  il proverbiale coniglio dal cilindro: nella vostra scena cercate di includere superfici riflettenti, come ad esempio specchi d’acqua o edifici dalle ampie vetrate, avranno il merito di aggiungere un efficace controcanto al sole alle vostre spalle.

Esporre per la luce frontale non comporta particolari problemi e possiamo tranquillamente fidarci dell’esposimetro della nostra macchina, anche il mio consiglio personale – questa volta davvero l’ultimo, giuro… – è quello di sottoesporre di 1/2 stop per rendere il risultato un po’ più saturo.

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Si chiama controluce quando la luce è esattamente dietro il soggetto che stiamo fotografando.

Una delle l’ho più interessanti, di sicuro, ma anche una della più difficili da domare. Il controluce produce scene ad altissimo contrasto, con zone in piena ombra, contrapposte ad aree bucate. 

Il controluce può dar vita ad interessanti silhouette o ad effetti eterei molto particolare, soprattutto se i nostri soggetti sono traslucidi, come ad esempio foglie, fiori o acqua – in questi casi saremo in grado di creare scatti di altissimo impatto visivo.

Determinare la corretta esposizione e gestire i flare – quei bagliori che si creano in macchina – sono di certo i due aspetti più critici degli scatti controluce.

Lasciamo perdere il problema del flare, che è legato molto spesso alla qualità dell’obiettivo che usiamo e concentriamoci su ciò che possiamo controllare: l’esposizione.

La regola è semplice ed è dettata dal buon senso: se il soggetto è in ombra, esponiamo per le ombre e lasciamo che le luci si brucino, creando un effetto diafano, se invece il soggetto è nella zone chiare, esponiamo per le luci e lasciamo che le ombre creino una silhoutte.  In ogni caso, non sarà mai un effetto scontato. Il mio consiglio è di fare una scelta decisa e non lasciare l’esposizione appesa tra le ombre e le luci. Se scattiamo in una delle due modalità semi-automatica o in automatico, potrebbe essere comodo utilizzare la funzione di blocco dell’esposizione, una volta individuata la coppia tempo/diaframma che reputiamo corretta.

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