Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘luce’

Usare la luce per esprimere emozioni.
L’intimità della sera, come avrebbe potuto scattarla Caravaggio (!).

L’idea per rispolverare questo post e di riscriverlo mi è venuta ieri, quando ho alzato gli occhi e lo sguardo è andato sbattere contro  un San Giovanni Battista di Caravaggio, in formato 3×2 che promuoveva la mostra “Dentro Caravaggio”.
Lo confesso! Sono colpevole! Io per Michelangelo Merisi da Caravaggio ho un debole… ma quale debole, io per Caravaggio ho una vera e propria adorazione, dai tratti quasi ossessivi (!).
Siamo “fotografi” – o ci crediamo tali, giusto!? Bene e allora dovremmo tutti andare a scuola da Caravaggio e imparare da lui come si scrive con la luce, perché “fotografia” proprio questo significa, da greco foto, luce, e grafia, scrittura.
Caravaggio mi ha sempre colpito ed entusiasmato per la sua capacità magistrale di usare la luce.
L’artista usa la luce in modo strettamente funzionale alla narrazione, che in alcune opere – che nella mia banalità giudico e godo come “assolute”, gli permette di asciugare la scena ad un livello oltre il quale sarebbe impossibile spingersi, con il risultato di produrre storie visive dalla potenza quasi dirompente.
La luce di Caravaggio è pathos, emozione, tragedia, dinamismo. E noi, che amiamo tanto definirci “fotografi”, ma anche voi che sul web vi firmate con un ben più chic “photographer”, dovremmo prenderci la briga di lasciare a casa l’ego ipertrofico per qualche ora e dedicarci a studiare come il genio (e sregolatezza) di Caravaggio impiega la luce per dare vita alle sue opere.

CONOSCERE E CAPIRE LA LUCE

È un nostro preciso dovere! Proprio come per uno scultore lo è conoscere le diverse pietre e per uno scrittore comprendere le regole della grammatica. Un fotografo deve conoscere, ma, soprattutto, capire la luce.

Si può imparare a capire la luce? Io sono fermamente convinto di sì.

FOTOGRAFARE SIGNIFICA SCRIVERE CON LA LUCE

La fotografia è fatta di luce e di ombre e non dobbiamo mai dimenticarlo.
Dobbiamo imparare a studiare la luce, la sua direzione, l’effetto che questa provoca sull’ambiente e sui soggetti del nostro scatto.
Dobbiamo imparare a familiarizzare con le qualità della luce.
Ahimè, molti di noi neppure le conoscono! Sarebbe un po’ come dire che uno scrittore non conoscesse le funzioni dei pronomi – anche se purtroppo qualche autore pubblicato sembra davvero esserne all’oscuro, giudicando da come scrive…
Le proprietà della luce (direzione, qualità, temperatura ed intensità) determinano la riuscita del nostro scatto tanto quanto la scelta del soggetto e l’uso della composizione, anzi, le proprietà della luce, esaltano la scelta di un buon soggetto e amplificano la potenza di una composizione curata.

CERCATORI DI LUCE

Troppo spesso prendiamo scorciatoie… i paesaggi si scattano al tramonto… i ritratti all’aperto si scattano in giorni nuvolosi… una donna va illuminata soltanto con luce diffusa… Blah, blah, blah… Tutto vero, tutto sacrosanto, ma non dobbiamo rilassarci e consegnarci all’ovvio, dobbiamo restare svegli e sperimentare. Dobbiamo cercare!
Dobbiamo, prima di tutto, prima di dirci fotografi – o firmarci photographer, imparare a cercare la luce. Dobbiamo diventare “cercatori di luce”.
Già la sola idea mi piace. Mi piace terribilmente il nome. “Cercatore di luce”, mi immagino qualcuno che non si accontenta della prima luce a disposizione, ma che si adopera per creare le condizioni di scattare SEMPRE con la luce giusta – giusta per quello scatto, per quella storia, per quel tono narrativo.
A allora cerchiamo!
Cerchiamo i controluce. Cerchiamo le luci di taglio, le luci radenti. Proviamo ad aggiungere  un flash per bilanciare il sole alle spalle del nostro soggetto… insomma, mandato a memoria l’ABC, proviamo ad andar oltre.

COME SI IMPARA A CONOSCERE LA LUCE

Ci sono esercizi che possiamo fare senza macchina fotografica per imparare a capire la luce.
Quando entriamo in una stanza, quando entriamo in un salone, in un qualsiasi ambiente, proviamo ad individuare la luce principale e a capire da dove (direzione). Osserviamo le ombre che crea. Analizziamole. Come cadono? Osserviamo le ombre, come cadono? Disegnano un contorno secco? Osserviamo la transizione tra le zone in luce e le zone in ombra.  Disegna un passaggio graduale, morbido? La luce è morbida? Riflessa? Dura e secca? Avvolgente? Cerchiamo tra gli aggettivi che conosciamo, fino a trovare quello meglio la descriva (qualità).
La luce è forte? È debole? (intensità). E ancora, continuiamo ad osservare. Ad esempio ci potrebbero essere un’abat-jour in un angolo e un neon appeso al soffitto. Osserviamo la differenza di colore tra le due fonti luminose e paragoniamole alla luce del giorno che entra dalla finestra. Siamo sicuri che siano proprio identiche? Quale fonte è più calda? Quale più fredda? (temperatura). E la temperatura della fonte luminosa, come influisce sui soggetti presenti nella scena?
Le diverse fonti interagiscono tra loro? Si sommano? Come risulterebbe la scena se potessimo spegnere una o più fonti luminose?
Cerchiamo poi di andare oltre. Che emozione ci procura quella particolare luce, che è data dall’insieme delle sue qualità (direzione, intensità, qualità e temperatura.)
È un semplicissimo esercizio e lo possiamo declinare in numerosissime variazioni, possiamo ripeterlo ovunque ci troviamo, all’aperto o in una stanza, davvero ovunque.

Possiamo anche andare oltre.

Ma possiamo anche andare oltre e provare ad osservare come la luce a disposizione definisca la scena (non importa quale essa sia), per poi provare  ad immaginare la stessa scena illuminata da  una luce diversa.
Variamo mentalmente la direzione. Come cambierebbero le ombre? Come cambierebbe lo scatto?
Variamo mentalmente l’intensità o la qualità e immaginiamo il possibile risultato.
Pensiamo a come vorremmo fosse illuminata la scena per trasmettere un messaggio (e una storia) diverso.
Partendo da quello che abbiamo sotto gli occhi e modifichiamo mentalmente le proprietà delle fonti luminose.
Variamone la qualità. Ammorbidiamo le ombre. Immaginiamola dura e diretta, che genera contrasti drammatici.
Otterremmo lo stesso scatto? Io dico di no.
Pensiamo poi, con la luce a disposizione nella scena, a dove punteremmo per effettuare la lettura per l’esposizione. Chiediamoci cosa potrebbe cambiare, se cambiassimo il punto di lettura.
E così via…
Sono esercizi semplici, ma ci aiutano a capire meglio la luce e, in particolar modo, a capire meglio quale  tipo di luce meglio racconta la storia che stiamo cercando di a raccontare.
Ognuno di noi ha la sua personalissima sensibilità, non esiste una luce giusta, ma di sicuro, secondo me, esiste una luce sbagliata: la luce piatta.

LA LUCE È OMBRA

Per lo meno lo è per me.
luce si contrappone ombra. Sono tanto affascinato dalla luce, quanto dalla sua assenza, dall’ombra, che è comunque sempre e soltanto generata dalla luce.
La mia luce ideale è una luce fatta di ombre. Capire ed impiegare la luce significa gestirne la sua assenza, e cioè le ombre.
Luce ed ombra sono due protagonisti indiscussi nel mio modo di vedere la fotografia (ammesso che a qualcuno di voi possa vagamente interessare).
Abbandoniamo il preconcetto che l’ombra sia in qualche modo malvagia. L’ombra altro non è che assenza di luce (o non-luce, sperando che Parmenide non s’incazzi!).
Non esiste luce che non proietti ombra. Anzi, guardatevi dalla luce che non proietta ombra, di solito è banale, piatta, scontata, poco significativa, per nulla stimolante, grigia, senza spessore… – posso fermarmi!?

Se proprio non ce la fate a riconoscere la buona luce, per lo meno imparate a riconoscere la luce piatta e lasciatela a qualcun altro.

Luca Spataro in un progetto personale all’interno dello shooting AI 17/18 per Tucano Urbano

CHIEDEVI COME L’AVREBBE SCATTATA LUI, CARAVAGGIO

Datemi del rincoglionito, ma mi capita spesso di farlo. Ora non è che dobbiate farlo per forza anche voi, magari a voi il Merisi fa pure schifo e fate il tifo per Botticelli! Pero…

Abluzione sacra nel Gange. A volte la luce ambiente offre occasioni uniche. Dobbiamo essere pronti a riconoscerle, a coglierle e ad amplificarle, se sposano la storia che stiamo cercando di raccontare.

E ora tutti fuori a… cercare!

Marzo in MAROCCO. Aprile in INDIA. Ecco le prime due mete del calendario delle Photo Avventure, due viaggi fotografici diventati ormai dei super classici. QUI trovi tutte le informazioni: date, itinerari, modalità per partecipare.


Read Full Post »

11117558_1218012258215438_1980521399454429370_o

Saddhu a Man Mandir Ghat, Varanasi. Cercate l’intensità. Scegliete la luce giusta.

Ormai dovrebbe essere piuttosto ovvio: il ritratto è il tipo di fotografia che più mi rappresenta, assieme a quella di viaggio.
Mi rendo conto però che spesso, soprattutto chi si è avvicinato alla fotografia da poco tempo e ha ancora poca esperienza (e autostima), si trovi in difficoltà nel fotografare la gente.

Ecco allora 5 semplici trucchi, che mi arrivano da qualche anno di esperienza, e che potrebbero aiutarvi a trarvi d’impaccio con la fotografia di ritratto.

  1. CERCATE L’INTENSITA’
    Spesso il principiante pensa che un buon ritratto sia dato dalla bellezza del soggetto, lasciatemi dire che non è così. CERCATE L’INTENSITA’, non la bellezza. Cercate quel  certo scintillio negli occhi del vostro soggetto… cercate quel  certo profilo.
    Non siate timidi, approcciate persone che non conoscete, se pensate che abbiano l’intensità giusta, non diranno tutti di no.
  2. SIATE SELETTIVI
    Non scattate a caso. Mantenete l’0cchio sempre nel mirino, sempre pronto a cogliere l’espressione giusta o il gesto giusto. Non distraetevi e non scattate a raffica, cercate di allenarvi a cogliere l’istante. Una buona e molto meglio di cento mediocri.
  3.  SIATE ORIGINALI
    Se siete voi i primi ad essere stanchi dei vostri scatti, è ora di sperimentare. Sperimentare con inquadrature nuove, tagli nuovi, espressioni diverse.
    Un buon ritratto, un ritratto intenso, non è sempre  occhi in macchina e sorriso, un buon ritratto è molto di più che l’aritmetica tempo/diaframma applicata alla lettera.
  4. FREGATEVENE DELLA REALTA’
    Siete fotografi! La realtà non vi appartiene, non preoccupatevene dunque ora.
    Non preoccupatevi se il vostro ritratto non corrisponde al soggetto – a meno che il proposito non sia una fototessera! Quello che conta è il risultato finale, non da dove siete partiti. Provateci, otterrete ritratti più interessanti.
  5. CERCATE LA LUCE FATTA DI OMBRE
    E’ la luce che preferisco, quella che disegna la tridimensionalità. E’ una luce che esalta il contrasto. Usatela nei vostri ritratti. Cercate un’ispirazione? Guardatevi Caravaggio. Non lasciatevi affascinare dalla luce facile, dalla luce piatta, solo perché è più rapido fare i calcoli, solo perché è più semplice portare a casa l0 scatto.
    Andate oltre.

Read Full Post »

Vondelpark1

Ecco un concetto che crea sempre qualche perplessità: la temperatura del luce.

Non lasciamoci ingannare da quella perfezione tecnologica che sono i nostri occhi, in grado di adattarsi a tutti i tipi di luce (e alle relative temperature) senza venire fuorviati dalle dominanti cromatiche che le diverse tipologie di luce introducono.
Il sensore della nostra macchina fotografica non è così sofisticato, è bene perciò capire che ogni tipo di luce ha un colore particolare e una temperatura, espressa in gradi Kelvin, relativa.
Capire questo, ci aiuta a capire come intervenire sulle impostazioni della nostra reflex ed ottenere immagini sempre ben bilanciate.

Il parametro che modifica le impostazioni relative alla temperatura della luce è il bilanciamento del bianco  ed è buona regaola, per lo meno di partenza, associare un corretto bilanciamento del bianco ad ogni tipologia specifica della luce.

La luce, che i nostri meravigliosi  occhi vedono sempre bianca, in realtà si muove  lungo tutto lo spettro visibile, dai toni del rosso ai toni del violetto – al di fuori di questa gamma si entra, appunto nell’infrarosso (al di sotto del rosso) e nell’ultravioletto (sopra il violetto).
OGNI SORGENTE LUMINOSA EMETTE LUCE PER COMBUSTIONE e viene misurata con un’apposita scala in gradi, intitolati a William Kelvin – i gradi Kelvin (K), appunto.
Le luci calde – candele, lampadine a filamento, il tramonto – hanno un basso valore di gradi Kelvin, mentre le luci più fredde – luce del cielo coperto, ombra – hanno un alto valore di gradi Kelvin.

Ecco un esempio di alcune sorgenti con le relative temperature espresse in Kelvin:

admin-ajax.php

 

Fin qui, direi tutto chiaro.
Ora facciamo un passetto più in là: ogni sorgente luminosa INTRODUCE UNA DOMINANTE COLORATA nella scena. Ed è appunto su questo concetto che dobbiamo fare le nostre considerazioni da fotografi.
IL SENSORE DELLA NOSTRA REFLEX NON E’IN GRADO DI RICONOSCERE LA TIPOLOGIA DI LUCE E DI ADATTARSI AUTOMATICAMENTE (se non quando impostato in bilanciamento del bianco automatico AWB), per cui dobbiamo essere noi ad intervenire e ad impostare il parametro corretto.
Non sempre il bilanciamento automatico funziona in modo soddisfacente, per cui basterà che si imposti il parametro corrispondente – ad esempio SOLE quando scattiamo in condizioni di pieno sole; OMBRA,  quando scattiamo in ombra o FILAMENTO, quando scattiamo in interni illuminati da lampadine a filamento.

Cosa avviene quando interveniamo con il bilanciamento del bianco?
La macchina si regola di conseguenza e bilancia la dominante colorata della luce con una dominante contraria.
Facciamo un esempio: stiamo scattando in una condizione di ombra e la luce dunque ha una componente molto fredda, azzurrognola (7000 K), se impostiamo il paramento “ombra”, la macchina fotografica aggiunge una dominante giallo/arancione che ha il compito di scaldare  e neutralizzare la componente fredda della luce.
Chiaro, no!? Bene, perché questo succede con tutti i parametri a disposizione.

Proviamo a riepilogare il tutto in questo specchietto:

Luce Kelvin

Nel prossimo post affronteremo più nel dettaglio il bilanciamento del bianco.


Scopri i trucchi della street photography in un weekend di full immersion.
CLICCA QUI

Read Full Post »

Antelope Canyon, Arizona (USA) La luce diretta del sole, prima di dominanti, filtra solo per piccola apertura del canyon. Il resto è luce riflessa, carica delle dominanti calde raccolte rimbalzando sulle pareti interne del canyon.

Antelope Canyon, Arizona (USA)
La luce diretta del sole, prima di dominanti, filtra solo per piccola apertura del canyon. Il resto è luce riflessa, carica delle dominanti calde raccolte rimbalzando sulle pareti interne del canyon.

Torniamo ad occuparci di luce, che troppo spesso, distratti dalla tecnologia che incalza e promette subdola, ci dimentichiamo essere la veragrande, protagonista della fotografia.
In questo post parliamo di luce riflessa.

La luce riflessa non illumina il soggetto direttamente, ma attraverso rimbalzi su una o più superfici adiacenti al nostro soggetto. Ogni rimbalzo ne attenuarne l’intensità e la carica di una dominate cromatica propria della superficie sulla quale la luce rimbalza. No, non sgranate gli occhi, è molto più semplice di quanto non possa sembrare.

Proviamo ad immaginare di trovarci a mezzogiorno di una giornata estiva di pieno sole e immaginiamo il sole a picco, le ombre nette, il massimo contrasto, blah, blah, blah…
Immaginiamo ora di dover, obtorto collo, scattare un ritratto… un vero incubo.
Di scattare in pieno sole, ovviamente, non se parla, sarebbe soltanto un disastro annunciato.
Spostiamo dunque il soggetto in un angolo riparato, cercando di fare in modo di illuminarlo attraverso il riverbero della luce del sole che rimbalza, diciamo, su una parete di fronte. Ecco un perfetto esempio di luce riflessa, molto più diffusa e meno cruda della luce diretta del sole a picco – disastro scongiurato, lezione imparata.

Ma attenzione… la luce riflessa non è soltanto diffusa e morbida, ha anche un’altra caratteristica peculiaresi colora con dominanti cromatiche che prende dalle superfici sulle quali rimbalza.
Ad esempio, se la parete che ipotizzavamo poco fa fosse ocra, il nostro soggetto verrebbe illuminato da una luce calda e carica di una spiccata dominante arancione, raccolta nel rimbalzo sulla parete ocra.
E fin qui tutto bene, ma se la parete in questione fosse stata verde? Bè, il risultato non sarebbe stato altrettanto esaltante, credetemi: davvero pochi fanno salti di gioia nel vedersi ritratti con un incarnato da oltretomba.

Facciamo attenzione dunque al colore della superficie sulla quale  rimbalza la luce che illumina i nostri soggetti!

Laghi e specchi d’acqua sono ottimi riflettori naturali, perfetti per creare scatti molto intensi, sia per fotografie di persone, sia per scatti di paesaggi. Il meglio lo si ottiene quando il soggetto principale, illuminato dalla luce diretta del sole, ha colori piuttosto vibranti e l’acqua, che lo riflette, si trova in ombra – ad esempio, la cima di una montagna, illuminata dal sole che tramonta, che si riflette in un lago in ombra.
Analogamente, nevai e ghiacciai hanno una forte caratteristica riflettente e funzionano come enormi pannelli di polistirolo, aggiungendo quel tocco di luce riflessa in grado di bilanciare le vette infiammate dal sole che tramonta e le zone d’ombra.

Un’ultima considerazione: la luce rimbalza ovunque, che noi lo si voglia o no. Impariamo dunque a sfruttarne il meglio. Ogni superficie vicina al nostro soggetto, funge da riflettore, ognuna con il suo livello di impatto, ognuna con la sua intensità. Impariamo a farne tesoro. Le sole superfici che non riflettono sono quelle di colore nero, questo non significa per forza un problema, tutt’altro, dal momento che anche loro possono portare il loro contributo al nostro scatto in termini di ombre, enfatizzando la tridimensionalità.

Read Full Post »

Si chiama controluce quando la luce è esattamente dietro il soggetto che stiamo fotografando.

Una delle l’ho più interessanti, di sicuro, ma anche una della più difficili da domare. Il controluce produce scene ad altissimo contrasto, con zone in piena ombra, contrapposte ad aree bucate. 

Il controluce può dar vita ad interessanti silhouette o ad effetti eterei molto particolare, soprattutto se i nostri soggetti sono traslucidi, come ad esempio foglie, fiori o acqua – in questi casi saremo in grado di creare scatti di altissimo impatto visivo.

Determinare la corretta esposizione e gestire i flare – quei bagliori che si creano in macchina – sono di certo i due aspetti più critici degli scatti controluce.

Lasciamo perdere il problema del flare, che è legato molto spesso alla qualità dell’obiettivo che usiamo e concentriamoci su ciò che possiamo controllare: l’esposizione.

La regola è semplice ed è dettata dal buon senso: se il soggetto è in ombra, esponiamo per le ombre e lasciamo che le luci si brucino, creando un effetto diafano, se invece il soggetto è nella zone chiare, esponiamo per le luci e lasciamo che le ombre creino una silhoutte.  In ogni caso, non sarà mai un effetto scontato. Il mio consiglio è di fare una scelta decisa e non lasciare l’esposizione appesa tra le ombre e le luci. Se scattiamo in una delle due modalità semi-automatica o in automatico, potrebbe essere comodo utilizzare la funzione di blocco dell’esposizione, una volta individuata la coppia tempo/diaframma che reputiamo corretta.

Read Full Post »

RaggioDiLuce

Si sente spesso parlare di qualità della luce, cosa significa in pratica?

Con qualità della luce ci si riferisce a:

  • direzione
  • intensità
  • natura (diffusa/diretta  e dura/morbida)
  • colore

Non importa se siamo alle prese con la luce del sole o con la luce di lampade o di flash, la luce in quanto tale presenta sempre le medesime qualità descritte sopra.

La direzione è di certo la qualità della luce che riusciamo a capire subito, così come la sua intensità.
La natura della luce è forse un concetto da affrontare con maggior approfondimento.
Parliamo di luce dura quando la luce è diretta e viaggia in linea retta. La luce dura crea ombre nette e tutta la scena è molto contrastata.
Al contrario, parliamo di luce morbida quando la fonte di luce è schermata (nuvole nel caso del sole, diffusori vari nel caso di un flash. La luce morbida crea ombre morbide e contrasto moderato.
La luce del sole può essere sia dura, sia morbida, tutto dipende dalle condizioni atmosferiche (nuvole, nuvole basse, nebbia, cielo terso, ecc.).

L’interazione delle qualità della luce determina il modo in cui essa ha effetto sulla scena.

Read Full Post »

nun

Monaca tibetana ritratta nella luce di una finestra di media grandezza e non esposta direttamente al sole – il passggio luce/ombra è morbido e graduale, nonostante la luce si molto direzionale

Adorata. Cercata. Incensata. Celebrata. La luce finestra  è la luce buona, bella & brava per eccellenza.
Scherzi a parte, per dirla parafrasando un grandissimo conoscitore di luce, Joe McNally (non che illustre fotografo del National Geographic, per dirne una), “dove c’è una finestra, c’è una speranza”. – ed è così.

Dove c’è una finestra, in realtà, c’è molto più di una speranza, ci sono ottime possibilità di portare a casa un buon ritratto al chiuso, senza la necessità di servirsi di altre fonti di luce.

La luce finestra, ma sarebbe più corretto chiamarla LUCE DI FINESTRA è una luce molto versatile, tanto che la fotografia degli anni Settanta ha cercato di ricrearne le caratteristiche con particolare modificatori:  i celeberrimi Window Light Bank, oggi sostituiti dai softbank, più maneggevoli degli originali
Il senso però non è mutato nei decenni, mascherare una luce diretta (come quella del sole), filtrandola ed attenuandola attraverso una serie di strati semi opachi… abbaondoniamo però questa digressione sull’illuminazione artificiale e il suo tentativo di riprodurre la luce naturale proiettata da una finestra e torniamo al cuore del nostro post: la luce finestra.

La luce finestra ha caratteristiche piuttosto interessanti per noi fotografi:

  • è direzionale
  • è attenuata (naturalmente tutto è proporzionato alla sorgente luminosa)
  • è proporzionata alla grandezza della finestra
  • crea ombre morbide (solitamente)

Ma non dobbiamo pensare alla luce finestra come ad una tipologia di luce unica e banale, al contrario.

La luce finestra offre un menù ghiotto, con possibilità che sono legate alle dimensioni della finestra stessa, al tipo di luce che filtra (se fuori è nuvoloso, oppure se c’è un gran sole), alla sua esposizione, se stiamo scattando al mattino o dalle parti del tramonto.

Questo però non ci deve scoraggiare, tutt’altro. Ogni volta che abbiamo a disposizione una finesta, abbiamo a disposizione un’eccezionale fonte di luce – non dimentichiamocelo!

Qualuque sia la qualità della luce, la luce finestra offre sempre UNA LUCE NATURALE DIREZIONALE IN GRADO DI SCOLPIRE LE FORME E DI PROIETTARE OMBRE PRECISE, PUR MANTENENDOLE RELATIVAMENTE MORBIDE – e non è poco.

Ecco alcuni dettagli sparsi  da tenere in considerazione quando abbiamo a che fare con luce finestra:

  • più è grande la finestra, più la luce proiettata è morbida
  • più è grande la finestra più le ombre sono avvolgenti e morbide
  • una giornata nuvolosa produce una luce ancora più morbida se scattata attraverso una finestra
  • più il soggetto è vicino alla finestra e più le ombre proiettate sul soggetto sono morbide
  • una finestra piccola proietta una luce meno morbida di una finestra grande
  • una finestra piccola proietta una luce più direzionale
  • le tende possono aumentare la morbidezza della luce proiettata da una finestra
  • la temperatura della luce finestra dipende dalle condzioni atmosferiche esterne
  • una finestra piccola in una stanza buia offre ottimi spunti per fotografie con una luce piuttosto contrastata
  • una finestra esposta direttamente offre una luce più dura rispetta ad una finestra esposta indirettamente
  • scattare al tramonto comporta una luce più aranciata (anche se filtrata da una finestra)

Che dire? Secondo me ce n’è per tutti i gusti… il mio consiglio è uno solo: se c’è una finestra, c’è (almeno) una possibilità.

_LEH0168

Questo ritratto è stato realizzando sfruttando la luce di un piccolo lucernario posto in altro, in uno stanzone nella penombra. La luce è relativamente dura e contrastata.

_CER0613

Sempre luce finestra, ma questa volta una grande finestra – una serie di finestre a dire il vero – ad altezza uomo, durante una giornata di sole velato e il soggetto piuttosto distante delle finestre.
Chi ha il coraggio di dire che la luce finestra è banale e tutta uguale???

Qualche volta, se la luce che arriva attraverso la finestra è molto forte, può aiutare ad ammorbire il contrasto l’impiego di un pannellino riflettente messo in contrapposizione della direzione della luce, in modo da illuminare un po’ le ombre. Potete usare qualsiasi cosa bianca, un foglio di carta, un pannello di polistirolo o altro ancora. I fotografi professionisti si aiutaano con comodi pannelli ripiegabili, ma il senso è lo stesso: rimbalzare un po’ della luce che passa attraverso la finestra verso le aree più scure del vostro soggetto in modo da ottenere una transizione ombra/luce più morbida… troppo difficile!? con un po’ di esperienza sarà una sciocchezza.

Read Full Post »