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Ci siamo! Il conto alla rovescia è entrato nella sua fase calda: meno di un mese a Natale!
… giusto il tempo per prepararci e farci trovare pronti con uno degli appuntamenti fotografici per antonomasia, dettati dal calendari: le festività natalizie!

In questa manciata di settimane che ci separa dal fatidico venticinque, vi invito a fare un gioco, che, nella mia speranza, cela delle ottime possibilità per farci crescere come fotografi. Ci state!? Bene!
Si tratta di un gioco molto semplice: FINGIAMOCI DEI PROFESSIONISTI e proviamo ad impegnare il tempo che ci separa dalle festività come farebbero i professionisti alle prese con un progetto da svolgere – quello che nel jargon anglofilo si chiama assignment e cioè un lavoro assegnato al fotografo da un cliente o dal suo giornale: l’incarico.
Nel nostro gioco, l’incarico che ci è stato assegnato  è questo: FOTOGRAFARE IL NATALE.

Diamoci da fare, perché tutto sommato il tempo a disposizione non è mai abbastanza.
E ricordiamoci: siamo professionisti e non possiamo permetterci di bucare l’ìncarico – che in parole povere significa, “far cagare” (!!!).

Al lavoro, dunque!

Assignment: FOTOGRAFARE IL NATALE
Consegna: 6 gennaio 2018

Pianifichiamo il progetto

Solitamente il cliente passa al fotografo quello che viene chiamato brief, un documento nel quale esprime il tipo di progetto che si attende, il numero di scatti, il mood, e cose simile. Qualche volta, però, capita che il cliente lasci carta bianca al professionista – “fa come credi, ma portami qualcosa di nuovo/emozionante/personale” e, quando questo capita, il fotografo, da un canto, si rallegra perché non ha paletti o imposizioni da rispettare, da un’altro canto, è cosciente di prendersi un grandissimo rischio, caricandosi sulle proprie spalle tutto il peso del successo finale del progetto.
Nel nostro gioco, il cliente ci ha dato carta bianca, per cui, sarà meglio avere le idee chiare.
Pianifichiamo il nostro assignment.
Muniamoci di carta e penna o di tablet o di qualsiasi altra cosa e cominciamo a buttare giù tutto ciò che può darci una mano per mettere a fuoco il tipo di progetto che andremo a realizzare.
Prendiamo nota di cosa intendiamo fotografare (di quello che considereremo il nostro soggetto principale), del mood generale che vogliamo dare al nostro progetto, appuntiamoci il tipo di linguaggio che pensiamo di usare e il numero di scatti finale.
Poi, più sotto, elenchiamo le eventuali complicazioni legate alla logistica – luoghi e spostamenti – e poi fissiamo l’agenda del progetto, quando pensiamo di scattare, quando inizieremo a scegliere gli scatti buoni, magari a post-produrli, tenendo bene in mente le festività e la “data di consegna” – che introduce sempre un sano briciolo di ansia.
Nel buttare giù l’agenda del nostro progetto, teniamo conto di tutte le variabili possibili.
L’agenda del progetto ci deve aiutare a non imbarcarci in qualche cosa che ha bisogno di dieci giorni pieni di scatti fotografici, se tra una visita ai parenti e una recita a scuola del figlio, non che la messa di mezzanotte del 24, di giorni a disposizione ne abbiamo soltanto sei.
Consideriamo spostamenti e tempi per gli spostamenti. Documentiamoci su ciò che ci aspettiamo di trovare e sulla sua effettiva possibilità di fotografarlo.  Non c’è nulla di più frustrante arrivare sul posto e, di fronte al nulla, sentirsi dire, “ah, ma quello che vuole lei, c’era ieri”. Il web è una risorsa incredibile e va sfruttata per evitare fallimenti di proporzioni tragiche.
Ricordiamoci però che, anche la pianificazione più dettagliata, può saltare per colpa di una variabile del tutto al di fuori del nostro controllo, per cui, teniamoci sempre pronti ad essere costretti a cambiare in corso. Pensiamo sempre ad un piano B – soprattutto se il nostro progetto è fortemente legato alle condizioni meteorologiche.

Facciamo una lista, la lista delle idee

Chiediamoci cosa faccia Natale…

  • albero e/o presepe
  • luminarie
  • processione
  • candele
  • regali
  • dolci tipici
  • pupazzi di neve
  • agrifogli

Magari ci vengono anche altre idee… meglio ancora.
Buttiamole giù! Da questa lista, prenderà forma il nostro incarico.
Potremo scegliere un solo punto o due, tre, anche quattro o cinque… dipende soltanto da noi e da cosa intendiamo mettere nel nostro progetto. Ma, credetemi, vedere le idee una sotto l’altra, aiuta molto.

E ora… un’altra lista! La shot list.

Già vi sento… questo è fissato con ‘ste liste. Un po’, ma credetemi, aiutano davvero…
La seconda lista che vi consiglio di compilare e quella che i professionisti chiamano shot list.
La shot list mette in fila gli scatti che (come minimo) contiamo di portarci a casa per chiudere il progetto.
Nella nostra shot list elencheremo gli scatti che intendiamo realizzare, aggiungendo qualche indicazione tecnica (primo piano, istantanea, campo largo, ecc.) o qualche indicazione relativa a luoghi o alla logistica.
La shot list è uno strumento semplice, ma molto potente con il quale moltissimi professionisti riescono a definire con cura e precisione l’entità del progetto, il numero di scatti, gli eventuali ostacoli.
Non significa che se non è sulla lista, allora non lo scattiamo. Piuttosto, significa: ho scattato tutto quello che avevo messo in lista!?

 

Controlliamo l’attrezzatura

Puliamo o portiamo a pulire la nostra macchina fotografica e gli obiettivi., tenendo bene a mente che il tempo potrebbe rivelarsi particolarmente tiranno.
Proviamo tutti gli accessori di cui disponiamo, se alcuni di questi sono alimentati a batteria, acquistiamo le varie batterie di ricambio. Arrivare sul posto, montare la macchina sul cavalletto, magari in una fredda sera di dicembre per poi scoprire che le batterie CR25 del nostro intervallometro sono completamente scariche, significa una cosa soltanto: dietro front, si torna a casa!
Acquistiamo le card necessarie e le eventuali batteria di ricambio.
Recuperiamo i vari manuali e diamo nuovamente un occhio a quei comandi o a quelle modalità che ancora non ci entrano nella testa o rispolveriamo come impostare i parametri di accessori che magari usiamo meno di altri.
È frustrante non ricordarsi come impostare il numero di scatti e l’incremento in EV, se abbiamo deciso di fotografare le festività in HDR, per colpa di quel maledetto manuale, che non leggiamo mai, ci tocca fare tutto a mano, quando la nostra reflex potrebbe fare più rapidamente e in automatico.
Controlliamo di possedere l’attrezzatura necessaria per fare quello che ci siamo appuntati in fase di pianificazione.
È perfettamente inutile aver scelto un progetto che si basa sui dettagli, se poi non possediamo un obiettivo in grado di esaltare i dettagli.

E ora qualche idea, per il nostro assignment natalizio…

Le luminarie.
Le luci di Natale offrono una grande opportunità fotografica e tra l’altro, ormai, compaiono sempre prima e questo potrebbe giocare a nostro favore. Vediamo come possiamo sfruttarle.
Possiamo farle diventare le protagoniste del nostro progetto, se ci piace e quindi trattarle come i soggetti principali. In questo caso, dovremo essere abili nel trovarne di interessanti e diverse tra loro.
Possiamo impiegarle come caratteristici elementi di sfondo. Le luci di natale, come ideali complementi il cui compito è quello di influenzare l’atmosfera dei nostri scatti – il mood.
Se pensiamo di fotografare le luminarie natalizie, prepariamoci a scattare poco prima dell’imbrunire, quando il cielo, cioè, conserva ancora un po’ di colore e ricordiamoci di portare il cavalletto, perché potrebbe quasi sempre essere necessario scattare con un tempo lungo.
Le luci di natale offrono la possibilità di scatti molto grafici, grazie al loro ripetersi e al loro essere segni grafici luminosi su uno sfondo, solitamente, scuro.
Componiamo con cura. Simmetria, ripetizione e cornici potrebbero essere le regole con le quali costruire le nostre inquadrature, senza però dimenticare l’impiego delle immagini sovrapposte (juxtapposition) o del riflesso. Qualunque sia il tipo di composizione che decideremo di usare, COMPONIAMO CON CALMA e CURA.
Per quanto riguarda l’esposizione, consiglio di leggerla su tutta la scena e di sovraesporre rispetto ai parametri consigliati – da 1/2 EV ad 1 EV o stop. Se scattiamo in manuale, basta aprire il diaframma, se invece stiamo scattando in una delle due modalità semi-automatica (priorità di tempo o priorità di diaframma), usiamo il tastino di compensazione dell’esposizione.
L’esperienza, mi dice che ci porteremo a casa un ricordo del Natale molto classico.
Portiamoci un cavalletto e, a meno che il tipo di scatto non sia costruito per avere uno sfondo completamente sfocato, impostiamo un diaframma piuttosto chiuso (f/ grande, per intenderci), in modo da garantirci la profondità di campo massima.
Una volta assicurata la macchina sul cavalletto e impostato un diaframma chiuso, verrà normale trovarsi a lavorare con tempi piuttosto lunghi. Se non possediamo uno scatto remoto, impostiamo l’autoscatto e… click!

L’albero di Natale
Per cogliere lo spirito delle festività, però, non è per forza necessario uscire nel freddo della sera. Nel caldo e nella comodità della nostra casa, l’albero e le sue luci ci offre un’ottima possibile alternativa.
Come per le luminarie, anche il nostro albero casalingo, può venire trattato come soggetto principale o come elemento accessorio, per raccontare le piccole grandi storie che vanno in scena tra le pareti di casa nostra – e credetemi, possono davvero essere moltissime: i nostri figli, la nostra compagna, i regali, nostro marito o nostra moglie, i nostri gatti o cani.
Qualsiasi siano le storie familiari che decideremo di raccontare, NON cediamo alla tentazione di spegnere tutte le luci della stanza e di lasciare solo il nostro albero, assicuriamoci invece che l’albero non diventi la fonte di luce principale, soprattutto se pensiamo di trattarlo come soggetto principale: rischieremmo di ottenere una serie si scatti male illuminati e poco suggestivi.
Se l’albero di natale fosse il nostro soggetto principale, consiglio a tutti di assicurare la macchina al cavalletto e sperimentare inquadrature alternative e spinte.
Se invece l’albero sarà soltanto un elemento accessorio dei nostri scatti, delle nostre storie fotografiche, tutto dipenderà da cosa abbiamo deciso di immortalare. Per qualche scatto posato, il cavalletto può tornare ancora molto utile, per il resto dovremo cavarcela scattando a mano.
Riuscire ad immortalare i nostri figli o nostra moglie o il nostro compagno, mantenendo tutta la naturalezza del momento, è una questione di rapidità, a questo proposito consiglio di impostare la macchina in una delle due modalità di scatto semi-automatiche – avremo un parametro in meno da impostare.
Ricordiamoci che l’esposimetro ci consiglierà, un tempo e un diaframma, ad un dato valore ISO, per ottenere uno stupendo grigio medio. Per cui, se vogliamo ottenere un mood più intimo, compensiamo sottoespoespondo, mentre se la gioia delle luci dell’albero, potrebbero voler richiedere una compensazione positiva. La scelta è SEMPRE nostra, ma è importante non dimenticare per cosa sono tarati gli esposimetri delle nostre macchine: il grigio medio (!).
Attenzione al bilanciamento del bianco, soprattutto per chi di noi sceglierà di scattare in JPEG e non in RAW.
Le luci di casa sono generalmente luci calde, per cui premuriamoci di impostare il nostro punto di bianco su valori bassi, in modo che la macchina fotografica riesca a neutralizzare le dominanti eccessivamente rosse o arancio.
Controlliamo il manuale e impostiamo il bilanciamento del bianco corretto. I modelli più sofisticati permetto di impostare la temperatura in gradi Kelvin voluta, i modelli più economici offrono una o due impostazioni per neutralizzare le dominanti introdotte dalle lampade di casa: leggiamo per bene il manuale!

 

Proviamo a raccontare piccole storie
Non dimentichiamoci che le fotografie che restano nella memoria sono quelle che raccontano storie.
Immortaliamo la preparazione dei dolci, i regali sotto l’albero. Scattiamo quando i nostri figli sono intenti a scartare i doni, magari cercando di essere il più invisibili possibile.
Ragioniamo in termini di storia. Scegliamo quello che sarà il nostro scatto principale, magari un ritratto e poi corrediamolo di qualche scatto più ampio, che documenti l’atmosfera, e di qualche dettaglio stretto su oggetti particolari (i biscotti, i disegni della carta da regalo, i fiocchi, le palline dell’albero, ecc.).
Per gli scatti ampi, scegliamo un grandangolo e un diaframma chiuso. Per i dettagli, preferiamo  una focale maggiore, aperta al massimo.
Le storie natalizie casalinghe sono ovunque: l’apertura dei doni, la famiglia a cena, la famiglia che cuoce i biscotti e molte altre ancora. Ogni casa ha le sue tradizioni e il fotografo di casa ha il compito di documentarle.

Il fotoreporter di casa

Ecco l’incarico nell’incarico! Perché no!?
Perché non improvvisarci fotoreporter e realizzare un reportage, squisitamente cronologico che documenti il Natale in famiglia, dalla sera della vigilia, alla sera del 25!?
Potrebbe regalarci un Natale diverso dal solito.
Come si fa!?
Documentiamoci. Diamo un occhio a qualche rivista o a qualche periodico, per farci un’idea di come sia costruito un reportage, in modo poi da essere in grado di cotruirne uno tutto nostro – il mio consiglio è una ventina al massimo di foto, da usare per documentare l’attesa, gli addobbi, la cena del 24 o l’apertura dei regali, il pranzo del 25, i parenti, la tombola, i dolci, le carte colorate e tutto quello che tradizionalmente succede nelle nostre case, tra la vigilia e il giorno di natale.
La cronologia potrebbe essere l’asse principale sul quale sviluppare il nostro personale reportage natalizio.
Concentriamoci sul creare un ritmo narrativo, questo riusciamo a farlo variando le inquadrature, alternando primi piani a campi allargati, scattando foto posate e scatti rubati, cogliendo qualche dettaglio molto stretto e, perché no, anche qualche ritratto.
Sono certo che non saranno le solite foto di Natale


A marzo, noi andiamo a fotografare in Marocco… vieni con noi!
Scopri qui come.


 

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Buon Natale - Flags

Flags – Bandiere di preghiere nel tramonto (Leh, Ladakh)


 

 

È di nuovo Natale!
Per qualcuno di noi la ricorrenza è fonte di grande stress…  che regali faccio quest’anno!

Provo a venire incontro agli stressati da regalo con una brevissima lista di possibili regali da fare a Natale agli amici appassionati, come noi, di fotografia. Se un diamante è per sempre, io, personalmente, credo che un libro possa durare anche di più (!).

Ecco cinque libri a tema fotografico che potrebbero aiutarvi a smorzare lo stress da regalo e potrebbero fare contenti molti di noi. Ho volutamente escluso i manuali, perché credo che qualche volta si debba cercare altrove l’ispirazione per i nostri scatti e dove se non negli scatti dei grandi della fotografia?

Ecco dunque una modesta, incompleta e personale lista di possibili regali da mettere sotto l’albero di un fotografo – se pensavate di farne uno anche a me, temo che dobbiate cercare altri titoli, ah ah ah.
In ogni caso, a voi…

1 . Vivian Maier – Una fotografa ritrovata
Chi ha visto la sua mostra lo scorso anno o la sua riedizione di quest’anno, non può che pensarla come me: questo libro è un must per tutti coloro che si dedicano alla street photography.
Al di là della popolarità ultima di cui ha goduto la fotografa americana, sconosciuta ai molti fino a qualche mese fa, questo libro è davvero un piccolo capolavoro.

Vivian Maier - Una fotografa ritrovata

Vivian Maier – Una fotografa ritrovata

 

2. Diane Arbus – Aperture
Conosciuta soprattutto per i suoi lavori dedicati a ritrarre e documentare il mondo dei diversi, Diane Arbus in questo libro esprime una talento unico, unito ad una sensibilità senza pari. La sola fotografia della copertina testimonia la capacità impareggaiabile della fotografa americana di descrivere un mondo di emarginati, di realtà ghettizzate. Le due gemelle, una sorridente ed una leggermente imbronciata, suggeriscono il bipolarismo di certe realtà.
Un libro che chiunque sia interessato a progetti di approfondimento e di story telling fotografico non può non avere.
arbus

 

3. Uliano Lucas – Milano. Luoghi e persone. 

Se chiedete ad un appassionato medio chi è Uliano Lucas, nella maggior parte dei casi otterreste una sola risposta: non lo so.
Credetemi, è un gran peccato, ecco perché in questa mia modestissima lista di regali per il fotografo, mi sento di dover includere di diritto il suo “Milano. Luoghi e persone”, un volume dalle dimensioni quasi tascabili, edito e pubblicato da Absondita.
Nel suo “Milano. Luoghi e persone” Lucas testimonia con un grandissima abilità fotogiornalistica e con una raffinatissima proprietà di linguaggio creativo il cambiamento che il capoluogo lombardo, e in qualche modo una certa Italia, ha subito dagli Anni Sessanta ai giorni nostri. Non lasciatevi ingannare dal titolo, pur avendo scelto Milano, il libro di Lucas è adatto ai fotografi di tutta Italia, isole comprese.

Uliano Lucas - Milano. Luoghi e persone.

Uliano Lucas – Milano. Luoghi e persone.

 

4. Henri Cartier-Bresson – In India

Lo so, lo so… già vi sento… “cheppalle! Sempre ‘sto Cartier-Bresson! Cheppalle!”. Ma cosa ci posso fare io se HCB è davvero un punto di riferimento per chi fa il gesto di portare la macchina fotografica all’occhio!?
Per questo Natale, però, ho cercato almeno una chicca, il volume dedicato alle fotografie indiane del maestro francese.
“In India” raccoglie il meglio di oltre cento fotografie, scattate tra il 1947 e il 1966 da Cartier-Bresson in India. Nel volume spicca la testimonianza fotografica esclusiva del funerale e della cremazione di Gandhi.
Un titolo alternativo, anche per i più accaniti fan del maestro francese.

Henri Cartier-Bresson - In India

Henri Cartier-Bresson – In India

 

5. Steve McCurry – India

Ebbene sì, l’ho fatto di proposito. Ho messo uno accanto all’altro due modi di fotografare lo stesso Paese (anche se a distanza di qualche decennio).
Questo di McCurry è un libro che raccoglie i suoi scatti più famosi dedicati all’India. Vi avverto, non contiene nessun inedito, per cui il rischio è che qualche fan del fotografo di Philadelphia ci rimanga malino.
Sarebbe molto bello, invece, che regalaste alla stessa persona sia il volume di McCurry, sia il volume di Cartier-Bresson.
Che dire su “India” di Steve McCurry?
Non può mancare per chi ama McCurry e per chi ama l’India, il volume, pubblicato da Electa, è stampato in modo egregio e raccoglie 96 fotografie di assoluto pregio. Ditemi quello che volete su McCurry, ditemi che ha stancato, ditemi che ormai è diventato ripetitivo e auto-celebrativo, ditemi che non ci mostra un capolavoro da almeno sei anni… non mi interessa! Io, a chi è riuscito a dettare i canoni del reportage di viaggio per quasi dieci anni, pago il mio personalissimo omaggio e poi si tratta di un bel libro davvero.

Steve McCurry - India

Steve McCurry – India

 

… a questo punto mi resta soltanto una cosa da fare, augurare un felice Natale a tutti.

 


Marzo in Marocco? Vieni a fotografare con noi Marrakech e il deserto del Sahara. Non perdere l’occasione.
Scopri di più!


 

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Santa - The Professional Photographer

Natale alle porte e, prima che ci prenda l’ansia, ecco un mezzo-decalogo (!) che ci può tornare utile per gli acquisti natalizi… naturalmente vale anche se stiamo pensando a noi e ci vogliamo fare una coccola fotografica sotto l’albero!

memory card

 

Card

Non sono mai abbastanza, è vero, si formattano e tornano nuove, ma soprattutto quando ci si prende gusto e magari si parte per un viaggio fotografico, meglio avere un certo parco card. E poi costano relativamente poco.

Quali scegliere?
Quasi tutte i modelli di fascia media accettano il formato SD (Secure Digital), i formati professionali accettano anche il formato CF (Compact Flash). Il mio consiglio è di acquistare card in tagli massimi da 16GB – personalmente prediligo il taglio da 8GB e preferisco portarmene qualcuna di più.
Le card sono supporti piuttosto affidabili, decisamente più resistenti agli urti ad esempio di molti dischi esterni,  ma mettiamoci sempre nel peggiore dei casi, e potrebbe capitare che una card si rovini irrimediabilmente e allora, il caso non voglia, meglio perdere 8GB che non 128. Siamo d’accordo?!
I prezzi delle card possono variare, e non poco. Si può passare da poche decine di euro e arrivare a pagare anche quasi 200 euro. Dipende dalla capacità – si va dai 2  ai 256 GB. Ci sono card che assicurano una velocità di trasferimento elevatissima – 600 X ad esempio, queste card sono particolarmente adatte per i video, per la fotografia possiamo anche accontentarci di card con transfer rate più contenuto. Possono sembrare un regalo da poco, ma un bel set di card possono fare molto comodo a qualsiasi fotografo.

 

 

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Hard disk esterni

Indispensabili compagni per ogni fotografo! Fondamentali per archiviare i nostri file. Fondamentali per il back-up in viaggio.
Anche nel mercato dei dischi rigidi i prezzi variano molto, ma se non scegliamo i dischi rigidi a stato solido (velocissimi e super affidabili), il prezzo per un buon disco esterno è alla portata di tutte le tasche, per un taglio da 500GB si va infatti dai 69 € ai 250, non sempre il prezzo rispecchia le performance e i pregi tecnici, anzi spesso è il design accattivante ad alzare l’asticella – ma anche l’occhio ogni tanto vuole la sua parte.
I tagli più comuni sono 250GB, 500GB e 1 TB (1000 GB) e sugli scaffali si trovano numerosissimi modelli diversi, qualcuno carrozzato, qualcuno light, qualcuno dotato di alimentatore esterno, qualcun altro protetto da gomma stile Meliconi per un uso più fisico. Quasi tutti ormai si autoalimentano attraverso la porta USB del computer, i più recenti mostrano una connessione USB3, più rapida della vecchia USB2, che comunque resta ancora molto in voga.
Il mio consiglio è quello di scegliere solo marche conosciute, nonostante costino qualche decina di euro in più, ma a questi piccoli giocattolini state affidando le vostre foto. Western Digital (WD), Verbatim e LaCie producono dischi rigida da sempre, vorrà pure dire qualcosa…

Come scegliere?
.Ecco alcuni fattori fondamentali: la trasportabilità, la capienza, le connessioni a disposizione, la velocità di lettura/scrittura.
Se l’utilizzo del disco esterno è soprattutto come dispositivo di back-up durante le sessioni fotografiche, sceglietelo ROBUSTO!
Io prediligo quelli da 500 GB, ma ognuno faccia la sua scelta.

 

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Accessori per il flash

Il flash a slitta (strobe o speedlight che vogliate chiamarlo) è sempre più presente nelle attrezzature di base (o quasi) del fotografo. L’universo del flash a slitta è costellato di accessori, che sono davvero numerosissimi e per tutte le tasche.

Cosa comprare?
C’è soltanto l’imbarazzo della scelta, butto giù  quattro cose quattro:

  • Softbox, beauty dish, snoot e modificatori in genere.
    Servono ad ammorbidire o concentrare  la luce e ce ne sono di tutti i tipi. Si parte da piccolissimi accessori ripiegabili fino a veri e propri studi portatili
    Le marche migliori sono Lastolite e Lumiquest, ma anche Rogue Photo e Honl. Lastolite rappresenta la marca premium, spesso qualità superiore e, chiaramente, prezzo più elevato. A volte però vale la pena confrontare il modello Lastolite con un suo concorrente clone, perché le differenze tecniche potrebbero essere davvero minime, mentre le differenze economiche significative – ad es. un softbox 60×60 ripiegatile Lastolite costa circa 160 €, mentre un suo clone di buona qualità ha un prezzo che si attesta tra i 45 e 65 € (!).
    Lastolite offre una gamma vastissima di accessori per i flash portatili, softbox, griglie, attacchi particolari, snoot, gobi, riduttori, e molto altro.
    Lumiquest è specializzata nella produzione di piccoli accessori – softbox 15×15, parabole, rimbalzi, concertatori, ecc.
    Rogue Photographic è invece specializzata in una serie di modificatori che chiamano benders, la cui caratteristica è quella di estrema leggerezza e semplicità d’impiego.
    Honl Photo offre invece, oltre ai propri benders, una serie di kit completi e di interessanti griglie per concentrare il fascio di luce.
  • Filtri colorati.
    Servono a intervenire sulla temperatura della luce del flash e rendere la flash photography  più creativa. Honl Photo produce e commercializza un set con addirittura 20 gelatine da applicare attraverso una striscia di velcro direttamente sulla testa del flash – ci sono tutti i filtri di correzione CTO e CTB in 4 gradazioni diverse, oltre a filtri colorati gialli, rossi, verdi, blu e frost. Costano poco (i kit vanno dai 15 ai 45 €) , sono resistenti, di ottima qualità, si montano in pochi secondi con del semplice velcro (che si può acquistare con i filtri) e rendono la fotografia flash molto divertente – e con 15 € si può acquistare una pratica pochette per proteggerli e portarli sempre con sé.
  • Radiocomandi
    Pocketwizard è la marca dei professionisti, ma in commercio si trovano ottime alternative, come Phottix, Rinowa, Yongnuo o DynaSun. Ultimamente sia Phottix, sia Yongnuo hanno cominciato a commercializzare modelli in grado di passare i parametri TTL,  fino a qualche mese fa appannaggio dei soli modelli Pocketwizard.
    I radiocomandi permettono di pilotare i propri flash senza l’annoso problema che macchina e flash debbano per forza vedersi, condizione invece necessario per i sistemi di controllo remoto a raggi infrarossi.
    Questi gingilli possono costare anche svariate centinaia di euro l’uno (Flex TT5 di Pocketwizard), ma stiamo parlando delle Ferrari dei radiocomandi, che consiglio solo se ne pensate di farne un utilizzo quasi professionale. I cinesi Yongnuo  hanno un prezzo che va dai 25 € ad un massimo di 70 € a seconda dei modelli – una scelta umana, ma aspettatevi qualche buco di segnale di tanto in tanto.
  • Batterie esterne
    Sono utilissime: riducono i tempi di riciclo ed evitare che il flash si surriscaldi.
    Se togliamo le costosissime batterie prodotte da Nikon e Canon, in commercio si trovano ottime batterie prodotte da Wallimex, Pixel o Godox. Alcune hanno un accumulatore interno da caricare, altre invece alloggiano con uno stack di pile AA. I prezzi vanno dai 25 € ai 200, ma attenzione alla compatibilità, assicuratevi che la batteria esterna funzioni con il vostro modello di flash.

 

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Cavalletto
Eccoci all’accessorio scomodo…
Scomodo, ma utile, spesso indispensabile.

Come sceglierlo?
Le caratteristiche da soppesare sono: peso, solidità, altezza massima, altezza minima, tipologia dell’attacco.
Il peso del cavalletto è un dettaglio da non sottovalutare, ce lo portiamo appresso tutto il tempo, ma non facciamoci ingannare da cavalletti troppo leggeri, spesso si dimostrano altrettanto poco solidi.
La solidità è una caratteristica importantissima. Non solo il cavalletto deve sostenere agevolmente il peso della macchina – pensate sempre alla somma di corpo macchina+obiettivo più pesante che possedete, nel scegliere – ma deve restare immobile, una volta fissata la macchina.
L’altezza massima determina il campo di ripresa possibile, mentre l’altezza minima ci dice quanto compatto può diventare il cavalletto mentre lo trasportiamo.  L’attacco è importante. I più semplici presentano una vite alla quale agganciare direttamente il fondo del corpo macchina, i più sofisticati offrono piastre a sgancio rapido. I cavalletti più professionali montano teste separate (e generalmente costose).
Manfrotto e Gitzo  – appartenenti allo stesso gruppo – sono le marche di fascia alta, mentre Velbo, Slik, Reporter  e Cullman sono scelte alternative. Prezzi? Ce n’è per tutte le tasche – dai 50 € di Reporter ai 600 € del modello in basalto prodotto da Gitzo.
Esistono anche dei mini-cavalletti, ma onestamente li associo più al gadget che all’accessorio. In questa fascia salvo i divertenti Gorillapod, fatti con sfere di plastica, molto flessibili e pratici – si avvinghiano letteralmente a qualsiasi cosa – ma non affidate loro troppo peso (!).

 

Borsa
Non poteva mancare! La borsa DEVE far parte del corredo base di ogni fotografo.
E qui ci possiamo sbizzarrire: zaini, tracolle, monospalla, rigide, marsupio… e ancora, a carica frontale, a carica dall’alto, con scomparti mobili, con tasche porta computer…
Queste sono solo alcune delle caratteristiche di una borsa dedicata.
Il mio consiglio è di sceglierla capiente quanto basta (non è forse una perla di ovvietà, questa!?), senza però esagerare – una borsa più vuota che piena è scomodo perché l’attrezzatura al suo interno ballonzola.
Provate più modelli, assicuratevi che le dimensioni vi consentano di imbarcarla con voi durante i viaggi aerei, controllate che sia impermeabile o che sia dotata di preservativo in plastica anti-pioggia, dedicate qualche minuto alle cerniere, che devono essere resistenti e possibilmente nastrate, per evitare che entri acqua, controllate che sia previsto un attacco per il cavalletto.
È fondamentale, soprattutto nei modelli a zaino, che la borsa sia comoda sulle spalle, ma soprattutto è vitale che l’interno sia ben imbottito e che le imbottiture possano essere sistemate per accogliere al meglio l’attrezzatura.
Io amo le Lowepro, ma costano parecchio. Manfrotto si è messa a produrne di ottime ad un prezzo leggermente più contenuto. Buone anche le Tamrac e le Tenba. Nella fascia più economica troviamo Crumpler e Reporter.
Approdate al mercato da poco e dedicate al pubblico femminile, ecco le insospettabili e chicchissime borse di Photofuture.

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