Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘paesaggi’

Fotografare i paesaggi spesso vuol dire passare molto tempo all’aperto, da soli: non andiamoci impreparati.

Ecco un post che può aiutare gli amici più pigri – o più ansiosi – che si sono avvicinati alla fotografia di paesaggio da poco.

Si tratta di un breve elenco pret-a-porter che ci può aiutare a non scordare nulla prima di uscire di casa e dirigerci verso la località che abbiamo scelto di immortalare.

Molti sorrideranno, ma vi assicuro che, nonostante lo faccia di mestiere e lo faccia da molto tempo (ma forse anche per questo), ci sono volte che mi faccio prendere dal panico e mi domando “ma l’avrò portato questo!?” e quello!? quello l’ho messo nella borsa!?”. E la conseguente ansia non è certo una sensazione piacevole da metabolizzare, quando poi, nel peggiore degli scenari, scopriamo che… no, questoquello sono rimasti a casa e noi siamo ben lontani ormai.

Una volta, alle prese con uno dei primi lavori on location, complice un’alzataccia e un po’ troppa pressione da parte del cliente, mi sono accorto, soltanto una volta arrivato sul posto, che avevo scordato la borsa con i flash a casa. Per fortuna ho sempre un SB900 con me e quel giorno me lo sono dovuto far bastare, ma poteva costarmi il lavoro.
Ecco perché non reputo banale un elenco di questo genere.
E, per iniziare, in questo post ho pensato ai fotografi di paesaggio.

COSA CONTROLLARE PRIMA DI USCIRE DA CASA (Landscape photographer)

  • Ho messo corpo macchina e obiettivi (tutti quelli che pensiamo possano servirci) nella borsa?
  • Ho pulito l’attrezzatura?
  • Ho inserito la batteria nel corpo macchina ed è carica al suo massimo?
  • Ho messo nella borsa almeno una batteria di scorta carica? (in inverno o, con temperature particolarmente rigide, meglio averne più di una di scorta e ben carica)
  • Ho abbastanza card?
  • Ho preso il cavalletto?
  • Ho preso l’eventuale piastra rapida per agganciare la macchina al cavalletto?
  • Ho preso lo scatto remoto? Se funziona a batterie, le ho caricate/sostituite con nuove?
  • Ho preso i filtri (polarizzatore, ND, stopper, o altro)?
  • Ho preso l’eventuale porta filtri (dipende dalla tipologia di filtro che usiamo)?
  • Ho preso il cellulare?
  • Ho caricato il cellulare?
  • Ho preso una carica di riserva per il cellulare?
  • Ho lasciato detto a qualcuno dove sono diretto, dando loro informazioni sulle mie intenzioni (orari di rientro previsti)?
  • Ho con me lo spray anti-zanzare (estate)?
  • Ho con me della crema solare (estate)?
  • Ho con me un cappello (leggero per l’estate, di lana o pile per l’inverno)?
  • Ho con me un paio di guanti (inverno)?
  • Ho con me una felpa (estate)?
  • Ho con me un guscio impermeabile?
  • Ho con me un piumino 100 g (estate, a seconda di dove siamo diretti e a che ora del giorno)?
  • Ho preso la protezione impermeabile per l’attrezzatura?
  • Ho con me una torcia carica?
  • Ho con me una coperta?
  • Ho con delle barrette energetiche o bevande?
  • Ho della carta igienica?
  • Ho preso nota di eventuali numeri telefonici d’emergenza locali?

Qualcuno di voi sorriderà, qualcun altro scuoterà la testa, come per dire “ecco il festival dell’ovvio!”, “ci volevi tu per dirci queste cose!”. E in effetti ho prestato il fianco a questo tipo di critiche facili, ma non mi pento.
Credetemi, soprattutto per le prime volte,  soprattutto per chi si è avvicinato da poco, il solo fatto di spuntare un elenco lo aiuta a gestire l’ansia da prestazione e fa in modo che tutto fili su due binari, lasciando che la testa si preoccupi soltanto di scegliere le inquadrature migliori e che, una volta sul posto, ci si goda il momento in tutte le sue sfumature.


Fotografia e viaggio, due grandi passioni che puoi vivere insieme, scopri come cliccando qui.


Read Full Post »

Composizione e attenzione alla direzione della luce, due aspetti fondamentali per scattare paesaggi innevati

Composizione e attenzione alla direzione della luce, due aspetti fondamentali per scattare paesaggi innevati

Fu Napoleone Bonaparte, nel corso della sfortunata campagna di Russia, a coniare il termine “Generale Inverno”.
Per il Corso, “Il Generale Inverno” fu un nemico imbattibile, per noi, invece può diventare un’incredibile alleato nel fornirci spunti per fotografie delle quali andare fieri.

La neve che sta cadendo in abbondanza in questi giorni su gran parte del nostro Paese è un ottimo banco di prova per le nostre velleità di immortalare i colori e le atmosfere dell’inverno.
Per cui, bardiamoci per bene ed usciamo.

  1. Batterie cariche al massimo
    Quando si decide di uscire al freddo è sempre bene ricordare che le batterie delle nostre reflex lo accusano anche più di noi.
    Il freddo ha un impatto decisamente negativo sulle batterie, riducendone prestazioni e durata.
    Per cui, quando decidiamo di uscire a fotografare nel gelo invernale, dotiamoci di batterie nuove, se ci è possibile, o quanto meno, assicuriamoci di affrontare le basse temperature con batterie cariche al 100%.
    Portiamoci inoltre almeno una batteria di riserva e, mentre siamo all’aperto, facciamo di conservarla in un posto sufficientemente caldo.
    Mettiamo in atto tutte le tattiche che ci possono aiutare a consumare di meno: spegnamo il visore o facciamone un uso parsimonioso, mettiamo a fuoco manualmente, evitiamo di utilizzare la messa a fuoco automatica continua, tenendo premuto a metà corsa il pulsante di scatto,  disinseriamo i dispositivi per la stabilizzazione dell’immagine, se non necessari, spegniamo eventuali GPS, ed escludiamo la funzione di riduzione del rumore automatica. Si tratta di trucchetti spiccioli, ma possono fare la differenza, soprattutto in situazioni critiche con temperature davvero rigide.
  2. Batterie al caldo, macchina al freddo
    No, non sono diventato pazzo, ma se per le batterie di scorta il mio consiglio è quello di tenerle in un posto caldo – le tasche interne del nostro giubbotto, ad esempio, vanno benissimo, per quanto riguarda la nostra macchina fotografica, dobbiamo evitare assolutamente di cadere nella tentazione di proteggerla dal freddo, infilandola magari sotto il piumino o sotto il cappotto.
    Gli sbalzi termici, tra il freddo dell’ambiente esterno e il caldo, per di più umido a causa del  nostro corpo, che si trova sotto il nostro giubbotto  può causare non pochi grattacapi, primo tra tutti la formazione di condensa sulle lenti e sul mirino, che potrebbe addirittura tradursi in fastidiose e anche pericolose ghiacciate, quando tireremo fuori nuovamente la macchina per scattare.
    Il mio consiglio è dunque quello di tenere la macchina fuori per tutto il tempo, anche se fa freddo.
    Il freddo, se la temperatura non è estrema, non influisce negativamente sulle prestazione della macchina  – i modelli di questi anni sono garantiti per funzionare con una latitudine termica che va dagli 0° ai 40°, ma in realtà il range si estende, a seconda del modello, dai -15° ai 50°.
    Il vero nemico delle nostre macchine non è il freddo, bensì l’umidità e gli sbalzi termici.
    Quindi, batterie al caldo e macchina freddo.
  3. Sovraesponiamo
    Non dimentichiamoci su cosa sono tarati gli esposimetri delle nostre macchine: sul grigio medio.
    Questo fa sì che, quando effettueremo la lettura esposimetrica della nostra scena (ad esempio un candido campo innevato), l’esposimetro ci fornirà un risultato non adeguato.
    Quasi sicuramente le scene invernali conterranno molto bianco (neve, ghiaccio, brina, ecc.) e l’esposimetro, indipendentemente dal prezzo della nostra macchina, cercherà di ridurre tutto quel bianco ad un grigio medio, col risultato
    di portarci a scattare foto nelle quali il candore della neve sarà più simile ad una distesa grigia.
    Per risolvere questo intoppo, non ci resta che sovraesporre. E allora osiamo e sovraesponiamo, ma con giudizio!
    Apriamo di 1 stop o di 1 stop 1/2  – o se, scattiamo in una modalità semi-automatica, compensiamo di 1 o 1,5 EV.
    Così facendo, riporteremo la neve al suo bianco naturale.
    Attenzione però a non esagerare. Se sovraesponiamo troppo, rischiamo di bruciare dettagli nelle alte luci e non ci sarà nessun santo della post-produzione in grado di intercedere per noi e di restituirci quanto perso.
  4. Luce radente o controluce
    La neve è un ottimo riflettore e la sua composizione granulosa viene esaltata se illuminata da una luce radente.
    Aspettiamo che il sole scenda sull’orizzonte e facciamo in modo di inquadrare la scena con una luce laterale
    e radente, il campo innevato rivelerà una trama (texture) inaspettata e rifletterà i raggi del sole, conferendo forza alla scena.
    Con il sole basso, anche le ombre si allungheranno e contribuiranno a conferire tridimensionalità.
  5. Luci e luci fredde
    Più ci avviciniamo alla sera e più la neve conferisce alla scena una tonalità bluastra.
    Cerchiamo dunque di  includere fonti di luce più calde, come ad esempio lampioni o finestre illuminate, in modo da contrastare con fonti di luce calda la generale atmosfera fredda.
    Meglio la finestra di una casa (se non è un neon) che un lampione, perché la luce di certi lampioni potrebbe introdurre una dominante verdognola poco piacevole. Di solito, la luce di una finestra ci assicura un punto di calore molto piacevole invece.

    Le luci (calde) degli addobbi dell'albero offrono un valido controcanto alla luce fredda che domina complessivamente la scena

    Le luci (calde) degli addobbi dell’albero offrono un valido controcanto alla luce fredda della neve,  che domina complessivamente la scena

    Nella scelta del bilanciamento del bianco, evitiamo di compensare la dominante fredda, tipica soprattutto dei paesaggi innevati a partire dal tardo pomeriggio, scegliendo una temperatura  alta.
    Le scene invernali con paesaggi innevati, nelle ore del tardo pomeriggio,  presentano una luce la cui temperatura si aggira tra i 7000° K e gli 11000° K, ma se impostiamo il bilanciamento di conseguenza, cioè su valori alti, la nostra macchina introdurrebbe una dominante calda contraria, che avrà la colpa di azzerare l’atmosfera fredda della neve, producendo un risultato piuttosto discutibile dal punto di vista generale.
    Al contrario, abbassando troppo i gradi del bilanciamento, rischiaremmo di ottenere delle foto fin troppo bluastre ed irreali.
    Se proprio vogliamo intervenire… non facciamolo.
    Fidiamoci del bilanciamento automatico, per una volta. Ma se proprio non riuscissimo a farne a meno, il mio consiglio è quello di scattare con un bilanciamento del bianco attorno i 4000° K (per i modelli che non permettono di impostare i gradi Kelvin, consiglio il preset “fluorescenza”, a patto che per il nostro modello non sia impostato su una correzione molto fredda, ma più ci avviciniamo al crepuscolo e più consiglio di salire, per non cadere nella trappola blu.
    E allora vestiamo caldi, ma leggeri (meglio se con abiti tecnici) e non dimentichiamo i guanti… e usciamo, immortaliamo l’inverno. Il Generale Inverno è nostro alleato!


    Vieni con noi a fotografare l’incanto del deserto del Sahara!
    Clicca qui per saperne di più.


     

 

 

Read Full Post »

Ladakh

Un buon paesaggio è questione di meteo favorevole, composizione curata e ora del giorno corretta

Se c’è un genere di fotografia che induce al paragone con gli scatti di altri fotografi, quella è senza dubbio la fotografia di paesaggio.
Diciamoci la verità, quanto è frustrante per ognuno di noi guardare il lavoro di un altro fotografo, scattato dal nostro medesimo punto e magari con la medesima inquadratura e con la medesima focale ed essere costretti ad ammettere che non c’è proprio paragone e che il nostro paesaggio non regge il confronto con la foto dell’altro.
Ed ecco che diamo fondo al baule delle scuse per cercare di difendere il nostro paesaggio… e tiriamo in ballo sfortuna, cattivo meteo, attrezzatura ancora poco conosciuta, post-produzione sbagliata, e blah, blah, blah, blah.
Ma c’è un trucco per migliorare la nostra fotografia di paesaggio e arriva molto prima di Photoshop e addirittura ancora prima di premere il pulsante di scatto, si chiama pianificazione.

E’ infatti attraverso una chiara pianificazione che gettiamo le basi per paesaggi memorabili.

Questo post è chiaramente dedicato a tutti coloro che si sono avvicinati da poco alla fotografia di paesaggio, ma può essere un  ripasso anche per coloro che si sentono più capaci.

Ecco 5 consigli che ci possono aiutare a fare un buon lavoro, ovviamente poi, una volta sul posto, l’attenta pianificazione dovrà essere sostituita da una certa sensibilità. un discreto talento, la conoscenza della tecnica e l’attrezzatura adatta… ma questo è tutto un altro discorso.

Se impareremo a pianificare con cura i nostri scatti di paesaggio, aumenteremo significativamente le nostre probabilità di successo.

  1. CONTROLLIAMO IL METEO
    La fotografia di paesaggio è sicuramente uno dei generi più difficili da prevedere: NON ABBIAMO NESSUN CONTROLLO SULLE CONDIZIONI METEOROLOGICHE della scena.
    Molto spesso partiamo da casa con un’idea precisa di atmosfera da riprodurre nello scatto e, una volta giunti sul posto, troviamo una condizione meteo completamente diversa.
    Prima di saltare in macchina e guidare per ore, controlliamo le previsioni meteo, se non altro, ci risparmieranno un viaggio a vuoto o tanta fastidiosa frustrazione.
    A volte però le bizze del meteo possono trasformarsi in scatti unici.

    Un'improvvisa tempesta di sabbia ha influito su questo scatto.

    Un’improvvisa tempesta di sabbia ha influito su questo scatto.

  2. SCEGLIAMO L’ORA MIGLIORE DELLA GIORNATA
    Luogo e meteo perfetti non ci salveranno dal disastro se ci presentiamo sul posto all’ora del giorno sbagliata.
    Nelle foto di paesaggio, la luce è  data dal sole (!). Le caratteristiche della luce del sole, e cioè la sua direzione, il calore, l’intensità e la qualità, sono date dalla posizione che il sole stesso occupa nel cielo, nel corso della giornata.
    E, a differenza del meteo, questo è un dettaglio decisamente più facile da prevedere.
    Facciamo in modo di essere sul posto quando il sole è nella posizione ideale per lo scatto che intendiamo portarci a casa.
    Tendenzialmente, a meno che non si tratti di paesaggi molto particolari – ad es. deserti – o di atmosfere molto precise, POSSIAMO TRANQUILLAMENTE EVITARE LE ORE CENTRALI DELLA GIORNATA.
    In queste ore, il cielo di solito risulta slavato e il sole a picco produce ombre corte e secche.
    I due momenti migliori per dedicarsi alla fotografia di paesaggio sono l’alba e il tramonto.
    La letteratura fotografica ama definire questi due momenti con i termini  blue hourgolden hour. La blue hour è quel periodo di tempo, di circa una mezzora, che precede l’alba al mattino e che segue il tramonto alla sera, durante il quale il cielo si presenta con un intenso color blu. La golden hour  – detta anche magic hour – è invece il momento della giornata subito dopo l’alba e che precede il tramonto, dove la dominante della luce è molto calda (rossa e arancio).
    E’ durante questi due momenti della giornata che i paesaggi offrono il massimo dal punto di vista fotografico.
    Esistono svariati modi per conoscere, addirittura con una precisione imbarazzante, il succedersi delle blue hour e delle golden hour. Il più rustico è sicuramente quello di leggere sul giornale ora di alba e tramonto. La blue hour del mattino inizierà circa trenta minuti prima del sorgere del sole e quella della sera inizierà qualche minuto dopo il tramonto e si protrarrà per circa una trentina di minuti. Così come la golden hour del mattino avrà inizio subito dopo l’alba e durerà circa una mezzora, mentre quella della sera comincerà una trentina di minuti prima del tramonto.
    Numerosissime app consentono di conoscere con estrema precisione inizio e fine di questi momenti della giornata, addirittura offrendo la possibilità di scegliere località e giorni diversi – può sembrare una velleità, ma torna molto utile se state pianificando viaggi e scatti nel tempo.
    E visto che dipendiamo dalla posizione che il sole occupa nel cielo della nostra scena, la qualità della luce varierà anche a seconda della stagione.

    12141117_1289937901022873_4301124558568278688_o

    La luce calda dei minuti successivi all’alba e le brume invernali che si alzano dai campi. Ora del giorno e periodo dell’anno.

  3. FAMILIARIZZIAMO CON IL POSTO
    La prima tentazione è quesi sempre quella di presentarsi sul posto e scattare.  Non c’è nulla di male nel farlo, ma personalmente credo che prendersi un po’ di tempo per guardarsi in giro sia un’ottima maniera per portarsi a casa scatti memorabili. Ogni volta che ci si presenta l’occasione, cerchiamo di familiarizzare con la scena che abbiamo deciso di fotografare e quello che le sta attorno. Questo significa investire un po’ di tempo, magari presentarsi sul luogo con un certo anticipo, o magari recandosi sul posto nelle ore centrali del giorno, giusto per fare un piccolo sopralluogo, servendosi di uno smartphone e di un po’ di immaginazione.
    Conoscere la zona ci aiuta sempre. Ci aiuta a valutare le inquadrature migliori, ci aiuta a pensare ad inquadrature alternative. Ci aiuta a valutare possibili ostacoli fisici presenti sulla scena. Insomma, un sopralluogo prima dello scatto ci evita brutte sorprese.
  4. FACCIAMOCI TROVARE PRONTI
    Golden hour e blue hour non durano più di una mezzora e quasi sempre la luce migliore si concentra in appena una decina di minuti. DOBBIAMO ESSERE PRONTI quando questo accade! Ciò significa muoverci per tempo e arrivare sul posto con un certo anticipo, avere la macchina ben piazzata sul cavalletto e in testa l’idea precisa di quello che vogliamo ottenere.
    Controlliamo l’attrezzatura, scattiamo qualche test per verificare l’efficacia della composizione e magari proviamo anche una focale alternativa.
  5. FACCIAMO ATTENZIONE ALLE LOCALITA’ AFFOLLATE.
    Alcune località iconiche, in alcuni particolari momenti dell’anno, possono risultare decisamente affollate, e non sto riferendomi ad eventuali turisti, ma fotografi che, proprio come noi, sono lì per portarsi a casa lo scatto.
    Questo è un dettaglio da tenere in considerazione, perché a volte ci potrà capitare di condividere il luogo prescelto  con una cinquantina di altri fotografi e, in quei casi, piazzare il nostro cavalletto a volte potrebbe non essere una cosa così semplice.
    In questi casi è importante  ARRIVARE CON UN CERTO ANTICIPO, in modo da non dover soccombere all’affollamento di cavalletti e corpi.
    Ricordiamoci poi di MUOVERCI CON CAUTELA, evitiamo di impallare le inquadrature degli altri fotografi, facciamo attenzione a non urtare i cavalletti degli altri.  Può sembrare un consiglio banale, ma, quando il luogo è particolarmente affollato e l’ansia da prestazione sale, spesso ci si dimentica di quello che ci sta attorno e si sottovalutano le esigenze degli altri.

 

Read Full Post »

13173130_1454231087926886_1962809571931629478_o

Pura geometria e un sole inclemente. 1/2 stop di correzione negativa per rendere le ombre ancora più decise

Già mi sembra di sentirli i puristi… già mi sembra di sentire levare al cielo i loro strali… “Non si scatta mai col sole a picco!”.
Ok, ok! Non posso dar loro torto, anzi, diciamo che, nella maggior parte delle occasioni, hanno ragione.

Il sole a picco produce una luce molto dura, difficilmente si presta per un ritratto – sempre che si pensi al ritratto nel senso canonico – e altrettanto difficilmente è una luce adatta per uno scatto di paesaggio.
Il sole a picco crea ombre decise, a volte anche troppo decise, con una transizione tra le alte luci e i neri molto breve. Si tratta di una luce carica di contrasto, cattiva e difficile da gestire e misurare.

Questo però non significa che qualche volta non ci si possa cimentare con la luce del sole a picco. In questo caso, rimbocchiamoci le maniche e prepariamoci a raccogliere una sfida interessante.
Sì, la luce del sole a picco è una sfida davvero interessante per qualsiasi fotografo.

Non tutti i soggetti sono adatti 
Il primo problema che dobbiamo risolvere è legato al soggetto che scegliamo di fotografare. NON TUTTI I SOGGETTI SONO ADATTI AL SOLE A PICCO. Dimentichiamoci i ritratti, soprattutto se pensiamo ad un ritratto canonico. Il sole a picco costringe i nostri soggette a strizzare gli occhi, che diventano delle minuscole fessure senza espressione, e crea fastidiose ombre sotto occhi, mento e naso – e queste ombre non rendono giustizia a nessun soggetto, neppure al più fotogenico.
L’architettura, invece, si dimostra molto adatta per essere scattata con il sole alto nel cielo.
Il forte contrasto produce ombre nette e ampie aree in piena luce. Sfruttiamo il contrasto! Il forte contrasto comprime molto il range tonale della scena e disegna forme geometriche piuttosto riconoscibili. CERCHIAMO LE GEOMETRIE!
Edifici, monumenti, statue… sono tutti elementi che si prestano in modo incredibile per questo tipo di luce dura.
EVITIAMO I PANORAMI, prediligiamo scorci o dettagli, giocando con il contrasto tra luce e ombre.
Avventuriamoci nel magico mondo del BIANCO E NERO.  Il gioco tra ombre e luci che crea il sole a picco è ideale per scattare in bianco e nero. Evitiamo però di scattare direttamente in bianco e nero, scattiamo a colori e solo in fase di post-produzione trasformiamo gli scatti in bianco e nero – in questo modo il sensore registrerà le informazioni dei tre canali (RGB) e non soltanto quella del canale monocromatico!

13139172_1454230404593621_6854654057187554236_n

Anche qui tanta geometria. L’ampia area illuminata suggeriva alla macchina di chiudere, ho preferito correggere i parametri suggeriti, aprendo di 1/2 stop, per non rendere i marmi in luce troppo grigi – se avessi aperto troppo, avrei corso il rischio di slavare le ombre.

Come misurare l’esposizione
Con il sole a picco, la nostra scena risulta sempre molto illuminata, questo significa che l’esposimetro della macchina, in generale, tenderà a chiudere, a sottoesporre.
Ricordiamoci però che ci troviamo in una situazione piuttosto estrema e dobbiamo sfruttare questa sfida in maniera creativa.
E allora bando agli indugi! Ma attenti… il sole a picco non è una luce per pavidi.
Esporre è comunque un atto creativo, per cui assumiamocene la responsabilità e andiamo a vincere la sfida con una luce cattiva come quella del sole alto nel cielo.
In scatti molto grafici, personalmente preferisco sottoesporre ulteriormente, in questo modo ottengo ombre ancora più decise – attenzione a non chiudere troppo il diaframma, rischieremmo di sporcare troppo le aree di luce.
Se invece siamo alle prese con scatti più descrittivi, allora meglio aprire un po’ di più, rispetto alla lettura dell’esposimetro, o rischiamo di perdere molti dettagli.

Qual’è la modalità di esposizione migliore?
Non c’è. Dipende da noi, da come ci troviamo più a nostro agio e da come conosciamo la nostra macchina.
Gli esposimetri di ultima generazione sono in grado di esporre “correttamente” anche in scene cariche di contrasto, ma l’ultima parola spetta sempre a noi!  E non dimentichiamoci che gli esposimetri sono tarati per ricondurre tutto ad un grigio medio… se va bene, sotto il sole d’estate dell’una di pomeriggio, di grigio medio ce ne sarà davvero poco, per cui, affidarsi troppo ai parametri suggeriti dall’esposimetro, potrebbe slavare le ombreimbottire troppo le luci.

Il mio consiglio è impostare la macchina in manuale, questo ci dà il massimo controllo su tutti i parametri – non sentite già l’adrenalina scorrere!? ah ah ah,
In scatti molto grafici potrebbe essere una buona scelta quella di impostare la misurazione spot, che riduce l’area di lettura dell’esposizione ad poco più di un punto, in corrispondenza del punto di messa a fuoco.

13139106_1454230141260314_9015303993712455407_n

Lettura spot sulle ombre e il gioco è fatto. Del resto, quelle ombre davanti ai portoni sono proprio il grigio che piace tanto agli esposimetri. Il risultato è uno scatto che “trasuda caldo” – o no!?

In ogni caso, cerchiamo quelle poche aree di tono medio presenti nella scena e misuriamo lì: ci assicureranno un lettura di partenza abbastanza accurata, saremo noi poi a decidere se accontentarci o se intervenire, chiudendo – e quindi saturando – o aprendo – e quindi andando a recuperare dettagli nelle ombre. Attenzione! Sovraesponiamo con giudizio, il rischio di bruciare varie aree dell’inquadratura è dietro l’angolo.
… insomma, la luce del sole alto nel cielo non è il diavolo!
È una luce difficile, drammatica, ricca e che spesso non si lascia domare. È una luce impegnativa da misurare, ma che, per contro, promette scatti molto interessanti.

I giorni della pellicola sono lontani, per cui, usciamo e sperimentiamo… male che va, cancelleremo.

 

 

 

Read Full Post »

13484_1124512620898736_2048885586186765823_n

La fotografia di paesaggio è una fotografia alla portata di tutti, molti però non hanno chiaro quali sono le dinamiche che trasformano uno scatto normale in uno scatto memorabile.

Il primo ingrediente, ovviamente, è un buon paesaggio, ma sappiate che non è sufficiente, anzi, molto spesso, nonostante ci si  trovi al cospetto di un panorama mozzafiato, molti principianti non riescono a trasferire la scena in una fotografia altrettanto mozzafiato.

  1. Cercate sempre la luce migliore
    La luce gioca un ruolo fondamentale nella fotografia di paesaggio.
    Una luce piatta ha la capacità di ammazzare qualsiasi panorama.
    La luce migliore è la luce del sole basso sull’orizzonte, all’alba e al tramonto – blue e golden hours.
    La luce di questi momenti è più calda e più morbida e, grazie alla bassa posizione del sole sull’orizzonte, le ombre disegnano ombre interessanti.
    Cercate di non cadere nell’errore che molti principianti compiono e cioè pensare che i paesaggi si scattino solamente durante le giornate di sole.
    Niente di più sbagliato. Spesso la luce più interessante la si trova poco prima e poco dopo un temporale, le nubi incombono e sguardi di luce.
  2. Componete con cura
    La composizione resta forse lo strumento più importante, dopo la luce.
    Componete con cura, usate le linee ideali che vi offre la scena, usatele per guidare l’occhio di chi guarda. Posizionate elementi chiavi sui terzi, provate a posizionare la linea dell’orizzonte lontano dalla mediana orizzontale.
    Arrivate sul posto con un po’ di anticipo e ragionate con calma su come comporre l’inquadratura – qui sta la differenza!
    10649552_1124514277565237_1625771708896298214_n
  3. Lentamente rapidi
    La maggior parte della gente pensa che la fotografia di paesaggio sia un’attività lenta e in effetti lo è.
    Scattare paesaggi consente di piazzarsi con calma, scegliere la miglior inquadratura e esporre correttamente, ma è bene che impariate ad essere pronti, perché la luce giusta non dura più di una manciata di minuti.
    Da qui la necessità di essere sul posto con un certo anticipo.
  4. Sopralluoghi e ricerca
    Forse mai come nella paesaggistica la ricerca e il sopralluogo pagano.
    Anticipate il movimento del sole, studiate con anticipo la sua posizione all’alba o al tramonto in modo di non arrivare sul posto con la fonte principale di luce nella posizione sbagliata.
    Lo potete fare con l’aiuto di numerose applicazioni in grado di darvi con estrema precisione orari e altezza del sole sull’orizzonte.
    Se vi è possibile effettuate qualche sopralluogo. Cercate di capire in anticipo qual’è la l’inquadratura migliore, in modo da tornare a colpo sicuro.
  5. Non siate timidi
    Siate pronti a sporcarvi, a stendervi nell’erba o nel fango, a mettervi a mollo nel greto di un fiume o nelle acque di un lago per trovare l’angolo migliore. Portatevi una coperta, portatevi degli stivali, se scatterete in prossimità di laghi e fiumi – potrebbe fare la differenza immergersi quei pochi metri, munitevi di spray anti-zanzare, se scattate al tramonto in estate.
  6. Usate focali diverse
    Chi ha detto che per fare dei bei paesaggi bisogna montare un grandangolo?
    Certamente una focale piccola aiuta ad abbracciare un angolo ampio, ma nulla vieta di provare a scattare anche con obiettivi più spinti e sfruttare la loro capacità di schiacciare la prospettiva.
    A differenti focali, corrisponderanno differenti risultati e differenti emozioni.
    Non fermatevi ad una sola focale.
  7. Usate i filtri 
    La differenza di luminosità tra il cielo e la terra è spesso uno dei problemi da risolvere per chi si dedica alla fotografia di paesaggio. Espongo per il cielo o espongo per la terra? Se espongo per il cielo, tutto quello che ho in primo piano verrà maledettamente sottoesposto e, al contrario, se espongo per la terra, il cielo risulterà inevitabilmente bruciato.
    Come superare l’ostacolo?
    Con un filtro digradante. Ne esistono di diverse marche in commercio.
    I filtri digradanti neutri sono filtri quadrati da posizionare davanti all’obiettivo per mezzo di attacchi dedicati e presentano una metà più scura. Il passaggio dal chiaro allo scuro avviene attraverso una sfumatura, più o meno dolce.
    È possibile anche scegliere tra diverse gradazioni – 1, 2, 3 o più stop di differenza tra le due metà del filtro.
    Posizionando il filtro davanti all’obbiettivo, riduciamo la differenza di luminosità tra cielo e terra, ad esempio.
    La transizione tra la parte scura del filtro e quella chiara vi permetterà di bilanciare l’esposizione.
  8. Non sottovalutate il primo piano
    Molti principianti pensano che una foto di paesaggio non abbia bisogno di nulla in primo piano. Errore!
    Scegliete sempre qualche oggetto in primo piano, è utile per stabilire le proporzioni e per guidare l’occhio di chi guarda,
    11754369_1218758964807434_3910041234500349923_o
  9. Tutto a fuoco
    Massimizzate la profondità di campo scegliendo un diaframma chiuso, questo vi potrà costringere ad usare tempi più lunghi, motivo per il quale vi consiglio di impiegare un cavalletto, oltre al fatto che un cavalletto vi aiuterà a comporre con maggiore cura.
  10. Sbirciate i grandi
    Date un’occhiata ai grandi nomi della fotografia di paesaggio. Guardate la maestria di Ansel Adams, osservate Salgado.
    Sfogliate le pagine del National Geographic… e poi uscite, magari non tornerete a casa con scatti di simile portata, ma di sicuro non avrete perso tempo – ah ah ah.

Read Full Post »

 

 

Vondelpark1

Il mattino ha l’oro in bocca.
Me lo ripeteva di continuo nonno Tommaso. In realtà, crescendo fotograficamente  ho scoperto che  è più il tardo pomeriggio ad avere l’oro in bocca.

Perdonatemi l’attacco, ma è così – per lo meno se cercate soddisfazioni attraverso la macchina fotografica

Se siete a caccia del momento migliore della giornata  per fotografare i paesaggi, non abbiate tentennamenti di sorta, si tratta della mezzora prima del tramonto, la cosidetta golden hour.

Durante le ore dorate, tutto assume un’atmosfera più magica: la luce è calda e direzionale, il cielo si colora di sfumature colorate e intense e gli elementi del paesaggio acquistano di tridimensionalità.

Per cui, scattate i vostri paesaggi poco prima del tramonto (Golden Hour).

Questo significa pianificare! Questo significa fare sopralluoghi.
L’ora giusta, la golden hour, in realtà dura poco più di una ventina di minuti, è bene dunque non farsi prendere alla sprovvista.
Venti minuti non sono molti, anzi sono davvero pochi, se si deve scegliere un punto di ripresa, scegliere l’obiettivo con cui scattare, inquadrare con cura, eventualmente montare un filtro… insomma il rischio è che ci si trovi con la luce migliore con ancora molti dettagli da sbrigare. Questo non deve succedere! E lo possiamo evitare solamente facendo  i compiti e facendoci trovare sul posto con  un largo anticipo.

NON SOLO POMERIGGIO, PERÒ
A dire il vero è bene che il fotografo paesaggista alle prime armi si metta il cuore in pace.
Non solo farà sempre tardi per cena – dovendo scattare a cavallo del tramonto, ma gli toccheranno anche delle levatacce. Infatti l’alba rappresenta una valida alternativa alla golden hour serale.
I primi 60/90 minuti dopo l’alba offrono una luce molto interessante per scattare bei paesaggi, del tutto alternativa al crepuscolo. Per cui, puntiamo le nostre sveglie e facciamoci trovare sul posto qualche minuto prima dell’alba, pronti a cogliere il meglio della luce del mattino.
Rispetto alla luce delle golden hour, la luce subito a ridosso dell’alba offre toni più morbidi e, di conseguenza atmosfere più diafane . che si possono sfruttare molto bene, esplorando anche i controluce (meno contrastati di quelli offerti dal tramonto).
Spesso la bruma del mattino funziona da diffusore e rende gli scatti ancora più poetici, per non parlare dell’umidità che forma coltri bianche pronte a dissolversi. Spesso il risultato di uno scatto all’alba ripaga oltre misura la levataccia, credetemi.

IMMAGINA… DEVI!
Parafrasiamo una famosa campagna Vodafone, ma qui usiamo l’imperativo devi e non puoi.
Quando siamo alle prese con il sopralluogo, dobbiamo assolutamente usare l’immaginazione.
Il paesaggio che stiamo ispezionando spesso  ci si presenterà in condizioni di luce molto diverse da quelle che incontreremo quando scatteremo – difficilmente faremo un sopralluogo all’alba, mentre magari al tramonto potremmo farci un pensierino…
In ogni caso, se ci troviamo sul luogo in un momento della giornata diverso da alba o tramonto, cerchiamo di immaginarci colori e ombre al momento dello scatto. Chiediamoci da che parte sorgerà il sole, chiediamoci come la luce più bassa e più direzionale potrebbe modificare l’impatto degli elementi nell’inquadratura, anticipiamone le possibilità.
Prendiamo appunti, soprattutto su possibili punti di ripresa, sugli obiettivi che pensiamo di usare, sull’orientamento – chi ha detto che il paesaggio va scattato per forza in orizzontale?
Tablet e smartphone ci possono tornare utilissimi, ad esempio per prendere annotazioni e per appuntarci con precisione sulle mappe i punti di ripresa – addirittura ci sono app dedicate solo a questo e molto sofisticate, come ad esempio Photo Transit (so per certo che è disponibile per IOS, ma immagino che lo sia anche per Android).

Per chiudere, un buon paesaggio è sì dato da quello che oggettivamente sta di fronte al nostro obiettivo, ma molto lo fa la luce, confrontate voi stessi lo scatto in apertura di post e questo sotto – si tratta dello stesso paesaggio  e della medesima inquadratura, semplicemente scattati in momenti diversi della giornata e con condizioni – e qualità – di luce completamente diverse – per i malati del dettaglio, si tratta di Vondelpark, Amsterdam (NL).

Vondelpark2

Read Full Post »

Il Denali, in Alaska

Il Denali, in Alaska

Leggevo un articolo che Ansel Adams scrisse ormai quasi più di 50 anni fa  e in un passaggio il grande fotografo americano sintetizza così la quintessenza della fotografia di paesaggio: “(…) l’arte della composizione di un buon paesaggio e tutta nel sapere dove mettersi. (…)”.

Può sembrare banale, ma è così, la differenza tra un paesaggio mozzafiato e una vista insignificante la si può davvero riassumera tutta in queste poche parole.

Il punto di vista
Il punto di vista non è però soltanto dato da dove ci mettiamo – nonostante la nostra posizione determini gran parte del successo o dell’insuccesso dello scatto – ma anche dalla scelta dell’obiettivo.

Per cui OBIETTIVO + PUNTO DI RIPRESA sono le due caratteristiche da considerare quando siamo alle prese con un paesaggio (va da sè che il soggetto sia di un interesse fotografico).

Come scegliere il punto di ripresa?
Questo è un momento fondamentale, da questo dipende molto.
Una vista senza ostacoli è probabilmente il primo requisito per una buona foto paesaggistica e per questo una buona regola pratica è PIANIFICARE CON ANTICIPO.
Può sembrare un paradosso, ma il fotografo di paesaggi è un fotografo molto dinamico, cerca, si documenta, fa sopralluogh… tutto per trovare il punto di ripresa perfetto.

Consiglio: quando siamo certi di avere trovato il nostro punto di ripresa, segnamocelo e cerchiamo un po’ ancora… spesso funziona.
Consiglio 2: spesso scegliere un punto elevato contribuisce a creare immagini meno ovvie, meno scontate.

Ricordiamoci che, a differenza di un ritratto, un paesaggio è lì per tutti coloro che vogliano provare a scattarlo, per cui la differenza sarà nell’unicità dell’interpretazione, nella composizione precisa, nella scelta dell’inquadratura, nella pazienza che avremo usato per aspettare le condizioni di luce migliori.

Portiamoci sempre un cavalletto, componiamo con grande attenzione, scegliamo ISO bassi e diaframmi chiusi (per massimizzare la profondità di campo).
Studiamo il territorio, la posizione che avrà il sole nel cielo al momento del nostro scatto, immaginiamo la luce.
Portiamoci sul posto con un buon anticipo.

Il sopralluogo è il nosto miglior alleato.
Non affidiamoci al caso, facciamo bene i compiti e una volta vagliato le possibilità e scelto, facciamo in modo di arrivare con largo anticipo, questo ci permetterà di comporre con calma, ma anche trovare un’lalternativa nel caso le cose si mettessero male.

 

 

Read Full Post »

Older Posts »