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Posts Tagged ‘priorità di diaframma’

Tra spettacolo e combattimento, l’arte marziale indiana kalari payat offre spunti incredibili per provare a congelare l’azione.

Uno degli aspetti forse più intriganti della fotografia è proprio la sua capacità di congelare l’azione, permettendoci così di cogliere il momento, come altrimenti non saremmo in grado di fare, ma scattare buone fotografie con soggetti in movimento richiede una certa esperienza, che soltanto la pratica ci può dare.

In quasi tutte le situazioni dinamiche, esiste un particolare momento che riassume in modo efficace l’intera sequenza del movimento e noi dobbiamo essere capaci di cogliere esattamente quel momento – il climax dell’azione – e per fare questo possiamo scegliere tra due approcci: anticipare il movimento del soggetto oppure scattare una raffica di scatti in rapida successione.
Qualunque sia la nostra filosofia di scatto, scatto singolo o raffica, dovremo in ogni caso avere la macchina pronta, con tutti i parametri fondamentali (ISO, apertura e tempo) impostati correttamente per lo scatto, perché, mediamente, non ci sarà tempo per regolarli mentre si svolgerà l’azione che intendiamo congelare.
Facciamo molta attenzione all’inquadratura. Evitiamo di stringere troppo in fase di scatto, in modo da non tagliare inavvertitamente il soggetto, potremo sempre intervenire in fase di editing e apportare un crop più stretto.
Attenzione anche quando scegliamo focali più corte: tenderanno chiaramente ad offrire una maggiore profondità di campo e, nel caso fossero presenti più elementi, l’inquadratura potrebbe risultare un po’ affollata e così distogliere l’attenzione di chi guarda da ciò che davvero conta – con obiettivi corti, dobbiamo comporre con maggior cura.

L’arena di un combattimento di kalari payat attraverso l’occhio di un 8mm. Maggiore è il campo inquadrato e maggiore dovrà essere la cura che mettiamo nel comporre e nella scelta del momento da immortalare. Il ruolo del soggetto principale dev’essere sempre chiaro.

Se vogliamo congelare l’azione con successo, DOBBIAMO, anticipare i tempi, che significa fondamentalmente comporre l’inquadratura prima, impostare il tempo che riteniamo sufficiente per congelare il movimento del soggetto, impostare il diaframma corretto, tenendo conto anche di come il diaframma vada ad influenzare ciò che sarà a fuoco e ciò che invece risulterà sfocato.
Fatte queste operazioni… dito sul pulsante di scatto e occhi ben aperti!

Quale tempo scegliere?

Quello più rapido possibile, mi verrebbe da dire. Mai come quando decidiamo di congelare il movimento, abbondare con la rapidità del tempo di posa non può che aiutare.
A volte però conviene scegliere un tempo meno rapido, che riesca a congelare il grosso del movimento, ma che lasci intuire il dinamismo della scena attraverso alcuni dettagli mossi.

Un tempo rapido, ma non troppo rapido, ed ecco che rendiamo lo scatto ancora più dinamico

Quale modalità di scatto usare?

Il manuale, il famigerato manuale, potrebbe risultare un po’ macchinoso da gestire, per cui il mio consiglio, quando abbiamo a che fare con l’azione, è quello di impostare la macchina su una  delle due modalità semi-automatiche – A e S per i nikonisti, Av e Tv per i canonisti.

Quale scegliere tra le due modalità?
Molti risponderanno sicuri “priorità di tempo!” (S o Tv).
Corretto.  Se consideriamo il fatto che è proprio il tempo di posa che influisce sul congelamento dell’azione, scegliere di scattare in priorità di tempo è sicuramente la scelta corretta.
Per cui, impostiamo un tempo che riteniamo sufficientemente rapido per congelare l’azione e lasciamo che sia la macchina a scegliere il diaframma per noi. Click! Gioco fatto.

Ma non sarebbe neppure sbagliato scegliere di scattare in priorità di diaframma (A o Av).
Impostando il diaframma controlliamo meglio la profondità di campo e la profondità  di campo ci permette di isolare ancora di più il soggetto. Dunque anche la priorità di diaframma potrebbe risultare una scelta corretta,  a patto però  che non si perda di vista il tempo di posa suggerito dalla macchina.
In condizioni di luce buona, scegliendo un diaframma molto aperto, la macchina imposterà un tempo molto rapido – che va benissimo – ma, in condizioni di luce scarsa, potrebbe darsi che il tempo suggerito non sia sufficientemente rapido per lo scopo che ci proponiamo. Per cui, dobbiamo fare maggiore attenzione se scegliamo di scattare in priorità di diaframma una scena dinamica, con l’intenzione di bloccare il movimento del soggetto.

Ricordiamoci che nelle modalità semi-automatiche, la macchina suggerisce il secondo parametro, che sia diaframma o tempo, in modo da esporre correttamente e cioè riportare la scena al fatidico grigio medio, per cui non dimentichiamoci di lavorare di compensazione, positiva o negativa, per ottenere l’esposizione che preferiamo.

Quando scattavo ancora in pellicola, me ne sarei guardato bene, ma ora mi affido allo scatto a raffica, mi garantisce, con un ridotto margine di errore, la certezza di cogliere il momento giusto all’interno di una sequenza.

ISO automatici?

Perché no!? Impostare la macchina su ISO automatici ci garantisce una flessibilità maggiore, in quanto sarà proprio la nostra reflex ad apportare le necessarie modifiche della sensibilità, nel caso fosse necessario – ad esempio nel caso in cui il soggetto, durante il suo percorso, attraversasse una zona d’ombra molto più buia della media della scena.
Per inciso, questa funzione, interviene sugli ISO per garantire un’esposizione corretta in corrispondenza di qualunque coppia tempo/diaframma impostata (fino, naturalmente al massimo del valore disponibile).

Il fuoco è tutto.

Un fuoco preciso, in uno scatto che congela l’azione, fa la differenza, anche se mettere a fuoco con precisione assoluta un soggetto che si muove, soprattutto se il movimento è casuale, non è assolutamente semplice.
L’autofocus ci toglie le castagne dal fuoco – quasi sempre.
Ma se vogliamo evitare brutte sorprese, dobbiamo conoscere a fondo le modalità di autofocus che che ci mette a disposizione la nostra macchina. E, ahimè, ci tocca aprire l’odiato manuale.
Innanzitutto impostiamo la modalità fuoco continuo, in questo modo la macchina continuerà a mettere a fuoco il soggetto inquadrato fin tanto che terremo premuto per metà il pulsante di scatto.
Questo ci permetterà di seguire il soggetto in movimento, mantenendolo sempre a fuoco ed è il punto di partenza per cimentarsi con soggetti che si muovono.
Ogni modello di reflex offre poi modalità più o meno complesse e flessibili di messa a fuoco automatica – più sofisticato è il nostro modello e, in genere, più ampia è la scelta delle modalità di autofocus.
Non ci resta che leggere a fondo il manuale del nostro modello e passare in rassegna quello che il nostro modello ci mette a disposizione.
Solitamente la differenza tra le varie modalità di messa a fuoco automatica è legata al numero di punti sui quali la macchina prende il fuoco, sulla loro disposizione all’interno dell’inquadratura (pattern), sulla possibilità che, attraverso un algoritmo, la macchina possa anticipare il movimento del soggetto, fin tanto che teniamo il pulsante premuto a metà, e passare da un punto di messa a fuoco al successivo.
Insomma, ça va sans dir, DOBBIAMO LEGGERE CON ATTENZIONE IL MANUALE. È fondamentale per capire quali possibilità ci offre la nostra macchina, quali sono i limiti e i vantaggi di ognuna delle modalità di messa a fuoco automatica.

A prescindere dalla modalità di autofocus che sceglieremo, il consiglio della vecchia guardia resta sempre fondamentale: dobbiamo imparare ad anticipare il movimento del soggetto e questo ce lo regala soltanto la pratica.

Riassumendo…

  • impostiamo una modalità di scatto semi-automatica
  • impostiamo l’autofocus e scegliamo la messa a fuoco continua
  • scegliamo la modalità di autofocus
  • impostiamo i parametri tempo e diaframma
  • impostiamo la funzione ISO Automatici (ci può aiutare)
  • componiamo l’inquadratura prima
  • teniamo il pulsante premuto a metà per tenere il soggetto a fuoco e aggiornare i parametri dell’esposizione
  • e lavoriamo con tempi rapidi!

E ora fuori, a fare pratica!


Vieni a fotografare con noi. Photo Avventure: la tua dimensione del viaggio fotografico.
A breve i nuovi programmi, non perderli.


 

 

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Canon-5D-Mode-Dial

… soprattutto se per modo intendiamo modalità di scatto.

Lo scorso weekend, durante il workshop di street photography, l’annosa questione di che modalità imposto? è uscita più e più volte, soprattutto come se chi lo domandasse, di aspettasse una risposta definitiva e lapidaria – che non esiste.
E io non ho fatto altro che rispondere sempre nella stessa maniera: SCEGLI IL MODO CHE TI PERMETTE DI SCATTARE PIU’ RAPIDAMENTE E CHE TI FA SENTIRE PIU’ A TUO AGIO – non dobbiamo dimenticare che la rapidità nella street photography è davvero molto.

Facciamo un ripasso, allora e cerchiamo di capire quali sono le modalità di scatto proposte dai vari modelli e in quali situazioni è meglio sceglierne una, anzichè un’altra.

MODALITA’ AUTOMATICA
Non servono molte parole. La più affossata dai cosiddetti amatori esperti. In realtà devo ricredermi su alcuni luoghi comuni che hanno a che fare con la fatidica A, ormai le reflex hanno raggiunto una complessità e una “simil” perfezione che anche in automatico riescono a leggere le scene inquadrate con una certa maestria e producono risultati finali di tutto rispetto.
Il vantaggio principale della modalità automatica è naturalmente dato dal fatto che non dobbiamo pensare a nulla, se non ad inquadrare, comporre e scattare, ragione per cui, in situazioni dove dobbiamo fare della rapidità una necessità, la modalità automatica diventa molto utile.
I vari modelli poi propongono diversi automatismi, con impostazioni tecniche diverse – ad esempio la modalità ritratto predilige diaframmi aperti per favorire una ridotta profondità di campo, mentre la modalità sport, ad esempio, fa in modo che la macchina prediliga tempi rapidi, per congelare l’azione.Nella modalità automatica, la macchina valuta la scena inquadrata, misura la luce e sceglie quella cheè la coppia corretta tempo di posa e diaframma, in relazione agli ISO impostati.
Tutto si risolve in un’attività di ponti-and-click, ma ripeto, se usiamo il tempo che la macchina ci libera per comporre, qualche volta, ben venga la famigerata A.

PRIORITA’ DI DIAFRAMMI
Noi impostiamo il diaframma, la macchina di conseguenza, dopo aver valutato la luce, imposta il tempo.
E’ una delle due modalità semi-automatiche e consente di essere sufficientemente creativi e rapidi.
Quando usarla? QUANDO VOGLIAMO AVERE SEMPRE IL MASSIMO CONTROLLO DELLA PROFONDITA’ DI CAMPOdal momento che il diaframma controlla (assieme a focale e distanza del soggetto la profondità di campo).
Per cui se stiamo realizzanso dei ritratti o dei panorami, impostare la macchina in priorità di diaframma può tornare molto utile.
Ritattti e paesaggi sono due tipologie di fotografia dove molto (se non tutto) dipende da quanto abbiamo a fuoco e quindi la scelta è corretta.

PRIORITA’ DI TEMPI
Del tutto analoga alla modalità precedente, in priorità di tempi, noi scegliamo il tempo con il quale scattare e la macchina imposta di conseguenza il diaframma che reputa corretto.
Quando usarla? QUANDO VOGLIAMO AVERE SEMPRE IL CONTROLLO DEL MOSSO IN MACCHINA e cioè nei casi di foto con soggetti in movimento, dove vogliamo avere il controllo se rendere il soggetto mosso o se congelarlo.
Prima di passare a parlare della regina delle modalità, la modalità M, manuale, spendiamo quattro righe su come sia sempre possibile intervenire sulle scelte della macchina, qualunque sia la modalità che abbiamo scelto.
Esiste un tastino molto molto potente, ed il tasto della compensazione dell’esposizione.
Attraverso la compensazione è possibile modificare le scelte della macchina e correggere il risultato finale, magari sovraesponendo se il soggetto ad esempio è un campo innevato o un muro bianco o sottoespondo se il soggetto è un gattino nero.

MODALITA’ MANUALE
Ossia, massima libertà, ma anche qualche macchinosità e la ncessità di conoscere la tecnica e come funziona l’esposimetro di una macchina fotografica.
Anche in manuale, la macchina suggerisce la sua coppia diaframma/tempo, ma ci lascia la  libertà di impostarli separatamente.
M, la lettera preferita da chi si sente a suo agio con una reflex in mano, ma ciò non significa che scegliere una delle altre modalità produca scatti di qualità inferiore.

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Non smetterò mai di ripeterlo, ognuno di noi DEVE scattare nella modalità che lo fa sentire più a suo agio, ma è ovvio che se ci abituiamo ad usare il manuale la nostra tecnica ne risentirà positivamente. Se però non ci sentiamo ancora perfettamente a nostro agio con tutta l’aritmetica spicciola da sbrigare o se la rapidità di scatto è la qualità che ci viene richiesta maggiormente, perché ad esempio le cose attorno si muovo velocemente, bè allora pensiamo anche a passare ad una modalità di scatto alternativa, ad esempio una delle due semi-automatiche: la modalità a priorità di diaframmi (A per Nikon e AV per Canon) la modalità a priorità di tempo (S per Nikon e TV per Canon) Cosa sono le modalità semi-automatiche? Sono modalità di scatto dove noi impostiamo il parametro principale e la macchina calcola il parametro secondario per ottenere l’esposizione che ritiene corretta. Ad esempio, in priorità di tempo, noi scegliamo la velocità dell’otturatore e la nostra macchina ci indica il diaframma corretto; mentre in priorità di diaframma, noi impostiamo l’apertura del diaframma e la macchina, di conseguenza, ci suggerisce il tempo corretto. Fin qui non dovrebbero esserci problemi, giusto!? Giusto! Ma non smetterò di ripetere che l’esposimetro della nostra macchina è tarato per esporre per un tono medio e noi, non sempre, siamo interessati alla terra di mezzo – mai come in fotografia in media NON stat virtus.

 

Come fare allora per modificare i suggerimenti dell’esposimetro della macchina? Più semplice di quanto possa sembrare: compensiamo. Compensiamo!? Sì, compensiamo.

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C’è un tastino o una rotella (ognuno cerchi sul manuale della propria reflex) che ci permette di sovraesporre o sottoesporre le indicazioni della macchina quando scattiamo in semi-automatico. A seconda delle impostazioni di base, possiamo sovra o sotto esporre per step di 1/2 o 1/3 di stop (EV). È facile, è veloce, più veloce che dover impostare tutti i parametri. Lasciamo fare alla macchine e poi, prima di scattare decidiamo se vogliamo una foto più chiara o più scura, nel primo caso compenseremo in positivo, mentre nel secondo compenseremo in negativo. In quasi tutte le macchine fotografiche il tasto della compensazione è indicato con un quadratino suddiviso in due triangoli, uno bianco nel quale è riportato il segno + e uno nero nel quale è riportato il segno -. Solitamente si interviene tenendolo premuto e agendo su una delle ghiere presenti sulla macchina.

Compensare è un’operazione semplice. Soprattutto nei primi mesi/anni dove saremo presi ad imparare, scattare in semi-automatico e compensare può diventare il giusto modo per non perdere nessuno scatto. A Ad esempio, stiamo fotografando un tramonto, magari inquadrando anche il disco del sole, ma vogliamo rendere i dettagli in primo piano, evitando di ritrarli come silhouette, che facciamo!? Semplice, impostiamo la macchina su S o A (TV o AV). La macchina ci suggerirà una coppia di tempo e diaframma che riterrà corretta – diciamo 1/250 e f.16… fino a qui tutto ok, ma ovviamente la macchina sbaglia, perché il sole le sta giocando un brutto scherzo e ci farebbe sottoesporre tutto… dunque via con la compensazione… compensiamo di uno stop in positivo e così otterremo uno scatto leggermente sovraesposto di quello che avremmo ottenuto seguendo come pecoroni le indicazioni della macchina.

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Non è difficile! ;

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Tralicci nella campagna - Sottoesposta di 1 stop per rendere il cielo che montava a pioggia

Tralicci nella campagna – Sottoesposta di 1 stop per rendere il cielo che montava a pioggia

“Sottoesporre o sovraesporre
questo è il dilemma
che sia più nobile subire i dardi…”

Vabbè meglio che la pianti qui, prima di cadere nel ridicolo assoluto, quello che vorrei trattare in questo post dedicato all’esposizione è un argomento spinoso che ha a che fare con L’ESPOSIZIONE CREATIVA.

Sbaragliamo il campo da falsi miti: PER OGNI FOTO ESISTONO NUMEROSE ESPOSIZIONI TRA LE QUALI SCEGLIERE, TUTTO DIPENDE DA QUELLO CHE VOGLIAMO TRASMETTERE CON IL NOSTRO SCATTO.

Partiamo dal concetto che nessuno è interessato a guardare foto di cartoncini grigi al 18%, perché dovremmo castrare la nostra visione e ragionare solamente in termini di quello che l’espositore della nostra macchina ci indica come coppia corretta tempo/diaframma?
Qualcuno di noi potrebbe rispondere perché la macchina è una macchina e non sbaglia mai!
E allora io dico RISPOSTA SBAGLIATA! o meglio sbagliata a metà… la macchina non sbaglia, ma non sa quello che vogliamo dire con le nostre foto ed è soltanto come pieghiamo la luce al nostro estro che ci aiuterà ed esprimerci al meglio.

Per cui PARTIAMO DAL SUGGERIMENTO DELL’ESPOSIMETRO E FACCIAMO LE NOSTRE SCELTE – questa è quella che io chiamo esposizione creativa.

SOTTOESPORRE
Le immagini sottoesposte – per errore o volutamente – risultano… scure! ah ah ah, sembra la scoperta dell’acqua calda, ma è bene che certe cose le fissiamo una volta per tutte.
Oltre ad essere più scure, le immagini sottoesposte (volutamente) SPESSO CONFERISCONO ALLA SCENA UN TONO CARICO DI TENSIONE.
Sottoesporre, con parsimonia, aumenta anche la saturazione dei colori, rendendo la scena molto più dinamica.
Va da sé che troppo sottoesposizione…

Dal Castore - 1.5 stop per dare a cielo e neve maggiore tensione

Dal Castore
– 1.5 stop per dare a cielo e neve maggiore tensione

SOVRAESPORRE
Le immagini sovraesposte – per errore o volutamente – risultano… chiare!
Ciò detto, che non aggiunge davvero molto alla nostra tecnica fotografica, vorrei dire che la scelta di una moderata sovraesposizione rende SPESSO PIU’ ETEREA E DELICATA  UNA SCENA ALTRIMENTI NORMALE.
ATTENZIONE!!!! già attenzione però con la sottoesposizione creativa…  i sensori digitali sono meno tolleranti alla sovraesposizione delle vecchie pellicole per cui tendono a bruciare i dettagli nelle luci molto più facilmente di quanto non chiudano quando si sottoespone – che tradotto in una lingua comprensibile significa, se chiudi tanto, qualcosa resta ancora, se apri troppo ti freghi la foto! chiaro!?
Per cui, sovraesponiamo cum grano salis,  magari un mezzo stop di meno, che così siamo tranquilli.

Taj Mahal+2/3 di stop per cogliere tutti i dettagli del colìonnato e per dare la sensazione del sole che entra da sinistra

Taj Mahal
+2/3 di stop per cogliere tutti i dettagli del colìonnato e per dare la sensazione del sole che entra da sinistra

DI QUANTO CHIUDERE O APRIRE?
Questo equivale al famoso quanto basta  delle ricette di cucina.
Nessuno potrà dirvi quanto davvero aprire o chiudere il diaframma o compensare se state scattando in priorità o di tempo o di apertura.
Solo l’esperienza ci correraà in aiuto!
E l’esperienza mi dice: 1/3 di stop (sia in su, sia in giù) è praticamente una correzione impercettibile, 1/2 stop aiuta, 1 stop interpreta, 2 stop può essere troppo o proprio quello che volevo… avete capito l’antifona?! Provate, non c’è ricetta che tenga!

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Poco tempo per inquadrare il piccolo protagonista della manifestazione religiosa –
Priorità di diaframma e diaframma aperto per sfocare lo sfondo

Quante volte ci siamo detto, “ah, se solo fossi stato più veloce!”…

Esiste  un modo per scattare con maggiore rapidità e ottenere foto con un’esposizione corretta, senza affidarci ciecamente alla modalità programma o automatica.

La risposta è tutta in due modalità semi-automatiche.

Se il tempo a disposizione per comporre e scattare, facendo i debiti calcoli per non sbagliare esposizione, non è poco, le due modalità di scatto semi-automatiche (o semi-manuali, se preferite…) ci vengono sicuramente incontro, una volta che avremo preso la giusta confidenza e che avremo imparato a conoscere come si comporta la nostra amata reflex nelle diverse situazioni.

Faccio una breve premessa: dobbiamo imparare a conoscere la nostra macchina e come il suo esposimetro legge e interpreta la scena, questo è fondamentale perché si possa ottenere sempre quello che vogliamo in qualunque modalità sia abbia scelto di scattare.

E poi, disfiamoci del falso mito che esista una modalità migliore di altre. Tutte riportano rigorosamente al modo in cui l’esposimetro della macchina – sempre e soltanto uno, qualsiasi modalità di scatto scegliate – legge e interpreta la scena, in termini di luce. Non dimentichiamoci che qualsiasi esposimetro è tarato per riportare tutto ad un grigio medio, per cui, qualunque sia la modalità scelta, per il nostro esposimetro l’esposizione corretta DEVE corrispondere ad un grigio medio… starà a noi correggere questa monotonia, ma di questo ne parleremo in altri post.

Per ora cerchiamo di capire come funzionano le due modalità semi-automatiche:

  • PRIORITÀ DI DIAFRAMMA (A o AV)
  • PRIORITÀ DI TEMPO (S)

Un concetto  è comune ad entrambe  le modalità:  il fatto che la nostra macchina fotografica ci suggerisca l’esposizione corretta partendo da un parametro che scegliamo noi.

Nella PRIORITÀ DI DIAFRAMMA (A, dall’inglese aperture), noi scegliamo il diaframma con il quale scattare e la macchina consiglierà il tempo corretto.

Nella PRIORITÀ DI TEMPO (S, dall’inglese shutter), noi scegliamo il tempo di posa e la macchina consiglierà il diaframma corretto.

Naturalmente se non interverremo sulla sensibilità ISO.

Detto ciò, vediamo quando scegliere una modalità e quando invece affidarci all’altra.

PRIORITÀ DI DIAFRAMMA
Il diaframma influisce su quella che si chiama profondità di campo – il circolo delle cose a fuoco – per cui scegliamo di scattare in questa modalità quando vogliamo avere il pieno controllo su cosa dovrà venire a fuoco e cosa no.
Se imposteremo un diaframma chiuso, la nostra foto (compatibilmente con l’obiettivo che montiamo) avremo molte più cose a fuoco. Al contrario, se sceglieremo un diaframma aperto, il risultato sarà opposto e meno cose risulteranno a fuoco.
Naturalmente, siccome per ottenere un’esposizione corretta la macchina aumenterà o diminuirà proporzionalmente il tempo d posa, dovremo fare i conti con quello che suggerisce la nostra reflex, per non cadere in una scelta di tempo troppo lunga e rischiare il mosso.

PRIORITÀ DI TEMPO
È fondamentale scegliere questa modalità quando abbiamo a che fare con soggetti in movimento.
Soggetto veloce = Tempo veloce. Semplice no!?
Certo, ma anche qui bisogna stare attenti nella scelta del tempo, un temo veloce obbligherà la macchina ad abbinargli un diaframma aperto e quindi imporrà una profondità di campo limitata.

 

In breve…

  • Entrambe le modalità garantiscono risultati corretti, se applicate correttamente.
  • Entrambe garantiscono una certa rapidità, rispetto alla scelta di scattare in manuale, che prevede di impostare entrambi i parametri, diaframma e tempo manualmente.
  • Entrambe le modalità subiscono le limitazioni dettate dall’esposimetro della macchina, che si comporta sempre nel medesimo modo, sia nell’una, sia nell’altra modalità.
  • In entrambe le modalità è possibile correggere le scelte della macchina attraverso la compensazione manuale – su questo ci torneremo in un altro post.

Come per tutte le cose.. .facciamo pratica! Usciamo e scattiamo.
Proviamo ad imporci o un giorno di scatti solo in una modalità ed il seguente nell’altra, giusto per impratichirci.
Ognuno di noi, poi, troverà la modalità che ci rende più rapidi e più certi di ottenere quello che desideriamo da ogni scatto.

 

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Abbiamo visto nei post precedenti che le ore a cavallo del tramonto sono forse tra le più proficue per la fotografia di paesaggio, ma allora, perchè non dedicare qualche minuto e almeno un primo post a come fotografare il tramonto?

Ed eccoci qui!

Il tramonto è una delle scene più spettacolari da immortalare, ma scattare un buon tramonto non è semplice – anche se alla fine vedremo che non è poi così difficile.

Innanzitutto cerchiamo di arrivare sul posto con qualche decina di minuti di anticipo.
Durante il giorno facciamo scouting, cerchiamo la giusta posizione, immaginiamoci il sole e il suo tragitto nel cielo.
Aggrappiamoci alle nozioni scolastiche: il sole tramonta ad ovest, cerchiamo di non dimenticarcelo, in modo da non trovarci a fotografare uno skyline al tramonto, con il sole… alle nostre spalle (di certo verrà un’ottima fotografia, ma non penso che saremmo in grado di includere il disco solare nella nostra inquadratura, che dite?!)

Per cui… un minimo di ricerca, ma soprattutto puntualità.
Presentiamoci sul luogo con un po’ di anticipo, magari muniti di un cavalletto e cominciamo a comporre con calma l’inquadratura.

Il tramonto offre una gamma tonale molto ampia, per cui scordiamoci di scattare con l’esposimetro della nosta reflex in automatico.

Serve qualche correzione!!!

Io prediligo scattare i tramonti con la macchina impostata in manuale (M) – per fare questo dobbiamo essere rapidi, ma non poi così rapidi.
La prima cosa che faccio, quando arrivo sul posto, è impostare il bianco e scelgo nuvolo, che mi regala una colorazione molto più calda. Ecco il primo azzardo! Ah ah ah…

La presenza del sole nell’inquadratura fa letteralmente impazzire il nostro esposimetro, che ordinerà alla macchina di sottoesporre (e anche di molto), con il risultato che tutto il resto diventerà una silhouette nera, priva di dettagli e il disco solare poco più di una pallina gialla.

Qui dobbiamo azzardare un po’ di più! Dobbiamo osare!
Misuriamo la luce e poi APRIAMO! SOVRAESPONIAMO!
Se siamo in manuale, basterà impostare uno o due diaframmi più aperti di quelli consigliati dall’esposimetro della macchina, se invece abbiamo deciso di scattare in priorità di diaframmi (A) o di tempo (S), dovremo intervenire con una decisa compensazione – un bel 1 o 2 EV in più.
Sovraespoenendo la scena, il sole risulterà sovraesposto – ma piacevole – e i dettagli in controluce comunque ancora visibili.

E poi… scattiamo molti fotogrammi! La luce durante un tramonto cambia in continuazione e così le sfumature del cielo… già che ci siamo, meglio scattare.

Se invece vogliamo giocare con le silhouette degli elementi in primo piano, allora basta seguire il consiglio dell’esposimetro della nostra macchina o addirittura chiudere un po’ il diaframma… il cielo prenderà una colorazione arancione satura, il sole si trasformerà in un disco chiaro ben definitoe tutto il resto si ridurrà ad una sagoma nera. In questi casi è bene scegliere un oggetto o oggetti la cui sagoma è immediatamente decifrabile.  Ovvero, piazziamoci  pure l’alce canadese in primo piano, ma solo se vogliamo renderne la sagoma delle corna e non se vogliamo mostrare altro, risulterebbe illeggibile.

Silhouettes e tramonto

Ecco un esempio pratico  di tramonto con tanto di silhouettes in primo piano – qui basta impostare i parametri che l’esposimetro passa alla macchina e avere un filo di … culo!

Tramonto indiano

La seconda foto, invece, mostra un intervento più creativo. In questo caso, infatti, ho scelto di aprire un po’ il diaframma rispetto all’indicazione dell’esposimetro, rendendo così più leggibili i dettagli in primo piano – vero che il sole qui è fuori dall’inquadratura, rendendo le cose un filo più semplici,  ma il concetto di base non cambia. Se intendiamo rendere leggibili i dettagli in primo piano, dobbiamo sovraesporre un po’. Di quanto? Dipende, solitamente 1 o 2 stop bastano.
Se avessi impostato i parametri che mi consigliava la macchina, avrei ottenuto un cielo più saturo, ma costretto il tempio in primo piano ad una sagoma nera – e questa non era la mia intenzione.
Consiglio: scattare non costa, per cui, fin tanto che le condizioni di luce permangono, scattiamo con varie combinazioni di tempo e diaframma.

Il risultato ottimale dipende solo da quello che sono le nostre intenzioni.

Quando diventeremo esperti di tramonti, proveremo ad aggiungere il lampo di un flash su un soggetto in primo piano e vedremo come può cambiare la vita di un fotografo… ma è ancora presto, ci torneremo più avanti

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Nel post precedente abbiamo imparato quali sono i parametri che controllano la nostra reflex per ottenere una corretta esposizione – ISO, diaframma e tempo.

In questo post cerchiamo di capire quali modalità di scatto offrono le nostre macchine fotografiche.

Generalmente i modi sono 4:

  • programma
  • a priorità di diaframmi
  • a priorità di tempi
  • manuale
  • Passiamoli velocemente in rassegna.

    programma
    Non serve nemmeno entrare in dettaglio: fa tutto la macchina, in poche parole, noi abbiamo solo il compito di puntare e scattare.
    È un modo che non uso praticamente mai e non per astrusi snobismi, ma perché scegliendo questo modo deleghiamo alla nostra reflex tutte le possibilità di controllo – tanto vale comprare una compatta allora.
    La modalità programma può tornare comodo qualora ci trovassimo in condizioni estreme che non ci consentano di fare le nostre scelte con la giusta tranquillità.

    priorità di diaframmi
    In questa modalità abbiamo la possibilità di impostare il diaframma con il quale scattare e lasciamo alla nostra macchina l’incombenza di scegliere il corretto tempo di posa, secondo la lettura dell’esposimetro.
    È una modalità che mi piace, soprattutto quando voglio avere il massimo controllo sulla profondità di campo – concetto sul quale torneremo nei prossimi post.
    Per ora accontentiamoci di imparare che più è aperto il diaframma e più possiamo sfocare.

    priorità di tempi
    Analogamente in modalità priorità di tempi, abbiamo la possibilità di scegliere il tempo con cui scatta e lascia alla macchina l’impostazione del corretto diaframma, secondo la lettura dell’esposimetro.
    In questa modalità possiamo avere il massimo controllo sul tempo e decidere se congelare l’immagine con un tempo rapido, oppure creare un effetto movimento con un tempo più lento.

    manuale
    La mia modalità preferita, proprio perché lascia la massima libertà di scelta.
    Qui siamo noi a scegliere sia diaframma, sia tempo.
    La macchina si limita a dirci quanto la nostra scelta sia corretta, sottoesposta o sovraesposta.
    Capite dunque perché mi piace scattare in manuale? Siamo noi a decidere su tutto, la macchina si limita a suggerirci quanto la scelta fatta sia vicina alla scelta secondo lei corretta.

    Per cui, cerchiamo di scegliere il tempo che ci offre il massimo delle possibilità, ma confrontiamoci sempre con la scena che vogliamo ritrarre e con le condizioni in cui scattiamo. Meglio scattare in modo programma, piuttosto che rischiare di perdere l’attimo perché troppo impegnati a scegliere quale diaframma e quale tempo scegliere.

    Non lasciamoci intimorire dal manuale, con il tempo e con l’esperienza scegliere tempi e diaframmi diventerà un processo semplice e veloce, quasi automatico.
    Esploriamo le possibilità che ogni modalità ci offrono, cerchiamo di capire quando sceglierne una anziché un’altra, nessuna modalità è meglio o peggio di un’altra, ognuna offre spunti creativi diversi, nessuna è da scartare a priori.

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    Nella foto qui sopra vediamo chiaramente le quattro modalità di scatto – P, A, S, M – rispettivamente:

  • P – program – programma
  • A – aperture – diaframma
  • S – shutter – tempo
  • M – manual – manuale
  • La ghiera poi mostra altre icone, ma non mi sento di entrare nello specifico di ognuna di essa, non ora per lo meno, poiché le altre icone si riferiscono a modalità scena e sono molto specifiche di ogni modello, diverse di marca in marca – si tratta infatti di modalità di ripresa, che inseriscono controlli automatici su alcuni aspetti delle nostre foto, per migliorare artificiosamente il prodotto dei nostri scatti, ad esempio la modalità panorama accentua verdi e blu, per rendere i cieli e i prati più interessanti.

    C sarà tempo anche per questo, per ora cerchiamo di concentrarci sulle basi della fotografia e non sui trucchetti

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