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Posts Tagged ‘Tempo di posa’

Essaouira, Marocco. Aspettare la “golden hour” premia il fotografo che vuole cimentarsi con i paesaggi.

Con l’estate si moltiplicano le occasioni di fare fotografie e di scattare fotografie di paesaggio e, allora, ecco un post dedicato a chi si avvicina a questo tipo di fotografia e ha ancora poca esperienza.

Cinque semplici consigli che vengono da qualche anno di esperienza. Spero vi possano essere utili a dipanare almeno i primi dubbi che sono legati alla fotografia di paesaggio.

Uno dei vantaggi della fotografia di paesaggio è che si tratta di una tipologia di fotografia dai tempi comodi e quindi molto adatta anche a chi ha cominciato da poco, l’importante fare le cose per bene e farle con calma.
Ecco 5 consigli per partire col piede giusto e magari per tornare a casa con almeno un buon paesaggio.

  1. Come impostare la macchina

    Personalmente consiglio a tutti di impostare la propria macchina in modalità manuale (M), in modo da avere il controllo totale su tutti i parametri di scatto legati all’esposizione (ISO, diaframma e tempo) di posa.
    Se siete invece ancora molto spaventati dal manuale, allora vi consiglio di procedere per gradi e di impostare la vostra reflex in priorità di diaframma (A, che sta per “aperture” – diaframma).
    Perché priorità di diaframmi e non di tempi?
    Perché  in questo modalità, noi sceglieremo il diaframma che consideriamo ideale e lasceremo alla macchina il compito di determinare il tempo di posa per ottenere un’esposizione corretta, in relazione agli ISO che abbiamo impostato.
    Dobbiamo però ricordarci che la coppia tempo/diaframma che ci suggerirà l’esposimetro incorporato della macchina, misurando la luce presente nella scena, è riferita allo standard medio (che approssimativamente assomiglia ad un cartoncino grigio), per cui, se il nostro paesaggio è più scuro di un grigio medio, l’esposimetro ci suggerirà una coppia che renderà la scena un po’ slavata, per cui dovremo intervenire sottoesponendo, se  invece la  scena è molto illuminata (quindi più chiara del fatidico cartoncino medio), l’esposimetro ci suggerirà una coppia tempo/diaframma che renderà il paesaggio più scuro, costringendoci ad aprire  un po’.
    Tra priorità di tempo (S per i nikonisti T per i canonisti) e priorità di diaframma (A), scegliamo A!
    È il diaframma che controlla quanti elementi risulteranno a fuoco e in un paesaggio ci dobbiamo preoccupare che tutto sia perfettamente a fuoco di solito. Per cui, meglio aver il controllo dell’apertura del diaframma e lasciare la scelta del tempo alla macchina. Il mio consiglio è quello di non impostare diaframmi più aperti di f.11, così avremo più certezza che tutto risulti a fuoco.
    Non che il tempo di posa non giochi un suo ruolo nel risultato finale, ma di certo e meno importante del diaframma.
    Il tempo influisce su come gli elementi in movimento vengono rappresentati, per cui, se disponiamo di un cavalletto e siamo al cospetto di elementi in movimento, come ad esempio l’acqua del mare, o un fiume, possiamo sperimentare scegliendo un diaframma molto chiuso, in modo da costringere la macchina ad impostare un tempo di posa lungo.
    Ecco quello che succede…
    Sopra due scatti della stessa scena (e della stessa inquadratura), nello scatto sopra ho usato un tempo più veloce, mentre nello scatto sotto, il tempo di posa è più lento. Il risultato è evidentemente diverso, nel primo, mare e onde vengono congelate, nel secondo vengono invece riprodotte con un sofisticato effetto mosso.
    Attenzione! Nel secondo scatto, vado a memoria, i tempo di esposizione si aggirava attorno ai 5″, non pensiamoci nemmeno, se non siamo dotati di un cavalletto!Come leggiamo la luce?
    Impostiamo la lettura esposimetrica su tutta la scena (matrix o 3d) e lasciamo che sia la macchina a ragionare per noi.
    Disinseriamo tutti gli automatismi, uno in particolare: l’autofocus, non ci serve. Disinseriamolo dall’obiettivo e dalla macchina (ricordiamoci però di inserirli di nuovo una volta terminato).
    Alcuni obiettivi (stabilizzati) ospeitano dispositivi elettro-meccanici per la riduzione delle vibrazioni (VR), spegniamoli! Non servono in questo caso e consumano batteria per niente.
    Quasi tutti i modelli di macchina fotografica offrono una funzione di riduzione del rumore digitale sulle pose lunghe, cercatela nei menù e accendetela.

  2. Attrezzatura

    Per i paesaggi consiglio un obiettivo dalla focale poco spinta, compresa tra i 18 ai 35mm – tipicamente un grandangolo. Questa tipologia di lenti ci consente un maggior angolo di ripresa, decisamente più adatto ad immortalare un paesaggio, e una profondità di campo decisamente più estesa, che ci aiuta a tenere tutto a fuoco.
    Altro accessorio molto utile – se non indispensabile – è un buon cavalletto. Scattare con la macchina montata su un cavalletto ci obbliga a fare le cose con calma, dandoci il tempo di scegliere con cura l’inquadratura e di comporre senza fretta, ragionando con calma su quello che stiamo facendo.
    Gia che ci siamo, compriamoci anche uno scatto remoto. Ce ne sono di tipi diversi in commercio, dal più semplice a filo, al più sofisticato che fa scattare la nostra reflex utilizzando la radiofrequenza o gli infrarossi. I prezzi variano dalle poche decine di euro alle centinaia, compriamoci quello che ci possiamo permettere.
    In questa fase, ci basta che lo scatto remoto azioni la fotocamera senza costringerci a premere il pulsante – questo è particolarmente utile se usiamo tempi lunghi.

  3. Accessori utili

    Investiamo in un filtro polarizzatore circolare. Ci può tornare molto utile per scurire il blu dei cieli o per esaltare il bianco delle nuvole. I filtri polarizzatori vanno dalle poche decine di euro in su, il prezzo solitamente rifletta la qualità. Se decidiamo di comprarne uno, non facciamoci colpire da un inaspettato attacco di tirchiaggine.
    Con il filtro polarizzatore, consiglio anche l’acquisto di un filtro neutro (ND). Si tratta di filtri grigi che hanno il compito di ridurre la luminosità di una scena e diventano molto utili, se non addirittura indispensabili, nel caso volessimo lavorare con tempi decisamente lunghi.  Ne esisto di intensità diversa – misurata in EV, o stop. Da quelli più chiari che abbassano l’intensità di luce di 1/2 EV a quelli più scuri, che arrivano a 10, 12 EV di sottoesposizione. Ne esistono addirittura di variabili, in grado cioè di passare da -1EV a -8EV, ma naturalmente hanno un prezzo considerevole.
    Il kit del fotografo specializzato in paesaggi si completa poi con una serie di filtri digradanti che hanno il compito di sottoesporre solo una parte dell’inquadratura – ad esempio il cielo, che solitamente risulta molto più chiaro del resto.
    Forse è ancora presto per investire in questi accessori, ma sapere che esistono, non ci fa certo male…
    Una torcia alimentata da batterie, un thermos, abbigliamento caldo per la stagione invernale e antizanzare per la stagione estiva… vedremo nel punto 4 perché…

  4. Quando scattare

    Quando guardiamo un bello scatto di paesaggio, possiamo tranquillamente azzardare il momento del giorno in cui è stato scattato: o è l’alba o è il tramonto.
    Se esista una tipologia di fotografia che ci vincola ad orari ferrei, quella è proprio la fotografia di paesaggio.
    Dimentichiamoci gli orari comodi! I paesaggi migliori vengono scattati nell’ora a cavallo dell’alba e nell’ora a cavallo del tramonto. Prepariamoci  a dire addio a colazioni o a cene con amici, famiglie e fidanzate e fidanzati.
    Prepariamoci a dare il benvenuto ad alzatacce e a cenare da soli (!).
    Tutto succede nei pressi dell’alba e nei pressi del tramonto, ma se pensiamo di presentarci sul posto all’ultimo minuto, beh, abbiamo ancora molto da imparare.
    Anche se i paesaggi non si muovono, scattare una buona foto di paesaggio comporta che si arrivi sul posto con un certo anticipo, in modo da scegliere il punto di ripresa migliore, fare qualche prova per l’esposizione finale e… attendere che il miracolo della luce perfetta si compia.
    Questo può davvero significare alzatacce antelucane, perché non sempre quello che vogliamo scattare è dall’altra parte della strada.
    Può darsi, soprattutto nei mesi autunnali e invernali, che si arrivi sul posto nel buio della notte. Portiamoci sempre una torcia a batterie e degli indumenti caldi.
    La luce giusta non dura mai più di una ventina di minuti, non facciamoci cogliere impreparati.
    Se scattiamo all’alba, in inverno, portarsi anche qualcosa di caldo da bere, aspettando l’ora magica, può rendere l’attesa meno fastidiosa.
    Se invece scattiamo al tramonto, ricordiamoci che, una volta scattato, ci resterà poco più di una ventina di minuti di luce, prima di ritrovarci nel buio completo. Anche in questo caso una torcia è molto utile, in particolar modo se non stiamo scattando in città o sulla spiaggia di Rimini.

    Sì, avete capito bene… stiamo mettendo in piedi tutto questo cinema per scattare al massimo dieci minuti due volte al giorno! È così, ma è anche il bello della fotografia di paesaggio, non è per tutti.

  5. Come comporre uno scatto di paesaggio

    Ognuno ha i suoi riferimenti di composizione personali. A chi si è avvicinato da poco, consiglio di ancorarsi saldamente alla regola dei terzi e di comporre i suoi paesaggi così.
    Cerchiamo di tenere gli orizzonti dritti, aiutiamoci con le griglie dei nostri mirini e qualche volta proviamo anche a scattare spostando l’orizzonte dal centro dell’inquadratura – proviamo a spostarlo un po’ più in alto o un po’ più in basso e vedremo che lo scatto assumerà sin da subito maggior dinamismo.
    Nonostante il nostro paesaggio sarà solitamente collocato sullo sfondo, non sottovalutiamo il potere del primo piano.
    Cerchiamo di includere qualche elemento in primo piano, questo conferirà maggior profondità al nostro paesaggio, già che ci siamo, facciamo in modo che il primo piano guidi l’occhio verso lo sfondo.
    Cosa possiamo includere?
    Rocce, alberi, staccionate, covoni, automobili, moto, biciclette, persone, pontili… ognuno ragioni con quello che ha a disposizione.

    Essaouira, Marocco.
     Le rocce in primo piano fanno lo sfondo e guidano l’occhio su ciò che conta.

Cinque semplici consigli che mi arrivano dall’esperienza sul campo, qualcuno dirà “la fiera dell’ovvio”, altri di voi invece potrebbero trovarli utili e magari decidere di metterli in pratica la prossima volta che si troveranno alle prese con un paesaggio.
Fatemi sapere…


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Via col tempo…

Qualche tempo fa, conversando con un amico fotografo, si chiacchierava della funzione “ISO automatici” e della sua effettiva capacità di togliere le castagne dal fuoco in certe situazioni.
Ammetto che, tra le numerose funzioni che oggi le nostre reflex ci mettono a disposizione, questa è una di quelle che ho sempre snobbato.

Partiamo dall’inizio – che mi pare un buon metodo! – e vediamo  cosa fa, in pratica, la funzione, Selezionando ISO AUTOMATICI dal menù delle impostazioni generali,  una volta scelti tempo e diaframma, la funzione fa sì che la macchina si  prenda cura di aumentare o diminuire automaticamente gli ISO, se cambia la luminosità della nostra scena.

Bene… e questo lo potevate immaginare da soli, no!? Proviamo a trovare delle applicazioni pratiche ora…

Rapidissimo ripasso prima…
E’ chiaro a tutti che l’esposizione è data dal tiangolo magico

TEMPO DI POSA,
DIAFRAMMA

ISO

Immaginosa di sì…

Vi chiederete, ma a cosa ci può servire correre su e giù per la scala degli ISO?
Ecco… la funzione diventa molto utile soprattutto quando stiamo seguendo un soggetto dinamico il cui movimento non è prevedibile e che quindi può entrare ed uscire da zone con luminosità diverse.
Lasciamo aquile o ghepardi!  Pensate piuttosto a vostro figlio alle prese con una partita di calcio,  magari in una giornata dove il sole illumina il rettangolo di gioco in modo non uniforme, alternando zone d’ombra a zone di luce…
Ecco, in questo caso la funzione ISO AUTOMATICI si fa molto utile.

Ci basterà infatti  impostare la coppia tempo e diaframma in modo da ottenere  un’esposizione corretta, concentrandoci su quello che ci interessa ottenere, se un’azione congelata (tempo rapido) o l’impressione del movimento (tempo lungo) o il soggetto isolato dal resto (diaframma aperto), misurando la luce in quello che giudichiamo potrebbe essere la scena tipica o media.
E poi non dovremo preoccuparci più di correggere l’esposizione ogni volta che cambiamo inquadratura.

Impostando “ISO Automatici”, una volta scelti tempo e diaframma, sarà la macchina a garantirci l’esposizione corretta anche se, cambiando l’inquadratura, cambiasse la luminosità della scena.  Con “ISO Automatici”, la macchina calcolerà la corretta sensibilità del sensore (ISO) in modo da garantirci un’esposizione coerente e costante per la coppia diaframma/tempo che abbiamo precedentemente scelto.

Se punteremo su una scena più scura, la funzione forzerà gli ISO e li aumenterà di conseguenza. Al contrario, se la scena inquadrata sarà più chiara, la funzione diminuirà gli ISO, rendendo il sensore meno sensibile alla luce.

In molti modelli è possibile impostare un valore ISO massimo, in modo che la macchina non voli a parametri troppo spinti, con il rischio di  introdurre troppo disturbo, (rumore).

Come al solito, dovremo fare un po’ di pratica.
Ah, nel caso decidessimo di provare gli ISO Automatici,, poi ricordiamoci poi di disinserirli, altrimenti, la volta dopo, ci sembrerà di impazzire e cominceremo a credere che la nostra reflex sia posseduta.

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Dalla terrazza di un riad nella valle del Dades, Marocco. Ma quante sono?

Dalla terrazza di un riad nella valle del Dades, Marocco.
Ma quante sono?

Di ritorno dal photo tour in Marocco, ho postato un album con alcuni momenti scattati in viaggio e ho notato che le fotografie che più hanno entusiasmato sono quelle del cielo stellato.

Qual’è la ricetta per fotografare le stelle?
Un buon cavalletto è impriscindibile, poi serve un telecomando o uno scatto flessibile, un obiettivo grandangolare – per abbracciare più cielo possibile e… un cielo stellato sgombro da nubi .
Scegliete anche un luogo lontano da fonti luminose che possano disturbare, quali lampioni o strade.

L’impostazione che vi consiglio è molto semplice:

  • ISO 1600/2000

  • f. 2.8
  • 30 secondi di posa

Con questi parametri riuscirete quasi sempre a fissare dei buoni scatti.
Personalmente scelgo il bilanciamento del bianco “nuvoloso”, che rende tutto un filo più caldo, soprattutto il blu del cielo.
Fate attenzione al tempo di posa, oltre il mezzo minuto, le vostre stelle cominceranno a risultre mosse – il movimento è dovuto alla rotazione della terra attorno al suo asse.
Disabilitate la messa a fuoco automatica e passate in manuale. Usanda un obiettivo di focale corta, la messa a fuoco risulta più semplice – boom, su infinito.

Ma chi ha detto che il movimento va evitato a tutti i costi?
Può essere che vogliate invece rendere spettacolare il movimento degli astri nel cielo e allora: scendete un po’ con la sensibilità (fatelo in proporzione al tempo di posa) e aumentate il tempo.
Fate qualche prova con 20, 30 e anche 45 minuti, a seconda della vostra vicinanza o meno all’equatore, vedrete lasciare strisce nel blu della notte – e l’effetto è mozzafiato.
Con pose cos’ lunghe sarebbe bene assicurarsi che le batterie della macchina siano cariche ed eventualmente, se il vostro modello lo consente, chiudete il mirino, sarebbe un disastro decidere di impostare uno scatto su 40 minuti e vedere la batteria morire a metà esposizione – ricordatevi che molto spesso se impostate X minuti per scattare, la macchina si prende quasi lo stesso tempo per scrivere il file sulla card.

Portate con voi sempre una torcia. In primo luogo vi aiuterà a muovervi e, in particolare, vi renderà le operazioni di impostazione dei parametri della macchina molto più agevoli.

Non limitatevi ad inquadrare soltanto una porzione di cielo, cercate di includere nella vostra inquadratura anche un soggetto in primo piano, meglio se illuminato – ad esempio un albero, un masso, una casa, una tenda – o individuate un soggetto sullo sfondo che possa fare da contrasto al cielo.
Se il soggetto in primo piano non è illuminato, potete provare a dipingerlo con il fascio luminoso della torcia, ma fate attenzione: non indugiate troppo nello stesso punto e non puntate mai la torcia direttamente verso la macchina, o sarete costretti a dire addio alla vostra foto.
I migliori scatti li fate in luoghi privi di inquinamento – mare, montagna o deserti – e lontano da fonti di luce come lampioni o automobili, poi l’esperienza farà il resto.

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_TUC1443Ecco cosa succede se giochiamo con il tempo di esposizione.

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Ecco una bella sfida!
Rendere il movimento è davvero una bella sfida che possiamo affrontare con la nostra macchina fotografica.

Ci sono molti modi di fotografare il movimento

  • possiamo congelarlo
  • possiamo sfocarlo
  • possiamo usare il panning
  • possiamo muoverci col nostro soggetto
  • possiamo usare il flash e il mosso di macchina

Congelare l’azione
Forse la tecnica più semplice da eseguire.
Il solo requisito è un tempo di posa rapido, naturalmente la velocità del tempo di posa è in relazione alla velocità del soggetto e alla direzione del movimento del soggetto stesso – una moto che ci sfreccia di fronte, da destra a sinistra, necessita di un tempo di posa molto più rapido che di una moto che ci muovo incontro.
Ricordiamoci: nei migliori scatti di soggetti in movimento congelati, deve essere immediatamente chiaro l’azione che si sta svolgendo.
Consiglio: il movimento può essere ovunque, non per forza soltanto in scene con auto, moto, cavalli o bimbi che scorrazzano nel parco. Il movimento è nelle gocce del getto di una fontana, ad esempio o nella foto sottostante.
20121103-012819.jpg

Sfocare il movimento
In questo caso dobbiamo aver un  po’ più chiaro come la nostra macchina vede il mondo e in che modo vede soggetti che si muovono e soggetti che invece sono fermi.
Impostiamo un tempo di posa lento, ma non troppo, a meno che non abbiamo assicurato la reflex su un cavalletto.
In questo caso il soggetto in movimento risulterà mosso e il contesto perfettamente a fuoco.
Questo tipo di scatti funzionano meglio quando il soggetto in movimento attraversa la scena.

20120401-130653.jpg

 

Il panning
Il panning è una tecnica piuttosto divertente per rendere il senso di movimento.
Puntiamo un soggetto che attraversa la nostra scena, impostiamo un tempo sufficientemente lento (1/15′ per una bicicletta, 1/8′ per una persona che corre, 1/30′ per un’automobile), seguiamo il nostro soggetto con l’obiettivo e scattiamo.
Il risultato sarà opposto a quello illustrato precedentemente: il soggetto risulterà praticamente a fuoco, mentre lo sfondo verrà sfocato, il movimento (pan) della macchina renderà lo sfondo strisciato.
Questa tecnica richiede un po’ d’applicazione e un po’ di esperienza, soprattutto nella scelta del giusto tempo, che è molto legato alla velocità con la quale il soggetto attraversa l’inquadratura.
Anche la scelta dello sfondo è fondamentale. Uno sfondo troppo omogeneo non genera un mosso interessante, al contrario uno sfondo troppo colorato rischia di mangiare il soggetto – gli alberi di un parco sono uno sfondo ideale, ad esempio.

panning38

 

Muoversi con il soggetto
Una variante del panning, dove noi siamo fermi siamo fermi e semplicemente seguiamo il soggetto in movimento con la macchina, è il tracking, dove invece seguiamo il movimento del soggetto muovendoci noi stessi. Anche in questo caso sarà l’esperienza ad aiutarci, presto impareremo qual’è il tempo più lento che siamo in grado di usare senza sfocare tutta la scena.

Flash e mosso di macchina
Ecco una tecnica avanzata molto divertente.
Possiamo usare il flash presente sulla macchina o un’unita separata.
Impostiamo il flash in TTL e scegliamo un tempo lento, ad esempio 1/15′ o 1/8′. Inquadriamo e scattiamo. Il soggetto in movimento verrà ritratto con una sorta di alone. Il flash avrà congelato l’immagine, ma il tempo lungo permetterà di registrare anche parte del movimento, che verrà reso appunto con un alone-
Gli scatti con questa tecnica possono essere davvero suggestivi
Possiamo addirittura aumentare la sensazione di movimento se, mentre scattiamo, muoviamo leggermente la macchina.

Slow Sync - Tempo lungo e colpo di flash

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Priorità di diaframma (A per Nikon, AV per Canon) e controllo quello che voglio mantenere a fuoco e quello che voglio sfocare

Ma quale modalità devo scegliere!? Questa domanda credo di averla sentita fare almeno un centinaio di volte negli ultimi workshop che ho tenuto. È la tipica domanda che si pone chi comincia e ancora non ha sviluppato la dovuta confidenza con la macchina fotografica. Proviamo a tornarci sopra. Parliamo di MODALITÀ SEMI-AUTOMATICHE… Partiamo dall’inizio. Cosa diavolo sono le modalità semi-automatiche? Sono modalità che ci danno più controllo del modo P e un po’ meno del modo Manuale. Le modalità semi-automatiche sono 2:

  • Priorità di diaframma (A per Nikon e AV per Canon)
  • Priorità di tempo (S per Nikon e TV per Canon)

La PRIORITÀ DI DIAFRAMMA è quella particolare modalità di scatto dove la macchina sceglie il tempo corretto (corretto per eseguire una corretta esposizione) dopo che NOI abbiamo impostato il diaframma. Al contrario, la PRIORITÀ DI TEMPO è la modalità dove la macchina sceglie il diaframma corretto, una volta che NOI abbiamo scelto il tempo di posa.

E questa è la base, diciamo… Ma la base non ha ancora risposto alla domanda iniziale: quale modalità scegliamo?

SCEGLIAMO LA PRIORITÀ DI DIAFRAMMA quando ci troviamo in situazioni dove vogliamo avere il massimo CONTROLLO SULLA PROFONDITÀ DI CAMPO – sulle cose che vogliamo tenere a fuoco e su quelle che vogliamo invece sfocare.
Controllare la profondità di campo ci permette di comporre con attenzione, creare interesse sui primi piani e togliere l’interesse dallo sfondo, oppure ci consente di essere certi che tutto, primo piano e sfondo, risultino perfettamente a fuoco. Per cui, nel caso di ritratti o dettagli, sceglieremo un diaframma aperto, mentre nel caso di panorami o di scene corali, imposteremo diaframmi più chiusi. E non ci dovremo preoccupare del tempo di posa, perché di quello se ne occuperà la nostra macchina.

SCEGLIAMO LA PRIORITÀ DI TEMPO quando invece abbiamo a che fare con l’azione, con il movimento.
Se decidiamo di congelare il movimento del nostro soggetto, imposteremo un tempo rapido – 1/125, 1/250 o addirittura 1/500. Se invece vogliamo fare in modo che il nostro soggetto in movimento risulti mosso – strisciato, per intenderci – dobbiamo impostare tempi più brevi, ad esempio 1/30 o 1/15 o 1/8. Come per la modalità precedente, la macchina fotografica, una volta impostato il tempo di posa, sceglierà per noi il diaframma corretto.

Ora forse le cose sono un po’ più chiare… no!?

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Non smetterò mai di ripeterlo, ognuno di noi DEVE scattare nella modalità che lo fa sentire più a suo agio, ma è ovvio che se ci abituiamo ad usare il manuale la nostra tecnica ne risentirà positivamente. Se però non ci sentiamo ancora perfettamente a nostro agio con tutta l’aritmetica spicciola da sbrigare o se la rapidità di scatto è la qualità che ci viene richiesta maggiormente, perché ad esempio le cose attorno si muovo velocemente, bè allora pensiamo anche a passare ad una modalità di scatto alternativa, ad esempio una delle due semi-automatiche: la modalità a priorità di diaframmi (A per Nikon e AV per Canon) la modalità a priorità di tempo (S per Nikon e TV per Canon) Cosa sono le modalità semi-automatiche? Sono modalità di scatto dove noi impostiamo il parametro principale e la macchina calcola il parametro secondario per ottenere l’esposizione che ritiene corretta. Ad esempio, in priorità di tempo, noi scegliamo la velocità dell’otturatore e la nostra macchina ci indica il diaframma corretto; mentre in priorità di diaframma, noi impostiamo l’apertura del diaframma e la macchina, di conseguenza, ci suggerisce il tempo corretto. Fin qui non dovrebbero esserci problemi, giusto!? Giusto! Ma non smetterò di ripetere che l’esposimetro della nostra macchina è tarato per esporre per un tono medio e noi, non sempre, siamo interessati alla terra di mezzo – mai come in fotografia in media NON stat virtus.

 

Come fare allora per modificare i suggerimenti dell’esposimetro della macchina? Più semplice di quanto possa sembrare: compensiamo. Compensiamo!? Sì, compensiamo.

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C’è un tastino o una rotella (ognuno cerchi sul manuale della propria reflex) che ci permette di sovraesporre o sottoesporre le indicazioni della macchina quando scattiamo in semi-automatico. A seconda delle impostazioni di base, possiamo sovra o sotto esporre per step di 1/2 o 1/3 di stop (EV). È facile, è veloce, più veloce che dover impostare tutti i parametri. Lasciamo fare alla macchine e poi, prima di scattare decidiamo se vogliamo una foto più chiara o più scura, nel primo caso compenseremo in positivo, mentre nel secondo compenseremo in negativo. In quasi tutte le macchine fotografiche il tasto della compensazione è indicato con un quadratino suddiviso in due triangoli, uno bianco nel quale è riportato il segno + e uno nero nel quale è riportato il segno -. Solitamente si interviene tenendolo premuto e agendo su una delle ghiere presenti sulla macchina.

Compensare è un’operazione semplice. Soprattutto nei primi mesi/anni dove saremo presi ad imparare, scattare in semi-automatico e compensare può diventare il giusto modo per non perdere nessuno scatto. A Ad esempio, stiamo fotografando un tramonto, magari inquadrando anche il disco del sole, ma vogliamo rendere i dettagli in primo piano, evitando di ritrarli come silhouette, che facciamo!? Semplice, impostiamo la macchina su S o A (TV o AV). La macchina ci suggerirà una coppia di tempo e diaframma che riterrà corretta – diciamo 1/250 e f.16… fino a qui tutto ok, ma ovviamente la macchina sbaglia, perché il sole le sta giocando un brutto scherzo e ci farebbe sottoesporre tutto… dunque via con la compensazione… compensiamo di uno stop in positivo e così otterremo uno scatto leggermente sovraesposto di quello che avremmo ottenuto seguendo come pecoroni le indicazioni della macchina.

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Non è difficile! ;

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Triangolo

Navigando su internet, mi sono imbattuto in questo simpatico  – e utilissimo – diagramma, che con una semplicità disarmante spiega molto bene tre concetti fondamentali nella fotografia digitale: IL RUMORE, LA PROFONDITA’ DI CAMPO e IL MOVIMENTO.

A prima vista può sembrare confuso – e devo dire che, nonostante fotografi da una vita, ci ho messo un po’ – ma poi il magico triangolo mi ha svelato le sue potenzialità.

Andiamo per gradi e prendiamoci qualche istante per decifrare l’immagine, allora;

Il MOVIMENTO è spiegato dagli elementi azzzurri.
La PROFONDITA’ DI CAMPO è spiegata dagli elementi verdi.
IL RUMORE DIGITALE dagli elementi arancioni.

Come leggere il diagramma?

Movimento (Motion)
Partiamo dal mosso in machcina… cosa si deduce, che se usiamo 1/125′ per scattare, la biciclettina risulta congelata e se invece allungiamo il tempo, il nostro soggetto in movimento si sfoca. Semplice dedurre la regola generale:  più è breve il tempo e più siamo certi di congelare il movimento del soggetto.

Profondità di campo (DOF)
Qui il parametro è il diaframma e vediamo che più il diaframma è aperto e meno soggetti abbiamo a fuoco, per cui si deduce la regola generale (anche se parziale), che dice che più il diaframma è aperto e meno profondità di campo ho – cioè meno cose sono a fuoco.

Rumore digitale
Qui il parametro sono gli ISO e vediamo come il diagramma ci spiega che alzando gli ISO aumentiamo il rumore digitale presente nella fotografia. Regola generale: ad ISO elevati corrisponde rumore elevato.

A volte un piccolo disegnino dice più di mille parole.
Il disegno non è mio, ma non so a chi attribuirlo (in ogni caso lo ringrazio), le parole sono le mie e spero che la somma delle due sia riuscita a portare un briciolo di chiarezza in più!

 

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